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Habemus papam

michel_piccoli_habemus_papamREGIA: Nanni Moretti

SCENEGGIATURA: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli

ATTORI: Nanni Moretti, Michel Piccoli, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Margherita Buy, Franco Graziosi, Cecilia Dazzi, Leonardo Della Bianca, Camillo Milli, Roberto Nobile, Gianluca Gobbi, Manuela Mandracchia, Rossana Mortara, Teco Celio, Roberto De Francesco, Camilla Ridolfi, Lucia Mascino, Ulrich Von Dobschutz, Giovanni Ludeno, Francesco Lagi

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Tag:
  1. Piero
    20 Maggio 2011 a 8:41 | #1

    Habemus Papam
    I diritti dei non credenti
    Il dibattito sul recente film di Nanni Moretti

    Non è la prima volta che Nanni Moretti interpreta uno psichiatra: l’aveva già fatto ne La stanza del figlio (2001), ma lì l’atmosfera e la tensione drammatica erano molto più cupe che in Habemus Papam (2011).??Non è la prima volta, nemmeno, che Nanni Moretti costruisce un suo film intorno ai problemi di un religioso: l’aveva fatto con il sacerdote protagonista de La messa è finita (1985), ma anche in quel film la delusione e l’amarezza che riempivano il racconto sono di molti livelli superiori alla rassegnata inconcludenza dei personaggi di Habemus Papam.?

    Eppure, si direbbe, il “tiro si è alzato”, se da un povero prete di periferia siamo arrivati addirittura al Papa ed a tutto un Conclave, e se da un generico psichiatra si è giunti ad un famoso professore. “Il più bravo di tutti” “Dicono tutti così, è la mia condanna”.?Invece –a mio parere- il tiro di Nanni Moretti si è alzato solo per farsi più generale e ampio, ma nell’aprirsi si è anche disteso e rabbonito.??Nanni Moretti è famoso –al cinema- per i suoi scatti d’ira e le sue invettive (“Ve lo meritate Alberto Sordi!”, ”Continuiamo così, facciamoci del male!”), non certo per l’umana comprensione né per il dubbio filosofico.?Un personaggio dei suoi più emblematici era il “serial killer” protagonista di Bianca (1984), che uccideva per motivi essenzialmente estetici e che non poteva sopportare la sciatteria del mondo.?Immaginato così, come figurina bidimensionale col cliché dell’arrabbiato, specie dopo i trascorsi “pseudo-politici” di interventi in piazza contro Berlusconi, a fare un film sull’elezione di un Papa riluttante, verrebbe da dar ragione a quei cattolici integralisti che hanno chiesto ai correligionari di disertare le sale e boicottare il film.?E interpretando ancora per un minuto la parte del Moretti “savonarola” verrebbe da dire loro «Meglio, non ve lo meritate un film così!». Ma Nanni Moretti, che non è mai stato il personaggio stereotipato che interpretava nei suoi film, e non è più quel “regista arrabbiato” di cui aveva fatto l’auto-caricatura in Sogni d’oro (1981), è sbocciato da crisalide a farfalla recuperando tutti i motivi del dubbio e della riflessione costruttiva.?

    Così come Clint Eastwood non è più Dirty Harry o il Solitario senza nome, ma ha acquisito tutta una sere di sfumature che gli consentono di interpretare un burbero ex-razzista che sa morire per una comunità di asiatici (Gran Torino, 2008), Nanni Moretti per fortuna non è più il querulo Michele Apicella, che aveva una risposta su tutto e su tutti, e può permettersi di affrontare temi universali.??L’ha fatto Clint Eastwood con Hereafter (2010) raccontando una storia di vite dopo la morte –e procurandosi molte critiche malevoli -, l’ha fatto Nanni Moretti con Habemus papam (2011) andando a scherzare con i cardinali e procurandosi anche lui un po’ di critiche malevoli.?«Passeranno anche queste…» voglio sperare che lui pensi. E d’altronde non poteva non sapere che andando a scegliere (a Roma, non a Carmel come Eastwood) un tema così sensibile, era logico e naturale che un po’ di polemica gli cadesse addosso.?Non credo nemmeno che se la sia cercata per farsi pubblicità (sempre da romano, non può non avere orrore per i ragionamenti andreottiani. Era “savonarola”, accidenti, mica “machiavelli”).?

    Io sono convinto della buona fede di Clint Eastwood e di Nanni Moretti: si può, si deve parlare, anche di quello che non saremmo titolati a dire. ?Si può, si deve parlare di morale, di etica, di filosofia e di religione anche se siamo stati tutta la vita contro i valori sociali oppressivi. ?Si può parlare di religione anche se siamo non credenti.?Non dobbiamo lasciare il discorso ai bacchettoni, agli integralisti, ai retrogradi, ai “guerrieri di Dio”. «Sono ateo, grazie a Dio» soleva dire il grande Luis Buñuel, ed erano vere e sincere entrambe le parti della sua frase. Era ateo, e ringraziava Dio di aiutarlo ad esserlo.?«Non possiamo non dirci cristiani» argomentava in maniera più piana il filosofo Benedetto Croce, perché tutto il clima culturale e morale di cui siamo avvolti è permeato da duemila anni di cristianesimo.?E se queste sono le “radici cristiane” che si volevano mettere nella Costituzione europea, nessuno le metterà mai in dubbio. Ma a un patto: che anche i non credenti, quelli che si sentono estranei a tutte le regole e i riti costruiti nei duemila anni, abbiano comunque diritto a partecipare al dibattito, ad entrare in argomento e ad essere ascoltati.??Molto più dei falsi credenti teorici del “bunga bunga”, molto più di una gerarchia sclerotica che ancora discrimina le donne – forse pure i negri – e vorrebbe continuare a salmodiare in latino.?

    Clint Eastwood si è preso il diritto di parlare dell’aldilà senza farsi condizionare da sette, religioni o sciamani. Nanni Moretti si è messo a parlare di un non-Papa, e gli è venuto molto più vero e credibile di quello vero.?Forse, entrambi, hanno qualcosa da proporci. E su cui discutere.?

  2. Pino
    20 Maggio 2011 a 8:42 | #2

    Nanni Moretti e la gerontocrazia
    L’obiettivo cinematografico dentro le miserie umane
    Nella nostra italiana, immensa ipocrisia e falsità, nessuno si era mai azzardato a parlare della Chiesa, del Conclave e dell’elezione di un povero fragile vecchio, come capo di un miliardo di cattolici. ?Ma Nanni Moretti sì!?Nanni Moretti ha affondato il suo obiettivo cinematografico dentro le miserie umane anzi umanissime di tutti quei fragili, teneri, infantili anziani, che sono invece costretti a dimostrarsi forti, preparati, ispirati, efficienti per una società solo falsa e formalistica.?L’ha fatto parlando appunto dei cardinali. Dando una strapazzata, come sa fare molto bene, ed un consiglio sano a questi vecchi di una società invecchiata, per parlare in fondo a tutti gli altri in un universale attuale.?Con quanta commovente umanità consiglia agli anziani di distendersi, di giocare a carte, di non prendere medicine, di fare ancora sport e leggera competizione fisica. E se qualcuno non se la sente di prendersi sulle spalle responsabilità più grandi della sua tenuta, ormai logorata dagli anni, di lasciare pure, di ritirarsi: non è un errore, ma un onore.?

    Così detto sembrerebbe tutto facile. C’è invece da acquisire una maturità, una consapevolezza, che forse i vecchi di oggi non hanno più. Nanni Moretti fa intravedere questa saggezza solo alla fine del film, dopo un travaglio intenso e doloroso (del suo interprete Michel Piccoli) forse più di quello de La stanza del figlio. Un percorso fatto di continue prese di coscienza, di piccoli atti e parole, di compassione e ragionamento, per far capire quanto sia difficile ‘fare i vecchi’, in una società dei media, che li vuole stressati, sfruttati, strumentalizzati, affogati di informazioni fasulle.?Mostrati come grandi saggi e vincenti, quando invece sono solo esseri debilitati nel fisico e nella mente. Un grosso equivoco ed una grande mistificazione mediale.?Si continua a far vedere e rivedere gli anni ’50 e ’60 ed il boom economico, quando tanti vecchi di ora erano giovani ed efficienti, le generazione che hanno rifatto l’Italia. Si continua a far vedere ottantenni e novantenni ancora lucidi, brillanti e produttivi. Perfino donne ancora belle e desiderabili.?

    Quale cattiveria ed esempio sbagliato. Un falso ideologico e sociologico che fa comodo a chi pesca in questo grande serbatoio di soldi, di consumi, di voti, in questo grande serbatoio di ultime illusioni.??Per poi scoprire che è solo l’espediente per camuffare la vera gerontocrazia al potere, avvezza ad una continua restaurazione del passato, fatta di forme e di regime, attraverso l’asfissia di tutte le idee innovative e la conseguente inevitabile sparizione dei giovani, in una società destinata solo a morire.
    Pino Moroni

  3. Fabio Cozzi
    20 Maggio 2011 a 8:42 | #3

    Fabio Cozzi
    Habemus papam. Non habemus Nanni

    vai al link con Omero, per il pezzo completo delle foto:
    http://www.omero.it/rivista.php?itemid=3642&catid=45

    Habemus papam. Non habemus Nanni
    di Fabio Cozzi

    Io, quando avevo quindici, sedici anni, io amavo soltanto un regista… Nanni Moretti. Amavo quel personaggio sconclusionato di Bianca che seduto a tavola con dei perfetti estranei, dichiarava strafottente: “Lei non faccia il tunnel… lei mi sta scavando sotto, mi toglie la panna, la castagna da sola sopra non ha senso… il Mont Blanc si regge su un equilibrio delicato… non è come la Sachertorte… la Sachertorte… cioè, lei non ha mai assaggiato la Sachertorte… Vabbè, continuiamo così, facciamoci del male!”. L’uomo che nello stesso tragi-comico-disperato film camminava per una spiaggia dove tutti si baciavano e si lasciava andare contro il corpo di una donna stesa al sole, venendo scacciato dal gruppo come un depravato. L’attore con quella voce afona che parlava delle scarpe, e di come in fatto di calzature era ormai un casino totale, mentre prima tutto era più chiaro, più semplice. Amavo lo smemorato di Palombella Rossa che si aggirava per quella piscina, a chiedersi del perché, del come eravamo potuti arrivare a così tanta bruttezza. Sentivo in quei film di poter dialogare con un fratello maggiore che aveva i miei stessi dubbi, le mie stesse idiosincrasie per un Paese che stava già marcendo. Sogni d’oro, film dell’81, che ho visto solo in seguito, era già una perfetta disamina di quella società dell’informazione e dello spettacolo che con i suoi metodi cialtroni ci avrebbe divorato negli anni a venire. Ecce Bombo, Sogni d’oro, Bianca, La messa è finita, Palombella Rossa, Caro diario… Sei film per me imprescindibili, con i quali sono cresciuto, che mi hanno fatto pensare ed emozionare, piangere e ridere. Il primo episodio di Caro diario potrei vederlo all’infinito, con quel suo magnifico girovagare per Roma, fino all’emozionante epilogo all’Idroscalo di Ostia, il luogo del martirio di Pier Paolo Pasolini, con la musica di Keith Jarrett a far da splendido contrappunto.

    Poi è arrivato Aprile. E lì sono cominciati i primi scricchiolii. Era troppo esibita la paternità; ma non era lui che ne La messa è finita urlava quasi: “Ogni volta che parlate di lui vi luccicano gli occhi… ma che vi credete che è il primo figlio del mondo?”. Una copia sbiadita di Caro diario. Poi nel 2001 La stanza del figlio. Palma d’oro a Cannes. Secondo me il film più brutto di Nanni Moretti. Fin troppo costruito, fin troppo d’autore, senza però avere in testa una propria personale idea di cinema. Un film trattenuto, quasi stitico che non poteva neanche assurgere alle vette delle pellicole di Kieslowski che su quei temi aveva creato veri capolavori (basterebbe un solo minuto del Decalogo per provarlo). Nel 2006 Il caimano, film a cui sono affezionato per il suo messaggio “politico”, per la sua aperta presa di posizione contro il berlusconismo e per quel finale surreale e mai come oggi così attuale, con il Palazzo di Giustizia messo a ferro e fuoco dai supporter del caimano. Ma l’incrocio con la storia privata del protagonista e con quella degli altri personaggi secondari… a tratti imbarazzante, così banale… così tagliata con l’accetta. Un senso tremendo di “già visto”… E adesso Habemus Papam… una campagna pubblicitaria da far invidia a quella di Obama per le presidenziali. Manifesti in tutta la città; le mani incrociate del pontefice, dietro la schiena, a far da sfondo a questa primavera un po’ estate e un po’ inverno. Copie a go-go per le sale italiane. Tutti sanno della trama. C’è questo Papa appena eletto che non si sente adatto al compito e fugge per le strade di Roma. Il Vaticano chiama un analista, il più “bravo di tutti”: Nanni, appunto. Grande spunto, ma poi? Quali sono le sofferte prove di un uomo, le sue domande, le sue paure, quali i suoi demoni interiori? C’è soltanto un grandissimo Michel Piccoli, i suoi occhi disperati e mobilissimi, che cercano qualcosa e non sanno neanche loro cosa, simboli perfetti di questi anni alla deriva. Il fatto grave è che poi non c’è profondità. La sceneggiatura è debole. Sembra una palafitta che non riesce a sorreggere i grandi temi messi sul tappeto. I birignao degli analisti (tra questi il più bersagliato è “deficit di accudimento”) servono soltanto per strappare qualche risata, senza un reale sforzo di approfondimento su quello che è diventato il linguaggio tra le persone nel nostro Paese. Questo sì è da analisi. È come se Moretti svolgesse il suo compito diligentemente, ma mai con quel guizzo “da matto” della Sachertorte, con quel guizzo “di pura poesia” dell’Idroscalo di Ostia. Sì, c’è la riflessione sul potere e sulla visione del potere, ma è sempre quella già vista, già masticata cento volte. L’incrocio di destini con il teatro è da temino di terza media (e poi con il solito Cechov…). Ancora una volta, tutto sa di troppo costruito, di troppo soffocante. Siamo così lontani dalla riflessione profonda de La messa è finita. E poi ancora i cappuccini, e le bombe con la crema, e quel suo intercalare e quei suoi ammicchi che ormai sono diventati stanchi, sfiniti. E le partite a scopa con i cardinali, la partita di pallavolo in Vaticano… addirittura con il rallenty… no Nanni, il rallenty no… tutto, ma non questo… troppo furbo… troppo all’Alberto Sordi… L’unica cosa veramente bella, ancora una volta, il finale… l’uomo che rinuncia… ma in tutto questo il cinema non c’è… c’è più cinema e più passione nel minuto del trailer del nuovo film di Terrence Malick, Tree of life, che in tutta l’ora e quaranta di Habemus Papam… Vabbè, continuamo così, facciamoci del male…
    [Scritto per “O”, il giornale on-line di Omero, Scuola di Scrittura; il 20.04.11]

  4. Pino
    20 Maggio 2011 a 8:43 | #4

    Caro Sandro
    Tu già sai che non siamo d’accordo, come già altre volte, con il Fabio Cozzi.

  5. Piero
    20 Maggio 2011 a 8:44 | #5

    DA PIERO NUSSIO, UN ULTERIORE CONTRIBUTO
    Caro Luigi e Sandro,
    in attesa di giovedì 19 (allo spettacolo delle ore 20?), ti volevo dare un’informazione, tanto per dirti come le cose talvolta accadono anche per caso.
    Andando a novembre scorso in Perù per turismo, mi sono imbattuto in un disco di una cantante peruviana (Chabuca Granda) e in uno di una cantante argentina (Mercedes Sosa).
    Mi sono innamorato di entrambe, e mi sono messo a scaricare via Mulo un sacco di loro canzoni. Ma la canzone che mi ha più colpito, fra tante, è stata “Todo cambia”.

    Da YouTube:
    Versione di Mercedes Sosa.
    http://www.youtube.com/watch?v=Za75SkduQX8&feature=related

    Julio Numhauser (la voz del autor):
    http://www.youtube.com/watch?v=uNPbMiCdeLU&feature=related

    Texto original

    Cambia lo superficial
    Cambia también lo profundo
    Cambia el modo de pensar
    Cambia todo en este mundo
    Cambia el clima con los años
    Cambia el pastor su rebaño
    Y así como todo cambia
    Que yo cambie no es extraño
    Cambia el mas fino brillante
    De mano en mano su brillo
    Cambia el nido el pajarillo
    Cambia el sentir un amante
    Cambia el rumbo el caminante
    Aúnque esto le cause daño
    Y así como todo cambia
    Que yo cambie no es extraño
    Cambia todo cambia
    Cambia todo cambia
    Cambia todo cambia
    Cambia todo cambia
    Cambia el sol en su carrera
    Cuando la noche subsiste
    Cambia la planta y se viste
    De verde en la primavera
    Cambia el pelaje la fiera
    Cambia el cabello el anciano
    Y así como todo cambia
    Que yo cambie no es extraño
    Pero no cambia mi amor
    Por mas lejo que me encuentre
    Ni el recuerdo ni el dolor
    De mi pueblo y de mi gente
    Lo que cambió ayer
    Tendrá que cambiar mañana
    Así como cambio yo
    En esta tierra lejana
    Cambia todo cambia
    Cambia todo cambia
    Cambia todo cambia
    Cambia todo cambia
    Pero no cambia mi amor…

    Traduzione
    Cambia ciò che è superficiale
    e anche ciò che è profondo
    cambia il modo di pensare
    cambia tutto in questo mondo.
    Cambia il clima con gli anni
    cambia il pastore il suo pascolo
    e così come tutto cambia
    che io cambi non è strano.

    Cambia il più prezioso brillante
    di mano in mano il suo splendore,
    cambia nido l’uccellino
    cambia il sentimento degli amanti.
    Cambia direzione il viandante
    sebbene questo lo danneggi
    e così come tutto cambia
    che io cambi non è strano.
    Cambia, tutto cambia
    cambia, tutto cambia
    cambia, tutto cambia
    cambia, tutto cambia.

    Cambia il sole nella sua corsa
    quando la notte persiste,
    cambia la pianta e si veste
    di verde in primavera.
    Cambia il manto della fiera
    cambiano i capelli dell’anziano
    e così come tutto cambia
    che io cambi non è strano.

    Ma non cambia il mio amore
    per quanto lontano mi trovi,
    né il ricordo né il dolore
    della mia terra e della mia gente.
    E ciò che è cambiato ieri
    di nuovo cambierà domani
    così come cambio io
    in questa terra lontana.
    Cambia, tutto cambia
    cambia, tutto cambia
    cambia, tutto cambia
    cambia, tutto cambia.”.

    La canzone è di Julio Numhauser, cileno, fondatore del gruppo Quilapayun, fuggito in esilio in Svezia al tempo di Pinochet, e nominato poi attachè culturale dell’ambasciata cilena in Svezia.
    La terra lontana di cui parla la canzone è la Svezia, dove ha scritto questa canzone “di esilio”.

    Per me ha subito preso, invece, un forte significato personale (sia nei confronti della vita lavorativa che di quella affettiva) tanto che mi sono caricato la canzone sul telefonino per ascoltarmela nei momenti di pausa.
    Capirai la mia sorpresa quando, al “prossimamente” di Habemus Papam mi sono sentito questa canzone. È stato quasi come se qualcuno avesse letto nella mia testa e ne avesse tirato fuori i pensieri più reconditi che vi giravano.
    (Ma direi che è più che altro un caso, non darei a Nanni Moretti questi poteri paranormali…)

    Pier Luigi Nussio

  6. Luigi
    20 Maggio 2011 a 8:45 | #6

    Cari compagni di passione cinefila,
    avevo voglia di scrivere anch’io sul film, poi però le cose scappano sempre.
    E’ sempre complicato parlare di Moretti ed ogni volta i pareri non hanno mai colori intermedi. In sostanza o si ama o si odia. Tutto sta forse in una specie di “imprinting” che si è avuto con i suoi film e con il suo pensiero nel quale, il modo di intendere la vita, le sensibilità nascoste, le manie e le ribellioni si possono o meno riconoscere.
    Con Viviana siamo andati a vedere il film il giorno della sua uscita. Ovviamente al Sacher e, ovviamente, con la speranza poi diventata certezza, della presenza del Nanni che ha detto qualcosa prima del film. Molto gradito viste le non frequenti uscite al cinema (Moretti fa un film quasi con i tempi di Kubrick e Malick).
    Che dire del film. Subito che abbiamo quasi necessità di rivederlo per carpire meglio le parole lasciate sfuggire dalla storia e piccole cose che Moretti sempre dissemina nei suoi film. Va subito detto che, con la concessione della sintesi, il film mi/ci è piaciuto.
    Chi si aspettava le “nannibattute” o le “nannisequenze” è stato accontentato, compresa la canzone di turno, sempre bella, originale, sconosciuta e già culto.
    Sembra quasi che se qualcuno non avesse inteso quel mondo di ribellioni interne dell’uomo-prete de La Messa è finita, ora non potesse sbagliare a capire di quali moti interiori si parla anche perchè associati addirittura alla figura del Papa che tutti (più o meno) sanno con che ha a che fare.
    E quasi sempre, il cinema di Moretti tende inganni e trabocchetti. Si segue un filo e se ne perdono altri. Si parla del Papa e si scava nell’uomo, si gioca a pallavolo e si mescolano le ancora misteriose dinamiche della globalizzazione, si parla dei sogni del teatro e si mescolano le paure della folla senza magari accorgersi che un Papa a volte, recita una spettacolo ben sceneggiato.
    E ancora i fili dispersi della famiglia, le paure affidate alla psicanalisi, le domande senza risposta, la necessità forse vitale di sentirsi (senza vergognarsi) inadeguati.

  7. Pino
    20 Maggio 2011 a 8:45 | #7

    Luigi, grande cinefilo, è riuscito a trovare tante piccole importanti cose che Moretti dissemina nei suoi film.
    Un salutone a tutti.
    Pino

  8. Margherita
    20 Maggio 2011 a 8:46 | #8

    anche io ho visto il film e mi è piaciuto proprio per tutte le piccole cose di cui parla Luigi,
    A presto Margherita

  9. Gianni
    20 Maggio 2011 a 8:46 | #9

    Non ho ancora visto il film Habemus Papam ed è mia intenzione rimediare appena possibile.
    E voglio vederlo, magari insieme ad amici, al cinema Sacher ….. perché ? Forse per una sorta di rito tribale che, attraverso gesti, comportamenti, luoghi condivisi, evochi quel senso di appartenenza ad una comunità, sia pure minoritaria o di nicchia, comunque necessaria per confrontare la propria posizione ideale.
    Abbiamo sempre fatto e facciamo così, basta osservarci come vestiamo, come parliamo, gesticoliamo, mangiamo …. e, perché no, come pensiamo ?
    Dunque ben venga la proposta di Louisson (Luigi per gli amici) per una visione comune nel luogo cult.
    A proposito di Nanni Moretti, vorrei raccontare alcune mie personali impressioni:
    1) ho scoperto i suoi films sempre in seconda o terza battuta (cioè in visioni successive, magari anche a distanza di anni), scoprendo, con sorpresa, le trait de génie, in ritardo, modificando la sempre tiepida opinione iniziale della prima visione; quasi come se al momento della prima visione mi aspettassi chissà che cosa di più; un problema mio ? Può darsi.
    2) ho scoperto (e questo mi piacerebbe confrontarlo con amici) che in ciascuno dei suoi films c’è sempre un filo autobiografico riferito al periodo storico personale e sociale del momento; egli sembra rappresentare se stesso, con le sue paranoie, fragilità, tensioni, rispetto ad una vicenda (l’ordito del film, piuttosto che la trama) presa a prestito per trasmettere le proprie emozioni, le idee, (questa sì la vera trama del film) senza timore di giudizi, con la semplicità e l’impudicizia dell’artista (cito: Sono un autarchico, Ecce bombo, Palombella Rossa, Caro diario ecc… films di epoche diverse dove il protagonista è ogni volta diverso nel suo modo di pensare e di emozionarsi, in sintesi di essere); ciò l’ho verificato soprattutto in “Aprile”, quando alla prima visione del film, ricordo, mi son trovato a pensare: ma Nanni perché almeno tu non hai detto qualcosa …. qualcosa di sinistra …. in quella situazione densa di aspettative, magari più militanti, rispetto al degradare dei valori di solidarietà sociale. Soltanto a posteriori, circa 2 o 3 anni più tardi ho apprezzato che l’artista in quel film non poteva fare altro che Essere se stesso, con le sue architetture ideologiche (nel film il protagonista è un pasticciere Troskista), raccontare il suo pensiero, le sue pulsioni, la passione per la Nutella (film:Bianca), grande appagatrice delle ansie quotidiane, tutto al ritmo di un musical. Geniale.
    Ci vediamo presto.
    ciao

  10. Sandro
    20 Maggio 2011 a 8:47 | #10

    A seguito della decisione presa alla riunione di S. Lorenzo – 5 Maggio 2011 – sul futuro di ‘Visioni’, di differenziare la formula degli incontri, si va tutti insieme a vedere l’ultimo film di Moretti. Per molti è una seconda visione.
    Manca Luigi, assente giustificato. Partecipano, dei ‘Visionari’ noti a tutti: Piero Nussio, Pino Moroni, Ambra, Margherita, Gianni Pianalto e la moglie Rita; Lorenza, Emanuela (e due amiche), Patrizio Balducci e il sottoscritto
    Daniela-Viskoviz e un’amica (Greta) ci raggiungono in pizzeria a film concluso
    La discussione in pizzeria è stata difficoltosa a causa del rumore di fondo e per il tavolo troppo lungo che ha diviso i commensali in due gruppi.
    Cmq. le opinioni di ognuno sono state espresse – in parte per strada – e provo a sintetizzarle.
    Ambra è un’entusiasta di Moretti, che ha seguito attraverso tutti i suoi film. Questo lo mette tra i suoi migliori. Per evitare di travisare il suo pensiero la pregherei di uno scritto dettagliato delle sue motivazioni.
    Le posizioni di Piero e di Pino sono chiare dagli scritti che hanno fatto uscire su Cinebazar (v. in seguito). Non ho seguito appieno le idee di Gianni Pianalto e di Margherita. Anche a loro, ad evitare fraintendimenti, chiederei di esprimersi per scritto. Luigi ci da detto delle sue impressioni sul film nello scritto sottoriportato, seguito alla prima visione del film,

    Posso invece spiegare meglio la mia posizione, per una volta abbastanza in tono con quelle di Lorenza, con una aggiunta di Patrizio.
    A me (che lo vedevo per la seconda volta) il film ha dato l’idea di un’occasione perduta. Ad una prima parte spumeggiante che riempie lo spettatore di aspettative, segue un secondo tempo deludente per forma e contenuti. Il grottesco, che spesso sconfina nel surreale è fuori registro con il corpo maggiore e il tema del film; la storia si disperde in rivoli insignificanti, che tolgono sostanza al punto centrale che (secondo me) doveva insistere sul tema dell’inadeguatezza dell’uomo ad un compito così arduo, inserito sul travaglio della Chiesa ad affrontare i grandi temi che l’attendono. È una grossa pecca degli sceneggiatori, quella di aver perso il filo. Conoscendo Francesco Piccolo, direi che si è fatto trascinare dal ‘morettismo’ del Regista. Mentre in alcune situazioni il tema riaffiora potente; come nella breve scena della predica del giovane prete nella chiesa deserta dove il papa renitente si è rifugiato a cercare conforto. Ritorna grande nel discorso finale di rinuncia.
    Il tema è invece annacquato e annichilito nella ‘comparsata’ della Margherita Buy nel ruolo della psichiatra che in fondo è l’unica che può dare/dà un aiuto serio all’uomo-papa in difficoltà. La ‘trovata’ della rappresentazione teatrale di Cechov che attrae il papa, nel suo girovagare confuso non è eccelsa, ma non disturba (comunque è riscattata nella bella scena del silenzioso riempirsi del teatro da parte dei prelati che vanno a riprendere il loro papa). Disturba invece il grottesco del torneo di pallavolo. Qui Moretti si cita e si avvita. E perde la grande occasione di dire qualcosa di ‘’cristiano’ e di ‘attinente all’uomo’. Ma questa era una mia aspettativa, mi rendo conto; e non il registro di Moretti, che è quello che è…
    Perché – è l’opinione di Patrizio, che condivido – Moretti questo è! Un regista e un personaggio soravvalutato da cui qualcuno (anche io, a torto) si aspetta un messaggio alto, mentre rivela il suo limite quando gigioneggia e si autocita. Un vero peccato, perché è diventato veramente bravo a filmare: costruisce piccoli spezzoni di grande cinema, ma poi perde di vista la resa dell’insieme
    Michel Piccoli è grandissimo. Diceva Emanuela che senza la sua prova gigantesca l’intero film sarebbe crollato.
    Forse l’opinione di Lorenza è ancora più sfaccettata – anche se sostanzialmente negativa – ma la invito a parlarcene lei stessa, che le parole non le mancano certo.
    Ciao a tutti. Bella serata!
    Grazie

  11. 20 Maggio 2011 a 15:14 | #11

    Saluti a tutti, arrivo qui “spinto” dal Luigi V.
    Non sono un cinefilo, quindi la mia è una voce da profano, ma faccio pur sempre parte del pubblico.
    A me il film è piaciuto. Il soggetto è molto interessante, per prima cosa. Inoltre è divertente. Poi il regista – che si conferma bravo secondo me, nonostante la sua non-simpatia – è riuscito a trattare un tema molto controverso in un modo delicato, usando l’arma della leggerezza.
    Tutto qui.

  12. emanuela
    20 Maggio 2011 a 15:30 | #12

    ciao a tutti. lorenza mi diceva stamattina (cit)
    la prossima volta che mi inalbero per una causa qualsiasi dammi una padellata in testa…(fincit)
    giuraci, le ho risposto.
    il fatto è che la ragazza ha un conto in sospeso con nanni e, anche se non lo ammetterebbe mai, lo rigetta a priori.
    cercava, lorenza e noi con lei, un significato profondo e non trovandolo se non appena accennato, con tanti inzii e premesse che non hanno avuto seguito, si è incavolata.
    a me è bastato Piccoli, quel viso sperduto di vecchio , quel girovagare senza una meta, stupendosi di ogni cosa come un bambino appena nato.
    Moretti mi da fastidio nella parodia che sempre fa di se stesso.
    Sviliti i cardinali, caratteristi quasi tutti, nessuno che emani forza e dignità, seppur nel frastuono che nanni gli crea attorno.
    non mi dice nulla la Buy, a parte quel sorriso di Piccoli quando siede in macchina e li sente litigare, è felice e forse comincia a ricordare, ma cosa?
    Nessuno lo ha capito.
    Ho passato una bella serata in vostra compagnia, fa bene il calore che emana dalla passione. Emanuela

  13. Gianni
    23 Maggio 2011 a 13:47 | #13

    Mi capita di ripensare, talvolta, al Giubileo del 2000 quando il Papa Carol Woityla si ritrovò in quell’area vasta di Tor Vergata di fronte ad una folla di giovani, stimata intorno ad due milioni di persone, convenute da tutto il mondo per la giornata mondiale della gioventù.
    Ricordo chiaramente i volti, i gesti, le espressioni di quell’umanità, indagati dalle telecamere che, dal vivo e con tutta la carica di drammaticità e il potere che possiede la televisione, trasferivano nelle nostre case la presenza di un evento del quale m’impressionava la portatala, ma di cui mi sfuggiva la comprensione.
    Sì mi sfuggiva la comprensione: cosa poteva muovere questi ragazzi a partirsene da ogni dove per ritrovarsi in quel luogo? Perché ? Cosa li spingeva? Cosa si aspettavano da quell’anziano signore? Cosa gli chiedevano? Che cosa trovavano in quel Papa, abissalmente distante da loro per età, per stile di vita e per origine culturale?
    DOMANDE.
    Ad altre folle ero abituato. Alle manifestazioni degli anni ’70 di cui sentivo profondamente il coinvolgimento emotivo e ideologico. Ai concerti dei Pink Floyd, dei Led Zeppelin, nelle cui folle ci mescolavamo, riconoscendoci e sentendoci come un tutt’uno.
    Che cosa è dunque cambiato da allora?
    DOMANDE. Altre volte me le sono poste, più volte in occasioni simili e diverse. Francamente non ho ancora risposte, salvo una forse: TODO CAMBIA.
    Quei volti, quelle espressioni, quei gesti, quelle folle, quel senso di umanità li ho rivisti, anzi direi li ho rincontrati giovedì 19 maggio al cinema Nuovo Sacher, indagati da una macchina da presa, mossa da un regista che, con la maestria di chi ha il cinema nel sangue, riesce, a mio avviso, a coglierne gli aspetti più intimi e a entrare nell’anima del personaggio.
    Poi ho visto Michel Piccoli in una delle sue più straordinarie interpretazioni, con quel viso smarrito, impaurito, disperato di fronte a…. DOMANDE tanto grandi da non poter essere comprese in una sola dimensione.
    Egli si trova di fronte ad una situazione che sente molto più grande di lui e della quale comprende la vastità, ne sente la responsabilità, ma per la quale NON HA RISPOSTE.
    A questo punto la fantasia del regista si stacca da terra, immaginandosi una situazione particolare (la fuga del nuovo Papa dalle proprie responsabilità, che potrebbe anche essere possibile nella realtà, visto che il gran rifiuto non è nuovo nella storia), ma che si ubriaca di paradossale: straordinari i cardinali che nell’attesa che il Papa torni, si riscoprono persone normali, quasi bambini, con debolezze, desideri e comportamenti fuori dallo schema, capaci anche di divertirsi giocando a pallavolo. Divertente il professore psichiatra “il più bravo di tutti”, al quale tutti chiedono risposte e che sembra avere più problemi dei suoi pazienti.
    Ce n’è per tutti: per la psichiatria che, interpretata come oracolo, fonte di risposte e certezze buone per tutti e per ogni occasione (e neanche tanto a buon mercato), appare come ridicola, velleitaria e … comica; per la religione istituzionale che, con tutte le sue impalcature, pomposità, gerarchie, appare come un arcaico rito che ripete la celebrazione di se stessa; per la letteratura, il teatro, la filosofia, che appaiono come tante possibili interpretazioni della vita e che tuttavia non riescono a rispondere a tutto.
    Forse in molti momenti, soprattutto quando TODO CAMBIA, siamo tutti un po’ come il Papa Morettiano e abbiamo DOMANDE senza RISPOSTE. E allora, magari, vorremmo che le risposte ce le desse qualcun altro.
    Ma, tornando al film, neanche Nanni Moretti da risposte.
    Le DOMANDE del suo personaggio Papa, le lascia appese. È soltanto quando una domanda è in piedi e aleggia nell’aria che la ricerca è aperta, vitale. Dare una risposta significa creare UNA VERITA’ che finisce per chiudere ogni altra possibilità di ascolto, di comprensione, di scoperta di una o più eventuali DIVERSE VERITA’.
    Tante verità così costruite nella nostra mente possono diventare RUMORE, un rumore assordante che di fronte a cambiamenti importanti della vita (TODO CAMBIA), ci abbaia le sue verità impedendoci di vedere il mare come lo vedrebbero per la prima volta gli occhi di un bambino.
    Le risposte sono intorno a noi, basta abbassare il rumore della nostra mente per incontrarle. Esse sono nei volti delle persone in attesa in piazza San Pietro, nel tram che trasporta il Papa nella sua peregrinazione in città, nelle parole di quel sacerdote nella sua omelia ai suoi parrocchiani, nell’esperienza diretta di un incontro senza preconcetti, senza i suggerimenti della nostra mente originati da sedimenti d’esperienze vissute in passato e che crediamo buoni per interpretare ogni situazione presente o futura e ogni cambiamento.
    Il film Habemus Papam non chiude quindi, a mio parere, con un atto disperato. Quei cardinali, quelle persone, quel mondo in attesa ha ora nelle proprie mani la possibilità di interrogarsi e se vorrà, ma solo se vorrà …., trovare le proprie risposte e verità.
    Questo è il film che io ho visto.
    Ciao
    Gianni

  14. Pino Moroni
    7 Giugno 2011 a 1:28 | #14

    Grazie Gianni di tutte quelle domande senza risposte in un mondo che cambia.
    Grazie di averci fatto capire la nostra stessa inadeguatezza al compito, che finora è sembrato facile, di analizzare e trovare UNA VERITA’ nei film che vediamo. Evviva le sfaccettature, evviva la complessità delle interpretazioni del mondo e di chi conseguentemente ne parla. Compresi noi, che abbiamo tutti trovato qualcosa di diverso. Possiamo non essere d’accordo l’uno con l’altro, ma dobbiamo essere d’accordo che questo dialogo articolato, che stiamo continuando, ci prepara tutti a capire meglio quello, che senza accorgercene, sta succedendo. TODO CAMBIA.
    Saremo pronti ?

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