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“A ciascuno il suo cinema” (17 dic 2013) -Visioni [91]

(Chacun son cinéma ou Ce petit coup au cœur quand la lumière s’éteint et que le film commence (t.l. A ciascuno il suo cinema o Quel piccolo tuffo al cuore quando le luci si spengono e il film inizia) è un film a episodi del 2007, concepito e prodotto da Gilles Jacob per festeggiare i 60 anni del Festival del cinema di Cannes e dedicato alla memoria di Federico Fellini.

È composto da 33 cortometraggi di circa 3 minuti l’uno, realizzati da altrettanti registi internazionali (in effetti 35, considerando le coppie dei fratelli Coen e Dardenne), sul tema del cinema, inteso come luogo fisico, sala cinematografica. Un 34esimo cortometraggio, realizzato da David Lynch, non è compreso nella versione cinematografica, ma sarà inserito solo successivamente, nell’edizione DVD. Il film è chiuso da un estratto da Il silenzio è d’oro di René Clair.

È stato presentato fuori concorso al 60º Festival di Cannes ed alla Festa del cinema di Roma.

*****

Arena estiva (Cinéma d’été)

Regia: Raymond Depardon

Montaggio: François Gedigier

 

Una bella giornata (One Fine Day)

Regia, sceneggiatura e montaggio: Takeshi Kitano

Fotografia: Shinji Suzuki

Scenografia: Norihiro Isoda

Interpreti: Beat Takeshi, Moro Morooka

 

 

 

Tre minuti

Regia: Theo Angelopoulos

Fotografia: Andréas Sinanos

Montaggio: Yannis Tsitsopoulos

Scenografia: Valérie Valero

Musica: Eleni Karaïndrou

Interpreti: Jeanne Moreau

Comprende un estratto dal film Il volo. Testo tratto dal film La notte.

Dedicato alla memoria di Marcello Mastroianni.

 

Al buio (Dans le Noir)

Regia e sceneggiatura: Andrej Kon?alovskij

Fotografia: Maria Solovieva

Montaggio: Olga Grinshpoun

Scenografia: Lioubov Skorina, Edouard Oganessian

Interpreti: Yola Sanko, Juris Laucinsh, Alexéï Grishine, Daria Gratcheva

 

Diario di uno spettatore

Regia: Nanni Moretti

The Electric Princess Picture House[modifica | modifica sorgente]Regia: Hou Hsiao-hsien

Comprende un estratto dal film Mouchette – Tutta la vita in una notte.

 

The Electric Princess Picture House

Regia: Hou Hsiao-hsien

Comprende un estratto dal film Mouchette – Tutta la vita in una notte.

 

Nell’oscurità (Dans l’obscurité)

Regia e sceneggiatura: Jean-Pierre e Luc Dardenne

Fotografia: Alain Marcoen

Montaggio: Marie-Hélène Dozo

Scenografia: Igor Gabriel

Interpreti: Emilie Dequenne, Jérémie Ségard

Comprende un estratto dal film Au hasard Balthazar (solo sonoro).

 

Anna

Regia e sceneggiatura: Alejandro González Iñárritu

Fotografia: Emmanuel Lubezki

Interpreti: Luisa Williams (Anna)

Comprende un estratto dal film Il disprezzo (solo sonoro).

 

Guardando il film

Regia: Zhang Yimou

Sceneggiatura: Zou Jingzhi, Zhang Yimou

Fotografia: Zhao Xiaoding

Montaggio: Cheng Long

Interpreti: Wan Liang (ragazzo), Li Man (ragazza), Lu Yulai (proiezionista)

 

 

Il Dibbuk di Haifa (Le Dibbouk de Haifa)

Regia: Amos Gitai

 

Lady Insetto (The Lady Bug)

Regia: Jane Campion

Fotografia: Greig Fraser

Montaggio: Alexandre de Franceschi

Scenografia: Andrew Short, Rebecca Cohen

Musica: Mark Bradshaw

Interpreti: Erica Englert (l’Insetto), Clayton Jacobson (l’Uomo), Genevieve Lemon, Marney McQueen, Clayton Jacobson (voci)

 

Artaud doppio spettacolo (Artaud Double Bill)

Regia: Atom Egoyan

Fotografia: Nick de Pencier

Montaggio: Susan Shipton

Musica: Michael Danna

Comprende estratti dai film Questa è la mia vita (la sequenza che contiene a sua volta l’estratto da La passione di Giovanna d’Arco) e Il perito .

 

La fonderia (Valimo)

Regia: Aki Kaurismäki

 

Recrudescenza (Recrudescence)

Regia: Olivier Assayas

Fotografia: Yorick Le Saux, Benoît Rizzotti, Léo Hinstin

Montaggio: Luc Barnier, Lise Courtès

Interpreti: Deniz Gamze Ergüven, George Babluani, Lionel Dray

 

47 anni dopo (47 Ans Après)

Regia: Youssef Chahine

Fotografia: Ramsis Marzouk

Montaggio: Ghada Ezzeldin

Interpreti: Yousra El Lozy, Karim Kassem

 

È un sogno (It’s a Dream)

Regia: Tsai Ming-liang

Interpreti: Lee Kang Sheng, Chay Yiok Khuan, Pearlly Chua, Norman Atun, Lee Yi Cheng

Occupazioni (Occupations)[modifica | modifica sorgente]Regia e sceneggiatura: Lars von Trier

Fotografia: Anthony Dod Mantle

Montaggio: Bodil Kjærhauge

Interpreti: Jacques Frantz, Lars von Trier

 

Occupazioni (Occupations)

Regia e sceneggiatura: Lars von Trier

Fotografia: Anthony Dod Mantle

Montaggio: Bodil Kjærhauge

Interpreti: Jacques Frantz, Lars von Trier

 

Il dono (Le Don)

Regia: Raoul Ruiz

Fotografia: Jacques Bouquin, Inti Briones

Montaggio: Valeria Sarmiento, Béatrice Clerico

 

Il cinema sul boulevard (Cinéma de Boulevard)

Regia: Claude Lelouch

Interpreti: Audrey Dana, Zinedine Soualem

Comprende estratti dai film Cappello a cilindro, La grande illusione, Quando volano le cicogne e Un uomo, una donna.

 

Primo bacio (First Kiss)

Regia: Gus Van Sant

Fotografia: Eric Edwards

Montaggio: Gus Van Sant, Eric Hill

Interpreti: Paul Parson (il proiezionista), Viva Las Vegas (la bagnante)

 

Cinema erotico (Cinéma Erotique)

Regia: Roman Pola?ski

Interpreti: Jean-Claude Dreyfus, Edith Le Merdy, Michel Vuillermoz, Sara Forestier,.

 

Traduzione non richiesta (No Translation Needed)

Regia: Michael Cimino

Fotografia: Francis Grumman

Montaggio: Gabriel Reed

Interpreti: Juliana Muñoz, Yves Courbet

 

Il suicidio dell’ultimo ebreo del mondo nell’ultimo cinema del mondo (At the Suicide of the Last Jew in the World in the Last Cinema in the World)

Regia: David Cronenberg

Interpreti: David Cronenberg, Jesse Collins, Gina Clayton

 

I Travelled 9000 km To Give It To You

Regia: Wong Kar Wai

Sceneggiatura: Wong Kar Wai, William Chang

Interpreti: Fan Chih Wei, Farini Chang, Yui Ling

Comprende un estratto dal film Agente Lemmy Caution, missione Alphaville (solo sonoro).

 

Dov’è il mio Romeo (Where Is My Romeo)

Regia: Abbas Kiarostami

Comprende un estratto dal film Romeo e Giulietta (solo sonoro).

 

Appuntamento all’ultimo spettacolo (The Last Dating Show)

Regia: Bille August

Sceneggiatura: Bille August, Casper Christensen

Interpreti: Frank Hvam, Kristian Ibler, Casper Christensen, Peter Hesse Overgaard, Anne-Marie Louise Curry, Peter Reichhardt, Joachim Knop, Sara-Marie Maltha

 

Maldestro (Irtebak)

Regia e sceneggiatura: Elia Suleiman

Fotografia: Marc-André Batigne

Montaggio: Véronique Lange

 

L’unico incontro (Rencontre Unique)

Regia e sceneggiatura: Manoel de Oliveira

Fotografia: Francisco de Oliveira

Montaggio: Valérie Loiseleux

Interpreti: Michel Piccoli (Nikita Kruscev), Duarte d’Almeida (Papa Giovanni XXIII), Antoine Chappey (segretario di Kruscev)

 

A 8.944 chilometri da Cannes (À 8944 km de Cannes)

Regia: Walter Salles

Fotografia: Mauro Pinheiro Jr.

Montaggio: Livia Serpa

Interpreti: Castanha e Caju

 

Guerra in tempo di pace (War in Peace)

Regia: Wim Wenders

Comprende un estratto dal film Black Hawk Down – Black Hawk abbattuto (solo sonoro).

 

Nel villaggio di Zhanxiou (Zhanxiou Village)

Regia: Chen Kaige

Fotografia: Zhao Xiaoshi

 

Lieto fine (Happy Ending)

Regia: Ken Loach

Interpreti: Bradley Walsh, Joe Siffleet

 

Epilogo (Epilogue) Estratto dal film Il silenzio è d’oro di René Clair.

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  1. Visioni
    18 Dicembre 2013 a 12:58 | #1

    “…o quel piccolo tuffo al cuore quando la luce si spegne e inizia il film”

    Film documentario nato dall’idea di Gilles Jacob, grande critico cinematografico francese, l’uomo che più di tutti rappresenta il Festival di Cannes nel mondo e di cui è Presidente da dodici anni, Direttore Generale addirittura dal 1977. In occasione dei sessant’anni del Festival di Cannes (edizione 2007), 32 grandi registi, provenienti da cinque continenti e 25 paesi, danno in tre minuti di cortometraggio la loro personale interpretazione sul tema del cinema inteso come luogo fisico: la sala cinematografica. Una celebrazione collettiva di quella che è la “culla” di ogni grande talento cinematografico, legata indissolubilmente alla memoria di ogni appassionato della settima arte.
    Questa varietà di culture e di talenti ha ispirato il titolo del film: A ciascuno il suo cinema che è dedicato alla memoria di Federico Fellini, regista visionario e nostalgico per eccellenza. I registi che si sono prestati a questo progetto sono dei veri mostri sacri: David Cronenberg, Michael Cimino, Roman Polansky, Cluade Lelouch, Ken Loach, Wong Kar-Wai, Nanni Moretti, Lars Von Trier, Wim Wenders, Gus Van Sant e tanti altri. Un mix di origini, linguaggi e punti di vista, piccole pillole, gemme poetiche che svelano anche aspetti personali, tic e debolezze dei vari registi. Un puzzle di riflessioni che lascia libertà assoluta alla fantasia e all’immaginazione dei registi, liberi di sbizzarrirsi come meglio credono.
    C’è chi fa una critica sociale, come Cronenberg, che racconta alla sua maniera un terribile futuro in cui le sale cinematografiche sono in via di estinzione ed esiste solo la televisione. C’è Nanni Moretti che approfitta di questo spazio per renderci partecipi delle sue elucubrazioni mentali su aneddoti e ricordi riguardanti il cinema. C’è Wong Kar Wai che con la sua consueta attenzione alle inquadrature e ai colori ci trasmette la sensualità e l’erotismo di una giovane coppia durante una proiezione. Roman Polansky diverte raccontando uno spiacevole equivoco nel suo “Cinema Erotico”. Ken Loach va al cinema con il figlio per poi cambiare idea e andare a vedere una partita di calcio. Lars Von Trier prende a martellate un vicino di poltrona fastidioso.
    Insomma, ognuno ci regala la sua interpretazione, memoria e celebrazione al luogo di culto della propria passione. Si vedono sale di ogni tipo: fatiscenti o maestose, con seggiolini di legno o in morbido velluto rosso, con centinaia di posti o semplici sedie davanti un proiettore. Abbiamo ogni tipologia di spettatore: bambini africani, operai delle fabbriche o eleganti signori in smoking, tutti accomunati dall’interesse e dalla curiosità che li spinge ad entrare in sala ed evadere la quotidianità. Al progetto hanno partecipato anche attori del calibro di Jeanne Moreau e Michel Piccoli. Molti registi interpretano loro stessi e raccontano il proprio rapporto con il cinema che hanno frequentato fin da piccoli, fonte di ispirazione per gli anni a venire: chi andava con il nonno, chi con i genitori, chi ha conosciuto l’amore o la gloria grazie alla frequentazione del “cinematografo”.
    Alcuni episodi fanno ridere, altri commuovono, come quello di Iñárritu su una ragazza cieca al cinema.
    I numerosi corti girati nei posti più sperduti del globo, spesso paesi di provenienza dei registi, ci fanno percepire come la gente che non ha il privilegio occidentale di vedere molti film, anche senza capire la lingua, possa essere comunque affascinata dalla magia del linguaggio universale del cinema. Un luogo magico dove tutti tornano bambini, con gli occhi spalancati fissi sullo schermo e le bocche aperte, pronti ad assorbire ogni cosa e a sognare.
    Il film fu finanziato e prodotto da numerose compagnie private francesi. La Francia infatti è un paese dove veramente si investe in cultura anche attraverso numerosi finanziamenti pubblici (contrariamente a quanto accade in Italia) e dove si hanno anche grandi ritorni sia in fatto di notorietà che di ricavi economici.

  2. Luigi
    18 Dicembre 2013 a 13:51 | #2

    Ma…quando si va al cinema, quando comincia il film? E quando finisce?
    Rivedendo i corti di ieri dall’ultima fila, guardavo la sala e gli occhi puntati sullo schermo. Dall’altra parte i registi invece puntavano la macchine da presa nella sala. Un gioco di rimandi continui. Prima ancora nella saletta d’attesa e dopo il film, insieme tra una parola e un pezzo di torrone. Insomma “andare a vedere un film” è un viaggio più lungo della sua durata. E ce lo hanno insegnato i bambini ieri del corto, che eccitati aspettavano l’inizio o i balli “liberatori” dopo la visione in un paese martoriato dalla guerra. Certo che il cinema è proprio una grande magia. Se si potessero raccontare le storie fantastiche che ogni spettatore libera nella sua mente, se si potessero condividere i pensieri di ognuno di noi, se riuscissimo a definire qual è il confine tra la pellicola e la realtà.
    In fondo, riflettendo, Visioni è tutto questo. Tra i corti di ieri visti, di certo c’era anche il nostro.

  3. gianni
    19 Dicembre 2013 a 1:00 | #3

    3 minuti.
    Non ne occorrono di più.
    Tanto basta per fare il viaggio. Per vivere una storia, per entrare in un’altra dimensione.
    Questo riesce a fare il cinema. Con il suo linguaggio. Ma credo che in fondo la magia del cinema stia soprattutto nella capacità di evocare la nostra immaginazione. Quei volti, quelle emozioni, quelle immagini che prendono vita nel buio della sala, sono già nel nostro vissuto, nella nostra esperienza. Tuttavia, per “vederle” abbiamo bisogno di rappresentarle, cioè di estrarle dal nostro io e di spiattellarle lì, sullo schermo. E allora le nostre esperienze, le nostre emozioni si dissociano da noi e noi ne diventiamo spettatori, esterni e indenni.
    E allora tutto si sistema, ogni cosa, ogni sentimento, ogni valore, ogni debolezza trova la sua collocazione in quel palcoscenico della quotidianità ove ciascuno di noi, interpreta il proprio personaggio, recita la sua parte e dove perderebbe il senno e l’identità se non fosse sicuro di “essere” visto e approvato (e amato) dagli altri spettatori.
    Straordinario no? E il rito si ripete, si rinnova, s’innova. Anche quando il cinema racconta (a tema e in 3 minuti) un momento della nostra quotidianità, come quando ripetiamo il rito di andare in quel luogo magico (la sala cinematografica) ove la magia si avvera. É lì che il regista recita la sua parte e ci racconta le sue storie, ci mostra i volti delle passioni, della meraviglia, del dolore, della gioia, del candore ed è lì che noi spettatori ci riconosciamo, ci sostituiamo, recitiamo la nostra parte e, come in rito sacro, consolidiamo la nostra identità.
    Tutto può accadere in quei minuti di proiezione. Si spegne la luce e tutto inizia. Dal sesso sfrenato fra amanti implacabili, omicidi per motivi impensabili, occhi colmi di stupore, lacrime di felicità … Tutto accade in quella sala, anche la realtà o ciò che noi crediamo sia.

  4. Sergio
    22 Dicembre 2013 a 1:58 | #4

    Piacevolissimo omaggio al cinema.
    Avrei concesso qualche minuto dippiu’ ad ogni corto ed eliminato qualche episodio, ma l’organizzatore dell’evento (come Luigi nelle serate a tema) non ha concesso piu’ di tre minuti ai diversi registi per rappresentare il loro modo di vedere il cinema.
    Forse trenta e passa registi sono troppi e ad oggi e’ impossibile ricordarli tutti senza una pausa di riflessione tra un episodio e l’altro. Alla fine abbiamo visto piccole schegge di cinema come fosse Blog o Fuori Orario di Ghezzi con interessanti spunti di riflessione. Impossibile citarli tutti ricordo quelli che a quest’ora mi vengono in mente e che mi hanno piu’ colpito.
    Lars Von Trier ispirandosi al sui Dogmi ha rappresentato quello che ogni spettatore amante del cinema vorrebbe fare in sala quando viene disturbato. Lo spettatore viene visto come una sorta di integralista cinematografico nel suo tempio durante le sue ore di visione spirituale. Geniale.
    Non si dimentica il simpatico episodio di Kitano che si e’ regalato il ruolo di proiezionista in uno scadente cinema di campagna e che grazie alla sua imperizia mostra all’unico spettatore in sala solo dei frammenti di un suo film distribuito da guardacaso Kitano Office. Autoironico.
    Polanski proietta Emmanuelle nel suo cinema e una coppia borghese si scandalizza per uno spettatore che, molte file più indietro, sembra intento ad autosoddisfarsi. Sembra perché al cinema nulla è scontato.
    L’episodio che mi è piaciuto dippiù e’ quello del regista Tsai. Atmosfera fiabesca e sognante.
    Potrei continuare ma mi fermo qui.
    A ciascuno il suo cinema e visto che dopodomani è la vigila…

    A ciascuno la sua mattina di Natale:

    - The Auteurs of Christmas: la magia del Natale attraverso gli occhi di 10 registi
    http://www.youtube.com/watch?v=DnKcTTPUjyU&sns=em

    - The Auteurs of Italian Christmas: parodia/versione italiana
    http://youtu.be/L1Q9-YDzL0Q

    Buone festivita’

  5. Tano
    23 Dicembre 2013 a 0:59 | #5

    Al termine della proiezione di “A ciascuno il suo cinema” ho appaudito discretamente ed ho ringraziato a voce alta Luigi per averci proposto un film interessante, con molti spunti di riflessione costruito con uno standard che ormai ci è diventato familiare e che a me piace moltissimo: i frammenti di filma legati l’uno all’altro da un filo rosso che tiene insieme anche registi attori scene argomenti lontani. Uno standard conosciuto e sperimentato da Luigi e che ha visto tutti noi “autori” delle scene concatenate, piccoli vagoni di un treno che parte e porta lontano, nelle nostre terre sognate. Così la collana lucente delle scene più amate, la sinfonia di brani di musica, così certamente sarà il prossimo che presto ci mostrerà. in cui ognuno di noi avrà incastonato, nel piccolo spazio di tre minuti, la violenza che più teme e da cui si ritrae. In ognuno di queste scene di queste antologie, oltre gli attori e ai registi ci siamo anche noi che scegliamo e con pudore affidiamo al gruppo i nostri sentimenti. Così un gruppo è diventato una piccola comunità, con un comune sentire ed una comune passione.
    La silloge propostaci e dedicata a Fellini fa la stessa cosa con un’infornata di registi che più diversi non si può, con un tema ineludibile per chi quel mestiere fa: il cinema, ma non solo l’arte, la somma grandiosa di straordinarie artigianalità e di estrose interpretazione della vita e del mondo, ma dei luoghi fisici in cui nel mondo, in mille modi diversi, una luce riproduce immagini che si consolidano in storie e in passioni; una storia ed una passione per ognuno degli spettatori/partecipatori.
    Trentadue brevi stelle filanti ognuna di luce ed intensità diversa, una per ognuna delle nostre voglie di cinema. Dire chi piace di più e chi piace di meno serve a svelare ancor più quel tanto di noi che già si mostra agli altri. Non ce ne sarebbe bisogno. Ma la forza che ormai ci spinge a rivelarci è ineludibile ed allora ecco per me i quattro pezzi che mi hanno stretto il cuore, ridandomi il cinema sognato: Una bella giornata, di Takeshi Kimano; Guardando il film di Zhang Yimou; Guerra in tempo di pace di Wim Wenders e Nel villaggio di Zhanxian di Chen Kaige.
    Non è insignaficativo che tre su quattro non siano di cineasti occidentali e che anche il quarto, pur di regista europeo, abbia come ambientazione l’Africa dei genocidi.
    Di Takeshi “Beat” Kimano conosco solo il bellissimo film di fantascienza Johnny Mnemonic (1995) e sarei curioso di scoprire se oltre le due antitetiche atmosfere del lontano film e del vicino corto ci siano film da cui ri-emerga la visione agreste, beffarda del colto corto da me goduto.
    Di Guardando il film di Zhang Yimou, prolifico e costantemente ispirato, posso dire che, nonostante il taglio un pò da video pubblicitario, ricrea perfettamente l’atmosfera indimenticabile dei carri di tespi cinematografici che giravano per i paesi del Sud, per far conoscere nei giorni successivi alla guerra ciò che avveniva nel resto d’Italia e che là già si chiamava ricostruzione e da noi non aveva nome, forse DC, forse lotte bracciantili, conquista delle terre; per me la scoperta che il mio paese era un’isola e oltre il mare altre isole erano possibili. Lontananze di parsec da quest’Italia isteropolitica, in cui però si riaccende la voglia e la speranza di ricostruire. Lo stato fisico delle cose è simile, quello umano è assai peggio, ma strati importanti del paese hanno ancora voglia di costruire, insieme.
    Nel villaggio di Zhanxian di Chen Kaige, ha tutti gli elementi per sturare la sentina dei ricordi e portarci agli anni in cui giocavamo a fare il cinema o con piccole apparecchiature ci creavamo i nostri minuscoli provvisori Cinema Paradiso e ci proiettavamo nelle mille vite possibili che ci aspettavano.
    Il sogno e la nostalgia lasciano il campo alla tristezza infinita ed alla immortale speranza, all’indomabile ottimismo della ragione, al pianto per gli altri e a quanto di noi c’è in ognuno degli altri, ancor lontani e incomprensibili se non per “simpatia”, la facoltà quasi sconosciuta di soffrire con gli altri e per gli altri. Guerra in tempo di pace di Wim Wenders è la straordinaria indimenticabile invenzione di una approssimativa proiezione di un film di guerra ai poveri superstiti a cento anni di guerra nell’Africa tribale delle devastazioni della morte senza confini e delle guerre eterne all’ultima vita. Ci si apre alla sofferenza per farla imbarcare in noi sperando che non svanisca e ci convinca che la noia della pace è di gran lunga meglio dell’esaltante tragedia della guerra, qualunque essa sia, da chiunque combattuta, dovunque. La scena che si intravede nel piccolo schermo è tratta da Black Hawk Down (http://it.wikipedia.org/wiki/Black_Hawk_Down_-_Black_Hawk_abbattuto).
    L’applauso a notte inoltrata non posso ripeterlo, ma il grazie a Luigi, si; ed anche l’invito a fare un sondaggio fra i presenti alla magnifica serata inaugurale nel Nuovo Cinema Dufour: qual è il brano che più vi è piaciuto e perché.

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