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The Artist

Dunque “The Artist” potrebbe essere stato per molti di noi l’ultimo film del 2011. Le mie impressioni? La prima cosa che ho detto a tutti il 30 sera, dopo aver visto il film con alcuni “”visionari”, è che è “un bel giocattolino”. Ben fatto, recitato benissimo, doverosamente “impacchettato” per il pubblico di oggi, leggero, fluido e, visti i tempi, rilascia una dose di buonumore. Non mi sono entusiasmato più del necessario. Come ieri sera e al risveglio oggi, non ho avuto l’impressione di aver visto “il capolavoro” che molti hanno indicato.

 Ma non vorrei sembrare “snob” o altro. Non so forse mi aspettavo di più oppure ho pensato alla furbizia dell’operazione, alla patinata commercializzazione. Forse di film sul cinema ne sono stati fatti tanti o forse è difficile credere oggi a qualcuno che bada al contenuto e non agli incassi.

Certo è un film inusuale. Per chi ama il cinema poi, è divertente fare riferimento alle citazioni più o meno sparse. Bella la scelta delle musiche di “Vertigo” di Hitchcock (ma quant’è bella la composizione di Berbard Herrmann!!!), i rimandi alle avventure di Douglas Fairbanks, Valentino (la somiglianza a Clark Gable), per poi arrivare a Fred Astaire e Ginger Rogers.

Il cagnolino della storia richiama quello della coppia William Powell e Mirna Loy (l’uomo ombra del 1934 di Van Dyke) e nella scena delle scale della casa di produzione cinematografica mi è parso addirittura di trovare un riferimento ai disegni di Escher.

Su tutta la storia, “la deflagrazione” del suono della parola che tanto ha distrutto gli eroi del muto (Viale del tramonto docet…).

Bella la scena del sogno (mi servirebbe proprio!!!!) e che bravi John Goodman e James Cromwell (perfetto nell’autista fedele….mi sono ricordato di quello del film Sabrina di Sidney Pollack del 1995).

Vi rimando (sul filo del cinema che fu, stile commistione tra presente e passato, alla visione di “Il mistero del cadavere scomparso di Carl Reiner del 1982).

L’operazione del film è quindi al passo con i tempi. Coraggiosa sicuramente e spero, per curiosi amanti neofiti di cinema, tale da innescare la ricerca e la visione dei veri film del muto.

Alla prossima

Luigi

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  1. Piero
    5 Gennaio 2012 a 8:22 | #1

    Carissimi Visionari,

    per una volta tanto faccio eccezione alla mia nota antipatia per il “rispondi a tutti” per cogliere l’occasione di augurarvi un buon anno così, ad anno appena incominciato ed abbastanza lungo, dato che è di 366 giorni…

    Quasi mi dispiace di non essere stato con “quelli del 30″, ma averlo visto con l’entusiasta Sandro mi ha fatto molto piacere.

    I film si apprezzano per tanti motivi, ma il vederli su grande schermo, insieme agli amici e insieme ad altre persone che condividono con te la gioia di una buona visione è quel “di più” che con ci mettono gli autori, ma che migliora la qualità della visione.
    Luigi è un po’ meno entusiasta di Sandro, e in qualche parte della sua mail parla addirittura di “furbizia dell’operazione”. Mi sembra troppo, anche se si parla di The artist come di un candidato ai Globe e addirittura agli Oscar.
    Magari fosse: magari premiassero nella Mecca del Cinema un film franco-belga, di un regista quasi sconosciuto (OSS 117!), muto e in bianco/nero che racconta un pezzo della storia del cinema!

    Magari.
    Detto questo, The artist non è IL capolavoro: è solo un buon film, di quelli che mancano maledettamente all’appello.
    Tra i film visti di recente, la mia lista personale vede: “Midnight in Paris” (perché Woody Allen, nonostante tutto è bravo, e perché vedere Bunuel, Dalì, Hemingway e Scott Fitzgerald in un film -interpretati da attori somiglianti- fa comunque piacere); “Pina” (Wim Wenders mi ha fatto capire che il 3D può anche essere una cosa seria) e, appunto, “The artist”.

    Se proprio dovessi fare una graduatoria, metterei primo “Pina”, perché proprio non mi aspettavo di appassionarmi così per la danza, io che non amo né la danza classica né quella moderna, e poi a pari merito “The artist” e “Midnight in Paris” perché entrambi mi parlano di qualcosa che mi sta veramente a cuore, e lo fanno “con scienza e coscienza”.

    E veniamo alle citazioni: è ovvio che quando l’impronunciabile Hazanavicius, che è autore anche del soggetto, ha cominciato ad accarezzare l’idea di realizzare un film muto, si sia andato a rinchiudere in un qualche posto a visionare tutti i classici. Probabilmente l’ha fatto nel magazzino film di qualche emittente per cui ha lavorato e lavora (insieme al fratello attore) e -unendo le varie ipotesi visionarie- dovrebbe aver visto:

    - Cantando sotto la pioggia (per il passaggio dal muto al sonoro);
    - E’ nata una stella (per la storia fra i protagonisti);
    - Vertigo (per la colonna sonora);

    - L’uomo ombra (per il cagnolino Asta);

    - Viale del tramonto (ovviamente);

    - Il mistero del cadavere scomparso (perché non fa mai male);
    - la filmografia completa di Lilian Gish (per aiutare la moglie a entrare in parte);
    - Sabrina (per l’autista);

    - la filmografia completa di Rodolfo Valentino (per il cognome del protagonista);
    - la filmografia completa di Fairbanks (I-II-III, eccetera) e quella di Clark Gable (per i baffetti da sparviero);
    eccetera

    e poi li ha pure riportati nel film, perché sapeva che i cinefili sarebbero stati attirati come mosche dal soggetto, e ne avrebbero tratto sommo piacere…

    Tutto ciò detto, magari ci ne fossero di più di film così, con l’estrema bravura tecnica di un regista che riesce (in epoca di kolossal tutti trucchi e stop-motion, si vedano per confronto i due Sherlock Holmes in capo agli incassi) a farci appassionare con un film muto e in b/n.

    Tifiamo per lui ai Globe.

    Wim Wenders è grande, ma Hazanavicius è il suo profeta…

  2. Pino
    5 Gennaio 2012 a 8:23 | #2

    Grazie Piero,
    sono completamente d’accordo. Sono i migliori film di questa stagione. Soprattutto perchè ti fanno sentire bene, ti fanno appassionare.
    Pino

  3. Sandro
    5 Gennaio 2012 a 8:24 | #3

    Ambra – la penna sottratta alla Letteratura – che fa? Non scrive Ambra?

    Avrei da aggiungere anche altre citazioni e richiami:

    - La scala degli Studios, più che a Escher, mi fa pensare alla casa di Tati in Mon Oncle

    - Il telo di scena sotto cui si vedono i piedi della donna che balla (che lui nota e comincia a ballare anche lui) e che poi viene sollevato, non stava pure in Wim Wenders (Nel corso del tempo)?

    More follow…

    S.

  4. Sergio
    5 Gennaio 2012 a 8:25 | #4

    Ciao visionari

    come anticipato fuori dal cinema c’è una parte di questo film che mi ha colpito. E’ quella iniziale quando dopo le prime sequenze del film proiettato (“film nel film”) realizziamo che siamo in un teatro con un’orchestra che accompagnava dal vivo la visione dei film (come oggi ancora nei teatri di Broadway) e con gli attori che intervenivano in sala a prendersi gli applausi. Fantastico!!! Con The Artist si percepisce come per il muto fondamentale sia stata la mimica facciale degli attori e quanto la privazione dei suoni avesse donato come emozione al cinema dell’epoca. E forse quanto il rumore invadente o la voce off abbia sottratto al cinema di oggi. Ed anche a quello di allora in un certo senso: proviamo ad immaginare l’incipit di Viale del Tramonto senza la voce fuori campo… I registi e gli attori del muto meritano un Oscar postumo.

    Allego articolo interessante:

    Perché un film muto in bianco e nero ambientato nella sfavillante Hollywood degli anni Venti (1927, per la precisione) sta divertendo e commuovendo le platee di tutto il mondo?

    Forse per la storia? Probabilmente no, perché non c’è niente di più vetusto di quello raccontato dal regista francese Michel Hazanavicius: un brillante divo del muto (lo straordinario Jean Dujardin) che, non rassegnandosi all’introduzione del sonoro, si vede pian piano marginalizzato dall’industria, che invece punta tutto su un’attricetta (la scoppiettante Bérénice Bejo) che proprio lui aveva scoperto e da cui si sente irrimediabilmente attratto. Siamo insomma dalla parti di sontuosi classici come «E’ nata una stella» (1937) o «Viale del tramonto» (1950), con una strizzatina d’occhio finale ai film di Ginger Rogers e Fred Astaire, con sullo sfondo quella mitica «Età del jazz» raccontata da Francis Scott Fitzgerald, colma di frivolezze e disperazione.

    Dove sta allora la novità, l’originalità dello sguardo che ci fa apparire «The Artist» come un film fresco, sincero, perfettamente adattabile ai gusti del pubblico di oggi? Le risposte potrebbero essere due, una racchiusa nell’altra. La prima risiede, paradossalmente, proprio nella scelta del linguaggio, che adatta lo stile del cinema muto alla sensibilità moderna, giocando con gli stilemi di un melodramma in cui, grazie proprio all’assenza di parole, ogni gesto, ogni sguardo, ogni postura degli attori e ogni elemento della scena, dal décor generale al singolo costume, diventa un segno ingigantito, una traccia visuale che stuzzica in continuazione la nostra attenzione, spingendoci a leggere le immagini nella loro complessità. La forza del cinema muto sta(va) proprio in questo, nel tenere alta la tensione attraverso un movimento contemplativo, che Hazanavicius ci restituisce nella sua interezza, soprattutto nei passaggi «comici» del film (la magnifica sequenza del poliziotto che corre dietro al cane è degna di Buster Keaton), quelli più estremi e meno addomesticabili.

    La seconda risposta concerne il nostro modo di rapportarci al passato e alle sue immagini. Quella del regista francese non è una semplice esibizione da cinefilo piccolo piccolo, ma la soddisfazione di un preciso orizzonte di attesa che sembra pervadere una parte considerevole della cultura visiva del cinema contemporaneo e che prende le forme della riproposizione nostalgica di un passato idealizzato (andate a vedere l’intelligentissima parodia orchestrata da Woody Allen in «Midnight in Paris»). Il sublime «The Artist» rientra in questa nuova collettiva forma di auto-percezione e auto-definizione mediatica: più ciò che rappresenta è programmaticamente lontano nel tempo e irraggiungibile nella forma più è stuzzicante, divertente e appagante per i nostri occhi.

    (da Corriere Fiorentino)

  5. Luigi
    5 Gennaio 2012 a 8:27 | #5

    Dibattito ricco… mi "ri-ci-ficco". Il film è molto carino è l’operazione è ben riuscita. Tutti, chi più chi meno, lo abbiamo detto e siamo tutti allineati. Quando definisco il film "un bel giocattolino" mi riferivo a come ci stiamo divertendo a trovare tutti i riferimenti che il film dissemina nel film e quando parlavo di "furbizia" pensavo a come è stato bravo Hazanavicius ad accontentare tutti i diversi palati.

    Resta, per me, ancora distante la sua collocazione nei club dei capolavori e spero che gli Oscar o Globe arrivino (ammesso che questi siano sinonimo di alta qualità…).

    Stamattina, parlando con Piero, parlavamo della musica e come anche con Pino, durante la visione, notavamo di come sia fondamentale per il cinema. A questo proposito nel film ad un certo punto, dopo la bellissima composizione de "la donna che visse due volte" il film rimane per qualche minuto senza alcun sonoro. E’ incredibile notare come proprio in quel momento di silenzio, si notava quanto la musica sia determinante.

    Il ricordo è andato anche alla mitica serata del 27 marzo 2008 quando al cineclub abbiamo visto in religioso silenzio Lulù di Pabst (vedi sul blog). E’ stata una serata speciale e si toccava "da vicino" l’assenza della musica (e ai giorni nostri forse anche del sonoro). Ed è da qui che sarebbe bello ripartire e, per molti spettatori di The Artist, cominciare. Rivedere qualche bel film muto insieme, riscoprirne le capacità espressive e di quanto cinema di oggi deve a quei periodi.

    Se questo desiderio lo innescasse a molti "The Artist" (anche uno su cento) sarebbe bello.

    Mi riservo di vedere presto il film di Allen e concordo pienamente con su "Pina". In quest’ultimo caso il 3D è veramente una sorpresa. Ballare sul palco con gli artisti e "sentirne" quasi il sudore e i respiri è veramente entusiasmante.

    Ciao a tutti

    Luigi

  6. Gianni
    5 Gennaio 2012 a 8:28 | #6

    Fantastico! Mi riferisco al dibattito che il film The Artist è stato capace di evocare.

    Finalmente un film che ci catalizza, cha crea partigiani, che apre “finestre diverse” su quello che ciascuno di noi crede sia “la visione vera”.

    Pare che sul film in questione ci sia un più che maggioritario consenso sul suo valore di opera d’arte cinematografica. Da premiare con un prossimo Golden Globe. E perché no con un Oscar?

    Eppure c’è qualcosa che non mi convince.

    Forse perché non è un vero film muto. Gioca con il muto. Ovvero Hazanavicius :

    a) prende a prestito un linguaggio cinematografico in cui (cito l’articolo in calce) “ogni gesto, ogni sguardo, ogni postura degli attori e ogni elemento della scena, dal décor generale al singolo costume, diventa un segno ingigantito, una traccia visuale che stuzzica in continuazione la nostra attenzione, spingendoci a leggere le immagini nella loro complessità ….”;

    b) recupera ingredienti cinematografici di un’intera epoca (mitica) del cinema muto classico con citazioni e riferimenti a personaggi, scene, cani, musiche, atmosfere che hanno costituito vere opere d’arte del cinema d’epoca e fanno parte dell’archivio CULT religiosamente custodito da ogni buon cinefilo; mescola e shakera l’insieme ….

    c) monta infine il tutto (con vera maestria debbo dire), facendo in modo che una storiella (la trama del film) peraltro neanche tanto originale, risulti godibile dalla prima all’ultima scena.

    Uscendo dalla sala cinematografica mi sono detto: buon film, mi ha divertito, ma …..

    Mi è difficile spiegare, descrivere, raccontare il “ma …” poiché appartiene alla sfera delle sensazioni ove il linguaggio non ce la fa a raccontare il sapore di una mela.

    Tuttavia, restando nell’ambito delle sensazioni, posso dire che l’impressione provata alla fine del film è come quella che si può provare quando si è di fronte ad una copia di un’opera d’arte e non a cospetto dell’OPERA originale. Una mirabile copia, ben fatta, curata nei dettagli, che è come l’originale, MA … non è l’originale. Forse se non avessi prima visto l’originale potrei restarne entusiasta? Non saprei. Comunque non credo.

    L’opera d’arte non è fatta di tecnica, la usa per comunicare a livello dell’anima (intesa in ogni senso laico e non).

    Non ha importanza quale tipo di linguaggio e di tecnica usa l’artista quando crea, questo dipende da lui, dalle sue attitudini, dalla sua cultura; ciò che conta è l’urlo dell’anima che lui vuole comunicare agli altri, come se, da solo in fondo ad un pozzo, gridasse sperando di essere sentito; e allora come per miracolo, egli, l’artista, sente possedere risorse inaspettate, tutta l’OPERA, già completa, gli irrompe davanti e le mani, le idee, i colori, i disegni, le scenografie son già lì pronte, perfette.

    A proposito di film, ieri notte, avendo già deciso di andare a dormire, facendo l’ultimo zapping, sono incappato nel film “Bellissima” di Luchino Visconti; nonostante lo avessi già più volte visto, nonostante il torpore dell’ora tarda, sono restato incollato con l’attenzione e la meraviglia della prima volta a quell’urlo dell’anima fino all’ultimo fotogramma. Il film non era muto, era in b/n, era girato senza effetti speciali, con tecniche d’altri tempi, ma ….

    Capito cosa intendo quando dico ma …

    Ciao, un abbraccio a tutti e alla prossima opera d’arte.

    gianni

  7. Luigi
    7 Gennaio 2012 a 9:57 | #7

    Accidenti però. Finalmente il cinema muto e il bianco e nero sono ritornati. Era ora. Dopo anni di “intontimento” ci siamo risvegliati. L’alba di una nuova era, tanto agognata, è arrivata. Evviva!
    Accidenti però…..quel “ma” di Gianni quanto assomiglia alle mie “arrabbiature” quotidiane dei giorni nostri. Ma è mai possibile che tutto debba arrivare per strade finte e ammiccanti? La televisione, i finti divi, i frequenti capolavori, gli innumerevoli scrittori, i grandi della musica.
    Pier Paolo, dove sei? Quanta ragione nelle tue parole. Quanta verità nelle tue sentenze.
    Oggi arriva Allevi e anni di pianoforte (Chopin, Beethoven, Liszt, Mozart) non sembrano mai esistiti. Arriva Faletti e Proust sembra non essere mai nato. Per tornare al cinema se guardiamo la classifica degli incassi beh….c’è da piangere.
    Arriva “The Artist” e, appassionati di cinema a parte, tutti sono entusiasti di essersi liberati dal sonoro e dal 3D.
    Però, accidenti. Il cinema muto stava sempre lì. I film bianco e nero nessuno li ha mai spostati. Mica costa tanto andarseli a vedere. O dobbiamo aspettare che Fiorello ne parli in un suo “storico” show televisivo. O magari che Mollica ne decanti le lodi. O, per finire meglio, che qualche fiction ne rimandi i fasti.
    W “The Artist”. Meglio di molti altri. Due ore di grande spensieratezza. Però, vi prego, non mi paragonate la Berenice a Audrey.

  8. Sergio
    7 Gennaio 2012 a 15:45 | #8

    Ma… In un’epoca dominata da effetti speciali, ottanta anni dopo l’avvento del sonoro e settanta anni dopo il colore, non si può non apprezzare il coraggio di Hazanavicius di fare un omaggio ad un cinema che non c’è più. Non è solo un film che recupera le tecniche del "muto" ormai in disuso è anche qualcos’altro. Un film muto e in bianco e nero che tratta del cambiamento del linguaggio cinematografico dal muto all’avvento del cinema sonoro.
    E’ un film sul Cinema.
    Un ritorno al passato alla rievocazione della Hollywood degli anni 20: copertine di Variety, divismo e rivalità, provini negli Studios, le prove sui set, i ciak ripetuti. Due storie parallele, un attore e un’attrice nel periodo di transizione tra il "muto" e il sonoro: il divo del muto che non accetta il sonoro e cade in disgrazia e la giovane comparsa del cinema muto che con l’avvento del sonoro intraprende una brillante carriera. Il soggetto non sarà originale ma ci fa emozionare sul modo di fare cinema a Hollywood a inizio secolo, e riflettere su come il cambiamento del linguaggio cinematografico abbia compromesso la carriera di bravi attori (Buster Keaton per citarne uno) e registi del muto.
    Personalmente ho apprezzato la sequenza iniziale di The Artist.
    Il film inizia in un teatro (!) in cui viene proiettato l’ultimo film del divo del momento. La prima sequenza del film proiettato vede il protagonista non piegarsi alle torture rifiutandosi di "parlare" fino a svenire a causa delle scariche elettriche trasmesse dai suoi persecutori. L’incubo del "sonoro" del divo del muto viene mostrato già nell’incipit. La macchina da presa allarga l’inquadratura e ci mostra la sala con gli spettatori di spalle in primo piano che guardano sullo sfondo lo schermo con il protagonista che è riuscito a salvarsi fuggendo col cane e la sua amata su un aeroplanino. In quell’istante mi è sembrato di far parte del pubblico del teatro di Hollywood, le teste degli spettatori del film si confondevano con quelli del 4 Fontane. Una volta apparsa la scritta "DNE EHT" sullo schermo realizzo che The Artist rimane in bianco e nero (poco male) e rimane muto al punto che si percepisce che il film proiettato è stato un successo dall’espressione del protagonista che dietro le quinte insieme al suo cane sente l’applauso della sala mentre a me non rimane che immaginarlo …e sentirlo anch’io. Finita la proiezione, che è stata accompagnata da un’orchestra dal vivo (e chi lo avrebbe immaginato che al cinema si ascoltava un concerto!), il protagonista sale sul palco mentre il pubblico sorride, si commuove, batte le mani e festeggia con caldi applausi il successo di un nuovo film (muto). Ci si commuoveva per poco?!?. Superato lo smarrimento iniziale della mancanza del sonoro ci si abitua presto alla "narrazione per immagini" anche grazie alla recitazione dei bravi attori, al giusto montaggio e alla indovinata colonna sonora. Occorre immaginare le conversazioni interpretando le movenze e la mimica degli attori, ci si deve concentrare sulle espressioni come fossero sottotitoli e seguire le note musicali per apprezzare le atmosfere, i colpi di scena e le soprese (forse volutamente molte conversazioni non sono state riportate nei cartelli). Non si è trattato di vedere un film di ottanta anni fa’ ma di fruire oggi, con gli attori e i mezzi attuali, di un film che parla di cinema in maniera diversa. La Berenice non sarà Audrey ma si dimostra per niente fuori luogo dentro un film muto o in una sala da ballo. La Audrey ha girato film muti?
    Non mancano sequenze memorabili che sorprendono lo spettatore. L’incubo del protagonista che comincia a sentire i rumori degli oggetti, il cane abbaiare, ma non la propria voce (geniale!) finché una piuma toccando terra emette il rumore di una esplosione (l’arrivo degli effetti speciali). L’attrice che ancora agli esordi nel camerino del divo infila il braccio nella manica della sua giacca appesa ad un attaccapanni e finge di scambiare carezze e effusioni con lui. L’incontro tra i due protagonisti su una scala, lui che scende (dalla gloria) lei che sale (in vetta al successo). Che sia un capolavoro forse conta poco, di sicuro è un lavoro intelligente e di classe che commuove e fa sorridere, forse per qualcuno può sembrare un’operazione fatta a tavolino (al tempo del 3D comunque coraggiosa), ma di certo è un’idea ORIGINALE oggi e forse unica nel suo genere: film sul cinema muto girato senza sonoro.
    Oggi come allora il linguaggio cinematografico sta cambiando, così parlando del passato (trucchi di Mélies, atmosfere di Lang, le ombre di Murnau, montaggio di Eisenstein, le corse alla Buster Keaton, Ginger & Fred, la trama di Viale del Tramonto ecc) ci si interroga anche sul nuovo linguaggio cinematografico del presente (digitale) o del futuro prossimo (3D). Tra ottant’anni i nostri pronipoti se saranno fortunati potranno vedere un film (senza occhiali o lenti a contatti) girato con tecniche analogiche che racconterà di come molti registi e attori che giravano film in location all’aperto, con luce naturale e senza filtri, in presa diretta e senza doppiaggio e budget limitati senza effetti speciali sono caduti in disgrazia con l’avvento del 3D.

    Incipit
    http://www.youtube.com/watch?v=qBEJpW6IhyY&feature=related

    Trailer
    http://www.youtube.com/watch?v=ES2YuvoZQTg&feature=related

    Pressbook
    http://www.celluloidportraits.com/documenti/pressbook/The%20Artist.pdf

  9. Luigi
    7 Gennaio 2012 a 16:56 | #9

    No….la Hepburn non ha girato film muti e neanche Berenice. Quest’ultima neanche girerà mai i film di Audrey :-) .
    Tutta la bontà dell’operazione Hazanavicius va ribadita e per me, gridata a gran voce. Tutti i pregi del film che sono stati elencati in precedenza restano e saranno validi. Su tutti coraggio e originalità, di questi tempi, sono apprezzabili.
    Io nel “ma” di Gianni ho solo visto quello che sempre penso dei giorni d’oggi. Che tutto arrivi a tutti con la stessa velocità, bruciando volutamente i tempi e confondendo i percorsi.
    Speriamo che tra gli spettatori non ci siano quelli che hanno confuso “Il grande fratello” in tv con “gruppo di famiglia in un interno” di Visconti.

  10. Cinzia Esposito
    10 Gennaio 2012 a 16:04 | #10

    Ho iniziato l’anno in casa casa di amici, vedendo il chapliniano "Tempi moderni" in versione originale.
    E ho chiuso l’anno con un altro film muto e in bianco e nero, bellissimo. Forse il mio film dell’anno, un film che ho già nel cuore: The Artist, del regista Michel Hazanavicius.
    Poetico, struggente, un’autentica gioia per gli occhi, cinema allo stato puro, in cui dialoghi, suoni e colori non sono necessari e dove bastano espressioni, sorrisi, dettagli di inquadratura, chiaroscuri di una fotografia magnifica per raccontare una storia, la Storia, dal 1927 al 1932, che segna l’avvento dal muto al sonoro, passando per la Grande Depressione del ’29.

    Protagonisti, due attori straordinari, Jean Dujardin, vincitore dello strameritato premio di miglior attore all’ultimo Festival di Cannes, e la deliziosa Berenice Bejo, il cui sorriso riempie tutto lo schermo, come fu per Audrey, come è stato per Julia.

    Buon Anno a tutti! Cinzia

  11. Piero
    25 Gennaio 2012 a 11:46 | #11

    Ultime notizie:
    “The artist” ha vinto i Golden Globe ed è candidato all’Oscar.
    Il mio tifo è stato soddisfatto.
    Alla “Casa del Cinema” di Roma proietteranno ogni mese un film muto, accompagnato dalle musiche dal vivo dell’Orchestra di Santa Cecilia.
    Se questo è il risultato dell’ “operazione”, viva l’operazione!
    Il mio cuore cinefilo sarà ancora più soddisfatto dopo la prima proiezione.

  12. Lorenza
    30 Gennaio 2012 a 15:54 | #12

    Ciao. Ho visto The artist ieri sera. Ed è stata per un’ emozione grande e molto personale. Nel senso che già alle prime immagini avevo dimenticato tutte le cose lette sul film fino a quel momento. Il primo aggettivo che mi viene in mente è struggente. E mentre lo guardavo sentivo una pena al pensiero che tra poco sarebbe finito quel sogno, quella gioia. E continuavo a dirmi: pago il biglietto e lo rivedo subito per tranquillizzarmi. Mi è sembrata una grande metafora dove il passaggio dal muto al sonoro è solo il corrispettivo di una condizione propria dell’uomo. L’essere oggi e il non essere più domani, la perdita, la ricerca di una nuova identità, la complicità e l’amicizia come componenti rare ma fondamentali dell’amore. la scena in camerino quando lei, ancora sconosciuta, infila il braccio nella manica della giacca di lui e lo sguardo di lui, tra il commosso, l’ironico, il sorpreso, quando la vede dalla soglia è entrata nel mio bagaglio di immagini che in un istante raccontano una vita, uno stato d’animo, il desiderio di ciò che vorremmo e forse temiamo mai sarà.
    Insomma è un film in cui ho sentito una grande verità, perché il passato è usato per raccontare il presente. Perché ha trasformato un’operazione nostalgia in un racconto universale. Perché tutte le scene possono essere lette su tanti piani, quelle dove le bocche parlano senza emettere suoni udibili rimandano a tanto altro. A tutte le nostre paure e timori di fallimento. E di tutti i piani, di tutte le letture quello che più mi è piaciuto è comunque lo sguardo tra i due, quel racconto di sguardi di un amore che lento cresce nel tempo. Insomma un commento da romantica acinefila. ma se un film fa sognare pago volentieri un doppio biglietto lorenza

  13. Daniele
    1 Febbraio 2012 a 16:26 | #13

    Su suggerimento di Luigi sono andato domenica scorsa a vedere il filem in oggetto cioè l’ottimo “The Artist”. Devo dire che il film, complessivamente, mi è piaciuto molto. Non va ascritto tra i capolavori della cinematografia mondiale, non rientra certo nella mia top ten, peraltro ha senso avere una top ten?, però mi sono divertito e sono stato contento di averlo visto.

    A mio avviso questo film parte da un’idea geniale, attraversa una realizzazione ottima, cade sulla storia, sul plot, davvero debole.
    Partiamo dalla genialità, girare un film muto nel 2011, fare il verso al cinema muto ed esaltarlo al tempo stesso, usare il cinema muto e la sua gestualità e recitazione esaltata ed eccessiva per prendere in giro il cinema muto, pendere in giro il cinema sonoro e l’espressività minimalista che il sonoro consente attraverso alcuni primi piani della protagonista Peppy Miller (chissà perché non è stata candidata all’oscar come protagonista ma come non protagonista), le sue lacrime di commozione alla visione di un capolavoro del muto ormai dimenticato. La realizzazione è ottima, attori meravigliosi, colonna sonora azzeccatissima (c’è pure un cameo di Malcom McDowell, il protagonista di Arancia Meccanica), alcune gag divertentissime, soprattutto quelle nel teatro di posa nelle prime scene tra i due attori del film muto e quelle con il cagnolino del protagonista, fotografia bella e pulita. La storia è debole, è una storia d’amore tra due persone, sullo sfondo un cambio epocale per il cinema e la depressione americana, che coincide anche con la depressione del protagonista, ormai dimenticato come attore e come uomo, tranne che dalla Peppy Miler, dal suo cane e dall’autista. Più vado avanti più vedo citazioni, per esempio a chaplin del periodo muto, a “in the mood for love” una storia d’amore che non si esprime, anche se lei indossa i panni di lui, ne assume l’autista, ne ricompra i mobili e i vestiti, lo cura, gli ridà un lavoro, una dignità. No, forse la storia non è neanche cosi banale.
    Ma è anche un film sul cinema, sulla tecnologia che non può soppiantare la recitazione, la passione, il talento, il lavoro.
    Tra le citazioni aggiungo anche woody Allen col cinema nel cinema, nella prima scena ambientata in un cinema.
    Stavolta mi sa che sono stato un pò logorroico.
    Grazie a tutti a giovedi.
    Daniele

  14. Cinzia
    3 Febbraio 2012 a 9:42 | #14

    Luigi!

    Io mi riferivo al "sorriso" di Berenice, che illumina da solo lo schermo come quello di Audery hepburn e di Julia Roberts. Certo non alla filmografia di entrambe!

  15. Sergio
    27 Febbraio 2012 a 5:48 | #15

    Per quanto valga… stanotte assegnati cinque Oscar a The Artist. Miglior film. Migliore regia. Miglior attore. Migliore colonna sonora e migliori costumi.

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