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“Lola” – (13/1/16) – [Visioni 119]

Lola (Brillante Mendoza – Filippine 2009)

Due anziane nonne vengono messe a confronto da un caso tragico. Il nipote di Sepa è stato accoltellato e ucciso dal nipote di Puring. Entrambe le donne sono povere e vanno in cerca di denaro. Sepa per poter dare degna sepoltura al nipote e Puring per poter pagare un risarcimento che consenta la liberazione del nipote omicida. La prima somma offerta da Puring a Sepa verrà rifiutata ma poi si giungerà a un accordo…

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  1. Luigi
    14 Gennaio 2016 a 7:31 | #1

    Un’anziana donna e un bambino si muovono nella periferia di Manila, di un altro mondo, di un sub-mondo. Un vento impetuoso ed una pioggia sferzante spengono la fiamma della candela che la donna ripone a terra e piegano l’inutile ombrello dei due. Senza luce e senza copertura.
    Pochi minuti e il regista mette sul tavolo tutte le carte della storia. Benvenuti nelle viscere della terra.
    Come quelle immagini scientifiche dove vediamo penetrare nel corpo umano sonde che arrivano fino all’interno dei nostri organi, o come i piccoli robot che l’archeologia moderna insinua nei cunicoli di piramidi o necropoli, Mendoza scende nelle viscere dei non-luoghi della periferia di una megalopoli come Manila, contraddittoria, violenta, infernale e allo stesso tempo poetica, surreale, onirica.
    La realtà catturata come mai si potrebbe, con la macchina da presa che respira e suda insieme ai suoi protagonisti, quasi avesse timore di rendere tutto finto, tutto artificiale.
    Mendoza gira bene e pur mantenendosi fedele a questa sorta di “neo-neo realismo” e quindi crudo e puro, a tratti, per pochi secondi, regala scene di intensa poesia visiva e fa capire che se avesse voluto, poteva tuffarsi in un racconto più mediato, complice e accomodante. Vedi le scene bellissime del funerale sulle acque, dell’ilarità nella cattura dei pesci, nelle stradine di campagna durante l’uscita della nonna fuori Manila.
    Però siamo rimasti (giustamente) nei sobborghi umidi e quasi soprannaturali. In scale fatiscenti, soffitti bassi, odori e sapori di un’umanità che sopravvive con poco, ma dignitosa e vera.
    “Lola” è un film che ti resta addosso, che compie una operazione di sottrazione dei luoghi comuni e alle false messe in scena di un cinema d’intrattenimento, commerciale o poco credibile.
    Tutti i giovani uomini sembrano essere in galera, con i loro corpi tatuati, con la loro allegra colpevolezza, usciti fuori da pasoliniane visioni.
    Nella pioggia di Manila, le lacrime delle due donne, si confondono tra dolore e speranza.
    Ma sono forti, necessarie, bellissime nella loro saggezza.

  2. gianni
    15 Gennaio 2016 a 9:54 | #2

    LOLA di Brillante Mendoza è un film eccellente e raffinato nel quale nulla accade per caso. Non una scena risulta superflua. Non una luce, in quell’intrigo di vicoli, panni stesi, baracche, corpi umani, si accende che il regista non voglia. Non una delle espressioni dei volti delle due LOLE protagoniste è affidata all’improvvisazione. Sembra di assistere a un filmato amatoriale (camera che si muove a braccio), ma un occhio attento si accorge subito che ogni inquadratura, cornice di un quadro che da solo ci racconta la sua storia, è il preciso volere del regista che, quadro dopo quadro, ci conduce nelle strade e nelle case di quella fetta di mondo dove l’umanità, la dignità, il valore della vita assumono forme e contenuti che ci sorprendono.
    Le interpretazioni di Anita Linda (Lola Sepa) e Rustica Carpio (Lola Puring) sono di prima qualità e ci raccontano, sguardo dopo sguardo, inquadratura dopo inquadratura, infinite storie di umanità.
    Son instancabili le due Lole. Fragili e deboli in un inferno caotico e violento, insistono nel mettere insieme faticosamente, pezzetto dopo pezzetto il puzzle dei loro affetti, della loro famiglia, con un lento ma incessante lavoro di formichine che con umiltà ricostruisce ciò che il caos di questo mondo globalizzato distrugge con la sua avanzata massificatrice. Ne escono due figure capaci di amare e di creare quell’aura che pervade e rende bello tutto, anche l’inferno che le circonda.
    Il resto del film è poi pura verità. Le riprese attraversano la città e documentano con estremo realismo l’ambiente in cui si svolge la storia e tutto l’insieme, finzione e realtà, dettagli e complessità, diventano un corpo unico con senso compiuto.
    Per fortuna il film non è stato doppiato per i mercati cinematografici stranieri, ma soltanto sottotitolato, perché così non abbiamo corso il rischio di perderci la v.o., fattore essenziale in un film di questo genere, necessario per apprezzarne completamente e compiutamente l’eccellenza.

  3. Adriana
    21 Giugno 2016 a 9:04 | #3

    Mi è piaciuto molto questo film. Tuttavia, altre opere Brillante Mendoza è molto buona, in particolare, Taklub ( http://www.itafilm.net/1730-taklub-2015.html )

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