Home > Cinema > Visioni [79] – Another Earth

Visioni [79] – Another Earth

Regia: Mike Cahill

Cast: William Mapother, Brit Marling, Jordan Baker, Flint Beverage, Robin Taylor

Produzione: USA, 2011

Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?” Così cantava Giacomo Leopardi nel 1830 in uno dei suoi più celebri componimenti, rivolgendosi all’astro che osserva immobile le sventure umane dall’alto del cielo notturno. Le premesse contenute in Another Earth sembrano

consulta la scheda del film

 

Tag:
  1. Mario
    23 Novembre 2012 a 11:30 | #1

    Bel film che si presta a più interpretazioni. Il finale è l’aspetto che mi ha incuriosito di più e preferisco immaginarmelo così: Gli sforzi di Rhoda fanno si che John si ricongiunga con la sua famiglia nel pianeta due asincrono, mentre in compenso John “spedisce” sulla Terra Rhoda2, una ragazza che nel mondo asincrono non aveva sterminato una famiglia, ma per il resto identica in tutto e per tutto. La pace interiore di Rhoda tornerà presto…
    La vita, scelte sbagliate, ci possono portare a vivere esperienze che dilaniano l’anima, ma esiste sempre un percorso di espiazione che porta serenità a vittima e carnefice.

  2. Luigi
    23 Novembre 2012 a 11:54 | #2

    Terra 1, 2…ma anche 3, 4 e via dicendo. Sono le interpretazioni che facciamo di noi stessi, continue, indefinite, misteriose e inevitabilmente spesso senza una risposta. Mi venivano in mente i pensieri di Deckard nel finale di Blade Runner (“chi siamo, da dove veniamo, quanto tempo ci resta da vivere…) quando ho realizzato che anche “Another Earth” pone domande bibliche. Tralasciando l’aspetto fantascientifico della storia (ma non posso non citare ancora che anche in Blade Runner si pubblicizza “una nuova vita che ci aspetta nel pianeta extra-mondo…”), il film di Cahill sviluppa i suoi percorsi nello smarrimento di Rhoda, nel suo infernale girone di rimorso e colpa, nella nostalgia di una vita che poteva e non sarà.
    Ma ad un certo punto la vediamo sistemare i fiori nel vaso, una nuova luce la circonda, il sorriso accarezza ogni gesto. Rhoda è ora sulla sua “terra 2″ senza che sia stato necessario salire su un’astronave. La sua espiazione è stata dolorosa quanto la colpa, il suo tormento ha generato una nuova speranza verso “nuove terre”.
    Rhoda è capace di dare vita e forza. Lo fa nel raccontare del cosmonauta russo, lo fa accarezzando la mano al suo vecchio collega “follemente vivo” , lo fa regalando il suo biglietto a John.
    Le sospensioni temporali del regista, che lavora su processi di sottrazione, esplodono alla fine in colori vivaci e intensi. Non si dimenticheranno le paure e le sofferenze, ma, come nel ticchettio del cosmonauta, diventeranno musica vitale e forza interiore.
    Gira splendidamente Cahill. Non eccede pur concedendosi raffinati tecnicismi. La musica nel film arriva forte, leggera, avvolge tutto e solleva ogni tormento.
    Gli scatti di orgoglio di Rhoda fanno tenerezza e non sentiamo mai la necessità di sentenziare le sue colpe. Al suo ex compagno di liceo vomita la dura verità senza timore e con orgoglio (“non insegno ma faccio le pulizie…”). Subito dopo però non compra più le caramelle che avevano acceso un suo momento di felicità.
    Ma il suo nuovo sentimento, il suo nuovo cuore (another heart) ora ha battiti decisi e segnano la strada.
    Terra 1, 2 3, ….

  3. Piero
    23 Novembre 2012 a 13:05 | #3

    Del film “Another Earth”, bellissimo, ho già visto sulla scheda di Visioni i parallelismi con “Melancholia” di Lars von Trier e soprattutto la derivazione da “Solaris” di Tarkovskij.
    Concordo con tutto questo, ma vorrei far notare un aspetto molto particolare che invece non si collega con nessuno dei due film, e che aggiunge contenuto al lavoro del regista e della sceneggiatrice/attrice.

    Mi riferisco alla credibilità scientifica dell’assunto del film.
    Non è assolutamente indispensabile in un’opera di fiction, anzi si parla espressamente (e si teorizza approfonditamente in “Suspension of disbelief”, film inglese di Mike Figgis appena uscito) di “sospensione dell’incredulità” per indicare lo stato mentale di uno spettatore che accetta cose poco credibili dalla trama purché il racconto sia coerente a le giustifichi per altra via.
    Questo a maggior ragione in un film di fantascienza, ove il prefisso “fanta” sta proprio ad indicare un assunto fantastico da cui si derivano le conseguenze logiche nella trama.
    “Melancholia” non si pone proprio il problema di come il nuovo pianeta possa convivere con la logica, l0’osservazione e “la rigidità delle sfere celesti”. “Solaris” è più accorto ed ambienta il racconto in un lontano pianeta, dove tutto (tutto!) può accadere.
    Vi devo confessare che, pur attratto dalla bellezza delle scene di “pleniterrio” (plenilunio della Terra), la mia anima scientifica era comunque un po’ disturbata dall’apparire così d’un tratto della copia gemella della Terra: e le orbite, mi chiedevo, come fanno a non collidere? Anche perché Terra 2 non era lontanissima: si vedeva bene al cannocchiale e si faceva notare molto vicina anche ad occhio nudo. E poi gli effetti gravitazionali: una Terra 2 (e una Luna 2) così vicine avrebbero disturbato troppo le orbite di Terra 1 e Luna 1. Se solo la Luna provoca le maree, pensate che maree avrebbero provocato Terra 2 e Luna 2 così vicine…
    Il mio “disbelief” era sì sospeso, ma un po’ disturbato dalle incongruenze troppo evidenti.

    Poi, buttata là come niente fosse, un brano di un’intervista in TV e la frase “rottura della simmetria”. Sembra niente (a parte che risolve il dramma morale del film, dando la possibilità di un altro modo di svolgersi dei micro-eventi riguardo i due protagonisti), ma per me è stata lo squarcio di un velo. Ed ho capito tutto, compreso che non c’era più bisogno di “disbelief”.
    C’è una strana (ma importantissima) parte della fisica che si chiama “meccanica quantistica” e che è tanto strana e mal accettata che viene raccontata solo ai fisici in chamera caritatis e nemmeno agli ingegneri, anche se più del 50% del mondo e dell’industria di oggi si basa sui suoi risultati. Noi (come il giuramento di Pitagora) non la raccontiamo mai agli altri, e non lo farò nemmeno questa volta.
    Ma sappiate, voi esclusi, che il concetto di “rottura della simmetria” è una specie di parola d’ordine per giustificare tutte le pazzie della meccanica quantistica: una particella che esiste in più di un luogo, che scompare e riappare durante il suo percorso, che esiste e non esiste contemporaneamente, in cui il futuro agisce sul passato, e via esagerando. C’è un’altra frase, “Gatto di Scroedinger”, che è parola segreta per indicare fra gli adepti che queste pazzie a livello di particella nucleare potrebbero avere effetti visibili nel mondo reale di ogni giorno.
    Allora il film torna ad essere a tutti gli effetti un vero film di fantascienza, logico e coerente, in cui c’è un Gatto di Scroedinger grande come il pianeta Terra…

  4. Piero
    23 Novembre 2012 a 13:12 | #4

    C’è solo una cosa che mi preoccupa, nel film “Another Earth”.
    Soggetto e sceneggiatura sono di Mike Cahill (il regista) e di Britt Marling (la protagonista).
    Sono entrambi laureati, ma in Economia.
    Come hanno saputo della “rottura di simmetria” e del “gatto di Scroedinger”?
    Qualcuno ha tradito.

    Oppure agli economisti insegnano queste cose (e allora si spiega molto sui guai dell’Euro…).

  5. Sandro
    23 Novembre 2012 a 13:57 | #5

    Durante le due chiacchiere mattutine con Luigi sul film di ieri sera mi era venuto in mente Solaris di Tarkowsky, senza che avessi letto (giuro!) la scheda di accompagnamento, dove pure è citato.
    Ma giustamente con il Venerabile abbiamo concordato che la Terra 2 del film di ieri è un tipico ‘pretesto’ alla Hitchcock, mentre il pianeta Solaris è ben sostanziale alla trama, anche se anch’esso capace di rendere reali, ‘duplicare’ i sogni e i pensieri degli uomini.
    È noto come il Mac Guffin ‘inventato’ da Hitch definisce il mezzo attraverso il quale si fornisce dinamicità ad una trama; qualcosa che per i personaggi del film ha un’importanza cruciale e attorno al quale si crea enfasi e si svolge l’azione, ma che non possiede un vero significato per lo spettatore. Il messaggio del film va cercato al di là di esso!
    Ed è certo così anche per il film di Cahill (a parte la discussa scena del finale). Infatti possiamo provare a togliere dal film riferimenti e immagini delle seconda terra (che pure hanno la loro suggestione visiva) e sintetizzarlo così: una ragazza bella e di brillante avvenire, dopo una festa, provoca un incidente in cui distrugge una famiglia felice; sconta quattro anni di prigione e ne esce cambiata, carica di un dolore e un desiderio di espiazione che la portano ad accettare un lavoro qualunque (simbolicamente nel campo delle pulizie!); ad incontrare il superstite della strage da lei compiuta e a cercare qualunque strada per rimediare all’(irrimediabile) passato.
    E’ il desiderio assurdo di un modo di tornare indietro nel tempo per evitare che una cosa accada; ritorniamo con la mente ai pochi minuti prima dell’impatto del Costa Concordia al Giglio o ad Amanda Knox e al delitto di Perugia. Ma a parte l’ossessione di scomporre e riavvolgere continuamente quella manciata di secondi, è l’espiazione della colpa il vero nucleo del film. E quindi la domanda cogente è: avrebbe potuto il film fare a meno del ‘pretesto’ dell’altra terra, per illustrare il tema?
    Ieri sera, dopo la visione ero più propenso per il sì e ho mugugnato un po’, ma oggi a mente più distaccata la riconosco una trovata buona e a suo modo poetica.
    Ma elucubrazioni a parte, mille di questi film insieme!

  6. gianni
    23 Novembre 2012 a 17:28 | #6

    ANOTHER EARTH
    Non cercherò confronti con altri film di fantascienza, perché io, ieri, sono sicuro, non ho visto un film di fantascienza.
    Con sorpresa e con piacere ho visto rappresentare sullo schermo un percorso interiore (interiore perché vissuto all’interno della mente) che ha portato i personaggi da:

    TERRA 1: una visione ed una percezione della vita divenuta, improvvisamente, insopportabile, opprimente, colma di sensi di colpa, amareggiata da sensi di vendetta, senza scopo, stretta in una scatola squallida ove il rumore prodotto da un semplice battito di un oggetto su un tavolo, che sappiamo, non avrà mai fine, diventa un rumore assordante, eterno come la dannazione eterna,
    a:
    TERRA 2: una visione di SE STESSI ormai elaborata, riappacificata, che è passata attraverso un VIAGGIO ESPERIENZIALE, attraverso l’accettazione di ciò che è accaduto, attraverso il perdono ed è approdata su quello che ora sembra davvero un altro pianeta, un luogo nel quale esistono molte altre possibilità di vivere, molte altre chances di ESSERE.

    Dunque il film di Mike Cahill è una metafora per accompagnarci in QUEL VIAGGIO VERSO L’ALTRO PIANETA e per farlo prende a prestito un caso emblematico: l’elaborazione di un lutto.
    Ci racconta allora la storia di una tragedia che nella mente e nel cuore (mondo reale Terra1) dei protagonisti (Rhoda e John) annulla completamente le loro vite, le stravolge, le annienta.
    Ma … una scintilla balena nella mente di Rhoda , lei, anche se dapprima tenta di suicidarsi sopraffatta dall’assenza di una speranza, SENTE IL DESIDERIO di “fare pulizia” e allora timidamente inizia il suo VIAGGIO, torna sui luoghi che, SOLO POCO TEMPO PRIMA, sono stati testimoni di ciò che OGGI le ingombra la mente e l’anima tanto da impedirle di vivere. Raggiunge la casa di John e scopre che, anche lui, ormai vive nella sua scatola squallida, oltre la quale c’è il nulla.
    Il DESIDERIO DI VIVERE di Rhoda la porta ad innamorarsi di Jhon e comincia, amorevolmente, a prenderlo per mano accompagnandolo verso quel VIAGGIO (della mente), che lei ha già quasi completamente compiuto e che lui, se vorrà, dovrà compiere da solo perché, anche per lui, il percorso sarà nella propria mente.
    La storia è semplice, ma fortemente simbolica.
    Il mondo (Terra1), come noi lo vediamo, è, in fondo, una scatola concettuale nella quale ogni cosa ha il suo posto, ogni esperienza vissuta è un mattoncino della conoscenza, ogni mattoncino contribuisce a costruire il castello concettuale attraverso il quale elaboriamo gli input e gli output dei nostri rapporti con il mondo stesso.
    Straordinaria ad esempio è la scena del film in cui Rhoda, mentre riordina la casa di John, s’imbatte in una sega (utensile per tagliare il legno n.d.r.), oggetto che, per concetto acquisito dalla cultura corrente, è un utensile e basta. Invece lei scopre, e la scena è eccellente, che PUO’ ESSERE anche uno strumento musicale e per scoprirlo deve passare attraverso un’esperienza: ascoltarne il suono.
    Nella mente di Rhoda resterà ora sedimentata la convinzione, il concetto, il nuovo mattoncino che le farà vedere da ora in poi quell’oggetto non più soltanto come utensile, ma anche come strumento musicale. Poteva il regista Mike Cahill rappresentarci in modo migliore cosa significa fare un passaggio mentale? UN VIAGGIO?
    Il film è pieno di spunti simbolici che richiamano in moltissime scene quel viaggio che Rhoda e John si apprestano a fare e che, invece, l’indiano (di cui non ricordo il nome) non riesce a percorrere. Quest’ultimo per non vedere sempre davanti a se chissà quale grande dolore della sua storia, si acceca e, per non sentirne poi l’eterno fragore, si assordisce.
    Simbolicamente Rhoda riceve il biglietto per quel viaggio e lo riceve perche l’HA VOLUTO e altrettanto simbolicamente lo offre a John che ora si accorge che oltre le mura azzurrine della sua casa fatiscente, piena di passato, c’è UN ALTRO PIANETA parallelo a quello in cui sta vivendo e che prima non vedeva.
    NON VDEVA perché i due mondi SCORREVANO IN SINCRONO: ERANO IDENTICI COME SE FOSSERO UNO SOLO: ERANO UNO SOLO.
    Ma poi succede qualcosa. Il desiderio di vivere, la consapevolezza di essere in una trappola, l’esperienza vissuta nel viaggio, fanno apparire una nuova possibilità: L’ALTRO PIANETA. Saranno possibili in questo “Another Earth” nuove chances di vita? e perché non anche nuove storie di vita? SARÀ UN MONDO ASINCRONO?
    Bella domanda!
    Se pensiamo che nelle scatole concettuali in cui viviamo c’è tutto il nostro mondo, possiamo affermare di conseguenza che c’è anche la nostra IDENTITÀ PERSONALE, costruita, mattoncino su mattoncino, in una vita di esperienze vissute.
    C’è allora un altro pianeta parallelo nel quale potrebbe esserci una nostra diversa identità? Un nostro diverso modo di essere?
    Ora siamo entrati nella fantascienza?
    Belle domande !!!
    Una tavola rotonda su queste domande … perché no?
    p.s.
    Caro Piero, non sarà che il Gatto di Schroedinger ci ha messo la coda anche in questa mia diversa lettura del film?

  7. gianni
    24 Novembre 2012 a 9:45 | #7

    Vorrei aggiungere due parole sul finale del film.
    La scena che vediamo è quella di Rhoda 2 (ormai già abitante di Terra2) che, ORA può VEDERE Rhoda1 (come ERA PRIMA e PENSAVA in Terra1) e lo può fare perché è intervenuto IL VIAGGIO con un PRIMA ed un DOPO. In questo viaggio si è consumata UNA ESPERIENZA vissuta nel MONDO FISICO, lo stesso mondo che Rhoda guardava PRIMA ma vedeva orribile, ingombro, senza spazi di vita e che invece, guardandolo OGGI, lo vede bello, libero con molte opportunità. Ricordiamo la scena di quando PRIMA Rhoda guardava la sega da legno? E quando la vede DOPO?
    Non credo siano necessarie altre scene al film (esempio il nuovo incontro fra Rhoda e John in Terra2) perché ci ha già detto tutto quel che Mike Cahill voleva dirci ed anche perché qualsiasi altro racconto ORA, oltre il VIAGGIO, sarebbe forse di troppo e fuori tema.

    Concludo con una domanda: guardando una stessa cosa (es. un film) abbiamo già verificato che due o più persone VEDONO cose diverse. Ma allora anche quando siamo soli e osserviamo, potremmo vedere PRIMA una cosa e DOMANI un’altra?
    Viaggiamo ragazzi … viaggiamo !!!

  8. Luigi
    24 Novembre 2012 a 13:14 | #8

    Vedere Gianni scatenato sul film in un delirio di sensazioni è uno spettacolo! Una visionarietà tale è provocata da film come questo e, per usare una frase cara al nostro, “mi rendo conto” del perchè. Prima del film, nelle brevi parole introduttive, volevo soffermarmi di più sugli “inganni” della visione ma poi ho pensato che li tratteremo compiutamente a breve quando vedremo Rashomon di Kurosawa. Gli inganni poi non sono altro che le interpretazioni cui accennava Gianni. La rielaborazione del film da parte di ognuno. Su questo film in particolare che fondamentalmente ha tre strade: quella terrena, intimista e filosofica, quella fantascientifica, possibilista e salvifica, oppure una terza che le contempla entrambe.Temo che solo la prima sia più coerente e, forse razionalizzabile (ammesso si possa), rispetto alle intenzioni del regista.
    Confesso che anch’io ho provato a unire i pezzi di un probabile puzzle in cui incastrare le vicende tra gli abitanti di Terra 1 e 2. L’ho fatto per gioco, pur sapendo del famoso pretesto cui si parlava e ribadendo che la vera entità della storia è nell’animo di Rhoda, nella sua vita che non le lascerà, ahimè, altre chances se non quelle che lei si conquisterà e che avrà il coraggio di cercare.
    Ma volendo rimanere al “gioco” viene da immaginarsi diverse cose. Gli abitanti di Terra 2 come chiamano la nostra Terra? 1 o 2? Perchè la “gemella” di Rhoda è venuta a trovare la sua simile? Non ha quindi avuto bisogno di lasciare il biglietto a John. Allora vuol dire che l’incidente non c’è stato su Terra 2. E John? Perchè non si è fatto più vivo e come avrà fatto con l’altro John di Terra2?
    Volendo, si può continuare all’infinito, ma restiamo in un gioco, simpatico, ma che ci porta via dal cuore del film.
    Accogliendo la domanda di Sandro su cosa sarebbe stato il film senza “l’innesto fantasy”, viene da imaginare che Cahill è bravo al punto che forse ne sarebbe uscito ugualmente una storia intensa, sospesa e capace nell’elaborare un dolore così grande.
    Ma il regista ha osato e il suo “pretesto” non stona.
    Di sicuro è un piacere dire la nostra sul film. Diversamente, cordialmente e provocatoriamente.
    Allora vai così!

  9. Lorenza
    24 Novembre 2012 a 22:25 | #9

    Mannaggia che cosa mi sono persa…peccato. i vostri commenti hanno scatenato un’irresistibile curiosità. Leggendo il commento di Gianni mi sono ricordata di una proposta che ci avevi fatto tu Luigi qualche tempo fa: ci proponevi di scegliere un film che alla prima visione ci era parso in un modo e in quella successiva in un altro assai diverso. era così no, o ricordo male?

  10. Luigi
    25 Novembre 2012 a 7:02 | #10

    Si Lorenza, l’idea, maturata proprio con Gianni, era quella di elencare dei film che ad una prima visione erano sembrato altro. Nel caso di “another earth” la “doppia” visione pare sia anche accaduta contestualmente alla serata del film, nel senso che ognuno ne ha colto i due (o più) aspetti nel corso dell’unica visione.

  11. Luigi
    28 Novembre 2012 a 8:08 | #11

    Mi sono ricordato che dopo il film, in pizzeria, parlando della scena in cui John porta Rhoda a teatro e le fe ascoltare la melodia che riproduce utilizzando la sega, Mario mi ha ricordato del “Theremin”. Il theremin è uno stano strumento che riproduce un suono molto particolare è che negli anni 60 veniva utilizzato molto per le atmosfere dei film di fantascienza.
    Secondo la teoria di “storie dentro le storie”, mi sembrava simpatico segnalarlo.

    http://www.youtube.com/watch?v=w5qf9O6c20o

    wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Theremin

  12. Tano
    28 Novembre 2012 a 15:12 | #12

    No, Mario, no! Non funziona così, non può funzionare così: uno di noi subisce un grande dolore, una perdita terribile, e poi con un aiutino se ne va nel mondo parallelo dove gli scomparsi vivono e ti aspettano. Non funziona così. Il dolore è qui, la privazione, l’abbandono la desolazione, la disperazione sono qui, con noi e sostituiscono le persone a noi care che sono scomparse immaturamente e ingiustamente. Il vuoto che lasciano non può essere colmato che da noi, con le nostre lacrime, con i pezzi di carne strappati a morsi, con gli occhi che si staccano e cadono stanchi di piangere lacrime inutili, occhi che cascano e ricrescono perché le lacrime non finiscono e non bastano mai per lavare il nostro dolore. La nostra vita deve consumarsi per lenire il dolore ed i nostri giorni inaridirsi e diventare polvere prima che rinasca vita dentro di noi. Non ci sono altre terre che ospitano i nostri amori perduti, non ci sono attese per nostri arrivi. Mai più. Mai più. Mai più.
    Dunque John restituito alla speranza dalla fanciulla parte e va a Terra2 e lì trova la dolce moglie e l’adorato figlio …. E l’altro John? Che fa l’altro John, che fa? Prende il razzo, lascia moglie amata e figlietto adorato a John1 e se ne va su Terra3? E così, all’infinito? E JohnN, che fa, dove va, dove può andare? No, caro Mario, almeno uno di questi innumerevoli John dovrà tenersi il vuoto, l’immane assenza di sempre per sempre. Dovrà sperare di sopravvivere, perché alla vita non si sopravvive, non si sopravvive alla vita, ma alla morte si, si può ….. si deve, per dimostrare che se la morte è mistero, lo è ancora di più ed in modo più esaltante ed unico la vita. Con la morte si chiude, con la vita si vive, a pezzi, dilaniati, sviscerati, senza occhi per piangere, senza facili speranze e senza promesse stupide ed inutili. Con la vita si vive. Con la morte, no.
    Il regista ha fatto una buona opera prima ed ha ampi spazi di miglioramento (non sempre le opere prime hanno poi seguiti apprezzabili – vogliamo parlarne, Luigi; vogliamo parlarne, Sandro?), soprattutto nell’architettura della storia. Si muove bene, con bella fotografia e capacità di governare gli attori (ma: algida, lei; senza le fisic du role, lui). La storia però, a mio avviso, gli ha preso la mano ed ha creduto di essere un Tarkovsklij o un Lars von Trier, ma non ha, forse non avrà mai (troppo americano?), la capacità di introspezione nei grandi laghi oscuri della mente degli uomini che Tarkovsklij ha dimostrato di avere e l’acido bisturi di Lars von Trier, che affonda nella carne viva del vivere sociale, nelle convenzioni, nelle aridità e nei vuoti di umanità. Non basta seminare qui e là dei coccetti di vetro colorato in cui si rifrangono le luci ben costruite o rimbalzano le belle note del commento musicale: è un film a tre palle, dimenticabile (a meno che non sia seguito da un’altra prova più convincente,ed allora lo ripescheremo e lo leggeremo alla luce dell’opera seconda o terza), di cui si può parlare, anche tanto, senza bisogno di riesumare dalla cineteca Solaris o ritardarne l’ingresso a Melancholia).
    Ad maiora.

  13. Luigi
    28 Novembre 2012 a 15:37 | #13

    Ragazzi, Tano ha “sparigliato” e ha gettato giù la maschera sul “lato oscuro del film”. Mi piace, ben venga a dissipare certezze e a concretizzare dubbi. Le opere prime visto in senso cronologico contrario, spesso deludono e in rari casi infiammano. Se penso alle opere prime di Truffaut e Welles (I quattrocento colpi e Quarto potere), il nostro Cahill ha poco da stare allegro. Come giustamente dice Tano, chissà cosa penseranno coloro che scopriranno Cahill alla sua quarta creatura e di rimando vedranno “Anothe Earth”.
    Però noi siamo qui, ora, al tempo 0, o se preferite al tempo 1 :-) .
    Sono certo che il film per sua colpa pecca degli inevitabili confronti con i citati registi europei ma proprio perchè è un film americano che , secondo me, gli va data la giusta considerazione non negativa. E’ vero che il film in alcuni passaggi sia un pò ruffiano ma sono peccatucci veniali. Bisognava dar pur sfogo ad una sensazione di “fantasy”.
    Però, per coloro che vogliono, consiglio la visione in lingua originale. Potrebbe accadere qualcosa di più.
    Di sicuro il film provoca, propone, inciampa elegantemente e ha coraggio.
    Non vorrei bissare il primo slogan di visioni (film, pizza, birra e blog), ma mi sento di citare il nostro Sandro: “mille di questi film insieme!”

  14. Tano
    28 Novembre 2012 a 16:21 | #14

    Naturalmente meglio tirarsi i capelli ad opera prima calda che andarsele a guardare nella galleria raggelata e raggelante delle opere morte, immersi nell’insopportabile odore di formaldeide. Sono d’accordo! Eppoi cos’è un film se non un’occasione per stare insieme, con se stessi, con la propria donna (ah, i freddi piovosi pomeriggi d’inverno passati al cinema, sapendo che ci aspetta una buona ministra calda e poi a nanna sperando in un giorno migliore?), con i propri amici (il comune sentire, anche quando non si è d’accordo, anzi proprio quando non si è d’accordo, perché ognuno offre agli altri le proprie ragioni e ….. le proprie visioni!). W il cinema!
    “mille di questi film insieme!”!!!!

  15. Cinzia
    28 Novembre 2012 a 17:12 | #15

    Fantascienza non significa necessariamente navicelle spaziali, astronavi, improbabili alieni o esseri mutanti… ma anche una realtà “”altra” e sicuramente “oltre”.

    Nuova per me è stata invece l’idea – presentata in questo strano, particolare, originalissimo film – di una realtà “doppia”, senz’altro intrigante e possibilistica, ma anche vagamente inquietante.
    L’”altro da sé” è sempre e comunque “sé”, in tutto e per tutto?
    Mi verrebbe da rivendicare l’unicità assoluta del mio essere, come se la mia “gemella” di Terra 2 potesse surrogare, addirittura ribaltare le mie vicende terrene.
    E qui sta forse la debolezza forse del film; paventare una “seconda possibilità” che la dichiarata doppiezza dei pianeti non dovrebbe poter consentire… ma anche e soprattutto in uno sciatto di sceneggiatura, come lo scambio del biglietto per l’astronave tra Rhoda e John, come se fosse quello di un concerto.

    Peccato, ma è un peccato veniale e aspetto il riscatto di Cahill alla nuova prova.

  16. Luigi
    29 Novembre 2012 a 7:39 | #16

    E’ interessante notare come gli ultimi due interventi di Cinzia e Tano, abbiano esaltato “la rivendicazione dell’unicità assoluta”, e la relativa necessità di vivere la propria vita “giocandosela” in una volta sola. Ecco perchè nel film, il continuo rimando al “doppio” tende invece a rafforzare “l’unico, la singolarità, l’io e nessun altro, se non me stesso”.
    Il gioco della nuova possibilità prende la forma di una “fantasia” che alla fine non farà altro che dare coraggio alla necessità di rimettersi in cammino, alzare la testa e riscoprire la vita.
    Rhoda avrebbe fatto meglio a scrivere al fratello più spesso e non sentirsi dire da lui, quando quest’ultimo sa che lei andrà su una probabile Terra 2, “stavolta mi scriverai?”. I rimorsi, che diventeranno nel corso della vita struggenti e faranno i conti con le nostre scelte, saranno la nostra vita, la nostra personalità, la nostra essenza. Dolorosi magari, ma nostri.

  17. gianni
    30 Novembre 2012 a 14:37 | #17

    Ieri sera, dopo aver letto l’ultimo commento di Louisson, alle ore 22,30 (a quell’ora il Nocchiero – che la mattina presto corre – dorme!!) non ho potuto fare a meno di inviargli il seguente SMS che vorrei parteciparvi:

    “Voglio farti i complimenti!! Il tuo ultimo commento su Another Earth è “la chiusura del cerchio”, la parabola della necessaria catarsi, dello sdoppiamento come passaggio necessario per vedersi poi dall’esterno ed accorgersi su COME pensiamo, per poi ricongiungerci nell’unico mondo reale, con ora una nuova consapevolezza: SIAMO NOI CHE SCEGLIAMO. Infatti, ORA siamo consapevoli che possiamo scegliere di piangere o di ridere di nuovo.
    Non preoccuparti, domani te lo racconto a parole. Buonanotte. “

  18. Tano
    3 Dicembre 2012 a 18:51 | #18

    I nostri doppi corrono insieme a noi e vincono o perdono e si disperdono nella memoria, fin quando ce n’è. Ne ricordo affogati nella nostalgia e soffocati nel pianto per l’assenza; ne ricordo timorosi davanti alla vita che si apriva e angosciati per la vita che finiva, per uno dei tanti cicli che si concludeva. Ricordo doppi che ritornano a trovarmi e non ho più memoria di doppi che mi servirebbero per viver meglio. L’unica astronave dei mie doppi sono stato e sono io; attraverso di me il mio doppio vive e spera di rivivere. Io sono Terra 2. Ed i miei doppi lo sanno e mi amano come io amo loro. Sono solo ma siamo tanti. Che festa ragazzi! Si balla tutta la notte e poi tutti a casa!

  19. Tano
    5 Dicembre 2012 a 14:54 | #19

    Caro Piero ho molto apprezzato il tuo intervento da antichissimo ed ormai esausto lettore di fantascienza: ho cominciato a leggere quasi in contemporanea con le uscite in edicola dei Racconti di Urania e di Urania.
    M scuso per la scarsa attenzione. Sono stato molto occupato con le primarie del CS e, pur collegandomi ogni giorno a Visioni, e scrivendo, quando avevo qualcosa da scrivere, sono stato un pò superficiale e non ho prestato attenzione a tutti gli interventi. Leggo solo ora e ringrazio Piero per aver portato nell’ambito della discussione il giusto richiamo alle “leggi” della fantascienza. Che non è sfrenata rincorsa del pensiero fantastico, ma cammino fantasioso all’interno della digressione delle leggi conosciute della fisica e della scienza in genere. Anche in questo pur esili “limes” sono richiesti. E’ pure vero che si tende, come in questo caso, credo, alla mescolanza dei generi (ben vengano i meticciati!), purché le logiche narrative non ne risentano troppo. Altrimenti Victor Hugo, riscriverà, se ne avrà voglia, i Miserabili, mandando a combattere a Waterloo, Giulio Cesare, che da quelle parti aveva già combattuto e vinto.”

  20. Piero
    5 Dicembre 2012 a 14:56 | #20

    Ne parleremo con piacere, ma devo solo dirti che quella di cui parlavo io era (maledettamente) SCIENZA, NON FANTASCIENZA.
    Sono anch’io un patito di Fantascienza, e moli numeri di Urania sono state tra le mie letture preferite, così come i mitici disegni di Karel Thole.
    Ma, e t’assicuro è stata una scoperta sconvolgente, non c’è scrittore di fantascienza tanto pazzo e creativo così come riescono ad esserlo gli scienziati delle particelle. Era a loro, ed ai cosiddetti “fisici teorici” che mi riferivo nel mio commento a “Another World”.
    Ne parliamo al cineclub, ma ti do per certo che non c’è anfetamina che valga un buon corso di meccanica quantistica…

  21. Tano
    5 Dicembre 2012 a 16:44 | #21

    Caro Piero,
    avevo capito benissimo che stavi parlando di “vera scienza”, per te, ma per chi ti ascolta è fantascienza pura; voglio dire che gli ambiti sono oggettivi, ma solo per chi ha gli strumenti di conoscenza adeguati. Chi non li ha rimane stupefatto e da ignaro ammira discorsi di fantascienza. Immagina i microcosmi e le nanotecnologie e ricorda i racconti di fantascienza che li hanno precorsi. Ti ricordi quel romanzo poi film, in cui i protagonisti entrano in un corpo umano e lo percorrono con mille avventure? Oggi si mandano dentro i corpi minuscole astronavi, ancora senza persone, ma il concetto è quello. E tutti con gli iPhone, che possiamo collegarci con tutti? Insomma, “dalla terra alla luna” è un fatto di tempi remoti e se riusciamo a non spendere tutte le risorse con bombe e fucili faremo ancora tanti balzi in avanti. Ci vediamo giovedì 13 e ne parliamo.

  22. Tano
    6 Dicembre 2012 a 11:04 | #22

    Un demiurgo è intervenuto ridando ad ognuno di noi la sua essenza nominale ed i doppi sono stati allontanati, poiché “Est Omen in Nomen”! Criptico? Si, ma ne va della mia futura tranquillità visionaria. Hasta luego siempre.

Codice di sicurezza: