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“Treno di notte per Lisbona” (29-4-14) – Visioni [97]

Un uomo, un giorno di pioggia, un ponte, una ragazza che vuole suicidarsi e un libro. L’uomo salva la ragazza: lei fugge e a lui rimane nelle mani un impermeabile con un libro nella tasca e un biglietto di sola andata per Lisbona.

Abbandona tutto e prende quel treno di notte. Il viaggio sarà un sogno e un tuffo nel passato che ci porta nell’ormai lontano 1974 alla rivoluzione dei garofani…

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  1. Luigi
    30 Aprile 2014 a 10:01 | #1

    Di recente era successo con "No-i giorni dell’arcobaleno", ed in parte con "I lunedì al sole". La storia, quando diventa storia, ricorda i momenti salienti delle rivoluzioni, delle guerre, delle conquiste dell’uomo. Ma ci sono le storie degli uomini, i piccoli drammi, i grandi slanci che compongono il quadro più vasto ma che col tempo svaniranno agli occhi futuri. Il film di ieri sera ne è la prova. Dietro le conquiste della libertà (in questo caso la rivoluzione dei garofani in Portogallo del 1974) drammi e avventure di giovani uomini e donne che hanno il coraggio di vivere osando e seguire ideali e passioni. Il professor Gregorius "salta la barricata" salendo su un treno e fa i conti con la storia, sua e degli altri.
    Il cinema, così, raccontando una storia ne fa scoprire altre, una dentro l’altra, come una matrioska infinita.
    Abbiamo ritrovato ieri la Lisbona di Wenders (sempre a proposito di film), di "Sostiene Pereira" e l’abbiamo nuovamente vissuta attraverso le vicende di Amadeu Prado, Jorge ed Estefania.
    In fondo la visione di un film è come salire su un treno di cui non si conosce la direzione. Storie dentro storie….

  2. Sergio
    2 Maggio 2014 a 15:45 | #2

    Tratto dall’omonimo romanzo di Pascal Mercier "Treno di notte per Lisbona" non è il primo bestseller riadattato per il cinema dal regista danese Bille August (La casa degli spiriti, Il senso si Smilla per la neve).
    L’idea di partenza è molto classica: un professore di mezza età spento e noioso sfugge dalla routine quotidiana di una piovosa Berna per inseguire storie e intrecci in una bella Lisbona. Ed è proprio la cornice della città portoghese la caratteristica più interessante del film.
    Inoltre Lisbona e la storia della dittatura di Salazar sono soggetti che il cinema contemporaneo non ha mai approfondito e questo poteva caratterizzare il film in maniera determinante. Purtroppo però August non è riuscito nell’intento di sfruttare al meglio queste potenzialità. Alla fine ha firmato un lavoro che lascia dietro di sé un po’ di rimpianti.
    Il regista ha cercato di confezionare un film "classico" finendo però per essere molto didascalico. L’utilizzo del flashback è intelligente e funzionale. A mio avviso alcune scene come quella dello studio oculistico e il finale sono risultate troppo poco originali. Per fortuna c’è Irons e gli altri attori a salvare "Treno di notte per Lisbona", rendendolo in sintesi gradevole e in alcune parti interessante. Ottima fotografia, piacevoli le musiche. La grande bellezza di Lisbona fa la sua parte (location stranamente poco struttata nel cinema).
    L’impressione finale è quella di un film romantico ambientato in un periodo storico a dir poco drammatico. Forse saranno gli stessi portoghesi che vogliono dimenticare la storia della dittatura di Salazar, ma il compito del cinema è anche quello di affrontare e approfondire tematiche scomode.

  3. Rita
    7 Maggio 2014 a 15:31 | #3

    Una fuga, un viaggio, la libertà, il mistero: si inverte la rotta e la vita si capovolge in un attimo, quel bisogno di cambiare ti viene a cercare e rovescia quell’esistenza quotidiana sospesa nel vuoto, priva di senso, quel grigio del mondo che si vorrebbe ridipingere con tutti i colori .E’ questo che accade a Gregorius o che Gregorius fa in modo che accada saltando su quel treno in corsa verso l’avventura (è illuminante la scena alla stazione, il professore vestito di grigio, nella stazione di cemento grigio tra binari e treni grigi, che stringe tra le mani il cappotto rosso della ragazza, è quel fil rouge che Gregorius nel mezzo della sua vita decide di inseguire).
    Tutto sfreccia insieme a quel treno e su quel treno sceglierà di abbandonare la vita solitaria, monotona e ripetitiva per rinascere, attimo per attimo. Bella storia per la trama di un libro o per sognare davanti a un film, ma il film è troppo realistico e monotono per liberare il sogno, troppo dispersivo e poco incisivo per evocare la forza della storia.
    Molto Belle le immagini del professore che percorre i pittoreschi vicoli di una Lisbona dal fascino malinconico, sbiadita e triste come la sua stagione della vita. Un po’ Retorico, un po’ scontato, prevedibile, non mi ha emozionato, non mi ha convinto. Non sono riuscita a trovare nel film quello che ci descrive Luigi, la storia drammatica del Portogallo, solo evocata, rimane troppo sullo sfondo e i sentimenti del professore troppo poco indagati. Forse una mia lettura disattenta, forse se lo avessi visto nel buio della sala anziché a casa in TV sarebbe cambiato qualcosa?

  4. Luigi
    7 Maggio 2014 a 19:08 | #4

    L’intervento di Rita mi consente di fare ancora una riflessione su questo tipo di cinema come quello espresso dal film di August. Sono d’accordo che non è un cinema che emoziona o scuota gli animi particolarmente. Non a caso avevo citato “No i giorni dell’arcobaleno” e mi vengono in mente altri film come “Missing” di Costa Gravas oppure tanti film sull’olocausto o sulle guerre. Quello che volevo dire nel mio precedente commento è che alcune opere svolgono una funzione, per così dire, “sociale”, riducendo l’aspetto emotivo e puntando allo scopo di mascherare dietro una storia la divulgazione di storie avvenute negli anni in altri paesi. Vedi il Cile dell”arcobaleno”, il Portogallo di “treno di notte”, L’argentina di “Tetro” ecc.. E’ come se il cinema potesse ridurre le distanze tra noi e la Storia, che quando diventa cronaca può di certo non entusiasmare. Il film di August è coerente con il suo modo di raccontare. Colori pastosi, atmosfere rassicuranti, toni contenuti. Rita ha ragione dicendo che forse è un’occasione perduta e che il tema poteva scaldarsi con toni più “politicamente non corretti”. Manca insomma quel graffio che incide la visione.
    Però a bene vedere ci sono tanti temi…l’amicizia, il senso della vita, le dittature, gli slanci delle rivoluzioni, come eravamo e cosa siamo, il tempo, l’amore, la vita che vorremmo…
    Non sto difendendo il film tantomeno contraddire il parere di altri. A volte una storia viene raccontata e ci da l’opportunità di approfondire, incuriosirci, usare un film per lanciarsi sui futuri con lo stessa tema, per confrontare, raccogliere, pesare.
    E’ un pò il senso dei nostri incontri. Ogni film aggiunge qualcosa e noi galleggiamo con loro.

  5. Rita
    8 Maggio 2014 a 16:48 | #5

    il senso dei nostri incontri è anche quello che ci fa rivedere un film grazie ad un altro punto di vista e ogni volta ci fa scoprire piani e dimensioni diverse che ad una prima lettura spesso non cogliamo perchè l’aspettativa personale va in altra direzione o più in alto. Aggiungo questo film tra quelli che rivedrò dopo i vostri commenti che per usare le parole di Luigi aggiungono sempre qualcosa alle nostre visioni.

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