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Visioni – Essere John Malkovich [59]

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Craig Schwart è un burattinaio di scarso successo, vive con la moglie ossessionata degli animali (in casa hanno un cane, un gatto, uno scimpanzé, un’iguana, un furetto e un pappagallo). Lotte sprona Craig a cercare un lavoro che gli permetta di sbarcare il lunario, grazie alla sua abilità nel muovere le dita ottiene un impiego come archivista alla LesterCorp, un’azienda molto particolare situata al settimo piano e mezzo….

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  1. Alfonso
    2 Dicembre 2010 a 13:51 | #1

    Il protagonista ama una collega, la moglie di lui ama la stessa collega, che sembra amare soprattutto i soldi.
    Ciascuno vorrebbe essere la star del cinema Malcovich, però alla fine di John Malkovick tutti se ne infischiano altamente.
    A mio parere i pregi del film sono nell’apertura della sfera sentimentale-sessuale tradizionale, nella rappresentazione dell’alienazione, intesa come disagio e desiderio di modificarsi, nonché nella brillantezza della sceneggiatura.
    “Essere John Malcovich”, d’altra parte, resta non facile da collocare all’interno del mio personale edificio della percezione, né ad un determinato piano né al piano superiore (al settimo piano e mezzo? Strano, però). Non saprei indicarne le ragioni.
    Sospetto però che la mia difficoltà percettiva non stia nel “che cosa” il film dice, ma sul “come” lo dice.

  2. Luigi
    2 Dicembre 2010 a 19:59 | #2

    Ricordo di aver letto da qualche parte che "la percezione è la realtà". Lo spunto di Alfonso tocca il cuore di come un film a volte ci parla. Qualche volta la storia si nasconde nelle pieghe delle scene, altre volte è forte ed evidente, e in tanti altri casi, il famoso "come" diventa occasione di curiosìità.
    "Essere John Malcovich" appartiene a quel filone di film dove la costruzione delle scene , dei dialoghi e di quella che in gergo si chiama "messa in scena", ha sfaccettature multiple e sempre varianti. Il film è molto guidato dalla sceneggiatura di Kaufman che aveva già lavorato più o meno nello stesso modo in "Eternal Sunshine of the spotless mind", già visto in una delle nostre serate.
    Il film di Spike Jonze riesce anche meglio ad una seconda visione. Il gioco di vivere una vita da un altro punto di vista (sia verso gli altri sia di altri) viene snodato dall’"avatar" Malcovich che riesce a filtrare le vicende delle persone e le stesse sembrano anche altro agli occhi di chi le conosce da tempo.
    A ben vedere ci sono tanti temi. Il senso della vita, l’anima, l’amore in ogni sua forma e il destino che qui viene decisamente richiamato dai fili del burattinaio.
    Il film è un pretesto e una provocazione. Attenzione a sottovalutarlo perchè la trappola di lasciarlo scappare subito è pronta a scattare.
    Ma "Visioni" è nata proprio per questo…..Cercare "Storie dentro storie"

  3. Sergio
    2 Novembre 2014 a 9:32 | #3

    Essere John Malkovich nel 2014
    http://m.huffpost.com/it/entry/5886736?ref=fbph

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