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“The third man” – (14/4/15) – [Visioni 109]

“The third man” (Il terzo uomo) di Carol Reed (G.B. 1949)

“Un tempo in Italia c’erano i Borgia, coi loro delitti, ma c’era anche il Rinascimento, con le sue meravigliose opere. Mentre in settecento anni di pace e democrazia gli svizzeri sono riusciti a inventare l’orologio a cucù”. Questa battuta, è noto, viene pronunciata da Orson Welles nel film Il terzo uomo e fa parte delle citazioni indispensabili. È un segnale significativo che questo titolo è a buon diritto contenuto nel libro grande del cinema. Va anche detto che quella battuta viene fuori dalla collaborazione di gente come Graham Greene, scrittore, Orson Welles, attore, e Carol Reed, regista. Non sarebbe bastata una citazione sui Borgia a far grande un film, c’è voluto un grande film a far ricordare la citazione. Ma non è tutto. Quando si dice Terzo uomo anche chi va al cinema distrattamente ne ricorda subito la musica. La composizione per arpa di Anton Karas. Pochissimi temi musicali hanno caratterizzato un film come il misterioso e ossessionante fraseggio di Karas. Dunque, culto a pieno diritto. Uno scrittore americano viene chiamato a Vienna dal suo amico Lime….leggi la scheda completa del film

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  1. Luigi
    15 Aprile 2015 a 15:04 | #1

    Ieri dopo la visione e poi in pizzeria, ho scoperto che molti non avevano mai visto questo film. Allora mi sono domandato quanti sono i capolavori citati da sempre dagli addetti ai lavori che meritano un’attenta visione ma anche una rivisitazione. Ed è molto interessante scoprire così con film che hanno ormai 60-70 anni che le ragioni che ne determinano la grandezza sono senza tempo e difficilmente imitabili.
    Nel film di Reed, girato in stile “Welles”, ci sono tutti gli elementi che rendono “forte” e “solido” il tutto. Grandissimi attori, grande gioco del bianco e nero, trama intrigante, colonna sonora immortale, richiami a tanto cinema precedente, grande regia.
    In particolare si scopre quanto un attore può imprimere una svolta ad un film anche solo con pochi minuti. Si direbbe. anzi lo è, che quello di Welles è un cameo. Ma quando arriva “si prende” il film. Anche solo con gli occhi e un sorriso beffardo, cattura tutta la storia e la rende vibrante.
    E poi occorre sempre considerare l’aspetto temporale. Immaginare come questo film sia stato visto e recepito negli anni della sua uscita, appena dopo la guerra e prima della rinascita europea. E’ il modo in cui l’arte nasce e poi percorre strade che con il tempo si intrecciano e si rincorrono.
    Di certo film come “il terzo uomo”, consolida sempre di più il suo valore.
    E aggiungo, che vederlo in lingua originale, ha esaltato ancora di più il tutto, consoderando che nel film si parlano almeno tre-quattro lingue.
    Insomma, cento di questi capolavori!!

  2. Alessandro
    16 Aprile 2015 a 16:46 | #2

    È quasi inevitabile, nel Terzo uomo, ricordare due degli aspetti caratterizzanti di tutto il film, che ne costituiscono anche tutta l’ossatura. Uno quello musicale, costituito dal motivo quasi assillante suonato dallo zither  di Kares. Invariabile e persistente in tutti i registri della narrazione: comico, emotivo e drammatico. Un leitmotiv che associa in maniera indelebile il titolo del film a quel suono. L’altro, il contesto di crisi post-bellica in cui tutta la vicenda si snoda. La guerra ha prodotto miseria e corruzione e Vienna è città prototipo delle conseguenze del secondo conflitto mondiale: devastata architettonicamente e in preda ad una babele linguistica causata alla spartizione del territorio da parte delle potenze vincitrici.
    Trovo che questa scenografia musicata sia onnipresente per tutta la durata del film.
    E poi c’è la ricostruzione della morte/sparizione di Harry Lime. Questa però, per lo scrittore Holly Martin è graduale: un personaggio ne convoca un altro, in quanto ognuno è coinvolto e connivente, e la loro comune ostinata reticenza è presupposto per approfondire le sue indagini, e consentire allo stesso tempo al regista di condurre lo svolgimento della storia fino alla sua abbondante metà.
    L’identità del terzo uomo è alla fine per Martin la soluzione del misterioso incidente di Lime. Ma nel gioco delle tre carte insegnatogli da Lime anche stavolta l’amico Martin è caduto nel tranello.
    Così inizia la caccia all’uomo e con l’entrata in scena di Orson Welles, si puoi dire che il film decolli.
    Eccezionale la fotografia coadiuvata da alcune inquadrature che creano suggestioni spaziali infinite: gli effetti chiaroscurali della luce prodotta sui mattoncini delle volte e sulle acque sotto i collettori fognari, accentuati da prospettive frontali prive di punti di fuga. Infine le dita che fuoriescono dal sottosuolo rappresentano il livello più alto raggiunto nella rappresentazione espressionistica del bianco e nero.
    Un film la cui lingua e suono vanno assolutamente preservati nella loro forma originale.

    P.S. Complimenti per l’ottima ed esaustiva scheda del film preparata per Visioni. Veramente molto utile e ben fatta.

    A.S.

  3. Sergio
    20 Aprile 2015 a 22:41 | #3

    Il film si svolge in una Vienna da poco uscita dalla Seconda Guerra Mondiale. La città è divisa in quattro zone di occupazione (americana, inglese, russa, e francese) e si respira un clima di caos e incomprensione. La visione del film in lingua originale sottotitolata aiuta a comprendere e "vivere" questa situazione. La città è il regno dell’illegalità, tutti hanno un segreto o qualcosa da nascondere, niente è come sembra …

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