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“Detour” (14-10-14) – CentoVisioni [100]

Abbiamo festeggiato la visione n°100 .Più di otto anni fa prendeva il via la nostra “avventura” e, poiché il cineclub è stata la sede che ci ha accolto con grande affetto e simpatia, abbiamo proiettato il film “Detour” di Edgar G. Ulmer (Usa 1946). Un classico noir degli anni cinquanta e allo stesso tempo un omaggio alla nostra sede naturale delle visioni.

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Video presentazione cinema noir

Trama: Al Roberts è un semplice pianista di un night newyorkese che

decide di raggiungere la propria fidanzata trasferitasi a Hollywood per cercare fortuna. Non avendo a disposizione i soldi sufficienti per affrontare il viaggio, Al si abbandona al proprio destino facendo l’autostop, ma il viaggio gli riserva le più agghiaccianti e inverosimili sorprese. Rifugiatosi a Reno, Al ripensa alla folle avventura vissuta incapace di comprenderne il significato.

Scheda del film “Detour”

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  1. Piero
    15 Ottobre 2014 a 5:48 | #1

    Una lista dei 25 migliori “film noir” classici americani.
    Non l’ho fatta io, ma ne condivido le scelte.
    Questo è il link per l’elenco: http://www.imdb.com/list/ls005574306?ref_=tt_rls_1
    Molti di quei film li abbiamo visti a Visioni.

  2. Daniele Lupi (Detour)
    15 Ottobre 2014 a 11:33 | #2

    Grazie a te Luigi e grazie a tutti i “visionari” da parte di tutto il Detour.
    Grazie per quella stupenda locandina di dolls (per di piu’ autografata!!), cosi’ mi sentiro’ ancora piu’ a casa al Detour :)
    Auguri a tutti voi per i prossimi 100 film. gia’ dal 101esimo avete da consumare un credito di vino (o di bibite o di quello che volete voi) che non avete esaurito ieri sera.
    A presto,
    Daniele Lupi

  3. Isabella
    15 Ottobre 2014 a 12:28 | #3

    Interessante incursione in un genere noto a tutti ma personalmente poco frequentato. Nell’ingenuità del bianco e nero e nella sua intensità, le tracce di una tecnica di utilizzo delle luci ammiccante, che sostituisce l’espressione dei volti degli attori ancora non avvezzi alle future tecniche dell’Actor Studio. Il graduale spegnersi della luce dall’inizio del viaggio in autostop fino alla claustrofobia dell’appartamento e del locale del jukebox, ci consegna all’atmosfera della personale discesa agli inferi del protagonista. Il fascio di luce orizzontale che illumina i suoi occhi nel buio circostante sottolinea un momento di rivelazione e di presa di coscienza dell’impossibilità di uscire dall’incubo.
    E poi mi hanno fatto tenerezza le riprese esterne, il paesaggio ricostruito dietro la cabrio in viaggio, la notturna con la riproduzione artificiale della pioggia incessante, e i passaggi bruschi tra le scene… tutto aveva un’aria un po’ archeologica, ma anche questo è il bello di un bel film degli anni 50. Ad un buon regista non occorrono effetti speciali.
    Riguardo alla sceneggiatura ho apprezzato il finale rarefatto, quasi aperto, sperando che l’auto della polizia fosse un incubo più che un fatto reale. E coltivato un dubbio: ma la fidanzata a Los Angeles, cosa faceva sulla poltrona damascata?!?
    Penso che lo rivedrò, insieme alla lista dei noir fornitaci dal grande Piero.

  4. Tano
    15 Ottobre 2014 a 12:57 | #4

    Un film liso, sdrucito, illeggibile in certi punti, sfocato, con la sfiga che lo intreccia e lo soffoca. Appeso al gancio della soffitta, distilla e fa colare per noi rivoli di piacere, pochi ma densi: l’atmosfera d’antan completa l’opera. Sembra precorrere tanto buon cinema dei decenni successivi, con l’omino che cammina per strade che non sceglie, diretto irrinunciabilmente verso destini imprevedibili. E la donna, moderna, forte, consapevole, decisa, ma anch’essa accomunata (legata?) all’uomo sconosciuto e forse atteso, che la conduce al termine del viaggio.
    Detour, non più o non solo come “deviazione”, ma come “digressione”, “devianza”.

  5. Luigi Viggiano
    15 Ottobre 2014 a 13:32 | #5

    Indiscutibilmente il cinema noir ha un fascino tutto particolare. Ieri ne parlavo con qualcuno prima della visione su come sia allo stesso tempo “sfuggente” e “circoscritto”. Un pò come il canovaccio dei western: il cattivo, il buono, la bella, il saloon….Nel noir c’è la bella, il buono, la città di sera, il bar….
    Non è facile definirlo in pieno ma di certo le immagini dei film degli anni 40-50 sono nella memoria collettiva (come dice anche nella presentazione Claudio G.Fava). Siano tutti cresciuti con questi film che in televisione hanno accompagnato la nostra formazione cinematografica e che passavano di sera spesso e addirittura nei famosi mesi estivi di mattina in tv. Che evento!!
    Come dice Isabella rivedendo questi film ci si accorge di quanti registi contemporanei hanno attinto a piene mani dai loro predecessori. L’importanza di avere film con grandi storie a discapito della qualità anzichè essere bombardati da clip impazziti solo per nascondere la banalità di trame insulse e poco significative. Allora ben vengano i fondali finti, le corse in macchina con i due in primo piano su un’evidente auto finta, le musiche sinuose e morbide. Mi verrebbe quasi da dire..che nostalgia!
    Sarebbe bello fare una settimana solo di noir, passando da Bogart a Mitchum, da Barbara Stanwyck a Edward G. Robinson, Glenn Ford e Rita Hayworth e tantissimi altri.
    Interessante poi l’accostamento al cinema “polar” (il noir francesce) dove tutti noi abbiamo fatto il tifo per i cattivi (che poi tanto cattvivi non erano) perchè avevano le facce rassicuranti di Delon, Gabin e Belmondo.
    W il noir, W detour, W il cinema

  6. Sergio
    15 Ottobre 2014 a 23:59 | #6

    A Visioni capita di vedere (o rivedere) un vecchio film americano degli anni 40 in un B/N sbiadito. Può subito far pensare ad un film datato e fuori luogo, invece occorre riflettere su come quel vecchio e glorioso cinema noir continua ancora a influenzare il cinema moderno.

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