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Il cinema e la musica – La scelta visionaria

Abbiamo chiesto di scegliere quel film o quella scena dove la musica…..

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I rapporti tra musica e cinema, forse per la natura stessa di entrambi i linguaggi, intrinsecamente progressivi e ritmici, sono sempre stati molto stretti. Un motivo musicale, con tutte le sue possibili sfumature, riesce ad esprimere avvenimenti, sentimenti e pensieri intimi; silenzi accompagnati dalla musica rivelano gli stati d’animo di un personaggio, molto più profondamente di quanto possa mai riuscire a fare un’ora di dialogo o di voce off.

La musica, linguaggio universale, in tantissimi casi ha concretamente aiutato i più diversi cineasti a ideare intere sequenze, ad architettare il montaggio di scene fondamentali, ad illuminare le più profonde relazioni che si nascondono tra le inquadrature. Viceversa, le immagini del cinema generano sensazioni che possono poi esprimersi pienamente solo attraverso la musica, la quale diventa a volte parte integrante della trama del film.

 

 

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  1. Luigi
    14 Giugno 2013 a 5:54 | #1

    Elenco dei film presentati:
    Sandro: Eternal Sunshine of the spotless mind”
    Luigi: “Accattone, A ciascuno il suo”
    Patrizio” “Blade Runner”
    Viviana: Fantasia”
    Ambra: “Caro diario”
    Sergio: “In the mood for love, A single man”
    Renzo e Margherita: “Mission”
    Isabella: “Apocalypse now”
    Gianni: “Gimme shelter”
    Rita: “Morte a Venezia”
    Françoise: “Ballando, Ballando”
    Piero: “2001 Odissea nello spazio”
    Lorenza: “Il castello errante di Howl”
    Adriana: “La doppia vita di Veronica”
    Daniela: “Sogni”
    Rossella: “Il libro della giungla”
    Tano: “Anna, Gilda”

  2. Ivano
    14 Giugno 2013 a 11:27 | #2

    Luigi,
    l’idea di sostituire una colonna sonora é stato il modo più semplice e geniale per spiegare l’importanza delle note in un film ai giovani visionari e, forse, per ricordarlo a quelli evoluti.

    Sandro,
    Grazie anche a te per gli SPAZI che di volta in volta metti a disposizione con tanto calore e generosità. In questi ogni evento diventa una festa oltre che un’occasione preziosa di crescita personale.

  3. Sandro
    14 Giugno 2013 a 13:14 | #3

    Ripeto quel che ho detto ieri sera (…prima della birra!).
    Che mi piace partecipare agli amici le mie scoperte, le meraviglie che sorprendono me e che non vedo l’ora di diffondere: i film, i libri, le belle costruzioni teoriche, anche le passioni emergenti, che per fortuna cambiano e si avvicendano nel tempo.
    Corro sì il rischio di essere considerato un po’ ossessivo (solo un po’), ma da molte prove mi sono fatta l’idea che il bilancio sia positivo.
    Così per le musiche da film, di quelle con un tema ricorrente che riverbera per tutto il film, non completamente afferrabile o svolto per intero, ma che al ricordo ne costituisce la colonna sonora ideale.
    Ho scelto – e Luigi ha perfettamente isolato – il tema del film Eternal sunshine… (Se mi lasci ti cancello) di Kauffman (2005), che ha continuato a girarmi per molto tempo in loop nella testa, ad ogni nuova visione del film.
    Perché – dimenticavo di dire – le ossessioni con cui affliggo gli amici si manifestano prima ancora e con maggior virulenza dentro di me e per qualche tempo mi rendono quasi ‘posseduto’…
    Riccardo dice che è un eufemismo per dire ‘schizofrenia paranoica’: di questi tempi azzarderei ‘diversamente normale’… Puluàn deh?

  4. Tano
    14 Giugno 2013 a 13:43 | #4

    Siamo arrivati a casa verso l’una, Paola ed io, dopo aver accompagnato prima Daniela e poi Anna e aver scaricato 9sedie9. Pur stanco ho aperto il NB ed ho letto la posta; poi ho risposto ad una importante mail di una nuova amica di “sinistrasenile”. Ripromettendomi di tornare sull’argomento con alcune mie osservazioni sugli spezzoni proposti e goduti, voglio riportare, a misura della mia soddisfazione parte della mia risposta: “Torno da una serata felice con i miei compagni di ViSiOnI, il cineclub: abbiamo fatto una visione privata di spezzoni di pellicole, scelti da ognuno, che ha motivato la propria scelta, su musica e film.”. Grazie a Sandro per la “rustica” ospitalità, grazie a Luigi per la magnifica preparazione, ma grazie anche e soprattutto a tutti per le scelte ed i commenti, senza pudori e con tanta passione. Davanti alla celluloide pentagrammata non c’è trucco non c’è inganno.
    Alla prossima con tutto il mio affetto. Tano

  5. Luigi
    14 Giugno 2013 a 14:42 | #5

    Ieri Gianni, sulla scia delle scene seguite fino a quel punto, aveva accennato alla formazione di due “squadre” di preferenza. Quella che aveva privilegiato la musica come elemento principale della scena (o del film), e quella che sempre alla musica era arrivata ma attraverso la guida delle immagini. A ben vedere poi le formazioni sono molte di più ed i giocatori di ognuna probabilmente fanno parte di più squadre contemporanemante.
    Tutto questo per dire che il confine tra musica e cinema è molto fragile e, anche se è azzardabile (e piacevole) un’elencazione di preferenze, tutto potrebbe essere risolto dicendo: “E’ cinema, solo cinema!”
    Però, ritornando all’approccio musicale, seppure in maniera leggera e conviviale (e qui è doveroso citare la mirabile accoglienza del patron Sandro nella sua piacevolissima arena di San Lorenzo) ieri sera sono stati offerti spunti molto interessanti su come “si ascolta la musica del cinema”.
    Intanto, nessun regista la piazza lì a caso. In quel punto, in quei passaggi, in quel modo, c’è l’intenzione di una messa in scena studiata e mirata rivolta esclusivamente a destare l’emozione dello spettatore.
    Con la complicità della musica la scena “sale”, “smussa”, “spiazza”, “distrae” e “decide”. In quest’ultimo caso risolve addirittura il senso della storia.
    Ci sono film dove la musica è sempre presente in ogni scena “recitando accanto agli attori” senza prevalere ma senza rifiutare di avere un ruolo fondamentale. Mi viene in mente ”La leggenda di Robin Hood” del 1938 diretto da Michael Curtiz, dove per tutto il film la musica è presente praticamente in ogni scena.
    Ieri, però, di esempi ce ne sono stati tanti. La folgorazione della musica che domina la scena, quella che risalta le sensazioni che le parole non riescono a dire, il canto, la danza, l’animazione della musica stessa, il contrasto tra scena e musica, i film sulla musica e dove la musica è parte della storia raccontata. E ancora le grandi colonne sonore, gli accordi che non ti lasciano più, il connubio tra regista e autore musicale, e ancora….
    Ora il “gioco” diventa provocazione e ci si chiede ma la fotografia? I dialoghi? La scenografia? Il montaggio? Le trame? Le grandi interpretazioni? I costumi?
    “Ucci Ucci…..sento odor di nuove squadre” :-)

  6. rita
    14 Giugno 2013 a 15:00 | #6

    Metti una sera un’ arena estiva, privata, intima, un’accoglienza comoda e perfetta, un gruppo di compagni di viaggio a condividere un “gioco” ed è subito infanzia: quella dolce, spensierata e leggera che ti fa complice e compagno di merende. Così ieri sera a casa di Sandro, avvolti da un’ atmosfera rilassata e gradevole, mentre le immagini si rincorrevano sullo schermo e le note avvolgevano sornionamente il cortile, come gatti curiosi e compiaciuti ci siamo inoltrati nei sentimenti e nelle emozioni degli altri, scoperto o riconosciuto scene da film amati o dimenticati, riportati subito alla mente in un misto di altri ricordi e altre emozioni e goduto di una piacevolissima serata.
    Grazie Sandro per l’ ospitalità sempre così attenta e calda, grazie Luigi per il certosino e prezioso lavoro di ricerca, di ritaglio e di montaggio, per la passione che vulcanicamene produce idee e i nostri incontri.
    Alla prossima con estremo piacere.

  7. Viviana
    14 Giugno 2013 a 19:47 | #7

    La musica (la più nobile tra tutte le arti, “volontà pura” e non più oggettivazione della volontà, per dirla con le parole di quel simpaticone di Schopenhauer) si incontra con il cinema, la settima arte giovane e complessa. L’argomento è molto interessante. Due mondi che si sposano e si compenetrano tanto da generare una fusione della quale il risultato “estetico” del film sembra il più delle volte non poter fare a meno. Le scelte dei registi sono quindi fondamentali perchè questa alchimia si realizzi nel migliore dei modi e, nei “ritagli” portati da ognuno ieri sera, si è visto in maniera esemplare quante strade diverse si possano percorrere con gli stessi mezzi a disposizione. Quello che trovo “intrigante” in un’analisi di questo tipo è proprio il fondersi di un’arte che definirei “visiva” per eccellenza con una che all’opposto galleggia impalpabile nelle nostre emozioni. Pensiamo a due persone che camminano in un viale alberato. Se leggo la descrizione di questo episodio posso sicuramente immaginare, in base agli elementi che lo scrittore mi ha fornito, il colore delle foglie, lo stato d’animo dei protagonisti, il freddo, il caldo, i suoni presenti. Nel vedere invece un quadro di due persone lungo un viale, gli elementi visivi sono lì “incisi” per sempre sulla tela, posso elaborare le mie sensazioni e percepire gioia, malinconia, tristezza, dai tagli di luce, dalle vibrazioni delle pennelate, posso intuire addirittura quale sia l’ora del giorno che non passerà mai dall’orologio invisibile di quel quadro. Se guardo un film ho molti più elementi, la passeggiata avviene in un arco temporale ben definito, i personaggi hanno delle facce scelte, il viale è proprio quello, non un altro, quelli sono gli alberi, quelle le foglie. Se queste due persone le vedo camminare in quel film, in quel viale”, tra quegli alberi, accompagnate da una musica che sappia armonizzarsi con ciò che il regista ci vuol far capire e ci vuole dire, avrò un fortissimo elemento in più per percepire il messaggio a “tutto tondo”, “condito” da quella ricchezza di emozioni che solo la musica (a mio avviso) riesce a trasmettere così bene e così intensamente. Definirei la musica l’anima di un film, la sceneggiatura il suo cuore e il suo carattere, la scenografia il suo corpo.

    Ho pensato subito a “Fantasia” nello scegliere il brano, perche credo sia un’esemplificazione magistrale ed insuperabile di come il cinema in quanto capacità di rappresentare immagini in movimento possa sposarsi felicemente con la musica e queste a sua volta possa rigenerarsi in colore e luce. Le fatine del ghiaccio fanno suonare i fiocchi di neve. Tchaikovsky colora a tinte forti le ultime tremule foglie autunnali, il regista fa suonare la pellicola! Insomma una magica e straordinaria alchimia che continua a farmi sognare!

    Grazie a tutti per la bella serata, in particolare a Sandro per l’affettuosa ospitalità.

  8. Sergio
    14 Giugno 2013 a 23:37 | #8

    Esistono pellicole impossibili da raccontare per cui le parole sono solo superflue. A volte queste pellicole vanno anche solo ascoltate. E questo è il caso di In the Mood for Love che rimane ancora uno dei dieci miei migliori film. La sua colonna sonora e il tema principale del film “Yumeji Theme” che abbiamo ascoltato ieri sera mi è entrato fin da subito nei cassetti della memoria. Il motivetto spesso viene riproposto in qualche servizio televisivo e ogni volta quel suono risveglia le emozioni: la testa, le dita, il corpo seguono la musica. Il suono dei violini con il particolare tocco di corda alla Paganini è da brividi. Il montaggio al ralenty rende le diverse scene del film memorabili. La sequenza vista ieri sera è oramai un cult, che lo stesso Tom Ford nella sua opera prima, e unica, ha voluto necessariamente rendere omaggio, chiamando lo stesso compositore a suonare un tema simile sempre per una sequenza rallentata. La visione di ieri sera rende omaggio ai musicisti che tanto fanno e hanno fatto per cinema, e quella di ieri sera è anche un ringraziamento a loro.

    Per i pochi che non conoscono In the mood for love, allego link

    http://youtu.be/Pa0JAvjx05c ( trailer)
    http://youtu.be/zdWNoNdkmuA (altra sequenza, stesso tema)
    http://youtu.be/jsi-vnFOQyY (scene tagliate, gli attori ricordano Uma Turman e John Travolta in Pulp Fiction)

    Un grazie a Sandro e Luigi che hanno organizzato l’evento.

  9. Adriana
    16 Giugno 2013 a 16:32 | #9

    Il piccolo grande cortile di Sandro è uno straordinario fondale per le nostre visioni, con le rondini che sfrecciano e si inseguono, la luce che sfuma e le luci che si accendono alle finestre. Sono sempre incantata e meravigliata anche della perizia di Luigi: ringrazio entrambi per la serata.
    La colonna sonora di "La doppia vita di Veronica" mi emoziona ogni volta che la risento, con un crescendo incalzante ed ipnotico, come il film stesso. Una colonna sonora che informa di sé tutto il film, ne costituisce l’asse, la trama, caratterizza il significato profondo, così enigmatico e avvolgente. Ci sono film che, come la musica, non si lasciano ridurre in parole, ma restano aperti al gioco delle suggestioni: così i film di Kieslowski, questo film, inafferrabile ed evocativo, la sua musica che afferra in un vortice misterioso come il destino.
    Si potrebbe pensare a questo film con una musica diversa?
    Emozionante anche ritrovare, riscoprire musiche scordate di film amati: in particolare "Sogni" e "Mission" non ricordavo avessero musiche così straordinarie. Grazie a tutti e buona estate

  10. gianni
    16 Giugno 2013 a 23:14 | #10

    La Musica, le immagini il cinema, sono solo dei linguaggi. Codici elementari che associano a ogni riflesso di luce, a ogni immagine, a ogni vibrazione sonora, a ogni nota, un significato convenzionale condiviso. Materia grezza, fisica, che si presenta lì, di fronte all’anima, pronta per essere plasmata, costruita, modellata in forme fisiche che riescano a soddisfare quel malessere dell’anima stessa che irrompe, travolge, tormenta chi, convenzionalmente, chiamiamo “artista”.
    Non esistono regole su come si crea un’opera d’arte. Non esistono formule. Non esistono schemi predefiniti. E non confondiamo gli stili e/o le scuole con l’opera d’arte.
    Ma perché l’”artista” lo fa? Che cosa tormenta la sua anima fino al punto di creare dal niente una forma materiale (pittura, scultura, composizione musicale, fotografia, letteratura, poesia, cinema) che, come per magia, diventa una forma simbolica condivisa?
    Io mi sono dato una risposta: uccidere la solitudine! L’artista è lì in fondo al pozzo e ha l’assoluta necessità di comunicare la sua angoscia, il suo tormento, la sua gioia di vivere, di amare e di essere amato, a chi è capace di ascoltarlo e di capirlo. E allora l’urlo s’innalza dal pozzo e, secondo le istruzioni, i codici e i linguaggi disponibili, prende forma e si mostra in tutta la sua magnifica dimensione fisica.
    Cosa non si darebbe pur di possedere la dote di una delle muse e avere nelle mani e prima ancora nella mente e nell’anima una di quelle straordinarie capacità creative!
    Ma a noi, poveri mortali, non ci resta che inebriarci, meravigliarci, sorprenderci al solo sguardo dell’opera d’arte, ma …
    Ma accade ora qualcosa di più: nell’opera d’arte ci riconosciamo, proviamo la gioia di vedere, di ascoltare, di percepire quel sentimento che l’artista ha affidato alla materia e che riconosciamo come nostro, condiviso. É attraverso opere musicali, che mondi ideologici e fisici si sono incontrati. É attraverso la poesia che sognatori di tutti i tempi si sono riconosciuti e continuano a riconoscersi. É attraverso il cinema, che le nostre passioni, i nostri desideri, le nostre angosce, si confrontano in un universo immaginario e si esorcizzano sullo schermo. Attraverso la forma artistica entriamo in comunicazione con gli altri, scopriamo che gli stessi sentimenti sono percepiti con medesima intensità, passione e trasporto anche da altri.
    Non ci sentiamo più soli nell’universo.
    Tutto questo è accaduto giovedì 13 giugno scorso su una terrazza del quartiere San Lorenzo a Roma.

  11. Lorenza
    17 Giugno 2013 a 10:46 | #11

    Ciao ragazzi che grande piacere leggervi fin qui. E ‘ evidente che la serata dal magnifico e munifico nonché "molto diversamente normale" padrone di casa ha continuato ad avere effetti dentro ognuno di noi. Come già successo per le occasioni precedenti in cui il "diversamente geniale" Luigi ci ha coinvolti in scelte di tre personalissimi minuti, non solo si scoprono mille cose durante la visione ma in seguito impercettibilmente si comincia a guardare le immagini ed i film con altri occhi.
    Ogni tanto mi ritrovo ancora a pensare a qualche scena musicale che potrei scegliere e segnalare a Luigi, prima che lui mi tolga il saluto per sempre.
    Dall’inizio della serata e stato chiaro che ognuno di noi si era attenuto a regole molto diverse (come già detto mi sembra sempre super interessante capire perché qualcuno ha scelto qualcosa).
    Come ugualmente in qualcuno di noi ci sono ossessioni ricorrenti (e non dirò una parola di più, però bisognerebbe stabilire ad esempio che Piero, solo per fare un esempio, potrà scegliere Kubrick solo in altre dieci occasioni poi dovrà assumere ‘nuove sostanze’ e scegliere un nuovo regista).
    Mi ha stupito scoprire che io e il munifico anormale abbiamo scelto una musica che ci ha ossessionato senza mai dispiegarsi in pieno.
    Mi è piaciuto molto il contrasto, tipo in Accattone, tra immagini e musica.
    Geniale davvero l’effetto poetico. Spiazzante.
    Sono venute fuori talmente tante cose, sulla scelta della musica in un film, sulla preparazione dei registi, che ancora mi ribollono in testa.
    Grazie di cuore per l’ospitalità e per il lavoro eccellente di sintesi e montaggio e per la simpatia di tutti
    Lorenza diversamente diversa

Codice di sicurezza: