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“Il mondo di Horten” – (13/12/16) – [Visioni 127]

 

di Bent Hamer -  (Norvegia 2007)

La vita di Odd Horten è fatta di monotonia, routine e rituali quotidiani. Per tanti anni Odd ha condotto un treno sulla stessa tratta, arrivando a conoscerne ogni centimetro alla perfezione. Dopo quaranta anni di lavoro ora è giunto il momento della pensione, un sogno per tanti e un incubo per qualcuno. La routine di Odd rischia di cambiare definitivamente lasciandolo in un futuro imprevisto. Cosa succederà di lui?

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  1. Luigi
    14 Dicembre 2016 a 7:48 | #1

    Seppur declinato dal punto di vista del nord-europa, dalla personale visione di Bent Hamer, quello di “Horten” è cinema puro. Essenziale e pieno di temi. Partendo da una semplice storia, il regista snoda piani di surrealismo crescenti fino a portare lo spettatore ad entrare in un mondo dove tutto è possibile. La raffinatezza, presente nei dettagli della messa in scena, è presente non solo nelle singole sequenze ma è nell’assemblarle tutte che raggiunge il suo massimo. Hanter riesce a far sorridere, sorprendere, ma riesce anche a portarci nelle vite degli uomini, nei loro sogni irrealizzati, del vivere insieme quotidiano e universale.
    Si susseguono nel film una serie di personaggi difficili da dimenticare. Il simpaticissimo folle che guida senza vedere, il cameriere del ristorante con l’espressione da Buster Keaton, la tabaccaia nostalgica, l’uomo con il salmone, i ferrovieri che giocano con i suoni dei treni. E poi c’è lui, Odd Horten che all’improvviso “esce fuori dai binari” e si ritrova in un mondo dove non potrà essere guidato da orari e itinerari prestabiliti. Sarà costretto ad osare, a rischiare, provare forse, quindi, finalmente a vivere.
    Un cinema, come si diceva, semplice ma che racchiude tutta la complessità del sentire. Alla fine della visione siamo ancora lì, a volare con Odd, con un pezzo di meteorite in tasca e una lunga discesa lasciata alle spalle.

  2. Piero Nussio
    14 Dicembre 2016 a 12:43 | #2

    Il mondo di Horten (e di Sully)

    Fumare la pipa è, per mia esperienza personale, un’attività complessa: a differenza della sigaretta che resta accesa da sola e può consumarsi anche appoggiata sul bordo di un mobile, la pipa va tenuta accesa, e scatizzata (con l’apposito strumento) in modo di tenerla sempre con le braci attive.
    Quando -per un breve periodo- ho deciso di fumare la pipa, mi sono reso conto che non era possibile fare molto d’altro durante il tempo della fumata. Al massimo si poteva intervallare lo scatizzamento della pipa con quello delle legna sul caminetto, davanti al quale era indispensabile stare per gustarsi l’operazione. Come ben sanno i gottosi lord inglesi.
    Odd Horten invece fuma la pipa in continuazione, soprattutto mentre conduce un treno lungo le rotaie innevate della Norvegia.
    Per riuscire a farlo serve una metodicità tutta scandinava, unita ad una accuratezza e una precisione che nelle nostre vallate mediterranee non riusciamo nemmeno ad immaginarci.
    Odd Horten ascolta con attenzione le previsioni del tempo anche la sera prima del suo ultimo viaggio da pilota ferroviario. E prende appunti, come se l’indomani dovesse succedere chissà cosa, lungo il tragitto che ha percorso e guidato per quarant’anni di controllata routine.
    C’è una similitudine -né voluta né pensata- fra il pilota ferroviario Horten e quello aereonautico Sully (di cui Clint Eastwood ha recentemente cantato le gesta). Entrambi sono seri, professionali, prevedibili, di poche parole. Ed entrambi, posti di fronte ad una situazione imprevista, non vanno nel panico e trovano una risposta razionale (anche se apparentemente assurda).
    Sully si trova in una situazione di gravissimo pericolo (per i suoi passeggeri, ma anche per gli abitanti di New York), e trova senza scomporsi la soluzione assurda ma risolutiva di ammarare nell’Hudson.
    Horten, che è un personaggio di fantasia, ha un’emergenza quasi più grande (vista dal ristretto ambito personale di chi ne è protagonista). È arrivato, con onore, alla pensione.
    Questa è una meta bramata e desiderata da ognuno (specie ultimamente in Italia), ma fatevelo dire anche questo per esperienza personale, come il fumare la pipa non è un qualcosa che si possa affrontare troppo a cuor leggero e che non nasconda le sue difficoltà.
    Specie per uno preciso, metodico e ripetitivo come Horten: “Facciadipietra” Horten ha anteposto il dovere al piacere per tutta la vita, ha preparato ogni mattina la sua sacca col caffè nero ed ha dedicato ogni cura e precisione alla guida della locomotiva (ed ha ritmato la sua pipa al ritmo delle ruote sulle rotaie).
    Rapporti umani: zero. Novità e avventure: zero. Parole pochissime, ed un tavolino al ristorante (ve lo raccomando…) da solo, dietro l’angolo della porta d’ingresso, appena riparato dagli spifferi gelati di chi entra e chi esce.
    Come Monsieur Hulot di Tati, come facciadipietra Buster Keaton, anche Odd Horten ha tutto un subbuglio di emozioni nascoste dietro la sua vita vuota e routinaria: sogna di fare un salto con gli sci dal grande trampolino olimpico Holmenkollen, sogna di avere un cane da coccolare, sogna di farsi degli amici (veri, non il gruppetto di colleghi che se lo scorda la sera della sua festa).
    E poi Buster Keaton che, alla guida della locomotiva The General, vince la guerra civile americana per raggiungere la fidanzata Annabelle. Odd Horten, che è molto più nordico e compassato, non fa una guerra per raggiungere Svea, la fiamma di tutta una vita. Ci va in treno, ma viaggiando col suo nuovo cane, a fianco del macchinista (che è severamente proibito dal regolamento…).

  3. Adriana
    15 Dicembre 2016 a 10:25 | #3

    Bent Hammer ha fatto un grande film. Questo film è degno di nota in primo luogo che il fatto che ha una quota uguale di commedia e dramma (storia sulla solitudine). Non ci sono personaggi negativi, e non vi sono giovani (tranne per l’episodio con bambini). Oslo rappresentato come vecchio mondo. Questo è uno dei miei film preferiti di questo regista (Mi piace anche la “1001 grammi” http://www.filmstreaming.zone/5447-1001-grammi-2014.html )!

  4. Lorenza
    15 Dicembre 2016 a 22:28 | #4

    Ammappa Piero bravissimo la tua disanima fa si che il film mi resterà impresso per sempre e grazie Luigi per essere andato a recuperare questo piccolo prezioso affresco di un Nord lontano e amatissimo. Nell’innaturale calore dell’inverno romano rinvigorisce vedere terre ancora immerse nel gelo. Personalmente ero troppo stanca per godere appieno della lentezza di “Il mondo di Horten” eppure, come capita spesso con i film la cui visione all’inizio risulta faticosa, ora le immagini meravigliose, fiabesche e liberatorie, sono sempre con me. Bellissimo il bambino che non riesce a prender sonno. Bellissimi i due fratelli: l’inventore e il diplomatico. Resta la voglia di un film intero che racconti la loro storia. Tutti i personaggi, come dice Luigi, sono memorabili. I sorrisi e gli sguardi delle donne, pur attempate e “bruttine”, le rendono incredibilmente seducenti. Respingono lo stereotipo di un sud sensuale contrapposto ad un nord algido. La sensualità e l’ottimismo mi appaiono oggi i tratti distintivi di Horten. Saluti e auguri a tutti

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