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Visioni – “Monsieur Verdoux” [64]

imagesNella Francia a cavallo tra le due guerre mondiali, la crisi economica provoca disoccupazione e difficoltà alle classi sociali più deboli. Henri Verdoux, impiegato bancario, viene licenziato dopo trent’anni di collaborazione e come conseguenza, per mantenere la famiglia, moglie inferma ed un bimbo piccolo e per assicurare loro una vita dignitosa ed una casa di proprietà, finisce nel tunnel schizoide del delitto….

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  1. Cinzia
    16 Marzo 2011 a 10:47 | #1

    Un Barbablu poetico, un raffinato Landru. Come è possibile giustificare azioni tanto scellerate? Eppure in questo film c’è così tanta leggerezza ed eleganza che il protagonista Henry proprio non riesce ad rappresentarsi come negativo.
    Potenza dell’attore/regista, del cinema, della mia suggestione?
    Eppure, ancora una volta, resto ammaliata ed avvinta. Splendido.

  2. Luigi
    16 Marzo 2011 a 16:06 | #2

    Sullo schermo… il cinema. Si perchè “Monsieur Chaplin” è cinema puro. A confermarlo una serie notevole di spunti, a volte mascherati e con il pregio della immediata fruibilità. ll personaggio entra in scena in maniera progressiva: prima con la voce sulla sua tomba, poi in fotografia e infine di persona. Una graduale entrata in scena….uno svelamento leggero. Elegante, istrionico, furbo, preciso e garbato, “Charlie Verdoux” vive la sua apparente ossessione in uno stato di vendicativa rivalsa. Tracce del suo passato vengono fornite dal modo frenetico di contare i soldi, derivante dalla sua prolungata attività lavorativa in banca. Quel ritmo meccanico, come i pistoni della locomotiva, come le rotaie del giornale che annunciano il suo processo.
    Quei baffetti nervosi, quegli occhi lucidi e scattanti, quella genialità che si offre allo spettatore non solo nell’interpretazione, ma anche nei testi, nei modi, nella musica di uno dei pochi geni del cinema.
    Momenti indimenticabili sono l’intenerimento per l’amore sostituendo il vino avvelenato con la scusa di un moscerino alla ragazza perduta, il tentativo di annegamento sulla barca (una vera è propria lezione di comicità assoluta), le gag al matrimonio con fuga dalla porta, la farsa finale così cinematograficamente teatrale.
    Sullo sfondo messaggi altissimi. La condanna della guerra, l’assassinio di massa (giustificato dai numeri), l’olocausto e lo sterminio (il caminetto che fuma mentre coglie le rose), la rincorsa alla ricchezza (il crollo delle borse).
    Ma Chaplin/Verdoux/Landrù ha il pregio di essere colpevolmente innocente e irrimediabilmente vittima e carnefice.
    Peccato accorgersi della bontà del rhum prima della fine. La vita è nelle piccole cose e nell’ardire di far sbandare una commessa di un negozio di fiori.

  3. Alessandro
    16 Marzo 2011 a 16:29 | #3

    Monsieur Verdoux.
    Certamente non è un film che si dimentica di aver visto.
    Il contrasti nella sensibilità del personaggio, ben evidente sia quando si preoccupa della sorte del bruco (togliendolo dalla strada) sia quando compie delitti (nel tentativo di garantire una vita ai suoi familiari), possono dare l’impressione di una doppia personalità, mentre credo non sia altro che il suo modo di sopravvivere: in situazioni estreme si arriva a soluzioni estreme. L’impatto emotivo sullo spettatore è notevole, stridono i due estremi, ma sono convinto che in una situazione analoga si vivrebbe il dramma in una condizione apparentemente più leggera. Apparentemente. Lui stesso tra una situazione comica/paradossale e l’altra arriva alla fine a cercare di chiudere un’esistenza sofferta ormai senza senso. Chiude il film tirando le fila di tutti i messaggi dati in precedenza. Sullo sfondo drammi ben più gravi che una ghigliottina non riuscirà a punire.

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