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del sogno, del cinema – le visioni a San Lorenzo

Sognare! Sognare! Sognare!

C’è sempre tempo per farlo e non è mai il momento sbagliato. Si potrebbe quasi dire che è giusto farlo e, a volte, quasi necessario. Non costa nulla e può rendere la vita più viva.

Ma quanti tipi di sogni ci sono?

C’è quello ad occhi aperti, spinto da un forte desiderio o dalla voglia di scappare da una sofferenza. Spesso ci sono intere “giornate sognanti”, durante le quali attraverso il sogno progettiamo il prossimo futuro e riponiamo in esso tutti i nostri desideri.

C’è poi il sogno “classico”. Quello che interviene durante le ore del sonno. E’ meno controllabile del primo e si muove su un terreno più “instabile”. Può deviare in angoscia e paura e quasi sempre si svolge in luoghi e tempi che riconosciamo con difficoltà. Molti di noi, nel sogno, diventano veri e propri surrealisti, combinando oggetti e scene che quasi sempre non hanno una logica rappresentazione. Al mattino, molte volte, ne dimentichiamo il contenuto e pur continuando ad averlo in testa, si disgrega inesorabilmente e del sogno in poco tempo non rimane che una vaga sensazione. Spinto e guidato dall’inconscio, questo tipo di sogno può essere piacevole e intenso così come tenebroso e inquietante (il classico incubo). Insomma, durante il sonno, può accadere di tutto. Ad occhi aperti è garantita una certa “felicità”. Ad occhi chiusi, siamo davanti al mistero dell’ignoto e pronti a tutto.

Il sogno quindi ha confini indefiniti. Dai testi si legge che “è un fenomeno legato al sonno e in particolare alla fase REM del sonno, caratterizzato dalla percezione di immagini e suoni apparentemente reali”. Ma ci sono poi i sogni di una vita migliore, ideali che alimentano rivoluzioni e guerre. Ci sono sogni spinti dal desiderio di avere un figlio, una casa, un lavoro. Lo scrittore che vorrebbe essere l’autore del libro più importante, il musicista che sogna la musica ideale. E via dicendo per lo scienziato, il filosofo, il regista.

Ecco il regista. Ma come è stato trattato il sogno nel cinema? Come lo si rappresenta e con quali trovate tecniche? Del cinema si è detto che “è l’unico modo in cui più persone fanno lo stesso sogno contemporaneamente”. Da qui si desume che ogni film è un sogno.

Ci si può divertire quindi a scoprire come all’interno di un film si creano immagini sognanti e si percorrono strade diverse, incredibilmente sorprendenti. Non è sempre facile innescare un meccanismo visivo che affiancandosi a storie e scene già “fantastiche” introduca il tema del sogno evidenziandone ancor di più la straordinarietà e la bellezza.

Lo scopo di questo lavoro di montaggio, tratto sicuramente da una limitata scelta di film, si propone appunto di aprire una strada verso il sogno, quasi sempre positivo, e di trovare, se possibile, una chiave di lettura di come il cinema ha riempito la nostra immaginazione o, nel caso, di come l’ha soltanto sfiorata.

Coraggio quindi, si sogna!

 

LA FUGA

Via dalla vita reale, scappando nel mondo del non reale, dove le nostre paure e le nostre debolezze trovano conforto e ci rendono meno insicuri.

  1. L’arte del sogno – M. Gondry (Usa 2005)
  2. Brazil – T. Gilliam (Usa 1984)
  3. Al di là dei sogni – V. Ward (Usa 1998)
  4. Train de vie – R. Mihaileanu (Belgio, Francia 1998)
  5. Pane e Tulipani – S. Soldini (Italia 2000)
  6. Tideland – T. Gilliam (Usa 2005)
  7. Big Fish – T. Burton (Usa 2003)
  8. Il labirino del fauno –  G. Del Toro (Messico, Spagna 2006)
  9. Harvey – H. Coster (Usa 1950)

10. Blade Runner – R. Scott (Usa 1982)

11. Miracolo a Milano – (Italia 1951)

 

LA PORTA DEI SOGNI

Il passaggio dalla realtà al sogno, la porta, la strada nascosta, il ponte tra i due monti.

12. La città incantata -  H. Miyazaki (Giappone 2001)

13. Coraline – H. Selick (Usa 2008)

14. Essere John Malkowich – S. Jonze (G.B., Usa 1999)

15. Non ci resta che piangere –  M. Troisi, R. Benigni (Italia, 1984)

16. Il castello errante di Howl – H. Miyazaki (Giappone 2004)

17. Christmas Carol – R. Zemeckis (Usa 2009)

18. La storia infinita – W. Petersen (Germania 1984)

19. Linea mortale – J. Schumacher (Usa 1990)

20. Parnassus – T. Gilliam (Francia, Canada 2009)

21. Eternal Sunshine of the spotless mind – M. Gondry (Usa 2004)

 

IL TURBAMENTO, L’INCOGNITA

Il sogno tormentato, le paure, l’angoscia dell’incognita.

 

22. Eye widw shut – S. Kubrick (Usa 1999)

23. 8 e ½ – F. Fellini (Italia 1963)

24. La donna che visse due volte – A. Hitchcock (Usa 1958)

25. Io ti salverò – A. Hitchcock (Usa 1945)

26. Il posto delle fragole – I. Bergman (Svezia 1957)

27. Accattone – P. P. Pasolini (Italia 1961)

 

 

IL DESIDERIO, LA SPERANZA

Il possibile desiderio, il sogno come gratificazione all’impossibile.

28. American Beauty – S. Mendes (Usa 1999)

29. Parla con lei – P. Almodovar (Spagna 2001)

30. Neverland – M. Forster (Usa, G.B. 2004)

31. L’imperatore di Capri – L. Comencini (Italia 1949)

32. Sogni – A. Kurosawa (Giappone, Usa 1990)

33. La donna del ritratto – F. Lang (Usa 1944)

34. Strange days – K. Bigelow (Usa 1996)

35. Il monello – C. Chaplin (Usa 1921)

 

 

I SEGNALI, LA GIUSTA DIREZIONE

Il sogno rivelatore, la spinta inattesa e desiderata, la strada da seguire, il monito.

36. Il decameron – P. P. Pasolini (Italia 1971) – (l’arte esiste già)

37. The good night  – J. Paltrow (usa 2007 – ) – (la scuola dei sogni)

38. L’apprendistra stregone (da Fantasia) – P.Dukas (Usa 1940) – (l’llusione del potere)

39. Ricomincio da tre – M. Troisi (Italia 1981) – (no alla guerra)

40. 2010: l’anno del contatto – P. Hyams (usa 1986) – (il sogno della macchina)

41. The dreamers – B. Bertolucci (Italia 2003) – la speranza finale

 

 

 

 

 

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  1. Adriana
    24 Giugno 2012 a 12:53 | #1

    Ringrazio Sandro, Luigi e tutti gli altri, per una serata onirica, ricca di suggestioni, circondati da … finestre sul cortile… che ci invitavano a fantasticare … le vite degli altri…
    Condividere i sogni: una dimensione così sfuggente, fuori dalle coordinate abituali di tempo, spazio e causalità, eppure da sempre ricordati, narrati, interpretati, con un valore comunicativo così potente!
    Un bel lavoro per inoltrarci in quella zona di noi, familiare ed estranea insieme, dove paure, desideri e inquietudini si fondono per attirarci fuori dal noto e dal consueto, per incontrare ciò che di enigmatico ed essenziale altrimenti rischiamo di non incontrare.
    Chaplin, anche nel corto di Exit, ci ha riportato al sogno, che è poi l’unico modo per fondare e comprendere il passato e il reale, come per gli aborigeni australiani, che immaginavano le cose create dai sogni degli antenati…
    Ciao a tutti Adriana

  2. Sandro
    25 Giugno 2012 a 4:31 | #2

    “…Dormire… Forse sognare…”

    Notevole la prova d’autore del nostro nocchiero Luigi nella serata “Visioni a S. Lorenzo” del 23 giugno, centrata sui sogni.

    Non stiamo parlando del sogno, in realtà, ma del perché un regista decide di narrare attraverso la rappresentazione del sogno.
    Raccontarlo e/o metterlo in scena? Lo sceneggiatore/regista potrebbe parlarne a voce, farlo raccontare da uno degli attori, o anche rappresentare le sensazioni – allegre, liberatorie, tristi, angosciose – ad esso associate.
    Trovo che al di là del florilegio dei film scelti (che potremmo arricchire a dismisura) ci dovremmo applicare – ciascuno con le sue idee e sensibilità – alla creazione dei capitoli sotto cui inserire i singoli film. Quello presentato è il raggruppamento, la ‘visione’ di Luigi, ma altri se ne potrebbero proporre…

    Restando alla divisione presentata, pensavo a quale categoria attribuire, tra le ultime due, la potente chiusa di “E Johnny prese in fucile” (Johnny Got His Gun – D. Trumbo, 1971) da cui sono stato fortemente segnato, con la testa di Johnny in sovrimpressione che batte in alfabeto Morse il suo messaggio pacifista, mentre il suo catafalco viene portato per spiagge e città seguito da una folla sempre più numerosa (Imagine all the people…)

  3. gianni
    25 Giugno 2012 a 16:46 | #3

    La passione si vede dalle piccole cose.
    Così come ogni appassionato collezionista tende a raccogliere, catalogare, classificare, ordinare, contemplare e … giocare con gli oggetti della propria passione, così il nostro nocchiero (come lo chiama Sandro) si diverte prima a sezionare e a smontare i suoi amati giocattoli poi a catalogarne le singole parti e infine a rimetterle in ordine, montate secondo un filo conduttore che, immediatamente, diventa il leitmotiv di un qualcosa di nuovo, autonomo, come un nuovo giocattolo che ora si muove da solo, assume una sua ragion d’essere, e … diverte più di prima e sollecita l’invenzione di nuovi giochi della fantasia.
    Poi, se si gioca insieme, è sicuramente meglio!
    E così … metti in una notte d’inizio estate … su una terrazza di San Lorenzo … un gruppo di visionari in un esterno … e … si ripete la magia. Il cinema (già macchina dei sogni) diventa sogno esso stesso e ci ritroviamo a fuggire dalla realtà attraverso porte immaginarie, a evocare (per esorcizzare) le nostre paure, tormenti, incognite, a sognare l’impossibile quasi a ricercare un segno, un viatico verso un sogno ancora più bello.
    E succede allora che può aprirsi anche una finestra nuova (fra le tante sul cortile). Sì succede! Un esempio? Proviamo a rileggere alcune mie considerazioni su un’opera con sapore surrealista – Toto le héros di Van Dormael –
    http://forumcinema.blog.tiscali.it/2007/10/04/toto_le_h__ros____ah_les_belges_____1807538-shtml/?doing_wp_cron
    È chiaro che il Surrealismo, come orientamento letterario, artistico, ma soprattutto psicologico non era nelle mie corde. Insomma non lo “capivo” proprio (leggi capire = accettare). Ebbene … sarà stata la serata Sanlorenzina con i suoi sogni surreali, sarà stata la mostra su Salvador Dalì (Palazzo del Vittoriano – Roma, aperta fino al 11/06/12) ) che ho visitato domenica scorsa …. credo di aver visto ora quel che non vedevo prima, ovvero una strada là fuori che ci può condurre (forse) in un mondo della mente che val la pena di esplorare, attraverso un “Automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente che in ogni altro modo, il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale.” (come definito nel Manifesto del Surrealismo di André Breton nel 1924).
    Un mondo della mente che in modo straordinario assomiglia tanto ai nostri sogni.

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