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“La notte brava” (13-5-14) – Visioni [98]

Regia di M. Bolognini (Italia 1959)

Due borgatari de’ Roma, Scintillone e Ruggeretto, a Caracalla fanno salire in macchina due giovani prostitute, Anna e Supplizia, che stavano litigando per motivi di “zona”, allo scopo di passare inosservati alla polizia mentre tentano di piazzare alcuni fucili rubati…

 

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Sequenze dal film:

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  1. Luigi
    14 Maggio 2014 a 12:54 | #1

    Bolognini “traduce” Pasolini girando un film onesto e lineare. Posiziona bene la macchina da presa e la muove con una certa eleganza. Racchiude la storia “balorda” in un tempo che delinea i turbamenti, i desideri e le paure di un’umanità che non ha regole e legami….siano essi ragazzi della borgata o della roma-bene. Anzi a tratti sembra che la perversione più torbida sia dei ragazzi ricchi che rasentano una forma di violenza ancora più decisa e deviante.
    Pasolini nel film c’è e non c’è. Di certo dirà la sua poco tempo dopo con la visionaria e poetica regia di “Accattone”. Ne “La notte brava” la commedia si spinge ai limiti del sociale non affondando e non “sporcandosi le mani”. Restituisce anche una Roma simile a quella felliniana e riesce bene nell’evidenziare alcuni tratti dei personaggi.
    La visione del film, come si diceva ieri sera, completa un filo di storie simili e allo stesso tempo diverse (I vitelloni, La dolce vita, Una vita violenta, Poveri ma belli…)
    Belle le scene dei ragazzini che rubano un ala di un vecchio bombardiere ….quasi come a portarsi via la guerra da poco finita, le sequenze nei campi irrigati dove la prostituta sogna un bacio d’amore vero, commovente l’interno della casa con la mamma, il marito malato e quattro marmocchi di cui uno che canta (bene) per guadagnare mille lire. Le stesse mille lire che verranno buttate via nella significativa scena finale, quando ormai non c’è più niente da spendere o da comprare e l’alba riporterà tutto come prima….tra poveri desideri e la ricchezza della gioventù.

    (rimando anche a: http://delcinema.blog.tiscali.it/2010/03/21/bellissime/)

    Luigi

  2. gianni
    15 Maggio 2014 a 0:31 | #2

    La notte brava di M. Bolognini, tratto dal romanzo “Ragazzi di vita” di P.P.Pasolini.
    E aggiungo: liberamente tratto dal romanzo di Pasolini. Non perché nella narrativa siano state introdotte modifiche alla storia raccontata (del resto lo stesso P.P.P. è stato lo sceneggiatore del film e non avrebbe permesso correzioni pesanti alla sua opera letteraria ispiratrice del fim), ma perché gli occhi del regista, vera macchina da presa da quando il cinema esiste, non erano e non sarebbero mai potuti essere, in questo film, gli occhi di Pasolini.
    Chissà se davvero la scelta di P.P.P. di mettersi lui in prima persona a fare il regista, non sia nata proprio a seguito di questa esperienza sul set condivisa con Bolognini!
    I due intellettuali sono profondamente diversi. Poeta e destrutturato scrutatore della profondità dell’anima umana il primo, architetto di costruzioni cinematografiche e osservatore esterno delle strutture culturali della società umana, il secondo.
    Insomma, se entrambi osservano la stessa scena o leggono lo stesso romanzo e poi ce lo raccontano, pur parlando della stessa cosa, noi vedremo due cose diverse. Come “Accattone” e “La notte brava”.
    Il primo, con quel vissuto di vita vera in quegli ambienti di periferia urbana e sociale, di degrado etico e civile, di speranza e disperazione, in cui nonostante tutto ha sempre cercato la bellezza . E l’ha trovata.
    Il secondo, attento osservatore di quel mondo, ha letto il romanzo “Ragazzi di vita” per poi raccontarcelo così come i suoi occhi l’hanno visto. E allora … accade che gli attori, giovani eppur bravi nella recitazione, nella loro borghese perfezione estetica, non siano credibili personaggi di quella storia. E allora … accade che i personaggi, seppur fedeli al testo letterario, appaiano come una rappresentazione formale.
    Il film ” La notte brava” a mio avviso, getta il seme di quella narrativa cinematografica che nei film di P.P. Pasolini diverrà Poesia.

  3. Tano
    15 Maggio 2014 a 18:05 | #3

    Costretto a casa da malesseri, privato della vostra compagnia, ho (ri)visto il film di Bolognini in modo da stare a paro. Voglio dire solo poche cose.
    Il romanzo da cui è tratta la sceneggiatura (entrambi di PPP) è scritto sulla carta vetrata. Ma il mondo degli ultimi, dei diversi, dei deboli, degli emarginati è sempre riscattato e purificato dal rapporto d’umana pietà e di denuncia sociale che corre fra l’autore e le sue creature. Bolognini dimentica l’insieme per il frammento, ben fatto, elegante, borghese; dimentica il giudizio morale che sempre c’è in PPP per la sensazione. Bolognini passa senza difficoltà dagli ambienti borghesi e provinciali ai teppisti e alle prostitute romane.
    Pasolini non c’è più, Bolognini è morto nel 2001; Sorrentino lavora per l’oscar, ma giovani scrittori romani neanche trentenni s’infognano nella romacloaca per raccontarne le nuove notti, le nuove vite e le nuovi morti. Ho letto "Domani non sarò qui" di Giulio Messina, Marsilio, e ve lo consiglio.

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