Home > Cinema > Visioni [87] – Gli amori folli

Visioni [87] – Gli amori folli

Marguerite esce da un negozio di scarpe e subisce il furto della borsa. Georges trova il suo portafoglio per terra, nel parcheggio di un centro commerciale e comincia a fantasticare su di lei, ancora prima di contattarla, senza conoscerla. Il desiderio di questa donna che fa la dentista e il pilota di aerei leggeri è così forte che riempie la sua vita di padre di famiglia e di marito di pensieri e azioni irrazionali. Marguerite resiste, ma per poco. È una corsa verso l’errore, piena di vita, inarrestabile. Consulta la scheda completa del film

Tag:
  1. Luigi
    24 Maggio 2013 a 8:22 | #1

    Posso garantire che la seconda visione del film, com’è stato per me ieri sera, rende ancora più evidente le capacità del nostro regista su come si fa cinema. La macchina da presa “volava”, si spostava di lato lentamente, sorvolava i dialoghi, scivolava senza farsi notare. Cinema! Cinema! Cinema!
    Una goduria per gli occhi. Non che la prima visione sia stata appagata meno, ma, per chi vorrà, credetemi, ogni singola scena rivista con calma, scopre un mondo veramente stupefacente.
    Per fare cinema ci vuole genio. Per fare grande cinema ci vuole coraggio. Resnais ha fatto grande il cinema e se a novanta e più anni racconta in quel modo, lunga vita a lui!

  2. Tano
    24 Maggio 2013 a 17:30 | #2

    Sinistra senile interviene come tale e scuote la testa sul caso Georges, fatto passare per cinquantenne, quando gli ottanta sono ormai affardellati sul groppone. Georges con la gabbia aperta e con uccelli volati via. L’amore è malattia di tutte le età, ma da vecchi diventa poco pudico. Per un settantenne ben educato e innamoratissimo non è il massimo degli esempi. Chiederei alla signora (alle signore) che ne pensa (che ne pensano). Oppure a Bukowski. Oppure a Giorgione. Non dite nulla a Piero di questo commento. Ci vediamo fra dieci anni, Viagra permettendo.

  3. Sandro
    25 Maggio 2013 a 12:43 | #3

    “Quello s’è fatto un film nella sua testa!” – …è un modo di dire abbastanza diffuso, non so se ancora di moda da quando la realtà ha superato la fantasia quasi in ogni campo.
    Ma per “uno di una una certa età” sarà ancora vero, specie se si chiama Alain Resnais e i film sa come farli!
    Così è George: si fa un film nella testa, a partire da un episodio banale; il ritrovamento del portafogli con i documenti e la foto di una sconosciuta.
    ‘George l’attore’ a me personalmente ha rovinato il film, per una incoercibile somiglianza con il Biscardi televisivo delle vignette di Forattini [e qui rivendico il diritto di farmi un film nella testa anch’io, anche se non sono René, mais seulement Russò].
    Allora… Resnais si fa un film pieno di fantasie senili messe in scena dal compare /alter-ego George – Biscardi, a cominciare dal vezzo di vedersi come un cinquantenne e non come un settantenne un po’ fuori di testa e di affabulare intorno ad una vita con nessuna attinenza col reale; gli danno man forte una moglie anch’essa immaginaria, giovane e condiscendente, e situazioni in cui lui pilota il suo personale Sopwith Camel come Snoopy, l’asso della prima Guerra Mondiale… Guardatelo qui
    Vedere per credere …e per imparare a “farsi dei film in testa”, con la professionalità inappuntabile di un grande regista.

  4. Tano
    25 Maggio 2013 a 17:20 | #4

    Sandro sarà “rustico”, userà il metodo “parto a testa bassa e quello che trovo davanti lo distruggo”, ma quando ha ragione, ha ragione. Cominciando dalla pronuncia corretta del nostro fringuello innamorato: René! E finendo nel film in testa.
    “Ti sei fatto un film in testa” è il titolo chiarificatore del film: fa pulizia delle interpretazioni e rende perfettamente l’idea. Ciascuno nella sua testa è il capitano coraggioso, amatore instancabile, affascinante paladino al servizio della sua Ginevra del momento, bionda bruna rossa calva nuda in tubino rossa scarlatta con i vola’, a piedi nudi o sugli zatteroni, a casa sotto le bianche scogliere di Dover, nell’oasi fresca immersa nelle acque limpide sorgive, sulla nave di schettino, sull’altare col manto celeste, vergine dai candidi manti o donna di bordello, sotto l’aereo a Casablanca o sul Titanic prima di bagnarsi. Asciutta bagnata con la permanente, i riccioli dorati, maliarda e piccinina, contadina o mondina …donna sempre amata e desiderata. Inno all’amore, al desiderio, al fuoco sacro che brucia sempre e desidera la compagna di una vita, di un giorno di una stagione …di una sola ora. La donna amata desiderata voluta agognata bramata, mai dimenticata, sempre sognata e ricordata, nel buio delle notti insonni e nello scroscio della doccia, nel fragore dello stadio a scorgere un profilo rimosso dimenticato obliato. La donna e le mille donne in una. Don Giovanni don Luigi don Cosimo don Cecé … nomi e nomi e nomi ed un unico desiderio di donna. W le donne W l’amore!

  5. Sergio
    26 Maggio 2013 a 11:41 | #5

    Cominciamo dal titolo: non sono gli amori, ad essere folli, ma les herbes che nascono per caso e che si vedono spesso durante il film. Erbe che spuntano tra due lastroni di un marciapiede, che possono fare inciampare, provocare una crisi allergica (particolare autobiografico, scusate) o, semplicemente non fare nulla. Cosa sarebbe successo se il biscardiano André Dussollier non avesse trovato il portafoglio? Questo ritrovamento dà l’innesco al film, e quindi il misterioso Georges inizia a cercare l’altrettanto misteriosa Marguerite. Inizia il gioco della percezione alternativa della realtà. Di lei grazie ai documenti e alla voce fuori campo iniziamo a conoscere molte cose: è una dentista, single, che ama pilotare aerei. Con Georges, invece, Resnais si diverte a stuzzicarci: perché si vuol liberare delle donne che portano le mutandine nere sotto i pantaloni bianchi? Perché non lavora? Perché ha una moglie che sembra sua figlia? Come mai ha paura che un poliziotto lo riconosca? E’ un serial killer? Quanti anni ha? Quante amanti ha? Perché va al cinema da solo? A quest’ultima risposta noi visionari sappiamo rispondere.
    Resnais, lavorando con la memoria e il tempo, vuole stimolare lo spettatore, fare un tipo di cinema che impressiona e quasi commuove. Gli interrogativi rimangono aperti. Le reazioni possibili sono due: o lo spiazzamento è tale che si rimane a distanza, oppure si sta al gioco, un gioco in cui il pubblico è oggetto: usando tutti i mezzi classici, compresa una voce fuori campo che è l’ennesima parentesi aperta (i registi meno capaci ne fanno uso) e il doppio finale. Resnais gioca ancora una volta con il cinema. E questo a noi ci piace.

  6. Sergio
    26 Maggio 2013 a 11:59 | #6

    Come ha già ricordato Tano la pronuncia corretta di Resnais è Renè, tutte le esse spariscono.
    Per il futuro allego link bizzarro

    http://www.comesipronuncia.it/pronuncia/230/alain-resnais

    divertiamo i a scoprire come si pronuncia Tom Cruise o Kim Ki-duk e altri

Codice di sicurezza: