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Visioni [70] – La canzone più triste del mondo

 A Winnipeg, in Canada, la grande depressione ha causato una tale penuria che Lady Helen Port-Huntley, proprietaria di una fabbrica di birra, decide di indire un concorso mondiale che verrà trasmesso in diretta radiofonica per attirare in città quanti più forestieri possibile. L’esecutore della canzone più triste del mondo riceverà un premio di 25mila dollari….

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  1. Lorenza
    3 Febbraio 2012 a 18:22 | #1

    Sarà forse per la neve, ma da stamattina il mio cuore è più clemente e mi sembra di capirlo meglio il nostro mad Maddin. Forse perché tutti imbiancati è più facile entrare nelle visioni che aleggiano nella sua mente. Ho l’impressione che là dove vive sia quasi inevitabile costruire storie come quella che abbiamo visto ieri sera. Chiusi in casa con 40 sotto zero. L’ho pensato spesso vedendo film canadesi (in genere non approdati in italia) si ha una costante sensazione di follia di esuberanza di movimento come a voler colmare il silenzio di quelle lande, come un grido che rompa la monotonia dei lunghi inverni. (pensate che creatività potrebbe innescare qui da noi un prolungamento delle nevicate) Una persona interessante da conoscere, sembra questo maddin e ho anche l’impressione che non gli importi molto della perplessità suscitata nei suoi spettatori. Che sia felice se qualcuno lo segue fino alla fine, altrimenti per lui va bene purché lo si lasci divertire in pace.
    Mi ha fatto pensare un po’ a Tim Burton, un pò a Kusturiza, un po’ alla Regina delle nevi che la nostra Visko aveva scelto per il suo spezzone dei tre minuti.
    La sensazione più inquietante, un rumore che mi è rimasto nelle orecchie, è quello squish squish della birra nelle gambe di vetro. Ed è davvero apprezzabile che a fare da contrappunto alla dark lady del film sia una ninfomane.E non la solita donnina tutto amore e sdilinquimenti.
    Vorrei sapere da voi maestri cinefili cosa attrae mad maddin verso la Rossellini?
    Se questi commenti, come sospetto, vi sembran da poco sappiate che chi non scrive nulla verrà privato la prossima volta di pane e formaggio. Di vino e di frappe. “Se si mangia si parla troppo la sera ed il giorno dopo nessuno scrive più”…disse l’uomo che veniva da lanuvio…”vedrai che non è vero” lo rassicurai io. Insomma io il pane me lo son guadagnato…lorenza

  2. Sandro
    3 Febbraio 2012 a 18:34 | #2

    Canzone triste / diga alle lacrime?
    La diga del Cingino
    Ho ricevuto una mail da un’amica, qualche giorno fa, contenente alcune immagini in un file .ppt (una dozzina di diapositive in tutto).
    Nella foto si vede la diga e una freccia indica dei puntini neri.
    Viene posta una domanda:
    “Cosa pensate siano i puntini neri?. Provate ad indovinare e intanto….avviciniamoci…”
    Mi ha colpito questa frase conclusiva:

    “…Dedicato a quanti credono di avere già visto tutto!’’

    Allora il problema c’é! Non me lo sono inventato io!

    Ma che c’entra col film di ieri sera?
    Interpongo una mia considerazione su quell’ultima frase, appunto – che riguarda – perdonatemi! – i massimi sistemi.
    Esiste una malattia grave del nostro tempo (o della ns. generazione?) – che consiste nel disincanto, nella noia di aver tutto visto e sentito. È vero… alla nostra età siamo sempre più esigenti …e anche con un po’ di puzza sotto al naso. Questo è stato opposto alle mie critiche a proposito di un film recente, ancora nelle sale: E adesso dove andiamo? della regista-attrice libanese Nadine Labaki. Film confuso e superficiale, secondo me, velleitario e inconcludente. Un tale fastidio da avere quasi voglia di uscire dalla sala.

    Non voglio fare paragoni impossibili tra i film, solo un raffronto di personali impressioni. Io sono parte in causa, ma voi, ieri sera, vi siete annoiati? Qualcuno ha trovato la trama scontata, o prevedibile? La materia scenica e il montaggio men che vorticosi?

    Capisco la disperata ricerca di senso da parte di Gianni; ha odiato Eternal Sunshine… ma anche Dolls, prima di avere una “visione’’. Ho una speranza… Potrebbe sempre ravvedersi!

    Con Lorenza sono stato d’accordo sulla critica ad A single man: che non dava emozioni profonde, il che è particolarmente grave per un film sulla perdita di una persona amata. Ma non è il criterio per ogni film. È dai tempi del libro Cuore che non c’è più corrispondenza tra il titolo e la trama. E un film che si intitola La canzone più triste.., mica potrà parlare di tristezza!

    Piero, mi sembra, aveva molto amato (…e proposto lui?) La montagna sacra di Jodorowski. Anche lì un tema (tra molte altre cose) antimilitarista; visionarietà e pazzia; ma ne sono uscito frastornato come da un eccesso, con l’idea di un film datato, quando poi ’la storia’ era andata in un altro modo. Questo l’ho trovato attuale e coinvolgente.

    Daniela da professionista del campo, ci ha fatto notare che Isabella Rossellini non era nel personaggio; nè cattiva, né veramente odiosa; piuttosto patetica! Devo dire che neanche l’avevo notato, per aver accettato tutto il film ’en bloc’, ma la trovo una critica pertinente. Solo che – risulta dalla scheda – senza di lei e della sua interazione con Guy Maddin, forse il film non si sarebbe fatto.
    I film sono strane creature, in cui non è la somma bruta degli addendi a fare il totale…

    Detto questo…
    …Cosa sono quei punti neri sul muro della diga del Cingino?

    A chi indovina rarà consegnata una copia omaggio in dvd del film con dedica del sottoscritto (ma non barate!)

    Sandro Russo

  3. Luigi
    3 Febbraio 2012 a 19:00 | #3

    In questi anni, di film che hanno “spiazzato” la sala visionaria, ce ne sono stati diversi. Alcuni in maniera lineare, altri indirettamente con provocazioni camuffate da dialoghi improbabili, situazioni inverosimili, linguaggi visivi inusuali. Sandro ricorda giustamente Dolls, Eternal Sunshine ma la lista può proseguire con l’Angelo Sterminatore, Funny Games, Un uomo a nudo, Essere John Malkovich, Gli amanti del Ponte Neuf, Ombre e nebbia e via dicendo.
    Succede che ogni tanto occorre andare incontro al film. Concedersi per avere di più. Liberare per 100 minuti la mente da ogni vincolo e farsi un pò cullare dallo “schermo”.
    Alla fine può non accadere nulla o rimanere coinvolti dalla visione.
    Mad Maddin (come lo battezza Lorenza) è sicuramente indifferente alle reazioni e poco gli importa se qualcuno lo seguirà. Sulla sua giostra c’è aria di “sogno ad occhi aperti”, c’è la forza di uno spirito che nell’apparire libero è scolasticamente attaccato alla scuola del cinema dalla quale fa tesoro dei grandi insegnamenti.
    Al messaggio ispirato di Maddin non è necessario cercare una risposta e forse il nostro regista neanche pone la domanda. Tradiizione e strafottenza, poesia e quotidianità. Mi vengono in mente le parole di una canzone di Guccini dal titolo “Canzone quasi d’amore”:
    “fingo d’aver capito che vivere è incontrarsi
    aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
    bere, leggere, amare… grattarsi”

  4. Stambecchi
    3 Febbraio 2012 a 19:07 | #4

    Siamo noi sulla diga

  5. Sergio
    4 Febbraio 2012 a 17:09 | #5

    La canzone più triste del mondo mette in scena la visione di Maddin del suo Canada e del mondo di oggi (sempre attuale anche se il film è del 2003) attraverso una storia che parla di amore e egoismo, di crisi e potere, di ricchezza e intrighi. Filo conduttore è la musica. Film patinato girato con le tecniche degli anni 30 e con un sonoro taroccato che ricorda gli inizi degli anni del sonoro. Sembra un film di regime di quel periodo o d’avanguardia ma per il “pazzo” Maddin è un gioco muoversi tra modernità e passato, tra immaginazione e follia. Gli attori si muovono a tratti con gesta che sembrano burattini mentre il montaggio assemblea immagini e ricerca volutamente citazioni che sono emozioni per gli occhi. All’apparenza è un film difficile forse il pacchetto può sembrare stucchevole ma bisogna saper accettare la sfida di Maddin e partecipare al suo gioco. Il film in realtà si rivela molto semplice e lineare nella storia e divertente nelle caratterizzazioni. Isabella Rossellini non risulta essere affatto patetica, anzi è perfetta nel ruolo melò della baronessa e convince anche per la sua autoironia. Niente male la visione in v.o. sottotitolata che ci ha permesso di apprezzare il suo particolare timbro di voce.
    Azzeccato quindi è stato il rapporto di collaborazione che si è sviluppato tra Isabella Rossellini e lo sperimentatore Guy Maddin.

    Send Me to the ‘Lectric Chair (2009)
    http://www.youtube.com/watch?v=UYZJ09dSSRQ&feature=related

    Keyhole (2011) – la settimana prossima al Festival di Berlino
    http://www.youtube.com/watch?v=89fs8hUw1ww

    Intervista a Isabella Rosselini

    “Non posso negarlo: Guy mi ha cambiato la vita. E’ cominciato tutto per caso, in maniera molto avventurosa. Qualche anno fa mandò il copione del film al mio agente, insieme ad alcuni cortometraggi che aveva girato. Né io né il mio agente avevamo la più pallida idea di chi fosse, e le poche informazioni raccolte indicavano che era un regista d’avanguardia che viveva relegato nella zona di Winnipeg, in Canada. La sceneggiatura mi sembrava incredibilmente barocca e troppo piena di descrizioni, così decisi di vedere i cortometraggi: una folgorazione. Ce n’era uno in particolare, intitolato The heart of the world (vedi link), che mi sembrava straordinario. C’erano riferimenti al cinema muto ed una infinità di invenzioni originalissime. Il tutto realizzato con mezzi decisamente poveri, utilizzati sempre in maniera estremamente creativa. Decisi di chiamare questo regista sconosciuto, e lui mi disse subito di andare a trovarlo, spiegandomi che bastava andare a Toronto e poi fare un’altra trasvolata di un’ora e mezza con un piccolo aereo. Non era affatto vero: il secondo tragitto era più di quattro ore, e atterrai nel mezzo della tundra canadese con 40 gradi sotto zero. Ovviamente l’arrivo per me rappresentò uno shock, ma trovai di fronte a me un uomo simpaticissimo, che credeva in maniera assolutamente coinvolgente nei propri progetti. Cominciò a parlarmi a lungo del progetto di film e del fatto che il personaggio avrebbe dovuto indossare costantemente delle pellicce, per indicare qualcosa di lussuoso ed insieme patetico. Accettai quasi immediatamente e solo in un secondo momento mi resi conti che il personaggio che avrei dovuto interpretare non aveva le gambe. Quando comunicai la mia decisione al mio agente e gli spiegai anche dei moncherini, lui mi disse letteralmente che si sarebbe “tagliato le vene”. Era terrorizzato da una scelta così eterodossa, ma non mi lasciai dissuadere, ed ora ne sono molto orgogliosa: il film è diventato di una pellicola di culto”.

    The Heart of the World
    http://www.youtube.com/watch?v=r4JmeXXRmZg&feature=related

    Visionari… se avete apprezzato il genere “mad” Maddin o film tipo Dr Plonk o The Artist ecco il film L’Antenna di un regista argentino Esteban Sapir che gioca molto bene con il cinema del passato.

    La Antena parte 1 di 10
    http://www.youtube.com/watch?v=30aBsJePehc&feature=related

  6. gianni
    6 Febbraio 2012 a 15:49 | #6

    Provo ad inoltrarmi sulla via del ravvedimento.
    La prima impressione in sala, alla fine del film è stata: un incubo!
    E la strada del ravvedimento m’impone di ripassare il film dall’inizio (come riavvolgere la pellicola) e a soffermami, uno alla volta, sui singoli aspetti dell’Opera.
    - I personaggi mi sono apparsi come maschere di un teatro greco, con la stessa enfasi e fissità dell’espressione, e ciò mi è sembrato voluto, ricercato, perché essi, come le rispettive maschere, potessero essere il veicolo di un sentimento d’ineluttabilità del destino che, nonostante ci si dibatta, si voglia, si desideri, Lui ha scritto il copione della tragedia ed ha già pronunciato la sentenza. Ed ogni personaggio ha la sua.
    - La tecnica è innovativa e suggestiva alla quale si aggiunge una recitazione che crea una visione onirica, rendendoci spettatori di un sogno piuttosto che di un film. Il montaggio poi è eccellente; (cito la scheda di Sandro): “film muti, musical holliwoodiani, espressionismo tedesco, reportage d’epoca, comiche, il tutto frullato e centrifugato fino ad ottenere immagini anticate, pervase da un grande senso di modernità” e aggiungo: immagini montate con un susseguirsi ritmico che danza con la colonna sonora.
    - Non ha dunque importanza dove si svolga la tragedia della vita (Londra o Winnipeg), o quando (negli anni della Perestroika o negli anni 30), come rispettivamente hanno immaginato Kazuo Ishiguro (scrittore del soggetto originale) e Guy Maddin (Regista del film); anzi, la libera interpretazione, se ce ne fosse bisogno, conferma e rafforza l’intenzione del regista di raggiungerci e lo fa attraverso una specie di rappresentazione teatrale arcaica ed onirica.
    Può andar bene come ravvedimento? Di certo questo film, nonostante la tecnica volutamente retrò, non è un film finto o alla moda, perché un messaggio è arrivato: una sorta di presagio incombente su tutto e tutti (vedi il riferimento all’attentato di Sarajevo, scintilla della 1^ guerra mondiale), come se una ineluttabile fine del mondo fosse imminente (e, data l’ambientazione storica della vicenda narrata, ci sta tutto).
    (Tranquilli! Non ho assunto sostanze psicotrope né ho fumato erbe strane).
    Ma accetto anche la proposta di Louisson quando dice: “Al messaggio ispirato di Maddin non è necessario cercare una risposta ma forse è proprio questa la grande visione del nostro regista. Tradizione e strafottenza, poesia e quotidianità”. Ci sta tutto.
    gianni

    p.s.
    Lancerei un gioco visionario:
    poiché credo che ogni autore/regista abbia sempre almeno un messaggio che viaggia attraverso il film, proviamo a coglierlo nella sua essenza e a rappresentarlo con la sintesi più estrema di una sola frase. Poi confrontiamo le frasi.
    Es.:
    - The Artist = guardate quanto sono bravo a costruire un film!
    - Eternal Sunshine = ……..
    - Funny games = ora ve lo servo io il sadismo nazista!
    - Prima della pioggia = il tempo non aspetta, il cerchio non è rotondo
    - ……… continui chi voglia

  7. Luigi
    6 Febbraio 2012 a 17:11 | #7

    Con il beneficio e la leggereza della sintesi…partecipo al gioco di Gianni:
    - The Artist = Con il senno di poi, ritrovo il prima!
    - Eternal Sunshine = Ricordo ergo vivo
    - Funny games = La scomodità del prevedibile
    - Prima della pioggia = Gli angoli del cerchio

  8. Sergio
    7 Febbraio 2012 a 21:18 | #8

    - The Artist = Linguaggio non verbale come essenza del cinema
    - Eternal Sunshine = Con un soggetto idiota* e un ottimo montaggio faccio un bel film
    - Funny games = Dopo l’Arancia il nulla
    - Prima della pioggia = …prendi l’ombrello!!!

    *= Esiste un modo per cancellare dalla mente un amore che fa’ soffrire?

  9. Sandro
    8 Febbraio 2012 a 9:37 | #9

    The Artist = Gioco col cinema, l’amore, la fantasia
    Eternal Sunshine… = La seconda possibilità
    Funny games = Io sono io e lo spettatore è un coglione
    Prima della pioggia = La distanza e il ritorno

    P.S.
    Giocate, giocate… che mo’ ve lo servo io il gioco! (…E’ una minaccia!)

  10. Daniele
    8 Febbraio 2012 a 9:53 | #10

    The Artist = Genio e Fascino
    Eternal Sunshine…= Non si può cancellare, nè riscrivere
    Funny games = …..
    Prima della pioggia = Barriere, pallottole, pomodori rossi, sguardi

  11. sara
    8 Febbraio 2012 a 12:39 | #11

    The artist= originale e creativo
    Eternal sunshine = creazione unica
    Funny games = presa per il c…..
    Prima della pioggia = esperanza

    sara marchetti

  12. Lorenza
    9 Febbraio 2012 a 12:32 | #12

    The artist : l’insostenibile leggerezza del cinema

    Eternal sunshine: l’insostenibile pesantezza del cinema come gioco intellettuale

    Funny games : L’inevitabile squilibrio del cinema: il sadismo di uno sul masochismo di tanti

    Prima della pioggia: L’eterna moscacieca tra cinema e destino

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