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La scena preferita – 31 gennaio

Quali sono le scene dei film che non dimenticheremo mai? Quale quella che non ci stancheremo mai di rivedere? I visionari hanno presentato  in sala la loro scena preferita.  Un viaggio tra tanti film e sicuramente  la curiosità di rivedere e scoprire nuove storie.
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  1. Tano
    1 Febbraio 2013 a 0:22 | #1

    Siamo tornati a casa contentissimi, con Paola, per aver trascorso una serata di grande cinema con “disturbati” precisi precisi. Molte scene mi hanno emozionato ed avrei voluto essere io a segnalarle. Aspetto che Luigi si faccia promotore di un gioco tipo: “la scena che avresti voluto presentare tu”. Intanto inserisco in forma scritta il breve commento sulla scena da me segnalata. Grazie a tutti.
    Non avrei potuto prendere sonno se non avessi scritto un dovuto grazie a tutti
    i visio-disturbati, ma soprattutto a te, che in attesa che si rompano le acque,
    ti dai da fare per il vizio occulto, che ci portiamo dietro e dentro.
    Come altre volte è già successo, il commento non “assorbe” l’incolla del
    testo. Ti prego, appena puoi, di completarlo.
    Alla richiesta di Luigi di scegliere una scena di un film per farne insieme a tante altre occasione di una proiezione visionaria risposi immediatamente indicando la sequenza onirico/surreale del film di Jean Vigo, “L’Atalante”, in cui il protagonista, Jean , si tuffa nel fiume e “vede” la sua donna Juliette vestita da sposa. Il fascino di questa scena è immenso anche perché sapientemente utilizzata nella sigla di “Fuori Orario. Cose (mai) viste” in abbinamento con la canzone “Because the Night” divinamente cantata da Patti Smith (… e scusate se è poco!!!). Se questa scena mi è venuta istintivamente alla memoria, ci sarà un motivo. Certamente dentro di me ho tante scene che mi hanno fatto piangere di tenerezza, di gioia, di speranza, di amore perduto e di amore sognato, sommosso i desideri o risvegliato la paura. Ma devo pensarci. Per questa invece non c’è stato bisogno, perché nell’acqua di quel fiume, nel liquido amniotico in cui si torna nel sogno, c’è tutto: la gioia di nascere e la paura di vivere; l’ambizione di vincere e la necessità nascosta di perdere per ritrovare sé stesso; il rimpianto ed il rimorso, e soprattutto il desiderio di confondersi nella persona amata. Amo tanto di questo film, completato da Jean Vigo, “caro agli dei”, pochi mesi prima di morire a soli 29 anni; anche i canali ed i moli solitari, i silenzi e gli echi di lontanissime contrade, rievocate dalla memorabile interpretazione di Michel Simon , che ricordiamo interprete di Jean Renoir , Marcel Carné, Frankenheimer e di Ettore Scola .

  2. Sergio
    1 Febbraio 2013 a 0:50 | #2

    Goditi potere e bellezza della tua gioventù…
    /
    Visto che il monologo del finale del film The Big Kahuna è stato per motivi di ‘par condicio’ tagliato allego la versione recitata dal mitico Rocco Papaleo.
    /
    http://www.youtube.com/watch?v=MslUY2jZTaA

    … ma accetta il consiglio per questa volta.

  3. Lorenza
    1 Febbraio 2013 a 21:59 | #3

    Buonasera a tutti. Qualche piccola considerazione sulla bella serata di ieri. Innanzitutto mi sembra che rispetto all’anno scorso tutti siano arrivati non solo più preparati, ma anche più partecipi. Mi ha colpito e mi è piaciuta molto la sincerità, il trasporto, la professionalità in alcuni casi e l’impegno con cui ciascuno ha presentato la propria scena, come se volesse farla vedere agli altri con i propri occhi. Emoziona entrare in un film con gli occhi di un altro. Interessante che Adriana e Patrizio abbiano scelto lo stesso film e ne abbiamo dato due versioni complementari e diverse. Da umano fila più che da cinefila mi ha affascinato associare ad ogni persona la scena scelta, ascoltarne le ragioni ed immaginarne anche altre non dette. Le donne, in genere, e con tante eccezioni, hanno optato per scene con messaggi di liberta, di allegria, di amore, di speranza. Gli uomini anche nelle scelte di pancia sono stati più tecnici, ma anche qui con buone eccezioni. È interessante anche vedere cosa ognuno vede in una scena, quale è l’elemento che più colpisce e anche sapere che la maggior parte dei presenti ha deciso all’istante, non ha avuto dubbi sulla risposta da dare a Luigi, come se ognuno si portasse quella scena dentro da tempo.
    E da ultimo come si diceva ieri straordinario constatare come una scena acquisti forza, spessore, come i dettagli sembrino infinitamente importanti, se vista da sola. Chissà quante cose abbiamo perso in un film visto solo una volta. senz’altro vedrò o rivedrò molti dei film presentati ieri, in particolare Nikita mannaggia quanto avrei voluto che i tre minuti diventassero tutto il film…e poi quando ci rivedremo ho l’impressione che avremo la sensazione di conoscerci meglio. Grazie Luigi ottimo lavoro

  4. gianni
    1 Febbraio 2013 a 23:44 | #4

    Volendo fare un confronto con la precedente edizione del "film preferito", questa kermesse della "scena preferita" ha avuto, secondo me, un successo maggiore.
    Perché, se già proporre il "film preferito", ha offerto a chi lo presentava il piacere di condividere un piacere, e agli altri visionari l’opportunità di scoprire che esistono in giro film che vale la pena di vedere (o di rivedere), "la scena preferita" ha offerto l’opportunità di cogliere piccole/grandi chicche della cinematografia mondiale che, la distrazione, la dimenticanza o la mancata visione del film, ce l’hanno fatte perdere.
    É come quando, gli appassionati d’arte, in una galleria d’arte, guardando l’Opera preferita, dopo averne preso visone in tutta la sua dimensione e portata, dopo averne respirato profondamente la natura, dopo averne colto, nel profondo, il messaggio d’artista, non ancora appagati di piacere, si avvicinano all’Opera, prendono una lente d’ingrandimento e, rivolgendosi ai presenti mentre indicano il prezioso dettaglio, esclamano: "meraviglioso … no???!!!".
    Non nego che, alla fine della serata, avrei voluto fare un’elezione delle migliori tre fra tutte le migliori scene presentate. Ma ciò avrebbe fatto un ingiusto torto a tutte le altre proposte che, proprio perché frutto di una selezione personale e "di pancia", non è giusto siano messe in competizione.
    Comunque io ne ho scelte alcune che mi porteranno a vedere o rivedere l’intero film dal quale sono tratte. Ma non vi dirò quali.

  5. Viviana
    2 Febbraio 2013 a 12:15 | #5

    E’ stata una serata molto piacevole ed interessante arricchita dal valore aggiunto apportato da ognuno. E’ stato come mostrare una foto a cui teniamo in particolare, sottolineandone i chiaroscuri e i dettagli per valorizzarne una visione d’insieme. Certo, solo noi sappiamo quando e dove quella foto è stata scattata, cosa c’era oltre il limite dell’obiettivo, quali aspettative ed emozioni si nascondevano dietro ogni elemento che la costituisce, ma a chi la mostriamo resta comunque il piacere di vedere un’immagine che acquista e potenzia il suo senso grazie alle nostre motivazioni.
    Molte scene mi hanno catturato ed incuriosito e, al di là del gusto personale, di cui siamo schiavi e signori, mi è molto piaciuta l’idea di racchiudere in una visione d’insieme mondi e stili
    diversi di un’unica arte che può declinare messaggi e contenuti con tecniche e linguaggi differenti. Sono anche convinta che il tutto sia stato fortemente “nobilitato” dall’interpretazione di ognuno e questo, nello specifico, mi sembra l’elemento più importante di un tipo di esperienza del genere: scoprirsi e scoprire la nostra umanità attraverso il nutrimento dell’arte!
    Ciao Viviana

  6. Luigi
    2 Febbraio 2013 a 12:35 | #6

    Ho trascorso tre mesi durante i quali con ognuno dei “genitori” delle scene si è parlato delle proposte, “combattendo” sulla durata, sulla reperibilità del film, tirandomi sempre fuori dalle motivazioni che hanno guidato ogni scelta perchè non volevo ci fosse alcun condizionamento. Trent’anni di passione cinematografica, fatta di riferimenti, punti inossidabili di richiamo, certezze stilistiche e genialità di regia, tutte le mie montagne sacre che guidano il mio amore per il cinema, sono state piacevolmente condite e anche “smosse” dalle proposte delle scelte che arrivavano.
    Uno è convinto che il cinema parli una certa lingua, quella canonica, quella da cui non si può prescindere e poi, quando si entra nel rapporto tra il film e lo spettatore, c’è un mondo di sfumature, tensioni, emozioni, slanci e disappunti, che fanno del rapporto uomo/arte una delle cose più affascinanti della vita.
    Visioni, nella mia intenzione, cercava proprio questo. La “pancia” del visionario. La spontanea reazione della visione, cruda, genuina, diretta, vera. La si può arricchire con aspetti strettamente tecnici o più specificatamente di analisi narrrativa e strutturale (sono sempre convinto che nulla accade per caso) ma la magia dell’imprevedibilità, del momento dell’incontro tra due teste pensanti, fa scaturire una terza, quarta ecc. visione delle immagini dove non c’è una verità ma tante interpretazioni tutte sicuramente incontrovertibili.
    Ho avuto tre mesi di tempo per viaggiare con i film proposti, entrare nel singolo fotogramma della scena, scoprire come una “visione a passo uno” sia un’esperienza illuminante.
    Ogni regista, prima che noi vediamo il suo film, c’ha studiato, riflettuto, provato e riprovato: “dove metto la macchina da presa, che luce, in che luogo, che durata, quale musica, che faccio dire agli attori, cosa voglio dire io….”. Poi arriviamo noi e magari ci facciamo scorrere il film addosso e non ci accorgiamo di nulla, oppure cogliamo completamente il messaggio e ci innamoriamo delle immagini.
    Tra le mie scene preferite c’è un cineclub che ancora resiste alla società dei consumi, ci sono una trentina di visionari seduti che danno le generalità della loro scelta, c’è la luce che si accende e spegne e ad ogni apertura di tenda, una nuova emozione da scoprire.

  7. Sergio
    3 Febbraio 2013 a 0:01 | #7

    Dopo il visionario frappè non è stato facile prendere sonno la notte scorsa, forse perché quella bevuta è stato il solo e unico pasto della serata. Non ho intenzione di dare voti di preferenza ma è l’inconscio dello stomaco ad esprimersi. La mattina seguente ancora nella pancia la frutta tagliata a pezzettini e il latte fresco e vivo versato dai visionari: la giovanissima Catherine, il suono della Ferrari, il gelato alla panna, le musiche del grandissimo compositore Michael Nyman, il Francesco di Viviana, e … il grande Mastroianni.

    Ma adesso è un’altra notte e aspettando la sigla di Fuori Orario fischietto:
    Because the night belongs to lovers
    Because the night belongs to lust
    Because the night belongs to lovers
    Because the night belongs to us
    (Ghezzi docet)

    per Tano:
    http://www.youtube.com/watch?v=bECG0siUMN4

    un’intensa interpretazione di Patty Smith che si schiarisce la voce al minuti 2:33

  8. Tano
    3 Febbraio 2013 a 6:12 | #8

    Sono le sei ma è ancora notte,
    territorio di Patti Smith.
    Anche ai vecchi lovers tremano le mani
    a sentirlo,
    di notte,
    l’inno della notte.
    Grandissima Patti,
    che anneghi perbenismi scostanti
    sotto il peso definitivo di uno scacchero!
    Grazie Sergio.
    A star svegli la notte forse ci si consuma,
    ma si prendono le comete al laccio;
    e questo basta a vivere

  9. Adriana
    3 Febbraio 2013 a 16:34 | #9

    Anche io volevo ringraziare Luigi e tutti i generosi visionari per la serata della scena preferita. Il lavoro di Luigi mi è sembrato assolutamente straordinario e il contributo collettivo emozionante e coinvolgente, più di quanto immaginassi. Avevo scelto la scena d’istinto, senza riflessione e non l’avevo rivista, come il film, rimasto nella memoria da tanti anni, per il suo incredibile impatto poetico. Non ricordavo quindi i particolari, mi era rimasta in mente solo l’impressione intensa di quel momento, in cui l’angelo è felice come un bambino del suo poter scoprire sensazioni, emozioni e scambi a lui prima negati. Quella scelta di accettare vulnerabilità e morte in cambio dell’esperienza mi sembrava sintetizzare il valore delle cose e dei sogni (film compresi). Forse non l’avrei rivista, se non ci fosse stata l’altra sera. Le scene scelte dagli altri, pur estrapolate da film a volte non visti o dimenticati, sono state altrettanto significative, ognuna una intensa sorpresa, momenti evocativi che le immagini rendono molto più efficacemente di quanto non potrebbero le parole. Davvero bello…

  10. Sandro
    4 Febbraio 2013 a 21:52 | #10

    Tante chiacchiere tra noi sulle commistioni tra Cinema & Vita nei film di cui abbiamo parlato di recente… Da Fellini 8 ½ a Effetto Notte di Truffaut, da La Rosa purpurea del Cairo, di Woody Allen al Wim Wenders di Lisbon story. Il cinema che parla di se stesso.

    L’incontro al Detour dell’altra sera sulla scena preferita ha rappresentato, se vogliamo, un’altra sfaccettatura del tema: come siamo stati cambiati dal cinema; come noi cambiamo, con il nostro vissuto e le emozioni inerenti, il/i film che vediamo.
    È di questi giorni una chiacchiera con Domenico Starnone, che portava degli esempi di come il cinema ha il potere di cambiare il nostro immaginario… Si diceva dei romantici addii alle stazioni, a fianco del treno in partenza. Questi lunghi baci strazianti tra due – innamorati? gente comune? – di cui uno/a sta per partire…
    Diceva Starnone/sornione: …Ma non potevano salutarsi a casa, con più intimità e riservatezza..?
    Eh no! Il bacio alla stazione è un topos della Letteratura e soprattutto del Cinema e siamo arrivati a considerarlo ormai l’addio archetipico; vi abbiamo trasferito tutto il pathos che possiamo concepire. Perché, se non è appassionato e alla stazione, che addio è?

    Per dare una chiave in più soprattutto a chi non c’era – perdita difficilmente colmabile! …Purtroppo! – metterei in evidenza almeno due filoni portanti (forse alcuni di più; ma chi si sente dimenticato può intervenire a sua volta):
    - L’identificazione nella scena presentata di un momento focale, in cui il personaggio cambia o l’atmosfera non sarà più la stessa (ripenso soprattutto alle felici scelte di Viviana e Lorenza; Adriana e Patrizio con lo stesso film (diversa scena); di Gianni, Renzo e Francoise, Ambra.
    - La presentazione di una ‘meraviglia’, vissuta al cinema e poi partecipata agli amici (da parte di Daniela, Sandro, Margherita).

    Momenti di vero cinema e vita vera; e per una volta lo schermo non a separare, ma a collegare i due mondi!

  11. Luigi
    5 Febbraio 2013 a 7:55 | #11

    Mi chiedo quanti avranno la curiosità di andare a scoprire cosa è successo prima o dopo dei tre minuti proposti. Tutte quelle scene, alcune più esplicative di altre, per una sera “strappate” dal loro percorso narrativo e illuminate con una luce più grande, chissà cosa hanno detto, cosa avevano da dire ancora, e cosa c’è da vedere oltre.
    Perchè Christian, in Moulin Rouge, svilisce la bella Satine (Nicole Kidman) davanti a tutti? Perchè il loro amore è così contrastato? Tutto nelle atmosfere visionarie di un regista (Baz Luhrmann) con il suo stile volutamente esagerato, estroso, accattivante.
    E cosa nasconde lo sguardo sornione di Larry (Kevin Space) nel Big Kahuna di John Swanbeck. Il pathos del monologo finale quante storie e racconti racchiude nello svolgimento della visione?
    E ancora la folle corsa di Al Pacino, con gli occhi di una cecità mai così aperta su ogni profumo e ogni sentimento.
    La disperata passione di Ada (Holly Hunter) che insegue il suo pianoforte in acqua in un tuffo di morte e vita, dove i legami sono relegati ad una corda prima da stringere e poi da mollare.
    La bellissima Catherine Deneuve terrorizzata da terribili nevrosi.
    E ancora…..e ancora

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