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XII° Lanuvio Day – “Cinema d’aMARE”- Capitani e tempeste

“XII Lanuvio Day”  -

Sabato 5 ottobre 2013

Cinema d’aMARE –  Capitani e tempeste”

Tre film sul mare e le avventure di uomini che sono ormai leggende del cinema.

1.     Moby Dick  (di John Huston, Usa, 1956)

2.     La tempesta perfetta (di Wolfgang Petersen, Usa, 2000)

3.     Gli ammutinati del Bounty (di Lewis Milestone, Usa, 1952)

 

 

Moby Dick (Usa, 1956)

 

Regia: John Huston

Soggetto: Herman Melville

Sceneggiatura: Ray Bradbury

Produttore: John Huston

Fotografia: Oswald Morris

Montaggio: Russell Lloyd

Effetti speciali: Augie Lohman

Musiche: Philip Sainton

Scenografia: Geoffrey Drake, Stephen Drake

 

 

Personaggi e Interpreti:

Capitano Achab: Gregory Peck

Ismaele: Richard Basehart

Starbuck: Leo Genn

CapitanoBoomer:James Robertson Justice

Stubb: Harry Andrews

Queequeg: Friedrich von Ledebur

Daggoo: Edric Connor

Captain Gardiner: Francis De Wolff

Padre Mapple: Orson Welles


 

Moby Dick è un film del 1956 diretto da John Huston, tratto dal romanzo di Herman elville, adattato per il cinema da Ray Bradbury.
Ishmael giunge a New Bedford, una cittadina costiera del Massachusetts, con l’intenzione di imbarcarsi per andare a caccia di balene e di avventura.
Giunto in una locanda fa amicizia con Queequeg, un ramponiere che proviene dalle isole dell’Oceano Pacifico, decidendo di partire insieme sulla prima nave che salperà.
il giorno dopo, aggirandosi per il porto, vengono avvicinati da Elia, un vecchio marinaio che li sconsiglia di imbarcarsi sul Pequod, una baleniera comandata dal capitano Achab, sostenendo che la nave è maledetta e, esternandogli una profezia, li avverte che da quel viaggio tutti moriranno e che solo uno si salverà.

Moby Dick, la balena bianca – USA 1956 - Straordinaria trasposizione cinematografica di uno dei più grandi romanzi della narrativa mondiale, scritto da Herman Melville nel 1851. Questo capolavoro della letteratura statunitense, viene riportato sul grande schermo da uno dei più illuminati registi di tutti i tempi: John Huston.
Un viaggio allucinante attraverso tutti gli oceani della baleniera Pequod e del suo equipaggio, impegnato in una forsennata caccia alla terrificante balena bianca.
La storia viene raccontata attraverso le riflessioni di Ismaele, giovane marinaio che si imbarca dall’isola di Nantucket sulla maestosa baleniera (il Pequod), per provare nuove avventure…

“Intorno al mondo! Intorno al mondo!” Il capitano Achab è il comandante del Pequod, è un uomo dal carattere scostante, è una figura austera che desta timore, è un vecchio cacciatore di balene, ed è perseguitato da un’ossessione: vendicarsi di Moby Dick. Dopo pochi giorni dalla partenza, raduna gli uomini sul ponte della nave e li coinvolge in un giuramento di vendetta, dopo aver descritto quasi in preda ad un delirio, tutti i dettagli di quel mostro assassino che è la balena bianca, promette infine, una moneta d’oro a chi avvisterà per primo il cetaceo.

L’odio nei confronti di Moby Dick è immenso e nasce dallo scontro che il capitano Achab ebbe molti anni prima con la mostruosa balena dalla “fronte rugosa e dalla mandibola storta”, che gli divorò una gamba, lasciandogli non solo enormi ferite nel corpo e nell’anima, ma un permanente rancore che quasi lo portò alla pazzia.

Sulle meravigliose scene di caccia alle balene si soffermano le profonde riflessioni religiose e filosofiche di Ismaele, che come tutti gli altri marinai vive in preda all’inquietudine di Achab, il quale spesso si aggira nel silenzio della notte sul ponte della nave, agitandosi nel suo tormento, facendo rimbombare il rumore della protesi della sua gamba monca che batte con ritmo frenetico sul pavimento di legno, e i suoi passi si sentono fino alla stiva, dove i marinai cercano di riposare, assorti nei loro allucinanti pensieri.

 

Sfidando il caldo tropicale e violenti tempeste, dopo varie peripezie Achab riesce finalmente a trovare la balena, intraprendendo una lotta epica con quel mostro che gli ha distrutto la vita. Tutto l’equipaggio del Pequod accecato dall’odio lo segue in questa lotta assassina senza scampo.

Storia piena di significati allegorici, come la lotta contro il male nel mondo, visto anche come un eccesso di violenza commesso da parte di tutti gli uomini del Pequod, che quasi come se posseduti dal demonio, hanno abbandonato la retta via per adorare il Dio Achab. Un film eccezionale anche per la sua veste grafica, considerando l’epoca della sua uscita, ma soprattutto per l’alta scuola di recitazione dei suoi protagonisti, un arcigno Gregory Peck, fantastico nel ruolo del comandante del Pequod, una regia superlativa per le sequenze in mare aperto e non solo, degna del grande maestro John Huston.
Ottima l’interpretazione di Leo Genn, nei panni di Starbuck (il comandante in seconda), memorabile cameo di Orson Welles e infine un elogio particolare al doppiaggio, a dir poco impeccabile, grazie alle grandi voci degli insuperabili doppiatori degli anni 50-60.
Quando l’arte non teme confronti… Uno stile intramontabile

 

La tempesta perfetta (USA, Germania 2000)


Regia: Wolfgang Petersen
Sceneggiatura: William D. Wittliff
Fotografia: John Seale
Montaggio: Richard Francis-Bruce
Effetti speciali: Industrial Light & Magic
Musiche: Gregg Allman, Frank Beard, Jerry Cantrell, John Capek, Vincent Ford, Billy Gibbons, George Green, Warren Haynes, Dusty Hill, James Horner, Marc Jordan, Lennie Niehaus, Bruce Springsteen, Layne Staley, Ken Tamplin, Tom Waits, Allen Woody

 

Interpreti e personaggi

George Clooney: Billy Tyne

Mark Wahlberg: Bobby Shatford

John C. Reilly: Dale ‘Murph’ Murphy

William Fichtner: David ‘Sully’ Sullivan

John Hawkes: Michael “Bugsy” Moran

Diane Lane: Christina Cotter

Mary Elizabeth Mastrantonio: Linda Greenlaw

Allen Payne: Alfred Pierre

Karen Allen: Melissa Brown

Michael Ironside: Bob Brown

 

La tempesta perfetta (The Perfect Storm) è un film del 2000 diretto da Wolfgang Petersen, con George Clooney, Mark Wahlberg e Diane Lane: è tratto da una storia realmente accaduta.

Gloucester, Massachusetts, ottobre 1991: un gruppo di pescatori, guidati dal determinato capitano Billy Tyne, dopo un periodo di magra, si dirigono al largo in cerca di maggiore fortuna; l’equipaggio del peschereccio “Andrea Gail” naviga oltre le normali rotte di pesca del New England, fino al Flemish Cap, noto per i ricchi banchi di pesce spada.
Mentre si trova già in alto mare, la barca riceve l’allarme di una tempesta che sta montando alle loro spalle, ma, decisi a non rinunciare alla ricca battuta di pesca ed ai guadagni che con essa ne ricaveranno, ignorano l’avvertimento e procedono nel loro intento.

Si tratta di un fatto realmente accaduto, questo è il primo punto che va preso in considerazione.  Sì gli effetti speciali ci sono, ma come avreste ricostruito in modo fedele, una tempesta che è passata alla storia… con il pongo o in Lego?

Splendido film, dove spiccano grandi interpretazioni; quella di Clooney su tutti.
Un pugno di uomini costretti a spingersi ‘oltre’ per avere un futuro, contro un mare che non glielo permetterà.
Ottima la sceneggiatura, e le musiche di James Horner.
Regia che si lascia un po’ trasportare e si dilunga sulla parte centrale durante il salvataggio dei salvabili, semplice ma che si riscatta pienamente ed ampiamente mostrando a tutti la vita dei pescatori, ma costantemente sul filo del rasoio. I pescatori veri. Quelli disposti ad affrontare l’impensabile, per disperazione o per orgoglio.
Un piccolo villaggio che vive di pesca al pesce spada, che dal 1631 ad oggi ha visto non fare più ritorno migliaia di uomini, ricordati anno per anno su di una grande lastra di marmo.

Commovente, avvincente, spettacolare ed infine maledettamente reale. Perché non è a lieto fine, ma ripropone la vita, la durezza di viverla affrontandola giorno dopo giorno in mare

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  1. Luigi
    6 Ottobre 2013 a 9:22 | #1

    Achab e Billy Tyne, il "Pequod" e l’ "Andrea Gail", la baleniera e il peschereccio. In balia di balene e tempeste, "comodamente seduti" come dice il comandante Sandro, nemmeno sfiorati da temporali e trombe d’aria. Una gran bella giornata di epiche immagini, di mare impetuoso, di marinai coraggiosi, di storie e leggende.
    Non è facile girare film con il mare protagonista. Riuscire nell’impresa è cosa rara. Il Moby Dick di Huston è affascinante, coinvolgente, onirico quasi, surreale, mistico. Il film di Petersen girato quasi 50 anni dopo, si avvale della tecnologia digitale, su buoni attori che recitano forse fin troppo, accomodante, "politicamente corretto", cerca l’effetto, ruffianamente fluisce, ma è un buon film. Accostarlo a Moby Dick è stata un pò una cattiveria tanta è la distanza tra i due film. Il film sulla leggendaria balena bianca ha il pregio della grande avventura, figlia dell’immenso Melville, con personaggi che rimangono nella memoria e chissà quanti di noi lo avevano visto in giovane età e lo hanno ritrovato poi da adulti unendo le due visioni in un’unica grande meraviglia.
    Il mare “quasi sottratto” nel film di Huston e invece "inventato" digitalmente per le avventure del peschereccio di Gloucester nel Massachusetts. Gli occhi però restano impigliati nelle vicende degli uomini di mare. Affascinati dall’eterno combattimento tra l’uomo e la natura, tra il coraggio e il mare, tra la vita e la morte.
    Tutto, condito dalla sempre splendida accoglienza di Antonietta e Sandro, dal bianco della balena a quello delle mozzarelle di cui sono "leggermente" goloso, dalla perfetta armonia visionaria e dalla sete di film che sempre appagheranno i nostri cuori e i nostri viaggi tra le acque del cinema.

  2. Rita
    6 Ottobre 2013 a 20:25 | #2

    Ieri a Lanuvio, acqua fuori, acqua dentro, “l’uomo e il mare “ è stato il tema che ha dominato la giornata e scatenato emozioni e riflessioni personali e diverse (c’è una poesia di Baudelaire che vorrei invitarvi a rileggere “l’uomo e il mare” perchè è talmente bella e in tema con le nostre visioni di ieri che mi piace condividerne il senso con tutti voi, anzi sarebbe stato bello poterla leggere insieme in poltrona, tra un caffè e una fetta di torta, ma lo faremo, lo spirito dei nostri incontri in fondo è proprio questo, trovarci, condividere una passione, approfondire e scoprire). Le mie osservazioni saranno tutte su Moby Dick, che ho molto amato fin dalla lettura del libro e sulla figura del capitano Achab, l’eroe che attraverso il suo viaggio rappresenta l’avventura dell’uomo nel mondo. Achab come Ulisse: l’uomo, l’eroe, il mito, la sfida e l’ignoto. (Achab come Sandro, per mano di Luigi)
    Da sempre il pericolo, l’avventura, il desiderio di scavalcare ogni limite, appartengono all’uomo, gesta eroiche da sempre simbolo e metafora della vita e della lotta contro l’ignoto. Quell’ignoto che rompe la stabilità, l’imprevisto che sopraggiunge a turbare la quiete, l’antico conflitto che da sempre inchioda e sospende l’uomo nel fragile equilibrio tra vita e morte, il certo e l’imprevedibile, che interroga sulla sua straordinaria avventura e la tragicità del suo destino, quell’ignoto che l’uomo da sempre ha provato a conoscere e sfidare spinto dalla fiamma perenne della sua sete di sapere. Nella letteratura è Ulisse l’uomo-eroe che osa sfidare l’inesplorato, il mare aperto, il fato avverso.
    Omero, partendo dalla mitologia greca, aveva creato già nell’Odissea dei simboli immortali e attraverso l’avventurosa storia di Ulisse, portato nella narrazione la storia della nostra vita, quel navigare irto di ostacoli e pericoli che obbligava Ulisse a seguire e mantenere la rotta, una rotta esistenziale al di là dei contrasti e delle difficoltà, delle avversità e dei pericoli, quel navigare nel mare della nostra esistenza con coraggio, audacia, passione, temerarietà, per non esserne travolti. Il grande capitano Achab, come Ulisse, è l’uomo-eroe che guida gli uomini, l’oltre-uomo che supera i timori e le debolezze dell’uomo comune, che ha in sé la forza e la potenza della propria volontà, lo spirito inquieto del navigante attratto dallo spazio infinito del mare che lo spinge alla ricerca di nuove esperienze, nuove avventure, e in quel mare (che è la nostra vita) c’è il mostro che incita alla sfida, il male, la grande bestia bianca minacciosa da sconfiggere, l’eterna lotta tra bene e male, vita e morte, scontro e vendetta.
    Huston costruisce e delinea la figura del leggendario capitano, dandogli forza, solidità e struttura attraverso i racconti dei marinai dell’equipaggio, ci racconta con la macchina da presa in modo realistico e visionario, con osservazione minuta e sofisticata, attraverso le parole del narratore Ismaele, le emozioni e i soprassalti dell’animo umano; fin dalle scene iniziali, predispone, col sapore grave delle note musicali e le atmosfere nebbiose da film in bianco/nero, l’aspettativa del misterioso arrivo del capitano (il suo passo rimbomba nella notte sul ponte della nave ma di giorno non ve n’è traccia), dosa con ritmo crescente gli ingredienti dell’attesa disseminando nelle scene segni di oscuri presagi e profezie di sciagure per la nave “maledetta” (gli sguardi spaventati delle donne che vedono salpare i propri uomini verso un destino ignoto è una scena emotivamente molto intensa), ci accompagna piano, piano all’ ingresso dell’uomo- eroe che finalmente appare sul ponte della nave: stretto nell’abito nero, lo sguardo enigmatico, la cicatrice che gli solca il viso, la gamba mozzata dalla furia della balena, fiero nella sua follia, accecato dalla sete di vendetta, bello come solo agli eroi e agli dei è dato essere, Achab esce dalla linea d’ombra che lo ha reso fino a quel momento presente e invisibile ed entra in scena pronto ad iniziare il suo viaggio, con tutta la forza espressiva e simbolica della metafora. E’ la rappresentazione dell’uomo e del suo desiderio di andare oltre, alla ricerca della verità, di quell’assoluto impossibile da raggiungere, è l’uomo che si ribella al suo destino ed esorcizza la sua impotenza lanciandosi contro l’imponderabile, il mistero; sa che “non può prevedere né dove né quando Moby Dick si scaglierà contro di lui”, che inesorabilmente lo trascinerà con sé nel fondo degli abissi, ma ingaggia ugualmente la battaglia. Sarà punito per questo dalla collera e dalla forza che ha osato sfidare, perchè all’uomo non è dato oltrepassare il limite in cui è confinato. Un mito antico che si rinnova nella storia. L’antica filosofia greca vedeva nella forza distruttrice della natura la punizione degli dei alle azioni nefaste dell’uomo, allo stesso modo, nel racconto di Melville, attraverso le parole di padre Mapple, che rievoca l’episodio biblico di Giona nel ventre della balena (aveva osato sfuggire al volere di Dio) anche Achab verrà punito dalla forza muta, crudele, inesorabile, blasfema, della grande balena bianca.
    Romanzo, storia, mito, mitologia, letteratura e vita, si intrecciano in un testo moderno sul piano dell’introspezione, antico nei riferimenti al grande mondo epico e nelle straordinarie, suggestive e tecnicamente moderne scene del film, regalandoci momenti di grande intensità emotiva. Grande libro – grande film.
    (grande Sandro che ce lo ha proposto, grazie Antonietta per la consueta familiare ospitalità, grazie alla voglia di tutti i visionari di condividere questi momenti)

  3. Tano
    15 Ottobre 2013 a 18:34 | #3

    Approfitto di un pomeriggio casalingo per vedere “La tempesta perfetta”. Film perfettamente riuscito secondo i canoni “disastrosi”: l’incendio del grattacielo, il ghiaccio che copre tutto il mondo, le cloache che esplodono, l’uragano che succhia tutto, insomma tutto quello che ci fa paura e la cui visione ci fa apprezzare la nostra vita di piccoli borghesi romani. La vera tempesta perfetta, il gorgo senza fine lo crea la retorica “popolare”.
    Ben altri film di mare ci attraggono e si fanno ammirare. Mi spiace ma non mi è piaciuto. Sandro lo ha scelto senza vederlo. Non so se tornerebbe a sceglierlo. Dimenticavo, alla fine del film, mister Nespresso non era nemmeno sudato.
    Alla prossima.

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