Home > Cinema > Visioni [82] – Nodo alla gola

Visioni [82] – Nodo alla gola

80 minuti in un solo piano sequenza per uno dei film più avvincenti di Alfred Hitchcock. Una sfida psicologica, una suspence continua, una tecnica di recitazione memorabile.
Alfred Hitchcock-Usa 1948
Tag:
  1. Piero
    21 Febbraio 2013 a 19:13 | #1

    Su cineBazar, all’indirizzo http://www.cinebazar.it/public/cbz/riv/riv1a000206.htm trovate un commento preventivo (risale al 2005) su Nodo alla gola e i “danni del fumo”.

  2. Tano
    23 Febbraio 2013 a 6:50 | #2

    Caro Piero,
    ho seguito l’invito e sono andato a vedere su cinebazar.it. Ho arguito che chi non fuma non uccide. Io allora sono a posto, nonostante voglie brucianti costanti e motivate. Forse è più facile smettere di uccidere o rinunciarvi che smettere di fumare. Lascio ai post-it l’ardua sentenza.

  3. Luigi
    23 Febbraio 2013 a 9:14 | #3

    Il pregio di rivedere il film di Hitchcock, mi ha consentito di scoprire altri dettagli offrendo alla mia personale visione una nuova lettura. Si è detto del piano sequenza, dell’unica inquadratura fissa per l’intera durata ma questa unicità, che farebbe pensare ad una fissità di riprese, è accompagnata invece dalla dinamicità dello sguardo del regista. Infatti la sua macchina di presa si muove sui personaggi, li insegue, li avvolge, come un predatore con le sue vittime. È come se si inseguisse l’avverarsi della verità passando attraverso le frasi non dette e la difesa superba (intesa come presunzione) dei due novelli assassini. Una sinuosità maliziosa che precede il terribile segreto che passa tra bollicine di champagne e ossequiose riverenze.
    Gianni, in pizzeria dopo il film, mi ha chiesto: “Ma perché la scelta di fare un’unica inquadratura?”. La mia prima risposta è andata a parare sul vezzo del regista, su un suo sogno, su una sfida tecnica. A ben vedere, rifacendomi a quanto detto sopra, ci sono più “stacchi” nel film di quanti normalmente presente in un film di genere. Sono ovviamente stacchi virtuali ma ben visibili tanta é la capacità dei dialoghi e delle atmosfere che sono presenti nello svolgersi degli 80 minuti.
    Quando però la governante ha iniziato a liberare la cassapanca/ sarcofago degli oggetti, che ne avevano fatto una tavola imbandita, la macchina da presa si è fermata, fissa sulla possibile scoperta del cadavere, mentre di lato (in quella che si potrebbe definire una sequenza di voci “dall’esterno” all’azione) nessuna si stava accorgendo di nulla. È quando le mani della donna stanno per aprire la cassapanca molti degli spettatori hanno un sussulto che grida ” no! no!” diventando per pochi attimi complici :-) .
    Per rendervi partecipi di come si è divertito Hitchcock vi rimando al citato trailer del film, girato come detto, con l’unica scena all’aperto:http://www.youtube.com/watch?v=odaPtHIWqLg

  4. gianni
    23 Febbraio 2013 a 19:12 | #4

    Alcuni highlight da me colti nella visione del film “Nodo alla gola”.
    Credo che Hitchcock abbia inventato il cinema in 3D. Anzi, più precisamente, il film giallo in 3D:
    La prima dimensione è quella della narrativa. La vicenda, il fatto, il racconto che pone alcuni personaggi in una situazione nella quale ci sono dei misteri, delle cose o dei fatti sconosciuti che hanno avuto, hanno o avranno, nel corso della vicenda, una conseguenza importante per gli stessi personaggi.
    La seconda dimensione è quella della psicologia degli stessi personaggi che si modella sui fatti e crea individui con pensieri, idee e sentimenti talora espressi nei dialoghi, ma anche non espressi e intellegibili dagli sguardi, dai gesti, dal portamento del corpo.
    Con queste due dimensioni qualunque regista può progettare e scrivere una sceneggiatura per produrre un film “giallo”.
    É la terza dimensione hitchcockiana che da profondità e qualità ai suoi personalissimi film: il movente. Questo non è mai trascurato, come se fosse un elemento accessorio, o sottovalutato, come si usa in film “gialli” di qualità dozzinale, ma assume la cosiddetta (da me) terza dimensione che insieme alla seconda (la psicologia), disegna personaggi capaci di pensare, di avere idee emozioni che lo spettatore ritrova reali, tanto da immedesimarsi (come sempre accade al cinema) come se lui stesso vivesse la prima dimensione (la storia).
    Quanta distanza da quei film di bassa lega che hanno la presunzione di creare un “giallo” mescolando i soliti due ingredienti triti e banali e spesso noiosi: una storiella e interminabili scene (di suspense) in cui non accade niente fino al cosiddetto colpo di scena, che ti sveglia, con disappunto e fastidio, dal sonno in cui eri caduto nel buio della sala!!!
    Nel film “Nodo alla gola”, oltre alla psicologia di ciascuno dei personaggi, disegnata con attenzione dal regista e interpretata mirabilmente dagli attori, si riesce a vedere la grande la passione per il movente ideologico e per i guasti che può produrre quando le azioni umane possono raggiungere l’omicidio senza una ragione concreta, ma soltanto in omaggio ad una teoria nicciana e superomistica dell’”atto superfluo”, quale gesto e dimostrazione di una presunta e paranoica superiorità di specie o di casta.
    La vicenda è ambientata nel 1948 e gli echi della distruzione creata dalla follia ideologica risuonavano ancora nell’aria.

  5. Sandro
    23 Febbraio 2013 a 23:37 | #5

    Ho apprezzato molto i virtuosismi di tecnica cinematografica del Maestro Hitch, ma non saprei dire in proposito meglio del Venerabile o del Cyborg.
    Mi ha attratto invece la similitudine tra l’omicidio ‘senza movente’ del film e quell’episodio della nostra storia recente, rimasto con qualche ombra di oscurità, che è stato l’omicidio di Marta Russo all’Università, il 9 maggio del ’97 (ci torno spesso col ricordo, perché quel giorno ero di guardia in Rianimazione). Per quell’omicidio sono stati condannati in via definitiva Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro: anche loro teorizzavano la liceità dell’omicidio in certe circostanze e il ‘delitto perfetto’. Nel film Rupert Cadell (James Stewart) ha un bel rivoltare la frittata nel finale, ma resta lui “il cattivo maestro” dei due: “chi semina vento, raccoglie tempeste”, dice il vecchio proverbio.
    Mi ha incuriosito anche la caratterizzazione degli omicidi come ‘omosessuali’. L’ho appreso dalla scheda, perché da ‘mammola’ qual sono, non l’avrei detto. Hitch è molto discreto, e l’epoca – il 1948 in America – era quella che era, ma sono due personaggi connotati molto negativamente: oltre che omicidi ‘per gioco’ entrambi, esibizionista e narciso Brandon; instabile, quasi isterico Philip. Avrei voluto saperne di più, ecco!
    Infine… se si può fare qualcosa per il proiettore del Detour. E’ una vita che continuiamo a vedere facce appiattite, campi lunghi popolati da nanerottoli e automobili che c’è passato sopra un compressore… A chi possiamo chiedere? …Ha da veni’ Baffone, o basta Grillo? Incrociamo le dita per le elezioni!

Codice di sicurezza: