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Visioni – I due mondi di Charly [60]

iduemondidicharlyCharlie Gordon è un uomo ritardato che lavora in una panetteria, dove è vittima degli scherzi crudeli dei suoi compagni. Alice Kinnian, la giovane professoressa della scuola per adulti di Charlie, gli propone di sottoporsi al trattamento dei dottori Strauss e Nemur, che hanno aumentato l’intelligenza di un topo chiamato Algernon e vogliono ripetere l’esperimento su un essere umano….

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  1. Luigi
    14 Dicembre 2010 a 9:37 | #1

    Si è detto che è un film di fantascienza, sull’intelligenza, sulla diversità. Ed è sicuramente vero. Ma ieri ho fissato nella mia mente le immagini di Charly felice sull’altalena tra l’innocenza dei bambini….e la sua. In quegli attimi la mancanza di condizionamenti lo ha reso più che mai in sintonia con il mondo, il suo mondo.
    Ho anche notato che nella sua stanza spoglia, vuota e senza colori, in un angolo appoggiato a terra, un violino, chissà come capitato lì. Però quel piccolo oggetto, quell’angolo di musica, era un gigante in quella stanza. Lo si nota appena, forse due fotogrammi soltanto, ma mi ha colpito.
    I “labirinti” della nostra mente trovano strade diverse e spesso, nella loro imperfezioni, ne trovano anche di inaspettatamente belle.
    Un film comunque “diverso”, a distanza di anni, forzatamente minimalista, semplice, piacevolmente vittima del romanzo di riferimento.
    Nel contesto dell’associazione film/libro, ci si porta via una struggente sensazione di vuoto e allo stesso tempo di tenerezza. Saper scrivere, leggere, amare, capire, vedere.
    Dover vivere.

  2. Pino Moroni
    14 Dicembre 2010 a 11:27 | #2

    Ho tanto amato I due mondi di Charly e mi dispiace di non averlo visto di nuovo. Ringrazio lo stesso Luigi di averlo fatto rivedere e Piero di averlo illustrato così bene. Ho capito anche che quando un racconto continua così a lungo ad avere trasposizioni, significa che è un capolavoro fuori del tempo e delle mode. E credo che oggi più che mai sia necessario salvare i capolavori in assoluto, cercando di distinguerli da tutto il resto.

  3. Cinzia
    14 Dicembre 2010 a 12:17 | #3

    Ecco la bellezza di frequentare un cineforum: scoprire film che non avresti conosciuto, nonostante la declamata passione per il cinema, e sentirti bene “dopo”, discutendone con gli amici, scambiandosi le valutazioni e confrontandosi, in un percorso comune di crescita.

    “I due mondi di Charly” è un film che si riassume in una parola sola . Bellissimo.

    La trasposizione dal romanzo poteva degenerare in una rappresentazione forzata, caricaturale o macchiettistica del personaggio che invece è interpretato dall’attore in modo superbo, (un premio Oscar meritatissimo) con una mimica facciale che non lo rende mai ridicolo o sgraziato. Maldestro, certo, goffo, forse, grottesco mai.

    E il timido amore verso la sua insegnante di lingua, che progredisce al pari del suo fattore IQ, è così ben rappresentato in quella mutevole espressione degli occhi – da semplicemente adoranti a esplicitamente seduttivi – da risultare assolutamente struggente.

    Così come lo è la metafora dell’altalena, quel dondolare continuo tra coscienza e consapevolezza, tra ricordo e rimpianto, tra conquiste e rinunce.
    Perché tra l’”ebete” e il “genio”, resta sempre l’”uomo”, e “perché in amore, bisogna anche sapersi lasciare”. Magnifico.

  4. Sandro
    15 Dicembre 2010 a 14:57 | #4

    ‘Visioni’ e re-’Visioni’
    Che resta di un film a distanza di circa trent’anni dalla prima volta che lo si è visto? Può essere un bell’esercizio sulla memoria e la scrematura dei ricordi… Un po’ pericoloso forse, perché è facile tracimare…
    …Que faites-vous des anciennes amours?
    …le chassez-vous comme des ombres vaines? Ils sont été, ces fantomes glacés, coeur contre coeur, une parte de vous meme… (Louise Colet)
    Ma restiamo strettamente al punto. Amai molto in racconto; un po’ meno il romanzo, che secondo me diluiva troppo l’idea iniziale e inseriva la storia dell’amore tra Charly e miss Kinnian.
    Il film fu una via di mezzo, nella mia scala di gradimento, per quel che ricordo.
    Cosa ricordavo bene/benissimo: la scena della macchina per fare il pane; le barchette nell’acqua (che erano anche sui manifesti affissi per le strade, che staccai nottetempo e appesi in camera!). I colori autunnali del bosco. Lei che lo guarda andare sull’altalena, nel finale (…strano, ricordavo che piangeva)…
    Stranezze della memoria o isolamento delle cose importanti? Nella fantasie di tutti gli adolescenti ci sarà il momento in cui il dimesso Clark Kent si trasforma in uno sfavillante Superman; nel caso di Charly, da ritardato garzone di panetteria a genio. Ovvero: a qualcuno piace più stupire partendo dalla sottovalutazione, piuttosto che deludere dopo un bluff iniziale.
    La fine della storia d’amore, ho trovato molto bella.
    Sono loro due e lei dice:
    - Quando mi dirai di andare io andrò via
    - Vai – dice lui un attimo dopo
    Le emozioni che passano sul volto di lei, fino a che si alza, cerca delle parole che non trova, e va via.
    Altri aspetti del film ne denunciano gli anni: la lentezza; il mondo della ricerca scientifica reso in modo manierato; la storia d’amore infarcita di troppe corsette mano-per-mano e spensieratezze da montagne russe, ad illustrare la felicità degli innamorati. La colonna sonora – anche se del mitico Ravi Shankar – fuori posto e a tratti fastidiosa. Gli esperimenti di split screen e di immagini multiple, lasciati indietro dall’evoluzione del mezzo.
    Peccato che il film non abbia riportato la consapevolezza di Charly di qualcosa di meraviglioso che lui aveva vissuto e di cui serbava un ricordo confuso, nelle pagine del suo diario (Raporto sui Progresi):
    P.P.S. Peffavore se avte la possibilita di mettere qual che fiore sula tomba di algernoo nel cortile diddietro

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