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Visioni [72] – Elia Kazan-Fronte del porto

Terry Malloy è un ex pugile che fa parte di una gang che controlla il lavoro dei portuali. Dopo aver provocato involontariamente la morte di un operaio che… voleva solo il rispetto dei propri diritti, passa dalla parte dei lavoratori

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  1. Duccio
    16 Marzo 2012 a 10:59 | #1

    Non vedevo questo film forse da più di 40 anni. La prima cosa che ho pensato è che se lo avessi intravisto in TV avrei cambiato canale, ma che vederlo tra amici in un cineclub è la giusta collocazione (anche mentale!).
    Il cinema è arte come la pittura, il film è come la tela, il regista come il pittore, la sua pellicola come il quadro che acquista valore, ma il vero valore è nell’emozione sempre nuova che la Visione suscita, rinnovata dalle nuove prospettive e dalle esperienze personali.
    Mi ha colpito la luce, sia quella degli ambienti, sia quella degli occhi dei protagonisti, soprattutto di Brando. La storia ha una certa attualità, che però è anche una testimonianza sociale. Ci sono segnali che ci raccontano della solidarietà tra portuali, come il passaggio delle giacche,… E poi mi hanno colpito gli orizzonti della città ‘civile’, dei grattacieli, vista dai tetti delle case del porto, una città distante ma sempre presente. Anche le comparse, quando inquadrate per le loro battute, diventano protagonisti. Ho notato anche delle chicche nel montaggio, ne ricordo alcune, la stessa scena ripresa da più telecamere e montata in sequenza da prospettive diverse, come quando il ragazzino dei colombi scende dal tetto, le scene dell’assalto alla chiesa, non so se sono insolite per quegli anni. Uscito dal cinema, ho fato due passi per le stradine del quartiere Monti. Mi sembravano diverse, come quando da ragazzo uscivi dal cinema dopo aver visto un filmone, magari camminando un po’ come Clint :)
    Viva il cinema!

  2. Roberta Petrassi
    16 Marzo 2012 a 11:01 | #2

    Il film mi è piaciuto anche se all’inizio l’ho trovato un po’ lento e mi è venuto anche sonno,
    poi mi ha molto presa. Gli attori tutti bravissimi sono lo specchio dell’epoca del film dove la gente aveva una carica di violenza corporale e morale che forse sta tornando ai giorni d’oggi.

    Roberta Petrassi

  3. Luigi
    16 Marzo 2012 a 11:18 | #3

    “Fare i conti” con i capolavori. Collocati nella memoria, tenuti da anni dentro di noi, spesso non rivisti perchè si pensa, inconsciamente, …”tanto l’ho visto, lo conosco…”. Invece, riprendendo le parole di Duccio, dopo anni in cui ci propinano superficiali passatempi (tra cinema e tv), si riscopre perchè quell’opera è importante.
    Lo spiega bene Kazan nelle sue parole. Alle spalle c’è una solida e ricercata sceneggiatura. Una caparbietà artistica, una volontà decisa di “fare arte”. Guardando alla vita di tutti i giorni, sublimandone i dettagli, raccontare i piccoli respiri che fanno alta la vita degli uomini.
    E poi gli attori. In “On the Waterfront” ce ne saranno almeno 5-6 che hanno fatto grande la storia del cinema. Sicuramente Brando, Rod Steiger ma non da meno Karl Malden e Lee J. Cobb.
    Rivedendo il film ieri sera e ripercorrendo il grande impegno teatrale di Kazan, la sopresa della “nuova visione” è stata proprio la concezione teatrale delle scene. Singole location, luoghi ben definiti …allo stesso tempo “chiusi e di ampio respiro”. Dialoghi…tante parole. Non verboso ma penetrante. Passioni e rabbie sociali, lotte tra uomini con uomini, spesso tutti perdenti.
    Poi il bagliore che illumina il buio delle vite ai margini, piegate dalle superbie ma capaci di slanci notevoli. Ecco che allora le scene sui tetti sono in questo “spiritualmente” notevoli. L’aria è più rarefatta, gli orizzonti sono ampi e rassicuranti. Lontani e meno aggressivi. Le gabbie dei piccioni ricordano le “prigioni del destino” ma in quegli spazi, alti….i pensieri sono più leggeri, più veri e i ricordi più vividi. E non da meno le speranze.
    Uscendo dalla visione di “Fronte del porto” si scopre ancora una volta perchè si ama il cinema.

  4. Sergio
    17 Marzo 2012 a 2:17 | #4

    Davanti ad un capolavoro…
    scrivere e fare la cosa giusta come Terry Malloy o tacere? andare al cinema e rivedere cose giuste o quardare il film in televisione? E’ stato particolarmente stimolante rivedere "A Letter to Elia" e a seguire "Fronte del porto". Scorsese ci ricorda la caccia alle streghe dei primi anni Cinquanta e di Kazan che fu tra coloro che in pieno maccartismo ammise di essere stato comunista e denunciò senza scrupoli il nome di otto suoi colleghi alla Commissione d’indagine sulle attività antiamericane. Hollywood non perdonò mai al regista il suo collaborazionismo e forse "Fronte del porto" è la sua risposta alle critiche emerse in quel periodo. Il protagonista è una spia un vigliacco e nonostante prenda la decisione giusta la reazione di tutti non è immediatamente positiva ma alla fine vince e si riscatta. Film sempre attuale: una riflessione viva e moderna sul tradimento e sulla giustizia.
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    Per riflettere:
    http://www.seieditrice.com/materiali/storia/chiaroscuro/U10-ipertestoA.pdf
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    Bravo Brando (forse con la visione in v.o. avremmo guadagnato dippiù in emozione)
    Trailer:
    http://www.youtube.com/watch?v=xSImMMMf5nA
    Finale con Marlon Brando:
    http://www.youtube.com/watch?v=xvpxL8AgYxw&feature=related

  5. Alessandro
    19 Marzo 2012 a 10:27 | #5

    Film già visto, almeno trent’anni fa. Aver già visto un film (o letto un libro…) pemette in genere di apprezzare dettagli o passaggi sfuggiti in precedenza, come la serie di tracce messe in piedi da Kazan ad indicare Terry Malloy come un “buono” approdato per sbaglio nel mondo dei cattivi. La “vita” sui tetti, fatta di amicizia con i ragazzini ed una “originale” passione per i colombi evidenziano una aspettativa di vita diversa da quella a cui si vede costretto. Lei: “anche a te piacciono i colombi?”, scetticismo derivato dalla nobiltà d’animo richiesta per simili passioni. Un ruolo difficile il suo, unica donna (buona) in un film stracolmo di uomini (cattivi), dove l’etereo candore si contrappone alle grida di disperazione, soffocate dall’urlo salvifico(!) di una sirena del porto, quando scopre in Brando un corresponsabile nell’omicidio del fratello.
    Mentre vedi il film viene naturale fare associazioni con molti altri, di stampo soprattutto americano. Clichè del prete buono e della donna salvatrice dal baratro del male sono stati abbondantemente utilizzati nel cinema e sono ormai triti e ritriti. Il buon Luigi li chiama “i film apripista”.
    Sarà per questo. O forse è il senso reverenziale che si prova a parlare (criticare?) di un mostro sacro, ma scene come il viaggio in taxi con il fratello e l’uso noire del bianco e nero, fortemente contrastato nelle scene al porto dove i volti vengono scavati dalle ombre nette contrapposto a tutte le sfumature di grigio, senza estremi (ne bianchi ne tantomeno neri), di quando sui tetti tornava ad essere solamente un ragazzo a cui avevano bruciato tutti i sogni, valgono da sole tutto il film.
    Per finire ringrazio la “regia” per il corto a proposito di Elia Kazan, permettendo così anche di cogliere spunti personali nella storia.

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