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Cinema e letteratura: Dürrenmatt, “La promessa” di Tano Pirrone

Dürrenmatt è scrittore freddo, scarno, essenziale; le sue storie sono esemplari ed hanno bisogno di poco per essere definite. E definitive. Per sé stesse e per il lettore. Il colore è quello del caso, l’infinito caos primigenio che sembra ordinarsi, assumere forme storiche, ma rimane l’unico vero filo rosso della vita degli uomini.

Scrive di temi diversi, ma anche se l’atmosfera del libro è cupa, invernale, inzuppata di spleen, sotto sotto un’ironia beffarda conduce la storia esemplare e la porta in breve, senza preziosismi, aggiunte, perdite di tempo, alla conclusione. “La promessa. Un requiem per il romanzo giallo” resta su questi temi, dandogli l’occasione di giravolte inventive e di insistite elegantissime spirali, sviluppando il tema in un graduale e continuo crescendo, fino al finale in cui l’attesa si magnifica nella ineguagliabile scena finale, in cui alle esequie della Signora Schrott si compongono quelle per il “romanzo giallo”.

Straordinario sviluppo di una breve esaustiva opera, nata come soggetto per il cinema (Accadde in pieno giorno, Es geschah am hellichten Tag), fu elaborata in sceneggiatura con la collaborazione del regista Ladislao Vajda. Solo dopo, Dürrenmatt ne fa un romanzo. Che torna al cinema in un bel film di

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