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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

LA CRITICA SI GUSTA DOPO IL FILM

5 Novembre 2009 1 commento

Invio un interessante articolo di Escobar…a mio avviso illuminante,
specie per come ci poniamo, noi fruitori, nei riguardi delle opere.

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le età della vita – 5° lanuvio day

28 Settembre 2009 2 commenti

Riflettevo, durante la giornata trascorsa a Lanuvio, su come, nei tre film visti, le storie e i loro personaggi, sono tutti sulla strada. Strade, sentieri, binari. Cancelli, barriere, curve, salite e discese. Quale migliore metafora poteva indicare quello che è il cammino di tutti nelle "età della vita". Curve improvvise, rettilinei noiosi, strade belle e panoramiche. Mezzi di trasporto diversi, rincorrendo una mèta con il sole, con la pioggia, di notte o di giorno.
Lo accennavo a Sandro, tra un film e un piatto di pasta, e abbiamo insieme condiviso come tale aspetto sia stato casuale e come è risaltato nelle vicende dei giovanissimi Gordie, Chris, Teddy e Vern (Stand by me), in quelle altalenanti di Joanna e Mark (Due per la strada) e quelle testarde e sagge di Alvin (Una storia vera).
Nella strada si scende, con coraggio e timore. Si affrontano partenze e ritorni. Si scappa e si raggiunge.
Tema semplicemente complesso quello della vita e misteriosamente noto giorno dopo giorno, per accorgersi che rimane sempre sconosciuto.
Convivere con tutti i momenti vissuti. Vederli scorrere sullo schermo in poche ore, notando sicuramente l’assenza di molti altri.
Giornata splendida quella di sabato. Bisogna trovare bene "la strada" per arrivarci ("A Lanuvio non si arriva per caso"). Ogni volta, con sorpresa, si scopre come basta poco per sentirsi in sintonia con tutto.
Tutti in strada allora. Continuiamo i nostri percorsi. E fate caso se notate dei ragazzi con lo zaino, due giovani autostoppisti o un vecchio signore su una motofalciatrice.

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VISIONI – EFFETTO NOTTE [40]

9 Aprile 2009 2 commenti

La nuit  americaine [intervista a François Truffaut]

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FREGENE DAY – UNA BELLISSIMA OSSESSIONE

8 Settembre 2008 2 commenti

All’ombra della tettoia, con le stuoie parzialmente arrotolate ed il ventilatore coloniale che ruotava lentamente, mi sentivo quasi in un film di Stewart Granger. Poi la tecnica -che oggi permette di gustare un film quasi dovunque- mi ha immerso in altre estati, in un altri abbigliamenti. 

Ho abbandonato la sahariana bianca di Stewart Granger per il lino bianco di Dirk Bogarde. Piccola distanza, si direbbe: entrambi attori londinesi e quasi coetanei.
Ma grande differenza negli stili e nei contenuti. 

Soprattutto perché il film che abbiamo visto “alfresco” era Morte a Venezia, di Luchino Visconti. La tematica principale dell’opera non era certo lo spirito vacanziero, ed il film –a cominciare dal titolo- è sempre stato accompagnato da un senso plumbeo di disfacimento. Tematica che non manca di certo, e che aveva condizionato la mia visione all’epoca, nel lontano 1971.

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Parole&Visioni: Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen

21 Ottobre 2007 Nessun commento

Letteratura e cinema, una coppia di fatto che non smette di dare emozioni. Storie e racconti prigionieri dell’inchiostro e della fantasia dei lettori prendono vita su un telo bianco. Sorte toccata anche ai più bei romanzi di Jane Austen. Il suo capolavoro Orgoglio e Pregiudizio vanta 15 adattamenti (anche a Bollywood).

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ViSioNI [14] – Arancia meccanica

29 Marzo 2007 4 commenti


L’immortalità di un artista, il suo genio, la sua perfetta visione dell’arte. Un film di Kubrick rappresenta tutto questo. Kubrick è il cinema. Arancia meccanica è sfacciatamente provocatorio, surreale, senza tempo e per questo immortale. Un film dove la violenza circolare è non tanto nelle scene ma nelle intenzioni. Una storia decisa e dal linguaggio “camuffato” dove alla fine c’è una denuncia chiara contro la violenza esercitata ad ogni livello e in ogni luogo: la società, la famiglia, le istituzioni, la chiesa. Mai romanzo (qui è A Clockwork Orange di Burges) ha mai trovato una perfetta sintonia con la trasposizione cinematografica. Kubrick riesce a mantenere intatto lo spirito del libro rendendolo ancora più esplicito. Gli occhi e lo sguardo di Alex (nel film interpretato da Malcolm McDowell nel ruolo della sua vita) sono magneticamente di fronte allo spettatore che viene condotto nei meandri di una mente naturalmente portata alla dissacrazione totale del mondo. Il film si muove con rallenty, accelerate improvvise, grandangoli..e poi la musica, regina incontrastata della storia. Beethoven e Rossini a tutto volume. L’ ennesima visione di un film di Kubrick è un’esperienza sempre diversa, appagante, sorprendente, nuova. Difficile quasi descriverlo un film come questo. Va visto tutto d’un fiato, senza mezzi termini. “E’ buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo” dice Alex. Forse non è esagerato dire che il cinema diventa tale solo quando si vede un film di Kubrick.

VIsIoNi [10] – Una pura formalità

24 Gennaio 2007 1 commento


Se venissero fermate una ad una tutte le scene del film, i passaggi dall’una all’altra, la “musica” dei dialoghi, la velocità della sceneggiatura con i suoi flashback scomposti, ci si accorgerebbe ancora di più che “Una pura formalità” è un film perfetto. Girato in maniera quasi maniacale, la storia non ha mai un momento di pausa. Anche quando sembra ci si fermi un attimo per “tirare un po’ le somme”, si parte verso una nuova direzione, con rinnovato slancio e curiosità. I personaggi della storia sono sostenuti dalle recitazioni immense di Depardieu (in stato di grazia), Polanski (nell’insolita veste di attore e completamente a suo agio con la surrealtà della vicenda) e non ultimo Rubini, che con piccole ed impercettibili mimiche facciali, detta il ritmo dei dialoghi tra il commissario e lo scrittore. Le luci di lampade al neon, poi delle candele, dei fulmini, delle torce (che ricordano molto quelle di Spielberg) l’acqua che invade da tutte le parti, il vino, il latte, le penne che non scrivono, sacchi di foto, trappole per topi, i ricordi, i libri e gli amori. Tutto questo, apparentemente e disordinatamente disseminato nel corso di una notte in un comissariato fatiscente e surreale. Tutto questo in un “non luogo”. Cos’è questa “formalità” in nome della quale viene trattenuta “la dipartita” di un uomo? Cosa deve dimostrare? A cosa e a chi occorre? Le interpretazioni possono essere tante ed ognuna andrebbe benissimo. La morte porta a galla la vita, la rende speciale, la fa resuscitare. La memoria la seppellisce di nuovo? Il tempo scompare e il “non luogo” non ha chiusure. Mi viene in mente la folle idea di Hitchcock che voleva girare un intero film in una cabina telefonica. E forse ci sarebbe riuscito. E in definitiva lo ha fatto quando ha tenuto lo spettatore inchiodato sulla poltrona nella visione di “Prigionieri dell’oceano“ (interamente girato su una scialuppa di salvataggio) e di “Nodo alla gola” (in un interminabile piano sequenza di 80 minuti in una sola stanza di appartamento). Quando la sceneggiatura e forte, i dialoghi “dipingono” le immagini, la verità aggiunge al puzzle un pezzo alla volta con un ritmo incessante, scompaiono distanze, pareti e tempi. Cito anche “La parola ai giurati” di Sidney Lumet, la cui storia si svolge all’interno di una sola stanza di tribunale. Una pura formalità è un film che ad ogni passaggio acquista sempre più valore. Da rivedere per scoprire piccoli dettagli (come le “onde” di una goccia in una brocca), i tasti della macchina da scrivere, le riprese dall’alto, la musica di Morricone. Ciao a tutti, Luigi

Cos’è Visioni

20 Settembre 2006 Nessun commento

 

VIsIOnI è nata nella primavera del 2006 da una vecchia idea: alcuni amici decidono di riunirsi per vedere un film.

Ecco allora che si organizzano incontri durante i quali si crea la possibilità di (ri)scoprire capolavori del cinema o di incontrare opere emergenti o poco conosciute.

Spontanea nasce l’esigenza di confrontare idee e punti di vista attraverso il linguaggio delle immagini che parla a tutti in modo diverso.

Ci si incontra, si vede il film, si resta a parlarne subito dopo (anche con pizza e birra) e nei giorni successivi si lasciano ancora tracce della visione inviando commenti sul blog.

Tutto questo, senza avere la pretesa di essere depositari della verità. Si offre la lettura di una scheda sul film, dando uno sguardo alla trama, a qualche cenno tecnico, al regista. Inquadrare la storia, il tema affrontato e, quando c’è, lo spunto letterario che lo avvicina, il richiamo ad altri film simili.

L’iniziativa, è alimentata dall’entusiasmo di creare uno spazio che cerca di sfuggire ai contesti di ricezione passiva e non partecipativa di quelle iniziative culturali che molto spesso hanno altri obiettivi.

L’obiettivo di VIsIOnI è vivere le serate in maniera informale ed amichevole stimolando la voglia di ritornare a confrontarsi su vari temi.

Le “VisIOnI”, alla fine, diventano “percorsi”. Vediamo dove ci portano!

 

 

 

 

 

 

 

 

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I film visti e i commenti

11 Agosto 2006 Nessun commento
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Luogo delle proiezioni

23 Giugno 2006 Nessun commento

Per ogni film nella programmazione è indicato il luogo della proeizione.

Di solito le serate si svolgono PRIVATAMENTE al  Cineclub Detour che si trova a Roma in Via Urbana 107. (http://www.cinedetour.it/).

Spesso anche presso libreria Mondadori in Via Piave 18 Roma

Sono state effettuate proiezioni:

all’ Azzurro Scipioni che si trova a Roma, in via degli Scipioni 82

e al Teatro Tordinona, in via degli Acquasparta 16, Roma

 

 

Mappa Detour

Mappa Azzurro Scipioni

Mappa Teatro Tordinona

Mappa Libreria Mondadori

 

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Visioni [2]: City of God

8 Giugno 2006 5 commenti


City of God non da respiro. E neanche speranze. Sudore e angoscia investono lo spettatore senza mezzi termini. La "gioventà bruciata" delle favelas è allo stesso tempo violenta e paradossalmente commovente. L’innocenza negata fin da subito e quel mare, lì dopo la spiaggia, è azzurro e irrangiungibile. Meirelles (autore prima di questo film di migliaia di videoclip) gira strizzando l’occhio al cinema americano. Ma ha il Brasile nel cuore e nell’anima. Velocissime accelerazioni e montaggio frenetico. Il samba e i colori del brasile sono nascosti dalla polvere delle strade e dalla paura di fermarsi. "Chi corre muore e chi rimane fermo pure". Non c’è tempo per perdersi o per sognare. Una pallottola ti può raggiungere in ogni momento e da chi meno te lo aspetti. Alla fine la scritta "tratto da una storia vera" spinge la mente di chi si fosse illuso che la storia fosse solo esageratamente inventata. Si esce dalla sala con le immagini che ancora ti inseguono. Mentre i nuovi eroi "randagi" stanno creando altri miti nelle strade della città abbandonata. Tutti sono sconfitti. Nessuno si salva. Un "click" soltanto accende la vita. La morte, nella città di dio, è più viva della vita stessa.
Riferimenti: Vai al sito di VIsIOnI

La città incantata. Il Giappone infinito.

5 Giugno 2006 Nessun commento


I percorsi avviati con Dolls, hanno indotto Gianni ad invitarmi alla visione del film d’animazione giapponese “La città incantata” (2001) di Hayao Miyazaki, noto anche come Spirited Away. Il film, ideato da quello che è stato definito il più grande regista d’animazione del mondo, ha vinto, oltre vari premi, l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2002. La storia racconta del viaggio di Chihiro che ,con i suoi genitori, parte per raggiungere la sua nuova casa. Una scorciatoia imboccata per errore, porterà la piccola Chihiro in un mondo di rara bellezza ma anche di straordinaria pericolosità. La favola per adulti, o per quelli che non lo sono diventati mai, sforna una miriade di personaggi fantastici e surreali. Il mondo dell’animazione permette di vivere ogni possibile avventura e come tale riesce a farla rendere credibile pur se rimaniamo appesi in un mondo onirico da cui cerchiamo di destarci per tornare alla vita reale. Chihiro, poi ribattezzata Sen, nonostante la sua giovanissima età, scoprirà di avere una forza ed un coraggio insospettabili, oltre ad un grande altruismo e capacità d’amore. L’innocenza dei bambini è l’unica arma per comprendere come il fantastico possa coesistere con la ragione. Nel film la battaglia è contro l’ingordigia, contro la voglia di potere, contro l’incapacità di non saper più vedere con occhi limpidi, la reale bellezza dei sentimenti. Tutte le creature del film, pur se minacciose, non riescono a spaventare. Come il sogno crea una difesa naturale dalle minacce, ci sentiamo avvolti in una dimensione che ci induce a trovare quella solare visione della vita che abbiamo abbandonato negli anni dell’adolescenza,. “Siamo usciti dal tunnel”, dice il padre di Chihiro alla fine della storia. Ma non sa che il tunnel è il mondo reale dove il pericolo e la cattiveria degli animi, sono pronti ad aggredirci senza scrupolo. Chihiro all’ingresso del tunnel era una bambina. All’uscita è diventata donna. “la città incantata” è la storia delle perdita dell’innocenza (un po’ mi fa venire in mente “Stand by me” di Bob Reiner del 1986: quattro ragazzini partono per un’escursione di 50 chilometri lungo la ferrovia, affrontando varie avventure per cercare il cadavere di un ragazzo scomparso giorni prima. Uno dei film più belli sull’adolescenza) Negli ultimi anni in Giappone, molte eroine sono ragazze di 12-13 anni. Vengono definite Shojo. Si tratta di una donna-bambino, una creatura sospesa tra l’infanzia e la società adulta, consapevolezza e innocenza, mascolinità e femminilità. Questa figura riveste un’importanza centrale nella cultura nipponica. Rappresenta un corpo sospeso tra realtà e fantasia che incarna un nuovo modello di femminilità giapponese. Un’amazzone senza femminilità. Anche nella storia di Miyazaki il classico eroe maschile finisce per essere mero supporto al personaggio femminile. La donna di Miyazaki viene privata di connotazioni erotiche. Il bacio finale solo accennato tra Chihiro e Haku ne è la prova evidente. Le scene e la colonna sonora, completano il quadro fantastico dell’intera visione. Mai il film d’animazione è così intrigante e struggente. Ritornare bambini per riscoprirsi maturi. Ma quanto è alto il prezzo pagato per diventare adulti!

Recensioni [1]: Dolls

12 Maggio 2006 Nessun commento


Per chi è interessato a capire i profondi contenuti del film di Kitano, allego recensione trovata nel web. La sorpresa è che alla base del film c’è la tradizione antica dell’Haiku (*;?!?) _°_ Il freddo è acuminato Bacio un fiore di prugno In sogno (Sôseki) Tre versi e diciassette sillabe racchiudono il candore dell’Haiku(*). *_* Dolls Tre storie che compongono un film fatto di Haiku. Dolls ultimo lavoro di Takeshi Kitano non è un semplice avvicendarsi di eventi, ma una poesia d’amore fatta di immagini suggestive, di simbolismi profondi e di denuncia sociale. Un linguaggio di figure umane che comunicano direttamente con il nostro io più profondo, oscillando tra una realtà frustrante e costrittiva e la ricerca interiore della propria dimensione umana che conduce inevitabilmente alla fine dell’esistenza. L’immagine emblematica diviene una pallina di plastica rosa, il proprio io, sospesa a mezz’aria tra la luna e la protagonista, la coscienza dei personaggi non ancora delineata in equilibrio tra due mondi antico e moderno, materiale ed onirico, in un’ evoluzione che li condurrà alla morte e alla fine del sogno. La pallina viene schiacciata da un’auto, come la farfalla che osserva Sawako, la tragedia raggiunge la perfezione della bellezza, l’immacolatezza si manifesta al termine di ogni cosa, poiché combacia col principio. La libertà è nella scelta di morire, non potendo decidere quando e dove nascere. Questa è la linea di pensiero che unisce ogni personaggio: ognuno ha perduto qualcosa, ognuno cerca qualcosa. Kitano ci mostra la cultura di un mondo che può sembrarci lontano, ma in realtà parla dell’universale, dell’uomo e della sua esistenza. Si confronta con la tradizione giapponese e porta in scena le storie del teatro Bunraku, all’inizio in maniera poco dichiarata per giungere al metateatro tra gli avvenimenti del Meido No Hikayaku, un classico di Chikamatsu, e la pellicola. Un parallelismo che sottolinea ulteriormente il tema di equilibrio tra universi differenti, ma che apre la strada anche alla forma di doppio suicidio d’amore ‘shinju’ capace di rendere eterno il legame tra due amanti. Il richiamo alla tradizione non vieta al film di denunciare la situazione sociale del Giappone presente attraverso il vissuto dei personaggi. La prima storia si apre con un matrimonio, la sposa non indossa il tradizionale kimono, ma ha un abito bianco e la cerimonia si celebra in una chiesa cattolica, la scena richiama le scelte religiose del popolo nipponico, che nasce scintoista, si sposa cattolico e muore buddista. Sempre nel primo episodio abbiamo Matsumoto, obbligato dai genitori a sposare la figlia del suo capo e ad abbandonare Sawako. Nel secondo è presente Hiro, un capo Yakuza ovvero l’attuale incarnazione del Feudatario, mentre nel terzo conosciamo il fenomeno delle Idols, adolescenti che raggiungono la fama. L’amore diviene il punto di partenza per mutare la propria vita, ma è contaminato dal formalismo e di conseguenza non raggiunge la sua totale perfezione; esso è solo l’inizio del viaggio e non l’arrivo. Prendendo il personaggio di Nakui, l’ammiratore della idol Haruna si può facilmente comprendere tale concetto. La passione di quest’uomo è tormentata, non può avere la donna che ama perché lei è una cantante molto popolare e le uniche occasioni che ha di vederla sono gli incontri con i fans. Quando la ragazza si ritira prematuramente dalle scene, Nakui come Edipo si rifiuta di guardare la realtà e si cava gli occhi. Haruna sfigurata da un incidente non vuole farsi vedere da nessuno, ma accetta di incontrare il suo ammiratore più fedele perché cieco. Solo quando l’amore formale viene finalmente a macchiarsi a corrompersi diviene reale e nel momento stesso in cui esso acquisisce tale qualità raggiunge la pienezza della perfezione, come il campo di rose in fiore che toccano l’apice di bellezza pochi attimi prima di morire. Tutto l’ambiente del film è un susseguirsi di estremo candore, il rosso degli aceri, i fiori di ciliegio, il luccichio del mare e la neve. Ogni ambiente è lo scenario ideale del dramma che si consuma. Kitano ha dichiarato di aver adattato la scelta delle location ai costumi di Yamamoto che riproducono l’ immagine surreale del teatro bunraku trasformando lentamente i due protagonisti in marionette. Tutti gli attori sono pupazzi guidati dal saggio Kitano e si muovono lungo un percorso di cui lui è artefice, un burattinaio stranamente nascosto dietro la macchina da presa. Diversamente da quanto siamo abituati a vedere in Dolls la parte onirica si muove in concomitanza con quella reale, ma più si prosegue più diventa difficile distinguerle. Sawako rinuncia alla ragione tramite un tentativo di suicidio, mentre Matsumoto abbandona la propria condizione sociale per seguire un ideale. Il loro vagabondare è un cercare la felicità, evidenziato dagli abiti che si confondono con l’ambiente e in particolare nel momento in cui i due abbandonano l’autostrada per entrare in un bosco di ciliegi in fiore, ribellandosi al destino per la libertà. L’avvenimento sottolinea la trasformazione dei due che diventano burattini di carne e quindi sogno. L’inizio della primavera è l’inizio di una nuova vita, di una nuova realtà. La corda rossa con cui si legano è un classico nella mitologia giapponese ed è lo strumento di congiunzione tra due esseri, mondi e universi. La sensibilità di un grande autore, un Giappone da mitologia fanno di questo film un capolavoro del cinema, un gioiello senza tempo che sarà difficile non amare. _._._._ (*): Che cos’è questo HAIKU ? In parole povere, è un tipo di poesia giapponese. Le sue caratteristiche sono: – la sua struttura in 17 sillabe (5-7-5); – il modo estremamente conciso in cui vengono espressi i concetti; – il contenuto rivolto sempre alla natura, alla quotidianità e alla semplicità. Ciò deriva dal concetto che ogni emozione è un singolo, indivisibile e perfetto insieme che può essere espresso da poche, significative parole. L’Haiku è stato molto influenzato dal buddismo, esprime una visione serena della natura e della vita, colte nella loro caducità e mutevolezza. La caratteristica fondamentale dell’haiku è quella di fare riferimento a una delle quattro stagioni attraverso un termine, il “kigo”, (riguardante la flora, la fauna, avvenimenti popolari o cibi) che stia ad indicare una precisa stagione).

Visioni [1]: Dolls

5 Maggio 2006 13 commenti


Ieri sera al cineclub, abbiamo dato il via alla nostra iniziativa. Desidero subito ringraziare tutti per l’entusiasmo La serata è stata molto piacevole e per coloro che sono venuti al dopo-cinema è stato un momento di prima riflessione sulla visione che ha aperto commenti e spunti molto interessanti. Immagino che tutti i partecipanti alla serata avranno una loro idea da esprimere, e spero che la si condivida. A tal proposito sul blog aspetto la vostra visita per commentare, proporre, suggerire, dissacrare, provocare, e ancora e ancora. Ma sono aperte tutte le forme di iniziativa che possano consolidare il gruppo e l’iniziativa. Personalmente penso che Dolls di Kitano, sia uno di quei film che, per la sua struttura e visionarietà, pagherebbe un prezzo alto nei casi di rapida definizione e accelerate conclusioni. E’ uno di quei film che provoca un gioco di riletture continue che vanno misurate e riproposte. Ma ne parleremo in seguito. Un saluto a tutti
Riferimenti: immagini di Dolls

Contatti, segnalazioni, prenotazioni

9 Marzo 2006 Nessun commento

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