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Visioni [73] – Il cinema di Antonio Pietrangeli – La visita

È una commedia amara e melan­conica, per molti la migliore di Pie­trangeli. Il regista descrive, con sotti­li variazioni psicologiche e impietose notazioni di costume, l’incontro fra i protagonisti e il contrasto fra le loro personalità: lui romano, sbruffone, meschino; lei emiliana, pratica, ro­mantica. Naturalmente il confronto va tutto a vantaggio del personaggio femminile: una donna che, come ha detto Pietrangeli, «sta a mezz’aria tra il proletariato contadino e la pic­cola borghesia provinciale…..

Vedi la scheda completa al seguente link: La visita

 

 

 

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  1. Luigi
    6 Aprile 2012 a 12:16 | #1

    In quanti modi può essere scomposto un film? Da quanti dettagli è composta una regia? In quante e quali parole è disseminata una sceneggiatura? Tutte domande queste che mi danzavano in testa dopo la visione del film. Un film all’apparenza leggero, cullato da armoniose melodie, paesaggi rassicuranti, un paese, l’italia, in bilico durante il “sorpasso” verso il boom.
    Di Pietrangeli ho visto di recente “Fantasmi a Roma”, e poco tempo fa in sequenza, “Lo scapolo”, “Io la conoscevo bene”, Il magnifico cornuto” e “Adua e le compagne”. L’abilità delle storie è frutto di un matrimonio riuscitissimo tra una regia scrupolosa e sceneggiature solide, sostanziose e, dettaglio non trascurabile, attori eccellenti.
    Raccontare storie “minori” e vere, situazioni possibilissime e sentimenti turbati. Non è facile. Pietrangeli ha il dono della sintesi ma non della fretta, dell’intelligenza non ammiccante, della malizia non volgare, della comprensione senza logorroici dialoghi.
    Film come “La visita” restituiscono la capacità del cinema italiano di aver saputo raccontare storie dipinte con gli stessi colori della società che li ha prodotti. E oggi ci accorgiamo di quanto fossero avanti, seppur coscienti del loro tempo, questi registi che già sentivano “puzza di bruciato” della futura e “globalizzata” società. Insieme a Pietrangeli, Petri, Scola, Pasolini, Risi, Comencini e Monicelli.
    Il film di ieri sera è uno di quei casi in cui ad ogni visione si scopre un particolare, un dettaglio, una parola, che sembrano essere lì per caso e che invece sono cesellate con grande maestria.
    In fondo il grande cinema è fatto di piccole cose.

  2. Lorenza
    6 Aprile 2012 a 20:51 | #2

    Ho scoperto Pietrangeli cinque anni fa quasi per caso. Visto il primo film (Adua e le sue compagne) li ho visti tutti, almeno quelli che sono riuscita a trovare. Per il desiderio di restare in quel mondo cosi particolare in cui si entra già da titoli di testa. Credo che pur senza provare profonde affinità con le protagoniste, ogni donna nei film di Pietrangeli possa sentirsi a casa. In tenuta da casa, mi viene da dire. Proprio come la Milo de La Visita di ieri sera con le forcine in testa e le cioce ai piedi Si prova quasi un pudore, si ha l’impressione che Pietrangeli ci stia leggendo nei pensieri, nelle emozioni più nascoste, in quelle cose che una non si accorge nemmeno che le sta pensando. E’ una sensazione stupefacente che ho ritrovato intatta ieri sera. La stessa sorpresa, incredulità: come è possibile che in Italia, e in quegli anni (ma la sostanza non è poi diversa oggi) un uomo riuscisse a vedere una donna così in profondità. In Italia dove il cinema ha contribuito tanto a creare degli uomini e delle donne, e dei rapporti tra loro, un’immagine così connotata, ma talvolta così ristretta della realtà. E anche adesso, anche dopo il geniale doc di luigi, non è possibile sapere quali esperienze, quale sensibilità, quale donna forse, glielo abbiano permesso.
    E poi altre impressioni sparse, avvertite la prima volta e ritrovate ieri sera. Film così mi fanno sentire orgogliosa di essere italiana. E’ sciocco, ma tant’è. Ci ritrovo quell’ironia sottile che penso ci appartenga come paese, come posizione di fronte alla vita, e che ogni tanto sembra scomparire sotto una coltre di puro cinismo.
    E poi anche una grande malinconia. Il film di ieri nel fondo mi sembra profondamente tragico. Con conclusioni non proprio gioiose sulla possibilità di stabilire rapporti. (anche se parlando con gli altri mi sono accaorta che non tutti la pensavano così) E ho come l’impressione che Pietrangeli ed il suo gruppo negli anni che impiegavano a scrivere le loro sceneggiature abbiano lottato per togliere quell’amarezza che però non c’era verso di mandar via. Forse con il film sui Fantasmi a Roma si son sentiti più al sicuro. Più leggeri. In fondo son solo fantasmi e con loro un rapporto ci può stare
    lorenza

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