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Serata a tema: “cinema & tempo” – 26/1/16

Serata a tema su “Cinema e tempo”.
Abbiamo chiesto ai visionari di proporre clip da film sul tema “tempo”.   Ogni scena è preceduta da una brevissima presentazione dove saranno dichiarati i motivi della scelta.
Come accaduto già in precedenti occasioni, si scopriranno così nuovi film e se ne ricorderanno altri già visti. Il linguaggio del cinema che parla a tutti in modo diverso, come deve essere per ogni espressione artistica, è stato quindi protagonista della serata.

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  1. Lorenza
    27 Gennaio 2016 a 14:34 | #1

    Ciao a tutti. E’ stato bellissimo ieri sera ritrovarvi. E notare che in mia assenza (ma spero non grazie a lei) le scelte e le motivazioni sono diventate ancora più divertenti, acute e raffinate.
    Magnifica la molteplicità di angolazioni da cui il tema è stato trattato: il tempo è infinito al cinema. Tutte le scelte mi hanno dato spunti per pensare ( e solo per citarne due tra le tante ho trovato splendide e molto personali quelle di Renzo e di Ambra). Talmente intensa la serata che,a parte i miei personali problemi di rientro, forse sarebbe stato bello poterla dividere in due e lasciare anche il TEMPO per una pizza e una birra dove continuare a commentare
    un abbraccio cari visionari infiniti

  2. Visioni
    27 Gennaio 2016 a 17:33 | #2

    Ecco l’elenco delle proposte presentate ieri

    Patrizio: Moebius (G. Mosquera) – Argentina, 1996
    Renzo: Che ora è? Ettore Scola 1989
    Roberto A.- Paola- Midnight in Paris (W.Allen) 2011
    Maurizio: Donnie Darko (R. Kelly) – Usa, 2001
    Rossella e Margherita: Non ci resta che piangere 1984
    Chiara: Picnic ad Hanging Rock (P. Weir) – Australia, 1975
    Roberta: The clock 2010 Christian Marclay
    Sergio: Antichrist (2009) (L. von Trier) – Danimarca
    Ornella: Cenerentola (Jackson, Luske) – Usa, 1950
    Gianni: “Il sale della terra” (Wim Wenders) 2014
    Roberto P. “La passeggera” (A. Munk e W. Lesiewicz) – Polonia 1961
    Viviana: C’era una volta in America 1984
    Luigi: Viale del tramonto 1950, Lettera da una sconosciuta 1948
    Rita: Il vecchio e il mare J. Sturges (Usa 1958)
    Alessandro A.: Vari
    Ambra: La signora della porta accanto (F. Truffaut)-Francia, 1981
    Piero: Mattatoio 5 (G. R. Hill) – Usa, 1972
    Paolo: Audace colpo dei soliti ignoti (N. Loy) – Italia 1960
    Francoise: Goodbye Lenin (W. Becker) – Germania, 2003
    Daniela: Oblomov (N. Mikhalkov) – Russia, 1980
    Tano: Il giovane favoloso (M. Martone) – Italia 201

  3. Luigi
    27 Gennaio 2016 a 18:20 | #3

    Sono rimasto piacevolemente sorpreso dalle scelte presentate durante la serata. Era facile cadere in una scelta, per così dire, semplice o obbligata. Invece ascoltando le motivazioni di ognuno, il tempo ha avuto diversissime declinazioni e anche dove sembrava essere assente, era invece il vero motore della storia raccontata nei diversi film.
    Intrigante il gioco della “fruizione” del tempo, e quindi del movimento, anche laddove lo stesso veniva espresso da un fermo immagine, da una foto, che nella sua apparente staticità, dettava un movimento che viene demandato allo spettatore che si sostituisce e si inserisce negli spazi delle sequenze con tutta la sua immaginazione.
    Il tempo nel cinema (e nella vita) ha una sua presenza costante, immancabile, insostituibile. Non c’è vita senza tempo, non c’è film che ne può prescindere perchè presente nel suo dna creativo.
    Aver poi terminato le sequenze con le poetiche visioni di Leopardi e Proust, ha reso tutto ancor più etereo e allo stesso tempo di tangibile bellezza.
    Il “gioco” che facciamo con il cinema sposta alla fine l’attenzione su di noi, su quello che siamo, che pensiamo e che guardiamo. Senza di noi, il cinema (e l’arte in generale) non esisterebbe, perchè mancherebbe quello scambio vitale che rende reale ogni visione, possibile ogni sogno, infinito ogni attimo.

  4. Celestino
    27 Gennaio 2016 a 21:45 | #4

    Il mondo è bello perché è vario!

    Basta questo adagio per tirare le somme sul caleidoscopico sviluppo del tema presentato dai visionari. Io ahimè sono l’unico che non è riuscito a dare una traccia cinematografica sul tema, forse per un po’ di pigrizia e alla fine me ne sono pentito.
    Ad ogni modo dallo scrigno della serata di ieri sono uscite delle cose veramente affascinanti e molte per me ignote!
    Quello che mi ha affascinato di più, sicuramente The Clock, un lavoraccio degno di un visionario come potrebbe essere Luigi, riuscire a collezionare tutti i minuti che sono nelle 24 ore di una giornata con questo puzzle di spezzoni. Poi, siccome le scelte "dotte" sul tema erano molte, ho apprezzato molto alleggerimenti, anche se non banali, quali "Non ci resta che piangere" e l’intramontabile Cenerentola; anche "Goodby Lenin". Altro elemento emerso in varie proposte, la rappresentazione del tempo attraverso la staticità di alcune foto o fotogrammi. Questo è un aspetto che non avevo mai valutato in un film, mi ha veramente affascinato.
    Tirando le somme, questi esercizi che il caro Luigi ci propone sono molto costruttivi e istruttivi, un super concentrato di cultura cinematografica, oserei dire, un dilatatore di visioni ;-) .

    Detto questo prometto di non fuggire più i temi che il caro Luigi ci proporrà … qual’è la prossima?

  5. Françoise
    27 Gennaio 2016 a 22:26 | #5

    Grazie a Luigi per questa bella serata che ci hai regalato. Mi sono emozionata, per le scene e per le motivazioni anche se francamente non le ho capite tutte. Mi hanno fatto capire quanto ci sia da esplorare. Sarebbe favoloso poterne fare di più di questi incontri, è quello che preferisco di queste serare di Visioni.
    Dai Luigi aspettiamo tutti il prossimo tema!

  6. Tano
    28 Gennaio 2016 a 0:54 | #6

    Cara Lorenza,
    pensionati frizzanti e lavoratori pentiti hanno alla fine mangiato la pizza insieme al termine della serata; un po’ in fretta, ma le pizze erano buone e la birra fresca ed ottima compagna di viaggio. Approfittando del numero (4, giusti giusti per una partita a carte) abbiamo parlato abbastanza, tutti molto soddisfatti della serata dedicata al "Tempo". Abbiamo riconosciuto l’alto valore unificante e stimolante di questo tipo di riunioni – vere sedute di analisi collettiva, se l’approccio è sincero e punta sui significati più forti e significativi della proposta. Ci ripensavo stamattina, passeggiando con Bam a Villa Borghese in un clima pre-primaverile, che stimola e corrobora: la serie di serate a tema costituiscono un vero e riconosciuto valore aggiunto, che riverbera i suoi raggi verdi («Ah! Que le temps vienne où les cœurs s’éprennent») sulla programmazione, producendo affezione, interesse, aperture e voglia di approfondimento. Valore aggiunto dell’ "in treatment" collettivo, volontario e convinto. La Direzione Artistica (bono, Luì!) ha materia abbondante e fertile per prossime programmazioni, istituzionali, collaterali e trasfertizie.
    Alcune proposte molto interessanti e piacevoli, nessuna banale o superficiale; un livello così alto in cosi numerosa partecipazione – anche di importazione. Su tutte, alcune mi sono piaciute di più perché mi hanno aperto strade nuove, nuovi ambiti, altre perché molto vicine ai miei gusti, alla mia sensibilità, alla mia visione del mondo, al mio modo di vivere il Cinema, e, nel particolare, di interpretare il tema Tempo.
    Su tutte “La passeggera” di A. Munk e W. Lesiewicz, 1961, presentato da Roberto, in cui le ferite del passato, cauterizzate, apparentemente sanate, si aprono sanguinolenti e marciscono in pochi attimi, per un imprevisto improbabile incontro, nel segno di un destino forse già scritto, certamente, per una volta giusto. il film non terminato per la morte improvvisa del regista in un incidente automobilistico fu poi ricostruito dagli stessi collaboratori stretti del regista, raccordando il girato con immagini fisse di scena, e una voce off narrativa e didascalica, in modo da dare un’idea della parte mancante, quella della crociera, in un film costruito su un doppio binario temporale, il presente, gli anni Sessanta, la nave, e il passato, il campo di concentramento di Auschwitz. E l’incipit del film è costituito da un fotogramma di Munk, mentre la voce off lo commemora e spiega il senso dell’operazione. Un’operazione estremamente rispettosa del grande autore scomparso, che non si permette di aggiungere sequenze spurie, che trasmette fedelmente la concezione dell’opera del regista, mantenendo aperte le domande insolute, senza il minimo azzardo interpretativo. Già in sé il film rappresenta una delle riflessioni più acute sull’Olocausto, rifuggendo, a soli vent’anni di distanza dai fatti, da un manicheismo che dovrebbe essere inevitabile per una tragedia di immani proporzioni come quella. Munk scava, analizza il rapporto tra vittima e carnefice e si permette di assumere il punto di vista del secondo. Per suggerire non già la banalità del male, ma il fatto che anche gli aguzzini potevano far parte, loro malgrado, di una tragedia più ampia. Mi piace parlarne proprio oggi – 27 gennaio –, in cui si commemora la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche. E mi piace ricordare come la necessità tecnica di inserire fotogrammi singoli a posto della pellicola mai girata ha dato al film una forza narrativa che trova pochi riscontri, priva di ogni retorica, di barocchismi, di inutili o nocivi sentimentalismi.
    Il fotogramma singolo torna nel piccolo capolavoro di Cris Marker “La jetée”, cortometraggio simbolico, freddo e lucido, che gioca con la circolarità del tempo – collocata, per comodità, nello scaffale del cinema di fantascienza, ma che costituisce una riflessione lucida e inequivocabile sulla guerra, sul male inesorabile rappresentato dall’homo homini lupus. Pochi istanti di filmato rafforzano il messaggio. La tecnica piegata a linguaggio di alta espressività. La scelta del photo-roman (come indicato nei titoli di testa) è di Alessandro, che ringrazio. Avevo visto e apprezzato il film proprio pochi giorni fa e trovarmelo nella kermesse visionaria mi ha sinceramente emozionato.
    Completamente a me sconosciuta, la video-installazione beaubourghiana presentata da Roberta, interminabile incredibile opera di ricerca e montaggio, geniale paranoia che sconfigge gli iter compulsivi, sempre uguali a se stessi, sempre a caccia di pubblico facile ed arrendevole: “The Clock” di Christian Marclay, 2010, raccoglie negli archivi, con forsennata bulimica ossessione, i minuti spezzoni di pellicola e minuto per minuto monta un’intera giornata di proiezione. Un collage stupefacente che ci dà la misura delle sterminate possibilità della settima arte (onore a Ricciotto Canudo).
    “Midnight in Paris” era uno dei due film da cui pensavo di tirar fuori i tre minuti significativi della mia visione del tempo. Il miglior Allen ci dice che il miglior tempo è il tempo che noi viviamo, tanto più nostro quanto più lucidamente e laicamente lo facciamo nostro vivendolo con coscienza e rispetto. Lo fa portandoci per buchi imprevedibili, attraverso smagliature dell’ordinato fluire del tempo e ci porta nel salone di Gertude Stein, spalla a spalla con Hemingway, Matisse, Scott Fitzgerald, Dalì (DALI’!), Picasso (PICASSO!) e tanti altri che hanno costruito la cultura occidentale novecentesca. E ci porta nella Bella Epoque e ci fa sedere allo stesso tavolo di Toulouse-Lautrec e conversare con Cezanne e Gauguin. Poi ho scoperto che anche Paola voleva scegliere il film di W.A. ed allora ho preferito Elio Germano nelle vesti scomode di Giacomo Leopardi – nel film di Mario Martone “Il giovane favoloso” -, lo spezzone in cui dietro la siepe, “che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude” compone – non recita, non “dice”! – “L’Infinito”. Strazianti la dolcezza e l’abbandono che riempiono la nostra anima, in sintonia col poeta di Recanati, al fluire del componimento fra i più belli e intensi di tutta la letteratura italiana. Poche righe, endecasillabi sciolti, per terminare il Tempo affogandolo nell’immensità. L’Infinito, assenza del Tempo, suo superamento, sua negazione.

  7. roberta
    30 Gennaio 2016 a 17:26 | #7

    Ciao tutti, “Cinema e tempo” è stata davvero una bella esperienza. Tra tutti mi hanno affascinato la rappresentazione dello scorrere del tempo attraverso immagini fisse (La passeggera, Salgado) e la capacità di rappresentare contemporaneamente passato, presente e futuro (Viale del tramonto e Lettera ad una sconosciuta).
    Ma a parte i film presentati quello che mi ha entusiasmato è stato “il tutto”.
    Mi piace quel posto dall’atmosfera polveroso che mi riporta alle maratone cinematografiche della mia giovinezza, il fatto che si dedichino pensieri a scegliere film che esprimano il significato personale di tempo e che quei pensieri siano stati poi condivisi in brevi racconti con altri molto, poco o affatto conosciuti.
    Ecco tutto questo a me è sembrato un piccolo miracolo collettivo di cui ho molto goduto. A presto

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