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“L’udienza” – (11-11-14) – [Visioni 102]

L’Udienza (Marco Ferreri -Italia 1972)

Uno dei film più maturi di Marco Ferreri, profondo e ricco di riflessioni sul potere, in cui il regista, nel suo consueto stile ricco di grottesco, rappresenta attraverso una sorta di parabola la vita umana.

Amedeo è un timido ragazzo cattolico il cui più grande desiderio è

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  1. Luigi
    12 Novembre 2014 a 9:00 | #1

    Coraggioso, surreale, provocatorio, onirico. Tanti altri aggettivi potrebbero essere usati per definire in una “sintesi estesa” il cinema di Ferreri e questo suo film in particolare. Gli echi del cinema di Bunuel, Fellini, Bellocchio nelle sequenze dell’Udienza dove tra tanti (bravi) attori giganteggia l’alieno Jannacci. Alieno nel modo di essere, nell’aspetto, nell’improbabile fisicità, nella sua non-recitazione, nel suo personaggio.
    Il film è una continua simbolica rappresentazione della ricerca dell’uomo di capire, di essere, di avere uno scopo di pensiero e di integrazione. Follie e razionalità, perdizione e normalità, famiglia e religione, dissolutezza e fanatismo. Personaggi oscuri che circondano “l’angelico” Amedeo… sacerdoti misteriosi, istituti di redenzione, militari rivoluzionari, principi(?) maniacali, poliziotti stupidi e servi, e in fondo, o in alto, da qualche altra parte ..la figura del papa, dei papi, della chiesa, dei santi, la mercificazione di oggetti sacri. “Odore” di fanatismo, “Profumo” di medioevo, “sensazione di follia”.
    A tratti l’attesa di Amedeo nel colonnato richiama quella di San Francesco che aspettava di avere “Udienza” da Innocenzo III. Un film che oggi forse risente dei suoi anni (come sono distanti i film degli anni 70) ma allo stesso tempo attuali. I film di quel periodo sbocciati subito dopo il 68 e specie in Italia con gli anni di piombo che accendevano sensazioni di rivoluzione e destabilizzazione.
    E al centro la figura della chiesa, l’influenza della sua potenza (mi veniva in mente la famosa lettera di Paolo VI ai brigatisti per la liberazione di Moro….così potentememente vuota…).
    Cosa doveva dire Amedeo al papa non si sa. Cosa vorrebbero chiedere al papa tutti…non si sa. L’uomo che alla fine si sostituisce ad Amedeo e che innesca un nuovo folle giro di giostra, non sarà l’ultimo. Una sequenza infinita di “domande irrisolte”, di bisogno di “udienza”….tutti come Amedeo per chiedere, capire, essere ascoltati….

  2. gianni
    12 Novembre 2014 a 19:35 | #2

    Tra i molti piani di lettura, tutti possibili, del film “L’udienza” di M. Ferreri, ce n’è uno che istintivamente scelgo: non quello politico, non quello religioso, nemmeno quello sociale, ma quello più intimista, filosofico, della ricerca dell’uomo del senso e dello scopo di vivere.
    Il primo indizio di questa mia interpretazione sta nella scena finale, che è una scena disperata (Amedeo muore con un sorriso amaro) e lascia il posto a un altro personaggio che ricomincia il suo percorso di ricerca, ma un oscuro presagio ci racconta già che anche quest’ultimo fallirà.
    Un altro indizio sta nel fatto che Amedeo non sta cercando un posto nel “castello” della società umana dove trovare risposta alla sua domanda (quella che vuole sottoporre al Santo Padre), non cerca una risposta strutturata e incasellata nei mattoni che sostengono l’architettura della società (quella civile o quella religiosa che sia). Anzi, questi “mattoni” lui li incontra strada facendo lungo il suo percorso di ricerca e nel film, sono tutti gli altri personaggi che lo ostacolano, lo bloccano, tentano di dissuaderlo, dai poliziotti, ai burocrati, ai prelati gerarchi e perfino al personaggio della sensuale prostituta Aiché (una splendida Claudia Cardinale) che, pur essendo anche lei perfettamente inserita nel sistema, è comunque capace di manifestare amore fino ad accettare di diventare madre del figlio di Amedeo. Ma Amedeo non accetta. E allora che vuole?
    Da questa domanda, scatta l’indizio che illumina il sospetto: non sarà forse che Amedeo, nel suo anelito verso la ricerca di umanità stia cercando la strada per superare i limiti del pensiero umano, limiti che impediscono la comprensione del senso e dello scopo dell’esistenza, limiti materiali che impediscono agli occhi (con o senza telescopi) di vedere oltre i confini dell’universo, limiti del linguaggio (inteso come sistema concettuale consapevole e condiviso) che non riescono a elaborare ciò che non possiamo vedere e, soprattutto che non ci consentono di comunicare con gli altri come noi vorremmo? Non sarà che Amedeo, piuttosto che un percorso attraverso le stanze del Vaticano, non stia facendo un percorso intellettuale sulla limitatezza delle possibilità di conoscenza umana? Non sarà forse che Amedeo finisce per morire disperato quando scopre che non ha altra possibilità che rappresentarsi la realtà e la verità dell’esistenza soltanto attraverso le limitazioni della propria mente, che non potrà superare mai perché troppo grande è l’universo, troppo grande è il mistero? Non sarà forse che Amedeo nel momento della sua morte accenna un sorriso amaro perché ora ha capito che i gendarmi, i burocrati, i prelati, “il potere”, che hanno ostacolato il suo incedere verso il Papa, non sono altro che la rappresentazione materiale e fisica dei limiti della nostra capacità di capire e che diventano i mattoni della struttura organizzativa della società civile da noi stessi creata?
    …..

  3. Sergio
    15 Novembre 2014 a 13:59 | #3

    Marco Ferreri, il regista che venne da futuro (2007)

    http://youtu.be/wO4v7dLAZC4

    Mario Canale rende omaggio al grande regista raccontandolo alla sua maniera.
    “Anticonformista, provocatorio nei modi, serio nell’opera, sperimentatore è sempre all’avanguardia”

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