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Interviste visionarie – (17/2/15) – [Visioni Eventi]

L’estate scorsa, davanti ad una telecamera, alcuni visionari hanno parlato di cinema e di Visioni. Tutto in maniera molto informale, divertendoci a diventare protagonisti delle nostre visioni. Passare per una volta dalla poltroncina della sala allo schermo, in un gioco tipicamente “visionario”.
Il risultato? Poco più di 70 minuti di parole e pensieri sul cinema, sui film che amiamo, sull’incontro con Visioni e la scoperta di vivere insieme la passione per settima arte.

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  1. Luigi
    18 Febbraio 2015 a 10:55 | #1

    Come ho già avuto modo di fare ieri sera, volevo fare i complimenti a tutti gli intervistati, per il modo brillante con cui hanno esposto il loro pensiero sul cinema e sull’esperienza visionaria. Personalmente, durante le singole interviste fatte con ognuno, mi ha impressionato la padronanza nel saper dare contributi e spunti interessanti su come viviamo questa nostra passione. Ancora una volta si è avuto modo di (ri)scoprire tanti film, ripercorrere la nostra esperienza “formativa” nelle sale frequentate fin dall’adolescenza, su come viviamo i nostri rapporti con gli altri e quanta voglia si ha di confrontarsi e approfondire.
    E’ stata per me una bellissima esperienza e ieri sera vedere contemporaneamente le persone in sala e sullo schermo è stato molto particolare ed intrigante.
    Non è facile stare al di qua della macchina da presa, e soprattutto, per quanto sia stato minimale il lavoro rispetto ai veri film, ho capito quanto non sia semplice fare del cinema e quanto lavoro ogni regista infonde in quello che crede nella speranza che il pubblico apprezzi e si diverta.
    “Niente è facile” diceva Geraldine Chaplin in “Parla con lei”….
    Però i visionari sullo schermo hanno reso tutto così leggero e profondo
    Bravissimi tutti!!!

  2. Tano
    18 Febbraio 2015 a 13:54 | #2

    Se la matematica, trattata col frullino magico UltraVision, riuscisse a mettere insieme e a “lavorare” tutte le interviste di ieri, gruppo per gruppo, montandole (come si fa con la panna o la mayonnaise), ne otterremmo una sostanza strana (Visionite?), che potrebbe rappresentare, con il contributo di tutti gli elementi (pur eterogenei e qualche volta contraddittori), la media ponderata di quello che è, sente, e vuole essere un Visionario.
    E potremmo notare, misurando i “valori” di ognuno e mettendoli a confronto con quella strana improbabile sostanza ottenuta, che lo scarto fra quelli di ognuno e il termine di paragone, sarebbe, pur sempre diverso, ma estremamente ravvicinato.
    Quali conseguenze trarre da questo esperimento?
    Che ieri è andata in parata una comunità con valori diffusamente condivisi (ma non parlavamo di cinema?), con un modo di conservare la memoria di sé, della propria infanzia, del mondo complesso ed intricato di ricordi e sensazioni, molto simile (pur con tutte le differenze di età, sesso, luogo di nascita, censo ecc.). Un comune sentire affinato, accresciuto, curato proprio dal partecipare al gustosissimo rito delle visioni comuni di cinema, del mangiare insieme dopo la cerimonia e dello scriverci sopra sotto attorno.
    L’appartenenza ad un gruppo, che naturaliter si sfilaccia, riceve nuovi apporti, si modifica senza mai cambiare natura, fa crescere un forte senso di appartenenza, quello che un buontempone ieri sera definiva “Orgoglio Visionario”.

  3. Piero
    18 Febbraio 2015 a 14:30 | #3

    Ieri, da un insieme di interviste, abbiamo visto un vero film che ne è stato ricavato. Si, è vero che anche noi intervistati ce la siamo cavata bene, ma il merito va soprattutto al “regista-sceneggiatore” che ha saputo dare forma di spettacolo al materiale bruto.
    E, come ben sappiamo, non è per niente un compito facile. Molti autori televisivi e cinematografici sono riuciti a farne film noiosissimi.
    Bravo a Luigi che ne ha invece tratto un risultato molto interessante e pieno di contenuto. Ne sono veramente contento (ogni scarrafone è bello a mamma sua?).

  4. Alessandro
    18 Febbraio 2015 a 17:27 | #4

    Anche per me è stata una bella esperienza quella di ieri.
    Perché i contenuti che comunica quest’arte – da noi tutti apprezzata, condivisa e filtrata attraverso le singole esperienze filmiche ed esistenziali – sono, allo stesso tempo, estremamente semplici e complessi.
    Nessuno degli intervistati, mi sembra, abbia in alcun modo forzato, da un punto di vista concettuale, ciò che prova quando partecipa alla propria visione; e, al contempo, ognuno di loro ha dimostrato una complessità di percezioni, interpretazioni, emozioni che sono il risultato di anni cumulati di visioni collettive e personali.
    Un merito va sicuramente riconosciuto a Luigi, per la sua passione debordante per il cinema. Che spesso concilia o confligge punti di vista, ma sicuramente anima il gruppo e consolida visioni e cognizioni.Questo ottimo lavoro gli rende onore.
    È altrettanto buffo come le emozioni che il cinema trasmette diventino esplicite quando lo schermo le risveglia dalla memoria.

    Alessandro

  5. Rita
    18 Febbraio 2015 a 19:26 | #5

    In onda ricordi e pensieri, piccole confessioni ed intime emozioni nella platea visionaria. Tra risate, riflessioni e sensazioni in libertà, quante cose abbiamo svelato e condiviso in una serata!
    Uno spazio aperto dove ognuno ha potuto ricordare e raccontare a se stesso e agli altri in modo naturale e viscerale storie personalissime, parlare di sentimenti, di memorie, di sogni, di legami che uniscono al di là della ragione, che se ne stanno a metà fra le reazioni chimiche dei nostri corpi e le nostre personali, private “affinità elettive”, dove l’io dello schermo, diventava il noi della sala. Grazie alla caparbietà, all’ironia, all’abilità, alla passione del nostro timoniere con il quale ci siamo avventurati in questi anni alla scoperta di terre inesplorate, senza perdere la rotta, che ci ha restituito per un momento su quello schermo la bellezza della spontaneità, che ha sempre scommesso con entusiasmo su una così disomogenea, curiosa, sensibile e anarchica ciurma. La magia del cinema ha creato tutto il resto.

  6. Rossella
    18 Febbraio 2015 a 21:42 | #6

    Un grazie grande a Luigi, amico infaticabile e generoso, che ha permesso ad ognuno di noi di raccontare le ragioni dell’amore per il cinema … Un amore che ci accomuna e ci fa superare la stanchezza di estenuanti giornate di lavoro, temporali e traffico impazzito pur di avere la gioia e il privilegio di vedere insieme un film. Anche la pizza e la birretta, però, sono una gran bella consuetudine. Ho scoperto che un buon 70% dei Visionari erano degli assidui frequentatori di sale parrocchiali…Dalla Parrocchia al Detour, vi è andata benissimo!

  7. Sergio
    18 Febbraio 2015 a 23:44 | #7

    E’ buffo come i colori del mondo divengano veri soltanto quando uno li vede sullo schermo. La nota frase di Alex da sempre inno dei visionari non a caso è stato l’incipit del documentario visto ieri. Per la prima volta sullo schermo abbiamo assistito alla vera forza di Visioni. E’ buffo rendersene conto solo quando uno li vede tutti insieme sullo schermo del Detour dopo 100 e passa film visti in compagnia. Ma è stato proprio così. Per la prima volta ci siamo confessati e abbiamo condiviso forse senza rendercene conto all’inizio anche dei pensieri o dei segreti personali senza timore alcuno. Merito a Luigi che ha saputo in fase di montaggio valorizzare la visione con l’aggiunta di fotogrammi, di locandine o di video citati dagli intervistati e la ricerca sofisticata degli inserti musicali. Anche la colonna sonora di In the mood for love!!!
    Anche questa volta tutto ritorna.

  8. gianni
    19 Febbraio 2015 a 1:23 | #8

    Bene! Anche questa è fatta. Ora i personaggi del film, anziché scendere dallo schermo alla sala, sono saliti dalla sala allo schermo. Il gioco del cinema ha invertito le parti. Il gioco dell’immaginazione che inventa il cinema, ora ha immaginato noi stessi. Il cinema e la vita, quella che ci rappresentiamo tutti i giorni, che interpretiamo come attori quotidiani, sono poi così diversi fra loro? Forse l’unica differenza è il punto di vista. A volte in sala, a volte sullo schermo. Ma sempre d’immaginazione si tratta.
    Proviamo a riflettere su come ci siamo visti ieri nelle interviste. Ci siamo piaciuti. In fondo ci siamo visti così come ci immaginiamo o come pensiamo che gli altri ci immaginano. Questo, oltre ad essere il risultato di una paziente costruzione e montaggio, è anche frutto dell’immaginazione del nostro regista che, con caparbietà e anni di paziente lavoro, ha saputo immaginare e proporre la visione di VISIONI, come terra promessa, ove realtà e immaginazione trovano, con pari opportunità, diritto di cittadinanza. Ha saputo inanellare una serie di proposte cinematografiche (è recente la celebrazione del 100° film) che, coerentemente alla linea editoriale, hanno sempre fornito la materia prima sulla quale riflettere, esprimersi, confrontarsi, in un gioco fra realtà e finzione, verità e immaginazione. Ha saputo estrarre e mantenere in equilibrio biologico, la linfa vitale dell’idea VISIONI: il pensiero degli altri visionari, di per se il vero collante di questa iniziativa collettiva. L’arte non esiste se non è condivisa, se non fa vibrare sulla medesima frequenza, se non crea empatia.
    La “terra promessa” è dunque ora abitata e i suoi cittadini ne hanno vissuto l’esperienza, il senso di appartenenza è acquisito, l’identità individuale e collettiva, come visionario, è lì proiettata sullo schermo. E ci piaciamo!

  9. Sergio
    23 Febbraio 2015 a 17:57 | #9

    Scusate se vi ricordo che nell’intervista fatta in quel di fine settembre nel citare un regista a caso ho fatto il nome del messicano Inàrritu che stamattina all’alba solo lui ha vinto tre statuine: 1) Miglior film, 2) Migliore regia, 3) Migliore scenegiatura originale con un film scomodo per l’Academy e il mondo hollywoodiano in genere… “Birdman” appunto.
    Come che si dice da queste parti …
    Tutto ritorna.

  10. Luigi
    23 Febbraio 2015 a 18:10 | #10

    Sergio, all’Academy awards avevano visto in anteprima la tua intervista e non potendo fare a meno di smentire un cinefilo come te hanno dato le statuette ad Inàrritu :-)

  11. Sergio
    23 Febbraio 2015 a 21:59 | #11

    L’Academy al Detour a vedere le interviste?
    Forse hai ragione, ti ricordi quel tizio all’ingresso che sembrava smarrito

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