Home > Cinema > Visioni “La provinciale” – [63]

Visioni “La provinciale” – [63]

la-locandina-di-la-provinciale-44859_mediumcinema e letteratura”: “La provinciale” di Mario Soldati  (Italia 1952)

tratto dall’omonimo racconto in “L’imbroglio” ( 1937 di A. Moravia)

Leggi la scheda completa del film

Tag:
  1. Sandro
    22 Febbraio 2011 a 12:14 | #1

    La curiosità che ci era venuta ier sera alla visione del film in Libreria è risolta: la location del film è Lucca.
    Sempre ieri sera, in macchina con Lorenza e Daniela, entrambe le Signore notavano un che di morboso nell’atmosfera del film, che la seconda – ‘vecchia’ navigatrice del mondo dello spettacolo e dei suoi meandri segreti – attribuiva senz’altro alla ‘stranezza’ dello scrittore (forse anche del regista) in campo sessuale.
    Si sottolineava poi, in un’ottica femminile, la situazione della famiglia italiana negli anni ’50 (il film è del ’52): essere la famiglia stessa un simulacro di facciata, dove le tensioni covano sotto la cenere. Secondo Lorenza altre volte in Soldati c’è bisogno di un evento critico per far esplodere segreti e bugie (non so niente di questi aspetti). Interessante anche il quesito se qlcs. sia veramente cambiato nella famiglia da allora… (…open for discussion!).
    Un rilievo tecnico: non c’è la colonna sonora. Ma un accompagnamento musicale c’è, giocato in chiave diegetica (interna alla storia), grazie alla presenza della pianista al piano terra del palazzo; sequenza con cui addirittura il film si apre.

  2. Cinzia
    22 Febbraio 2011 a 13:58 | #2

    Luigi ha ragione. Prima di affrontare il film, occorre avere contezza del romanzo da cui è tratto. In questo caso, nemmeno di romanzo si tratta, ma di racconto, dal titolo diverso e focus probabilmente differente.
    E qui i distinguo ci sono.
    “La provinciale “titola il regista Soldati, con Bassani sceneggiatore, e non a caso ciò che emerge nel film è una certa mentalità, un modo d’essere propri degli anni Cinquanta ( ma non solo!) in cui la volontà di di affrancamento dalla povertà , di riscatto e di scorciatoie sociali sono predominanti.
    “Stavolta ci siamo”, dice Gemma alla madre, pensando a Paolo Sartori. Ma davvero stiamo parlando di amore?
    Scorciatoie, appunto, e il paragone con l’oggi è inevitabile.
    Allora certe donne puntavano al marito ricco, alla bella casa, alla vacanza a Cortina d’Ampezzo o a Rimini. Adesso puntano … ad altro. Che tristezza, e lo dico da donna.

    Tornando al film, ho trovato egregiamente in parte Gabriele Ferzetti, mentre mi permetto di contestare la cosiddetta bravura della Lollobrigida, indubitabilmente bella, ma a mio avviso qui petulante e manierata.
    Un’interprete su tutti: la superbamente “disgustosa” Alda Mengini, scomparsa a soli 40 anni. Una caratterista che avrebbe sicuramente meritato maggior fortuna, nell’arte e nella vita.

  3. Luigi
    22 Febbraio 2011 a 14:42 | #3

    Riflettevo, leggendo anche i commenti precedenti, di quanti spunti possa offrire un film volendone scoprire luoghi e riferimenti. Ne sono solo bastati due per scoprire:

    - come sia fondamentale la mentalità degli sceneggiatori
    - come sia differente sviluppare un film da un racconto anzichè da un romanzo
    - che illusioni c’erano negli anni 50
    - come “sistemarsi” non significasse “innamorarsi”
    - come “i panni sporchi” siano più di quelli puliti
    - come le cose cambiano senza cambiare
    - com’è bello apparire anzichè essere
    - come sono bravi gli attori italiani
    - come si ama un’attrice anche se è odiosa al massimo
    - che è divertente scoprire dove è stato girato un film
    - i turbamenti sessuali di scrittore e regista
    - come si nota l’assenza della musica
    - come invece poi la si ritrova che esce da una finestra

    Insomma, se c’è curiosità….si esce da una visione….più ricchi.

    Spero che anche altri integrino la lista :-)

  4. Lorenza
    23 Febbraio 2011 a 21:19 | #4

    Ricollegandomi a quanto scritto da Sandro e alla nostra breve discussione in macchina al rientro (ma la pizza dove era finita l’altra sera?) la sensazione che mi è rimasta è quella di aver visto non tanto un film quanto una proiezione sullo schermo di fantasie maschili. Le donne de La Provinciale sono creature viste dall’occhio alterato di un uomo (senza entrare nel merito delle sue alterazioni) come penso sia avvenuto a lungo e continui ad avvenire in molti contesti. Anche la Celestina che spessore ha, oltre alla bravura dell’attrice? Che differenza con i ritratti femminili dei film di Pietrangeli, tanto per fare un esempio. Mi chiedevo pure se l’antica fama della virilità italica non sia stata frutto anche in passato di frustrazioni maschili esasperate. Insomma le mie sono considerazioni poco cinefile, quasi cinofile o becerone. Ho apprezzato il momento in cui la ragazza invita a ballare il marito perché attratta dalla sua fama di scienziato più che dai suoi soldi. Ma poi ho pensato che è un altro dei famosi fardelli nostrani: se non piaccio per il portafoglio, le stendo con la mia sapienza. E’ tutto vero, ma… che dire? A noi piace credere che ci si possa dare qualcosa di più. Almeno un poco di aria in più, un po più di respiro

Codice di sicurezza: