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Visioni [66] – “L’uomo senza passato”

manpast1 Il regista usa il tema dell’amnesia per allestire una commedia ghiacciata e corrosiva, in cui l’asprezza dei temi (crisi economiche, professionali, sociali e personali investono tutti i personaggi, eccettuati i teppisti del prologo, che non fanno comunque una bella fine) è sottolineata, senza essere vacuamente enfatizzata…

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  1. Anna Maria
    26 Ottobre 2011 a 8:47 | #1

    Il mio commento al film: l’andamento della storia mi è apparsa come l’andatura, il modo di camminare del protagonista, M, dritta, a testa alta, incurante del pericolo di cadere in un film-fumetto. Il film mi è piaciuto, tanto quanto la serata a tratti surreale al Cinema Azzurro Scipioni. La mia proposta è di continuare a incontrarci in questo cinema: arginando con delicatezza l’invadenza di Agosti, credosia possibile convivere con questo personaggio… Visionario. A presto. Anna Maria

  2. Sandro Russo
    26 Ottobre 2011 a 9:44 | #2

    Mi ha fatto molto piacere ritrovare tutti insieme gli amici di una strada insieme che abbiamo intrapreso ormai cinque anni fa con Luigi e con Visioni (con altri ci conosciamo da molto più tempo).
    Ritrovarsi. Con qualche acciacco in più; con novità non sempre (quasi mai) belle; ma rivedersi: fare compagnia e resistenza umana.
    Perfetto per i tempi l’Autore scelto da Luigi: Kaurismäki, “il cinico e il sognatore” (come si legge sulla scheda). Come non condividere?
    Qualche associazione di idee sul film: una parte del Kaurismäki’s touch è in realtà caratteristica nordica. Ogni tanto durante la visione mi ritornava in mente un film di atmosfere molto simili, guarda caso svedese: You The living (di Roy Andersson; 2006). Quindi, alla ricerca di elementi comuni, arriviamo al modo con cui diversi popoli strutturano gli spazi e i modi della comunicazione, verbale e corporea. Basta vedere a confronto film di registi nordici e del vicino oriente [uno a caso, notevole, in questi giorni nelle sale: ‘Una separazione’, dell’iraniano Ashgar Farhadi]. Se ne può riparlare, prendendo in esame proprio questi aspetti, in un incontro ‘monografico’.

    Una stupidaggine, sempre sul film, ma che mi ha fatto sorridere. Senza dubbio l’aspetto e il trucco del padrone del container dove va a vivere il protagonista, avido e attento a cavar soldi anche dalle rape, il Regista l’ha preso in prestito dalle strip di Mafalda, by Quino. È esattamente la faccia dell’amichetto di Mafalda, Manolo, il figlio del droghiere, assatanato di guadagno e col cuore a salvadanaio. Altro argomento di interesse e potenziale monografia: il rapporto cinema/fumetti

  3. Luigi
    26 Ottobre 2011 a 10:40 | #3

    Il film di Kaurismaki sembra un film di un mondo senza patria e senza tempo. Del resto se dopo tre minuti circa, il protagonista (dato per morto) resuscita e se ne va in giro come un “Frankenstein” dei nostri tempi, tutta la storia diventa fantastica, incredibilmente possibile o, se preferite, realmente immaginabile.
    Come spesso succede quindi, le immagini sono una specie di scatola, dove una volta scartata la confezione e sciolto il fiocco, troviamo il contenuto, l’essenza del messaggio, quello che insomma il regista voleva dirci.
    Per cui questo modo quasi ironico di recitare (a tratti paragonabile alle impassibili facce di Chaplin o Buster Keaton), questa vita ai margini che ha tutto quello che vorremmo (solidarietà, amore, amicizia, entusiami…), viene snodata sullo schermo come un gioco, come solo un film può fare, ingannando la visione e portandoci per un’ora e mezza circa, fuori dal mondo.
    Sta a noi trovare i diversi aspetti, le varie sfaccettature di come una storia ci parla. Di come, ad esempio, occorra dimenticarsi tutto per vedere meglio oppure di come sia possibile vivere accontentandosi di piccole cose di poche patate e di un bacio davanti ad un juke box.
    E i salvatori di noi stessi, siamo solo noi. Il protagonista ritorna alla fine come “un’angelo custode” che si ricongiunge con altri suoi simili. Tutti protesi alla difesa del bene, tutti insieme dopo in una festa alla mensa, uniti.
    Il finale, un treno che taglia i binari su una coppia che si tiene per mano, ha una sua rinnovata magia.

  4. Giovanna
    26 Ottobre 2011 a 13:22 | #4

    Una serata insolita..un film il cui protagonista sembra avere – dopo la “rinascita” – una mente talmente svuotata da non avere più oltre i ricordi di una vita anche i suoi sentimenti. Non è dato sapere il suo stato d’animo, sembra assente ma forse finalmente libero di vivere come vuole il presente e forse per questo non interessato a ricercare l’identità perduta. La sua mente non è attraversata da pensieri e quindi non ha parole e non prova più nulla e quindi l’unico scopo sembra essere quello di sopravvivere e solo fortuitamente trova: una baracca “panoramica”, un minuscolo pezzetto di terra da coltivare, un amico con il quale bere, un amore ricambiato ed un jubox per ascoltare la musica. Non si avvertono nei protagonisti emozioni, le azioni sono semplici, disinteressate e disincantate. La prima parte del film è triste nel suo eccessivo squallore, nella seconda parte – a volte tragicomica – nasce la consapevolezza nel protagonista senza nome che ciò che ha non è poco e l’acquisita serenità viene trasmessa – attraverso la musica – nella comunità dei reietti. L’unica cosa che il protagonista riesce infatti a ricordare del suo passato è la sua passione per la musica e il suo lavoro di saldatore, la prima necessaria a rallegrare la vita e la seconda a garantirgli la sussistenza.
    Purtroppo i dialoghi ricordano incredibilmente quelli di un personaggio di zelig e il film sembra – a mio avviso – esaltare l’annullamento del tempo, fonte di instabilità, e la semplicità ed i valori positivi degli emarginati, che sembrano aver “scelto” con dignità di vivere in povertà.

  5. pino moroni
    26 Ottobre 2011 a 18:33 | #5

    La rinascita di “un uomo senza passato” e la rinascita di Visioni. Quanto siamo lontani noi da quella gente, eppure un pò di esempio dovremmo prenderlo. Non siamo anche noi una piccola comunità alla ricerca delle stesse piccole soddisfazioni di un incontro collettivo, con interessi comuni?

  6. Sergio
    29 Ottobre 2011 a 1:31 | #6

    Sinossi: un gruppo di visionari con la passione per i film cult assistono a L’uomo senza passato in versione doppiata in italiano – e con i sottotitoli per chi ha problemi di udito. Il film narra la storia di un resuscitato che perde la memoria e i tutti i ricordi del suo passato. Mentre scorrono i titoli di coda i visionari incontrano nel cinema (che ricorda la casa container del protagonista) un personaggio bizzarro amico del regista del film appena visto e questi narra loro delle sue soddisfazioni personali raggiunte nella vita e del suo passato ancora non dimenticato.

  7. Sandro
    8 Novembre 2011 a 6:45 | #7

    Miracolo a Visioni
    La sera dell’ultimo film all’Azzurro-Scipioni, dopo la visione di "L’uomo senza passato" di Aki Kaurismäki, qualcuno ha citato "Miracolo a Milano", di De Sica (1951) paragonandolo al film che avevamo appena visto. Me ne sono ricordato ieri sera, al Mignon (*), quando hanno presentato il trailer dell’ultimo film del regista finlandese.
    Sono sobbalzato sulla sedia, al titolo: "Miracolo a Le Havre". Nelle sale dal 25 Novembre. Degli attori abituali di Kaurismaki c’è ancora Kati Outinen, ‘la donna senza mento’, che faceva Irma nell’ultimo film visto insieme.
    Certo "Miracolo a Milano", il titolo e il film, non sono mai stati troppo lontani dai pensieri di Kaurismäki.
    Dalle immagini del trailer il nuovo film mi è sembrato in puro stile Kaurismäki: penso che andrò a vederlo…

    (*) – Per i curiosi: al Mignon sono andato a vedere il "Faust" di Sokurov. Tosto, tostissimo! …Visionari cercansi per parlarne!
    A dopodomani (giovedì 10/11)
    Sandro

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