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Visioni [84] – Nuovo Cinema Paradiso

Regia di Giuseppe Tornatore, Italia 1988

L’opera sognante che ogni regista ha nella sua testa. Un gesto d’amore per il cinema, sul cinema e per tutti coloro che hanno imparato ad avere sogni davanti allo schermo.

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  1. Tano
    29 Marzo 2013 a 7:48 | #1

    La pizza sulla storia, con birra bianca o rossa, poco cotta, napoletana, o margherita con cicoria, può essere pesante, se ti stura il serbatoio che ti rovescia addosso i liquami di una vita. Non si vive mai una sola volta: non sarebbe abbastanza il dolore (l’attrito, meglio) per giustificare lo spreco di una sola vita. Ambra ha chiesto il sacrificio ed è stata elegante vestale ai fianchi dell’altare …
    Invidio i con-visionari che hanno avuto freddezza di nervi, risorse vitali e lucidità di mente nel tornare a casa e ri-mettersi all’opra. Io ho passato una notte di semiveglia con una fortissima tachicardia. Il cuore si è messo ad andare più forte, non capisco se per fuggire in tempo e rifugiarsi altrove o per andare a chiedere aiuto, stanco di reggermi, di sopportarmi … Esisterà un luogo che si chiama

    “Nuovo Paradiso”
    Cinema

    dove, a parti invertite, scorrono nuvolette infiammabili, depurate da baci carezze tenerezze desideri languori abbandoni e ancora baci carezze e tenerezze?

  2. Luigi
    29 Marzo 2013 a 8:07 | #2

    La mia passione per il cinema deve molto a “Nuovo Cinema Paradiso”. Quando uscì vivevo in una città che aveva un solo cinema e scomparve subito. Quando un cineclub ne recuperò la visione ebbi modo di scoprire il film di Tornatore. Non erano anni di consumismo sfrenato e il cinema non ammiccava ancora gratuitamente a modi ruffiani e commerciali.
    Il film, inutile dirlo, mi conquistò.
    La scoperta del cinema in un paesino sperduto, l’innamoramento per le storie e la continua mescolanza di sogni e realtà, il luogo magico di una sala che attira gli occhi e l’anima di intere generazioni.
    Quei momenti, quelle visioni, quelle scene spettacolari, quelle storie lontane ma vicine sullo schermo sono attraversate da quella sorta di “crescita” che solo l’arte, il cinema in questo caso, possono alimentare senza sosta, con grande e generosa abbondanza.
    Difficile stancarsi di vedere e rivedere questo film. E’ una festa ogni volta sfogliare scena dopo scena, in un rituale accogliente e allo stesso tempo sempre diverso. E quelle scene rimarranno dentro e non andranno più via. Ritrovare le stesse sensazioni, circondarsi dalla reazione dei personaggi della storia, sentirsi spettatori al quadrato dei film proiettati e dello stesso film di Tornatore. Un grande omaggio che il cinema si regala e regala.
    La scena finale, poi, ha il colore dell’indimenticabile.
    Non è sicuramente casuale rivederlo dopo tanti anni in un altro cineclub, con amici amanti di cinema e la consapevolezza di avere una passione bellissima, da appagare e condividere in continuazione.

  3. Liliana
    29 Marzo 2013 a 13:22 | #3

    Quello dell’altra sera è stato davvero un “incontro visionario”. Quel film lo avevamo visto tutti e tutti siamo rimasti muti alla fine, il cuore e gli occhi pieni di quelle immagini e di quello che da dentro tiravamo fuori, i ricordi, il senso di come siamo cambiati nel tempo, la scoperta di come nel nostro presente si rincorrono gli echi e le esperienze più disparate. Grazie. E Buona Pasqua a tutti.

  4. Sandro
    30 Marzo 2013 a 8:26 | #4

    Anch’io l’ho visto con la meraviglia della prima volta. Diciamolo: la trama in un film è un peso, per certi film almeno! Alla seconda visione si apprezzano meglio l’essenza del messaggio, il modo di raccontarlo, le atmosfere…
    Mi ha colpito la scena della madre che dopo trent’anni pre-sente l’arrivo del figlio e si alza per andare al balcone e vederlo scendere dalla macchina. Stava lavorando ai ferri una maglia di lana e nella concitazione di alzarsi porta con sé il capo del filo. La mdp segue il filo, poi il ferro che cade dalla poltrona sul pavimento e la maglia che si sfila…
    È la scena che aveva scelto Luigi, nello ‘Special’ presentato al Lanu-Day per “Le età della vita” (26 sett. 2009) a indicare il passare del tempo… E mi è mancata anche la musica che scelto lui per quel pezzo. Non si diventa ‘Venerabili’ per caso!
    Grazie ad Ambra per aver scelto questo film che tanti sommovimenti ha procurato, a tutti noi che c’eravamo…

  5. Luigi
    30 Marzo 2013 a 9:32 | #5

    Dentro il film: i miei momenti …

    - l’occhiolino fatto ad Alfredo dal piccolo Totò piangente dopo che il primo gli ha rimediato le 50 lire del prezzo del biglietto

    - la macchina da presa di Tornatore che scende sulla gambetta di Totò che si agita sulla sedia davanti alle prime scene erotiche. I primi bagliori della passione

    - l’uscita del cinema dalla saletta di proiezione sul muro della piazza. La luce che passa sui manifesti de “L’angelo azzurro”, Buster Keaton, “Casablanca”… (immagine altamente simbolica: il cinema che esce fuori…bellissima)

    - le bobine del primo e secondo tempo che vanno avanti e indietro sulla bicicletta. L’offerta, nell’attesa, di far rivedere il primo tempo :-)

    - Totò che guarda i fotogrammi delle pellicole davanti alla lampada. La genesi del cinema

    - la scena del filo di lana che segue l’abbraccio della madre

    - L’embrionale dibattito all’uscita de “La terra trema” tra gli uomini sulla piazza. Fantastico!! Il cinema come provocazione sociale.

    - Le lacrime della sala sul film “Catene” e i dialoghi scanditi a memoria con un laconico “Fine” al termine del film

    - La “bonaria brutalità” di Alfredo che esorta Totò alla stazione di non tornare più, strattonandolo e minacciandolo di non volerlo vedere se dovesse ripensarci. E subito dopo, una carezza di una dolcezza infinita sulla guancia, prima di spostarlo via con gli “occhi ciechi di lacrime”

    - ovviamente…i baci recuperati nella scena finale. Una sorta di viaggio nel tempo passato, che Alfredo ha conservato per il futuro.

    e i vostri?

  6. Sergio
    30 Marzo 2013 a 10:01 | #6

    - la storia del cinema nel cinema. Dal muto al sonoro. Dal B/N al colore.

    Tutte le scene e locandine dell’epoca contenute nel film contestualizzano i periodi temporali della storia di Totò.

    L’angelo azzurro (Der Blaue Engel)
    La febbre dell’oro (The Gold Rush)
    Furia (Fury)
    Biancaneve e i sette nani (Snow White and the Seven Dwarfs)
    Via col vento (Gone with the Wind)
    Casablanca
    In nome della legge
    Il figlio dello sceicco (The Son of the Sheik)
    Sette spose per sette fratelli (Seven Brides for Seven Brothers)
    Charlot e Fatty boxeurs (The Knockout)
    Addio alle armi (A Farewell to Arms)
    Verso la vita (Les Bas-fonds)
    La leggenda di Robin Hood (The Adventures of Robin Hood)
    Ombre rosse (Stagecoach)
    Il dottor Jekyll e Mr. Hyde (Dr. Jekyll and Mr. Hyde)
    La cena delle beffe
    La vita è meravigliosa (It’s a Wonderful Life)
    La terra trema
    I pompieri di Viggiù
    Riso amaro
    Catene
    Anna
    Bellissima
    I vitelloni
    Senso
    Mambo
    L’oro di Napoli
    E Dio creò la donna (Et Dieu… créa la femme)
    Il grido
    Ulisse
    Europa ’51
    Poveri ma belli
    Umberto D.
    Vacanze romane (Roman Holiday)
    Lo sceicco
    La bella e la bestia
    Nel paese delle meraviglie (Babes in Toyland)
    Stanlio & Ollio teste dure (Block-Heads)
    Il grande tormento (The Shepherd of the Hills)
    I dimenticati (Sullivan’s Travels)
    Il cammino della speranza
    La signora del venerdì (His Girl Friday)
    Il mio corpo ti scalderà (The Outlaw) (terzo spezzone della sequenza finale – primissimo piano di Jane Russell)

  7. Tano
    30 Marzo 2013 a 10:31 | #7

    Mi presterò al gioco, a condizione che si faccia anche l’elenco dei “luoghi” tornatoriani col segno meno, che a me non piacciono e che ho ritrovati impunemente presenti nel suo ultimo film. Io lo farò, non stamattina ché ho blog da curare, attese da non far diventare elettriche e malinconie da tenere a bada. I momenti più belli del film? i pezzi di paradiso? Luigi ha dato fondo al magazzino e rimane poco altro (furbo, lui!). La mia personalissima graduatoria mette al primo posto la proiezione dei baci perduti, delle scene d’amore (giammai erotiche, che invece si intuiscono quando Salvatore entra nel cinema abbandonato, il giorno prima che fosse abbattuto, e per terra si vedono le locandine di film grezzamente per “uomini soli”, che per lunghi anni hanno sfinito il cinema, il segno vero del cinema). Seguono poi alcuni miei ricordi costruiti da bambino e da ragazzo, e misteriosamente “copiati” dal regista: i pianti con i film di Amedeo Nazzari; quello che sapeva i dialoghi a memoria ed anticipava gli attori e nessuno gli diceva nulla, ché era “normale” che nella sala si ripetesse il miracolo del film, parole e visioni, che scendevano dal telo bianco e si facevano lacrime e sangue fra la gente …; l’amore struggente per la fanciulla, amore incapace di dichiararsi e, in virtù di ciò, diventato amore per sempre, di sempre, riintrecciato mille altre volte con altri amori, non dichiarati, dichiarati, rifiutati, con desideri sublimati, col cuore che si costruiva ed attorno al cuore, saldamente attaccata, carne all’osso, la persona che poi saremmo stati; il povero matto del paese, il “Gilormo” o il “Mimì”, che in ogni paese viveva temuto e rispettato, come monito per il nostro doppio, che ci aspetta sempre sull’altra sponda ove la ragione ha altre regole e nuove libertà; ed i momenti di tenerezza povera, essenziale, di poche sillabe umane, che si fa condanna perché, si annida in noi tutta la vita e sempre ci per-sequita. Ma il tratto più alto, per me, è anche quello di maggiore sofferenza, dove il paradiso e l’inferno si uniscono e diventano vita nei suoi più veri aspetti di ricordo, di rimpianto, di rimorso … E la fuga dal paese, per salvarsi la vita: non c’è salvezza senza scambio di ostaggi, se tu ti salvi qualcuno soffrirà a posto tuo. Senza scampo, abbiamo barattato le ali per volare e fuggire,con il cuore delle madri, dei padri, delle persone che ci amavano. Senza scampo oggi viviamo perché altri hanno pagato il nostro riscatto. E non ci sono dei a cui rivolgersi … nulla se non lo specchio della nostra coscienza ed il bosco accogliente dei nostri compagni di strada, l’erba, ed il nostro cane, che non abbandoneremo mai. Mai.

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