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X° Lanuvio Day – L’uomo, la macchina, l’anima.

 

 

 

 

 

 

 

 

BLADE RUNNER

Titolo originale Blade Runner

Paese   USA

Anno     1982

Durata 117 min (international cut, 1982)

116 min (director’s cut, 1992)

Colore colore

Audio    sonoro

Regia     Ridley Scott

Soggetto             Philip K. Dick

Sceneggiatura   Hampton Fancher, David Webb Peoples

Produttore         Michael Deeley

Casa di produzione         The Ladd Company, Sir Run Run Shaw, Tandem Productions

Distribuzione (Italia)      Warner Bros.

Fotografia           Jordan Cronenweth

Montaggio         Terry Rawlings

Effetti speciali   Douglas Trumbull

Musiche              Vangelis

Scenografia        Jordan Cronenweth

    Interpreti e personaggi

 

    Harrison Ford: Rick Deckard

    Rutger Hauer: Roy Batty

    Sean Young: Rachael

    Daryl Hannah: Pris

    Brion James: Leon

    Joanna Cassidy: Zhora

    Edward James Olmos: Gaff

    M. Emmet Walsh: Cap. Harry Bryant

    Joe Turkel: Dott. Eldon Tyrell

    William Sanderson: J.F. Sebastian

    Morgan Paull: Holden

    James Hong: Hannibal Chew

    Hy Pyke: Taffey Lewis

    Ben Astar: Abdul Ben Hassan

 

 

È uno dei più celebri film di fantascienza, liberamente ispirato al romanzo Il cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep?) di Philip K. Dick, oggi considerato uno dei maggiori scrittori statunitensi della seconda metà del Novecento (non solo nell’ambito fantascientifico), nonché precursore del filone cyberpunk. Il titolo del film è tratto dal romanzo The Bladerunner (1974) di Alan E. Nourse.

 

Nel 1993 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America. Nel 2007 l’American Film Institute lo ha posizionato al 97º posto nella classifica AFI’s 100 Years… 100 Movies.

 

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Il film è ambientato in una Los Angeles distopica dell’anno 2019. La tecnologia ha permesso la creazione di esseri analoghi agli umani, detti ‘replicanti’, destinati all’utilizzo come schiavi, dotati di capacità intellettuali e forza fisica estremamente superiori agli uomini, ma con una longevità limitata a pochi anni. Sei replicanti del modello più evoluto (tre femmine e tre maschi), capitanati da Roy Batty, sono fuggiti dalle colonie extramondo e, giunti furtivamente a Los Angeles, hanno cercato di introdursi nella fabbrica dove sono stati prodotti, la Tyrell Corporation, nella speranza di riuscire a modificare la loro imminente “data di termine”. Due di loro (un maschio e una femmina) sono finiti in un campo elettrico e sono stati catturati[6], mentre gli altri quattro sono fuggiti. Uno di questi, Leon, è stato individuato tra i nuovi assunti alla Tyrell, ma è riuscito a scappare nuovamente sparando all’agente Holden che lo stava sottoponendo ad un test per il riconoscimento dei replicanti.

Il poliziotto Rick Deckard, già agente dell’unità speciale Blade Runner, viene forzatamente richiamato in servizio dal capitano Bryant per “ritirare” i quattro replicanti. Deckard, sempre accompagnato nei suoi spostamenti dal collega Gaff, si reca nell’ufficio del dott. Tyrell per provare il test su un replicante modello Nexus 6. Il dott. Tyrell lo invita a provare il test prima su un umano, la sua segretaria Rachael, che si rivelerà essere invece un replicante, un esperimento della Tyrell Corporation.

 

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L’interesse ad adattare per il cinema il romanzo di Philip K. Dick Do Androids Dream of Electric Sheep? si sviluppò subito dopo la sua pubblicazione nel 1968. Secondo quanto dichiarato da Dick, il regista Martin Scorsese era interessato a filmare un adattamento dell’opera, ma non ne acquisì mai i diritti

 

Il produttore cinematografico Michael Deeley convinse il regista britannico Ridley Scott a creare il suo primo film americano. Scott aveva in precedenza rifiutato il progetto, ma dopo un anno trascorso lavorando lentamente ad un adattamento del romanzo Dune sentiva il bisogno di gettarsi in un progetto di rapida realizzazione per distrarre la mente dalla recente scomparsa del fratello maggiore. Aderì al progetto il 21 febbraio 1980, e si adoperò per innalzare il promesso finanziamento da Filmways da 13 a 15 milioni di dollari. Il soggetto di Fancher si concentrava maggiormente sui temi ambientali e meno sui temi legati all’umanità e alla fede, che pesavano notevolmente nel romanzo. Scott desiderava modifiche. Fancher rinvenne un adattamento cinematografico di William S. Burroughs per il romanzo di Alan E. Nourse The Bladerunner (1974), intitolato Blade Runner (a movie). A Scott piacque il nome per cui Deeley ottenne i diritti dei titoli. Infine scritturò David Peoples per riscrivere il soggetto, e Fancher abbandonò il lavoro sull’edizione il 21 dicembre 1980, sebbene successivamente ritornò più volte per contribuire alle riscritture supplementari. I due romanzi hanno in comune con il film solo il fatto di rappresentare una distopia (nel romanzo di Nourse, bladerunner è un termine legato ai trafficanti di organi).

 

Dato che aveva investito più di 2,5 milioni di dollari nella pre-produzione, e si avvicinava la data in cui si sarebbe dovuta iniziare a girare la fotografia principale, Filmways fece marcia indietro con la copertura finanziaria. Nel giro di dieci giorni Deeley assicurò un finanziamento di 21,5 milioni di dollari attraverso un accordo a tre tra The Ladd Company (tramite la Warner Bros.), il produttore di Hong Kong, Sir Run Run Shaw e la Tandem Productions.

 

Philip K. Dick si preoccupò che nessuno lo avesse informato della produzione del film, il che si aggiunse alla sua sfiducia nei confronti di Hollywood. Dopo che Dick ebbe criticato una prima versione della sceneggiatura di Hampton Fancher in un articolo scritto per Select TV Guide di Los Angeles, lo studio inviò a Dick la riscrittura di David Peoples.[22] Dick fu compiaciuto della sceneggiatura riscritta e di un provino degli effetti speciali di una ventina di minuti che fu preparata per lui quando fu invitato allo studio. Dick dopo la visione del filmato disse entusiasta a Ridley Scott che il mondo creato per il film assomigliava esattamente a quello che lui aveva immaginato.[23] Philip K. Dick però non vide mai la versione finale del film, in quanto venne a mancare il 2 marzo 1982, appena dopo l’ultimazione del prodotto. Proprio per questo motivo il film è dedicato a lui.

 

Blade Runner aveva numerose e profonde somiglianze con Metropolis di Fritz Lang, compreso un ambiente urbano sviluppato, in cui il ricco vive letteralmente al di sopra dei lavoratori, dominato da un enorme edificio: la torre Stadtkrone in Metropolis e la sede della Tyrell Corporation in Blade Runner. Il supervisore agli effetti speciali David Dryer utilizzò dei fotogrammi tratti da Metropolis allineandoli alle riprese delle miniature degli edifici in Blade Runner. Hong Kong ispirò l’aspetto della Los Angeles del 2019

 

Ridley Scott citò il dipinto Nighthawks (Nottambuli, 1942) di Edward Hopper e la rivista francese di fumetto di fantascienza Métal Hurlant, a cui l’artista Moebius contribuiva, come fonti stilistiche per l’atmosfera.S’ispirò allo stesso modo al paesaggio di una “Hong Kong in un giorno molto brutto” e al paesaggio industriale della sua patria di un tempo nell’Inghilterra nordorientale. Scott scritturò come artista concettuale Syd Mead, che, come Scott, fu influenzato da Métal Hurlant. A Moebius fu offerta l’opportunità di assistere nella pre-produzione di Blade Runner, ma egli rifiutò per poter lavorare al film animato di René Laloux Les Maîtres du temps, una decisione di cui in seguito si pentì. Lawrence G. Paull (scenografo) e David Snyder (direttore artistico) realizzarono gli schizzi di Scott e Mead. Douglas Trumbull e Richard Yuricich supervisionarono gli effetti speciali della pellicola. La fotografia principale di Blade Runner fu iniziata a girare il 9 marzo 1981 per concludersi quattro mesi dopo.

 

 

Il casting del film si rivelò problematico, specialmente per il ruolo di Deckard. Lo sceneggiatore Hampton Fancher s’immaginava Robert Mitchum nel ruolo di Deckard e scrisse i dialoghi del personaggio con in mente Mitchum.[30] Il regista Ridley Scott e i produttori cinematografici “spesero mesi” in riunioni e discussioni per dare il ruolo a Dustin Hoffman, il quale infine se ne andò a causa dei punti di vista divergenti. Fu infine scelto Harrison Ford a causa di numerosi fattori, tra cui la sua parte nei film di Guerre stellari, il suo interesse per la storia di Blade Runner e le discussioni con Steven Spielberg, che all’epoca stava completando I predatori dell’Arca perduta ed elogiava moltissimo il lavoro svolto dall’attore nel film. In base ai documenti della produzione fu presa in considerazione una lunga lista di attori per il ruolo principale, tra cui (ma non solo) Gene Hackman, Sean Connery, Jack Nicholson, Paul Newman, Clint Eastwood, Tommy Lee Jones, Arnold Schwarzenegger, Al Pacino e Burt Reynolds.

 

Il casting per i ruoli di Rachael e Pris si dimostrò a sua volta complicato; venne filmata una lunga serie di provini con numerose attrici che aspiravano al ruolo. Morgan Paull, che faceva il ruolo di Deckard durante i provini filmati con le attrici aspiranti al ruolo di Rachael, fu scritturato per il ruolo di Holden, il bounty killer collega di Deckard, sulla base dei risultati dei provini.[30] Un ruolo che non fu difficile da affidare fu quello di Roy Batty: Ridley Scott scritturò Rutger Hauer senza mai averlo incontrato prima, basandosi solamente sulle interpretazioni dell’attore che aveva visto in altri film.[30] Per il ruolo di Sebastian fu considerato Joe Pantoliano, che in seguito ebbe il ruolo di Cypher nel film Matrix ispirato a Blade Runner.

 

 

Il film è interamente ambientato a Los Angeles, nel novembre del 2019. Il pianeta Terra, a causa dell’inquinamento e del sovraffollamento, è diventato invivibile. Chi può si trasferisce nelle colonie extramondo, mentre sulla Terra rimangono coloro che sono stati scartati alla visita perché malati (come J. F. Sebastian, affetto da invecchiamento precoce) o coloro che non possono permettersi il viaggio. La vita animale e vegetale è pressoché scomparsa, per cui è proibito uccidere veri animali.

L’interno del Bradbury Hotel di Los Angeles, utilizzato come location nel film

 

La città di Los Angeles è perennemente avvolta dalla nebbia prodotta dall’inquinamento, che offusca il Sole e produce una pioggia continua. Le strade, rese luride dalla pioggia, sono piene di veicoli e di persone di ogni etnia, anche se è nettamente predominante la componente asiatica. In città si parla il Cityspeak, uno slang multilinguistico e multietnico

 

I moderni grattacieli e le industrie sorgono accanto ai palazzi più antichi, per lo più fatiscenti e adattati alle “nuove tecnologie” facendo passare le tubazioni sulle facciate esterne. L’assenza totale del bello contribuisce a trasmettere allo spettatore la sensazione di claustrofobia.

I replicanti

 

I replicanti sono androidi organici costruiti con tecniche di ingegneria genetica pressoché indistinguibili dall’uomo, creati dalla Tyrell Corporation. I replicanti protagonisti del film appartengono alla serie Nexus 6: sono superiori all’uomo per forza e agilità, nonché di intelligenza almeno pari a quella degli ingegneri che li hanno creati. Sono stati progettati per essere il più possibile simili agli uomini (lo slogan della Tyrell è più umano dell’umano). Gli ingegneri della Tyrell stimarono la possibilità che i Nexus 6 potessero nel tempo sviluppare emozioni proprie (rabbia, amore, paura, sospetto…) ovvero potessero assumere coscienza di sé, e così li dotarono di un dispositivo autolimitante, vale a dire 4 anni di vita.

 

I Nexus vengono impiegati nelle colonie extramondo per i lavori più faticosi e pericolosi, oppure come “articolo di piacere” per i soldati di stanza nelle colonie militari extramondo. In seguito ad una rivolta, è stato proibito l’utilizzo di replicanti sulla Terra, ed è compito della squadra speciale Blade Runner “ritirare” (ovvero eliminare) i replicanti presenti sul pianeta.

 

Per distinguere un replicante da un umano, il sospetto viene sottoposto ad un test per l’empatia denominato Voigt-Kampff, che consiste in un interrogatorio condotto con un dispositivo puntato sull’occhio dell’interrogato. Il replicante, di fronte alle domande pensate per suscitare un’emozione precisa nell’interrogato, tradisce la sua natura in seguito all’impossibilità, dovuta alla mancanza del bagaglio di esperienze tipico di un essere umano, di controllare le proprie emozioni. Per la riuscita del test sono infatti fondamentali i tempi di reazione alle domande.

 

Il 3 marzo 2011, a quasi trent’anni dalla realizzazione della pellicola, è stata annunciata l’acquisizione da parte della Alcon Entertainment dei diritti per il media franchise Blade Runner, che contempla anche la produzione di un nuovo capitolo del film; non è stato però specificato se si tratterà di un sequel o di un prequel (è escluso a priori un remake, reso impossibile per contratto). Il 18 agosto successivo sono iniziate a circolare notizie sul coinvolgimento di Ridley Scott anche in questo nuovo capitolo della saga;nonostante Andrew Kosove, presidente della Alcon, avesse nell’occasione dichiarato che il nuovo film non avrebbe avuto legami con la pellicola originale,nel febbraio 2012 il regista ha confermato la sua presenza nel nuovo progetto,mentre sono iniziati dei contatti per coinvolgere anche Harrison Ford.

 

Con un budget stimato in circa 28 000 000 dollari, Blade Runner non è stato un grande successo al botteghino statunitense, non rientrando inizialmente neanche delle spese di produzione. L’esordio sul suolo americano nel 1982 fece registrare un incasso di poco superiore ai 6 150 000 dollari nel weekend d’apertura, mentre l’incasso finale in patria fu di circa 27 500 000 dollari. In seguito, l’uscita della Director’s Cut nel 1992 portò a casa circa 3 750 000 dollari, seguita dalla Final Cut del 2007 che incassò 1 500 000 dollari, portando l’incasso totale del film negli Stati Uniti alla cifra di circa 32 800 000 dollari.

 

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Blade Runner è da molti ritenuto più di un semplice film di genere, perché si confronta con temi profondi come l’umana paura di morire, l’anelito all’immortalità, la nostra debolezza di fronte ad eventi più grandi di noi, ma anche la capacità di alcuni di dar prova di una grandissima quanto inaspettata generosità.

 

L’estrema cura e ricercatezza delle immagini e degli effetti, la particolare ambientazione (anche gli esterni hanno sempre una luce notturna), le innovative atmosfere create (la continua dominante blu, gli ambienti urbani tecnologicamente sofisticati ma caotici e brulicanti di una umanità confusa e sempre immersa in una penombra artefatta), le sofisticate e coinvolgenti musiche di Vangelis, hanno rapidamente reso questo film un cult-movie, che ha fatto scuola e ha segnato una svolta irreversibile nella successiva produzione di film di fantascienza. Quasi tutti i film del genere girati dopo Blade Runner, infatti, in un modo o nell’altro non possono fare a meno di richiamarne più o meno consapevolmente il tipo di immagini, o di atmosfere, o anche solo di colori o suggestioni visive.

 

In Blade Runner possiamo identificare un altro aspetto di natura filosofica e secondo alcuni religiosa che costituisce un elemento importante in tutto il film: basterebbe considerare le parole dell’androide che rifiuta la morte perché si sente diverso e migliore degli umani.

 

Uno dei problemi fondamentali della filosofia è stato infatti quello del rapporto tra il soggetto e l’oggetto che nasce quando il primo pensatore si chiede che cosa sia il mondo che lo circonda con i suoi oggetti diversi da lui. Per questo problematico rapporto anche gli altri soggetti però sono, nei riguardi del soggetto, degli oggetti che si presumono siano soggetti come me, ma dei quali io non ho piena certezza. Chi è l’altro? Prova davvero i miei stessi sentimenti, ha i miei stessi pensieri? L’universo che percepisce è come il mio? Il mondo interiore che mi caratterizza come soggetto appartiene a me e soltanto a me. Cosa si agita veramente nell’involucro dell’altro presunto soggetto-oggetto? Ci sono in lui meccanismi bionici o lo stesso sangue che circola in me? Anche in Platone è presente questo rapporto biunivoco tra ente ed essere (oggettività/soggettività). Secondo Il filosofo, infatti, per comprendere il mondo esteriore delle apparenze, bisogna che l’immagine proietti l’idea nella nostra anima. L’apparenza non può influire sulle nostre capacità cognitive. Così ci si chiederà chi è umano e chi è cyborg?

 

Sono certo di me stesso perché il mio pensiero me lo conferma, non si può dubitare di sé stessi ma chi mi sta di fronte è un soggetto come me o piuttosto… un cyborg? Il “cogito ergo sum” di Cartesio non basta più ad avere certezza di sé stessi. Queste sono le domande che assillano Rick Deckard.

 

Questo può essere il tema dominante di tutto il film. Se il protagonista, il cacciatore Rick Deckard, pure ritiene sia un automa la bellissima Rachael, ma che proprio per la sua perfezione tecnologica non si differenzia sostanzialmente da lui perché non amarla? Che cosa distingue l’uomo vero dall’androide? Anche lei possiede sentimenti, anche lei può piangere, anche lei ha ricordi, magari prefabbricati ma che lei crede suoi. Questo è il dramma dei cyborg: scoprire di essere un oggetto; ma in fondo è anche il dramma del blade runner: solo con sé stesso, chiuso nella sua soggettività, unico soggetto in tutto l’universo, “monade” diceva Leibnitz, eppure anche lui “oggetto”, probabile androide per gli altri, e forse, a sua insaputa, egli stesso replicante addestrato ad uccidere i suoi simili. Ci sono anche numerose analogie con il romanzo di George Orwell 1984: entrambi vedono l’anima platonica come il culmine distopico della società. Il personaggio del “Grande Fratello” entra in contrasto con i cyborg poiché l’uno uccide la società contrapponendosi alla libertà/schiavitù dei “prolet”, gli altri svolgono un ruolo decisivo nella ricostituzione della vita comune. “Ignoranza è forza o libertà è schiavitù?”, questo è uno dei problemi principali del film. È una questione complessa su cui ancora si discute: la forza nell’ignoranza dipende dal fatto che il lavoro forma le menti libere e schiave allo stesso tempo di una struttura politica corrotta dall’idea della società.[senza fonte]

 

In questo film viene quindi ripreso sotto tutt’altri aspetti, anche il tema della “incomunicabilità” che costituì la traccia di un famoso film della cinematografia italiana: Deserto rosso (1964) del regista Michelangelo Antonioni.

 

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Blade Runner è uno degli ultimi film di fantascienza che non utilizza effetti speciali creati al computer. La scena iniziale, in cui si vede una panoramica della città, è in realtà la ripresa di un modellino a prospettiva forzata profondo solo 4,5 metri e formato da sagome di palazzi riprodotti in serie. Le esplosioni di gas sono vere: vennero registrate e poi proiettate sul modellino un’alla volta, cosicché la scena iniziale è in realtà la sovrapposizione di moltissime riprese.

 

Nella sequenza in cui Deckard e Gaff approdano alla centrale di polizia, nell’angolo in basso a sinistra dello schermo, è possibile vedere un modello del Millennium Falcon (l’astronave di Harrison Ford in Guerre stellari) mascherato da palazzo. Il Millennium Falcon fu utilizzato come palazzo anche in altre scene di sorvolo, grazie alla capacità del fumo di nascondere i dettagli. Il tetto della centrale di polizia fu recuperato dal film Incontri ravvicinati del terzo tipo: si trattava del soffitto dell’astronave madre.

 

Le riprese esterne vennero modificate in post-produzione con la tecnica della pittura dei mascherini. Anche le scene girate nell’ufficio del dott. Tyrell sono state completate nella parte superiore, perché non era possibile ricreare sul set in modo credibile gli effetti di luce che il sole avrebbe dovuto produrre.

 

Philip K. Dick visitò il set e vide un montaggio di alcune scene. Alla fine della proiezione si disse sbalordito perché ciò che aveva visto era esattamente ciò che aveva immaginato quando scrisse il romanzo da cui è tratto il film.

 

Nella prima proiezione il film era molto più lungo della versione Domestic Cut. Furono così eliminate diverse scene, come quella in cui Deckard visita Holden all’ospedale e soprattutto la scena in cui Deckard sogna l’unicorno, mentre altre vennero pesantemente tagliate, principalmente quelle girate nell’appartamento di Deckard in cui compare anche Rachael.

 

Dopo le anteprime vennero eliminate molte delle scene in cui Gaff parla il Cityspeak e fu aggiunta la voce narrante per facilitare la comprensione di alcuni aspetti della storia. Al regista non piacque l’idea della voce fuori campo e non partecipò alla stesura finale dei testi. I testi della voce fuori campo furono scritti da uno sceneggiatore che fino a quel momento non aveva partecipato alla realizzazione del film. La voce fuori campo inizialmente compariva anche subito dopo la morte di Roy Batty, ma fu eliminata. Venne aggiunto inoltre un lieto fine totalmente in contrasto con il resto del film, per il quale vennero utilizzate anche delle scene girate dalla troupe della seconda unità impiegata da Stanley Kubrick per le scene iniziali di Shining e poi scartate.

 

Il film incassò molto bene nel primo week-end di proiezioni negli Stati Uniti, ma il giudizio della critica fu inizialmente negativo. Nelle settimane successive il film attrasse sempre meno spettatori, rivelandosi un mezzo flop. La pellicola dovette scontrarsi al botteghino con E.T., un film di fantascienza rassicurante, diametralmente opposto alla distopia rappresentata in Blade Runner; inoltre il pubblico appassionato di fantascienza si era abituato allo stile di Guerre stellari.

 

In Europa il film ebbe un maggior successo sia di critica che di pubblico. Nel corso degli anni il film continuò ad essere apprezzato e proiettato da molti appassionati finché non divenne un vero e proprio cult del genere fantascientifico e non solo. Le atmosfere del film sono state riprese da molti gruppi e cantanti nei loro video ed hanno ispirato diversi film, quale ad esempio Matrix.

 

 

 

Metropolis

Paese   Germania

Anno     1927

Durata 117 min

Regia     Fritz Lang

Soggetto             Thea von Harbou

Sceneggiatura   Thea von Harbou

Fotografia           Karl Freund, Günther Rittau

Effetti speciali   Ernst Kunstmann

Musiche              Gottfried Huppertz Musica Originale, Club Foot Orchestra, Giorgio Moroder

Scenografia        Otto Hunte, Erich Kettelhut, Karl Vollbrecht

Interpreti e personaggi

 

    Alfred Abel: Johann (Joh) Fredersen

    Gustav Fröhlich: Freder Fredersen

    Brigitte Helm: Maria/La donna robot

    Rudolf Klein-Rogge: C.A. Rotwang, l’inventore

    Fritz Rasp: lo Smilzo

    Theodor Loos: Josaphat

    Erwin Biswanger: Georgy (No. 11811)

    Heinrich George: Grot

 

Metropolis è un film del 1927 diretto da Fritz Lang, considerato il capolavoro del regista austriaco. È tra le opere simbolo del cinema espressionista ed è universalmente riconosciuto come modello di gran parte del cinema di fantascienza moderno, avendo ispirato pellicole quali Blade Runner e Guerre stellari.

 

Fu proiettato per la prima volta il 10 gennaio 1927 all’Ufa-Palast am Zoo di Berlino.

 

Negli sfavillanti grattacieli di Metropolis, infatti, vivono gli industriali, i manager, i ricchi e nel sottosuolo vivono gli operai confinati in un ghetto, di cui i ricchi sembrano neanche ricordarsi. Il capo di tutto questo è l’imprenditore-dittatore Joh Fredersen, che vive in cima al grattacielo più alto, quello coi rostri come piste di atterraggio per aerei; suo figlio Freder vive in un irreale giardino eterno, popolato da sensuali fanciulle. Improvvisamente irrompe nel giardino l’insegnante e profeta Maria, accompagnata dai figli degli operai, che lo invita a guardare i “suoi fratelli”. Freder rimane così colpito dalla visita di questa donna, che decide di visitare il sottosuolo e immediatamente si rende conto delle condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare gli operai, i quali anche se stremati non possono commettere il minimo errore, pena l’esplosione della macchina di cui si occupano e la morte dei meno fortunati, evento a cui Freder assiste. Ancora in preda alle allucinazioni, dovute allo scoppio e ai fumi fuoriusciti, vede la macchina come un grande Moloch che ingoia le sue vittime umane (il riferimento è al film Cabiria, del 1914). Sconvolto da tanto orrore e brutalità decide di parlarne con suo padre per far cambiare le cose.

 

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L’ispirazione per Metropolis deriva da un’esperienza personale di Lang. Mentre stava arrivando negli Stati Uniti per la prima di I Nibelunghi, Lang rimase colpito e impressionato dalla vista notturna di New York e del suo skyline.

 

La produzione impegnò la troupe per diciannove mesi: trecentodieci giorni di riprese e sessanta notti furono necessarie per produrre 600.000 metri di pellicola. Erich Pommer e la casa di produzione UFA non badarono a spese per la lavorazione, assoldando 36.000 comparse.

 

La lavorazione si protrasse dal 22 maggio 1925 al 30 ottobre 1926. Vennero girati 620.000 metri di negativo, e impiegati (secondo la pubblicità) 8 attori di primo piano, 25.000 uomini, 11.000 donne, 1.100 calvi, 750 bambini, 100 uomini di colore, 3.500 paia di scarpe speciali, 50 automobili.

 

L’investimento superò i 5 milioni di marchi tedeschi di allora.

 

Queste spese non vennero coperte dagli introiti della pubblicazione, tanto che la UFA andò in bancarotta: Alfred Hugenberg, editore e membro del Partito Nazista, comprò la Universum Film trasformandola in parte della macchina propagandistica del nazismo.

Sceneggiatura

 

La sceneggiatura di Metropolis fu scritta da Fritz Lang e sua moglie, Thea von Harbou, un’attrice tedesca. Essa deriva da un romanzo scritto dalla Harbou al solo scopo di essere utilizzato per una pellicola.Il romanzo uscì in serie sul periodico Das Illustrierte Blatt.

 

La Harbou e Lang collaborarono dunque alla sceneggiatura derivata dal romanzo, e molti originali parti di trama e punti tematici, inclusi la maggior parte dei riferimenti alla magia e all’occulto presenti nel romanzo, furono rimossi.

 

La sceneggiatura fu più volte riscritta, e ad un certo punto contenne un finale dove Freder avrebbe volato verso le stelle; questo elemento narrativo diventerà più tardi la base di un altro film di Lang, Woman in the Moon.

 

Il film è costruito come un’opera lirica ed è diviso in tre parti: il “Prologo”, che dura per l’intera prima metà del film, un breve “Intermezzo” e un “Furioso”, che segna le scene finali.

 

Dal punto di vista tecnico, nel 1927 Metropolis era un film all’avanguardia.In esso vennero utilizzate tecniche di ripresa strabilianti per l’epoca, tra le quali spiccava l’introduzione del cosiddetto effetto Schüfftan, dal nome del fotografo Eugen Schüfftan, che permetteva la creazione di mondi virtuali a costi relativamente bassi. Si trattava di una proiezione di fondali dipinti, tramite un sistema di specchi inclinati a 45 gradi; lo specchio poteva essere grattato in una o più parti, in modo che lo sfondo comparisse solo in alcuni punti della pellicola, curando nel dettaglio la profondità di campo. Nelle restanti parti si potevano poi usare scenografie tradizionali ed attori in carne ed ossa, con uno straordinario effetto di realtà. Questa tecnica venne usata, ad esempio, per creare l’enorme stadio di Metropolis (effetto Schüfftan nella parte alta e veri corridori nella parte bassa), la città dei lavoratori, la torre di Babele o le viste aeree di Metropolis.

 

In Metropolis si registra inoltre l’introduzione nel cinema d’autore del passo uno, ovvero le riprese effettuate per singoli fotogrammi. Non esistendo tecniche di editing adatte, le scene con esposizioni multiple sono state realizzate direttamente sul posto, riavvolgendo la pellicola e filmandovi sopra più volte, in alcuni casi anche per trenta passaggi. Questa tecnica era delicata, in quanto un solo errore avrebbe compromesso tutto il lavoro. Tra le scene più complesse quella degli occhi spalancati e sovrapposti nel bordello di Yoshiwara, che rappresenta la libidine degli uomini attratti dall’esibizione della finta Maria.

 

Essenziale nella cinematografia di Lang è la composizione dell’inquadratura, che crea un vero e proprio universo visionario senza però ostacolare la narrazione della storia. Lang fu anzi un maestro nel raggiungere un perfetto punto di equilibrio tra storia narrata, che scorre chiara e forte, e l’uso di effetti speciali ricchi di immagini travolgenti e simboliche.

 

Nonostante la reputazione ottenuta negli anni successivi, Metropolis fu fortemente criticato da alcuni critici nel periodo della sua uscita. Il critico del New York Times Mordaunt Hall lo definì «a technical marvel with feet of clay» («una meraviglia tecnologica con i piedi di argilla»), H. G. Wells lo definì «the silliest film» («il film più sciocco»), mentre Luis Buñuel lo definì «retorico, banale, intriso di romanticismo superato ».

 

Il film non ebbe grande successo in Europa, ma negli Stati Uniti, al Rialto di New York, alla prima nazionale si presentarono oltre 10.000 persone. Il valore culturale e tecnico del film lo ha portato ad essere stato il primo film inserito nel registro Memoria del mondo, un progetto dell’UNESCO nato nel 1992 per salvaguardare le opere documentarie più importanti dell’umanità.

 

Esistono diverse versioni del film, che si differenziano per durata e montaggio.Lang montò una prima versione nel 1927, che venne subito accorciata dallo stesso di oltre trenta minuti. In seguito furono distribuite altre versioni. Una prima versione restaurata è quella di Enno Patalas, operata nel 1984 per la Cineteca di Monaco, di 147 minuti.

 

Esistono inoltre del film una versione di 87 minuti a colori, ridoppiata e con colonna sonora rock, realizzata nel 1984 dal musicista Giorgio Moroder e intitolata Giorgio Moroder presents Metropolis, e un’altra doppiata e dotata di colonna sonora da Philip Glass.

 

 

Prima del ritrovamento, avvenuto a Buenos Aires il 2 luglio 2008, del 95% del materiale mancante, perso durante la seconda guerra mondiale,in una bobina posseduta da un collezionista privato, si riteneva che dell’originale Metropolis sopravvivessero solo tre quarti dei negativi ed alcune copie d’epoca di versioni ridotte. Le scene ritrovate sono state prese in custodia dalla Fondazione Friedrich Wilhelm Murnau in Germania,

 

Il film è il primo modello per tutta la cinematografia fantascientifica e nel tempo sono state moltissime le citazioni e omaggi, soprattutto in epoca contemporanea. Tra i tanti film famosi di fantascienza che citano o si ispirano a questa pellicola si ricordano Blade Runner, Terminator, Brazil, La vita futura, Guerre stellari,Agente Lemmy Caution, missione Alphaville e Matrix.

 

Il fumettista giapponese Osamu Tezuka ha creato nel 1949 un manga intitolato Metropolis che ha alcuni parallelismi con il film di Lang, anche se lo stesso Tezuka ha dichiarato che l’idea per il manga gli è venuta dopo aver visto solo un’immagine del film. Esiste un film d’animazione giapponese del 2001 ispirato al manga di Tezuka, intitolato anch’esso Metropolis.

 

Joker, l’acerrimo nemico di Batman, nel film Batman diretto da Tim Burton, muore precipitando da una cattedrale, stessa sorte di Rotwang

 

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  1. Sandro
    30 Settembre 2012 a 18:27 | #1

    Cari Visionari,
    apre le danze Sandro – da buon padrone di casa, mentre Luigi fa il ritroso, per tema di sopra-esposizione – …per dire che è stato un vero piacere avervi tutti sabato da me; uno dei non frequenti momenti in cui la fortuna di avere la disponibilità di un posto così ameno e ospitale ha potuto essere condivisa al meglio; con il contributo di voi tutti e anche del tempo, che il giorno dopo è stato incostante e piovoso…

    Due film, di cui il primo è stato la star, e Metropolis, se è lecito dire così, la bibliografia in calce, per andarci a cercare ascendenze e richiami
    Tema grandioso, quello di ‘Blade runner’, dove Ridley Scott è andato anche oltre le intenzioni di Philip Dick, da sempre attirato da temi metafisici e ‘alti’. Nessuno come questo: il destino dell’umanità, il confronto con la morte…
    Parlo da lettore di fantascienza della prim’ora… la libreria sul soppalco, nel salone dove abbiamo proiettato i film sono tutti vecchi ‘Urania’ e consimili …Su Repubblica di oggi, domenica 30 settembre c’è una revocazioni dei suoi sessant’anni di attività.
    Ebbene, l’evoluzione dell’uomo in qualcosa di altro – “che voi umani neanche potreste immaginarvi” – è delineata con un sentimento ancora diverso da Clifford Simak in ‘City’ (‘Anni senza fine’, otto racconti scritti tra il ’44 e il ’52, con un ‘Epilogo’ del 1973): un libro che si ‘incastra’ con la visione pessimistica di Philip Dick (e di Ridley Scott) e ne rappresenta il contraltare positivo ed umanistico.
    Da raccontare – o leggere insieme – in una serata vicino al camino, alla prossima polenta della casa…
    Sandro

  2. Luigi
    1 Ottobre 2012 a 16:06 | #2

    Una delle cose più caratteristiche degli incontri di Lanuvio (come a Fregene) è che ci si muove sul doppio terreno del piacere della compagnia e dell’approfondimento tematico. E’ evidente che avendo del tempo in più e una raccolta location, ci si può muovere sul terreno delle “confessioni” e delle “emozioni” che non solo si provano verso i film, ma anche di come gli stessi film provochino in noi reazioni che “pretendono” un rilascio di punti di vista diversi. Un gioco di rimandi continui e di “leggerezza costruttiva” che rende le visioni più avvicinabili ma non per questo meno complesse.
    Personalmente, oltre ad aver provato forti emozioni durante la giornata, ho rivisto ancora una volta Blade Runner e Metropolis e nuovamente ho visto due “nuovi film”. Ma non voglio dilungarmi ancora sulle due opere, anzi, spero di non averlo fatto già troppo sabato.
    Piuttosto mi chiedevo: ma quelli che non le conoscevano? Quelli che credevano di conoscerle? Quelli che erano stati “traditi” da una prima visione tormentata?
    Un pizzico di coraggio e di espansiva condivisione potrebbero aiutare :-)

  3. Rita
    1 Ottobre 2012 a 17:50 | #3

    Lanuvio-day
    Un sabato fuori dai rumori del mondo, un angolo protetto e intimo dove scoprire un film in compagnia e in compagnia, tra un commento e una risata, godere di un primo assaggio d’autunno davanti alla spianata di legno con la fumante e profumata polenta cucinata da Sandro (misteriosamente sparito durante la proiezione di blade runner!). Noi in sala assorti a decifrare i messaggi e i piani nascosti del film, illuminati dalle puntuali osservazioni di Luigi e Piero, – Sandro in cucina armato di mestolo a spignattare per noi! – E mentre Sandro spariva tra fumi e vapori, io riuscivo per la prima volta, dopo tre tentativi casalinghi e distratti e tre abbandoni, a vedere finalmente questo film. Non nascondo che essendo acclamato da tutti come un assoluto capolavoro del genere, il non riuscire neppure a portare a termine la visione un po’ mi seccava. Ho scoperto un noir d’altri tempi e non un film d’azione con ammazzamenti e disastri solo scenografici come, “orrore”! lo avevo liquidato, dopo i primi 10 minuti di visione, – ritmi sostenibili anche per chi non ama il genere, immagini che catturano senza una spiegazione (ancora, ma mi applicherò), dialoghi che muovono emozioni; mi fermo qui e già mi pare abbastanza per una detrattrice del film. E torno all’atmosfera del luogo: intorno a noi la campagna già con le prime sfumature dei colori dell’autunno, all’interno il piacere di condividere la festa di compleanno di Luigi con tutti i visionari, lo stupore di Luigi che scopre il regalo con quell’espressione unica che solo i bambini hanno nel mistero della notte di Natale. Che dire…la calda ospitalità, due capolavori del cinema, una sempre piacevole e stimolante compagnia, una luna piena perfetta sopra al paese che a chiusura della giornata ha accompagnato il rientro, un sabato perfetto!

  4. Francesco Viggiano
    1 Ottobre 2012 a 18:52 | #4

    Ciao a tutti sono io Francesco il vostro vice presidente presentatore e oggi vi scriverò un tema. Sapete sono contento perchè a un certo punto vi siete messi a ridere mentre prendevo in giro mio padre per scherzare . Chiara è stata simpatica quando io dovevo cercare un animale ha detto una lumaca ma non fa niente anche se non le ho trovate anche se sapevo che Chiara le mangiava le lumache . Poi a un certo punto io e Chiara abbiamo visto un pompelmo. A quelli che erano assenti vi racconto che in più ho trovato una mela cotogna si forse non ci credete o forse adesso che ci penso ci crederete non solo per vederla ma un vice presidente come me dovrà essere rispettato no? Ora forse non c’entrerà con Lanuvio anche se ci fanno parte i gatti erano carini peccato che i piccoli non si facevano accarezzare ma pazienza tanto è normale che hanno paura si nascondono e vanno dalla mamma . Poi Sandro ha detto che cera una mamma e un’altra mamma; la prima mamma era carina e non solo anche perchè si faceva accarezzare. L’accarezzavo sulla testa poi papà mi fatto vedere che l’ accarezzava sotto il mento all’ inizio non lo volevo fare poi ho superato questa paura l ‘unica che faceva paura era toccare i baffi della mamma gatta e l’ho chiamata Emily . L’ altra mamma cercavo di accarezzarla ma comunque niente da fare. Torniamo a noi il primo film è stato bello un pò pauroso ma comunque bello . Non voglio offendre Sandro o Gianni o Rita o chi ha creato il film numero 2 perche il film è come se mi piacesse una briciola . Comunque ringrazio tutti quelli che sono venuti a Lanuvio vi saluta il vostro e amato vice presidente presentatore Viggiano Francesco .

  5. Chiara
    2 Ottobre 2012 a 2:35 | #5

    Caro Francesco,
    sei stato un magnifico vice presidente e presentatore!
    Senza di te non sarebbe stata la stessa cosa :)
    Grazie dunque.
    E un grazie di cuore al calore ed ai sorrisi degli impeccabili padroni di casa e alla passione di Luigi e di tutti per il cinema protagonista di una giornata davvero speciale.

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