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Visioni – Brucio nel vento [55]

ci_brucio1Oggi ricomincio la corsa idiota. Mi alzo alle cinque di mattina, mi lavo, mi faccio la barba, salgo sull’autobus, chiudo gli occhi, e tutto l’orrore della mia vita presente mi assale…”

Questa è la vita di Tobias Hovrath, originario di un villaggio dell’est Europa, operaio in una fabbrica d’orologi in Svizzera, appassionato di scrittura, tormentato dal passato e da una figura femminile, Line.

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  1. Cinzia
    12 Ottobre 2010 a 9:25 | #1

    Per il mio "battesimo" in Visioni, il film "Brucio nel vento" ha rappresentato una piacevole sorpresa perché conoscendo il regista Soldini in altre sue opere, ne immaginavo un tocco "leggero" e sentimentale da commedia di "Pane e tulipani" o "Agata e a tempesta".

    Invece questo film – che scopro essere del 2002 – è intenso e struggente, molto lavorato sui personaggi, sulle loro espressioni trattenute e manifeste, dagli sguardi lontani agli slanci improvvisi, ben raccontati da primi piani e carrellate. Mi sono sembrati anche ben descritti anche i personaggi di contorno e ho travoto magnifica la fotografia.

    Unico appunto, secondo me, è riguardo al ritmo del film, che a volte si arena sui panorami troppo insisiti, sulla continua matafora del vento, penalizzando leggermente l’intera pellicola.

    Comunque un gran bel film, che mette voglia di leggere il romanzo – curiosamente "breve" a giudicare dall’edizione vista in libreria – e di scoprire una (per me) nuova scrittrice.

  2. Piero
    12 Ottobre 2010 a 11:03 | #2

    Anche un film “brutto” (o comunque “non particolarmente degno di nota”) può risultare molto interessante in salsa Visioni.
    Ne parlavamo ieri sera in pizzeria, dopo la serata in libreria: commentavamo questo e gli altri film di Soldini, il senso della realtà e la ricostruzione del vero in questo film rispetto all’altra produzione di Soldini (eravamo sostanzialmente d’accordo con Cinzia).
    Poi ci samo allargati ad altri registi italiani, ed allo scambio di idee sui film recenti in programmazione.
    L’effetto “libreria” ha poi preso il sopravvento e ci siamo dilungati sulla scrittrice e i suoi libri (la “Trilogia” di racconti sembra andare per la maggiore…) e sulle proposte che ci ha fatto Gavronsky.
    Insomma, il migliore antidoto alla stressanti giornate d’ufficio e la cura più adatta per un piovoso lunedì!

  3. Luigi
    12 Ottobre 2010 a 11:23 | #3

    Per dar seguito alla riflessione di Piero … è proprio in quel momento (“un film non degno di nota…”) che diventa interessante approfondire. Soprattutto quando alle spalle c’è una grossa scrittura, quella della Kristof, potente, incisiva e per nulla indulgente. Poichè è la parola che comanda (come sottolineava Stas’ nella sua introduzione) le immagini hanno fatto svanire l’essenza della sospensione. Cioè è evidente, per chi ha letto il romanzo, che la sequenza in immagini della storia, andava avanti per il suo inesorabile ritmo cinematogafico. Quei dilungamenti, quelle scene rallentate, quelle sequenze ripetute, volevano (o dovevano) dare evidenza al senso di smarrimento dei protagonisti.
    Io, poi, sono incappato nella lettura del romanzo dopo aver visto anni fa il film. Per cui ho adesso al centro delle due visioni, le pagine del libro.
    Sono convinto nell’onestà di Soldini e appassionato dalla penna di Kristof.
    Però belle le scene di Tobias sull’acqua, del lbro, della matita e dell’incedere di bicicletta….

  4. 12 Ottobre 2010 a 14:07 | #4

    Grazie Luigi per l’ottima scelta! Un film che racchiude nel suo titolo la sottile contrarietà dell’essere, che unisce la fiamma profonda e struggente dei sentimenti alla delicatezza e leggerezza del vento. Un film i cui dialoghi minuziosamente studiati, rivelano suggestiva poesia e straordinaria tenerezza.

  5. Lorenza
    12 Ottobre 2010 a 19:03 | #5

    Eccomi qui, in una bella confusione. Ieri sera ero venuta contro voglia. Il libro Ieri, ai tempi in cui lo avevo letto, mi aveva lasciato in bocca un saporetto acidulo. Aspettative deluse dopo la Trilogia, come una caduta di respiro, di umanità, di aspirazioni. E il film inizia con lo stesso incipit che ancora adesso poco mi piace, le stesse parole del testo scritto recitate e poi trasposte in immagini. La tigre che parla… Il sogno… No, no qui butta proprio male. Ho pensato. Poi invece il film mi ha preso, molto. Nonostante il doppiaggio che talvolta dava un tono grottesco a personaggi e situazioni. La mia testa si ribellava, diceva, ma no, ma no ma proprio non ha senso ed invece il cuore cedeva. Oggi il film ha continuato a crescere dentro con i suoi pregi e le sue pecche, forse è proprio l’effetto Visioni. La testa ancora si ribella e il cuore ancora cede e si commuove. Mentre tornavo a casa, hanno continuato a litigare il cuore e la testa. La prossima volta vengo in pizzeria altrimenti il motorino mi lascia a piedi. Quello che vorrei tanto sapere è perché Soldini abbia scelto proprio questo libro. Quali corde gli abbia toccato, ho l’impressione che debba esserci qualcosa di molto personale, ma forse chissà neanche Soldini a chiederglielo saprebbe dircelo. Comunque grazie Luigi.

  6. Luigi
    13 Ottobre 2010 a 7:13 | #6

    E’ molto bella l’immagine del cuore che si ribella alla testa, soprattutto associata al tema della preferenza libro/film. E’ un ottimo spunto per le riflessioni sulla lettura e sulla visione.

  7. Tea
    13 Ottobre 2010 a 7:40 | #7

    Il film non mi ha preso, e neppure emozionato. Forse è perché avevo appena letto il romanzo (racconto lungo?) della Kristof, e dunque mi tornavano in mente, con una vividezza impressionante, le parole del libro. Ho avuto la sensazione che il regista abbia perso una scommessa importante: avrebbe potuto giocare con la “materia” narrativa, avrebbe potuto inventare, effettuare deviazioni e improvvisazioni sul tema. Invece si è attenuto pedissequamente alla storia scritta – per cambiarla, e malamente, nel finale. Quando leggiamo un libro, siamo noi che elaboriamo il “nostro” film, e lo costruiamo nella maniera migliore per la nostra soddisfazione emotiva. Della trasposizione pedissequa che farcene? Da un regista mi aspetto che colga la materia e la faccia diventare incandescente a suo modo, portandomi nel suo mondo, nella sua elaborazione emotiva, e facendomi vibrare.
    Comunque grazie a voi di Visioni, anche un brutto film può lasciare qualcosa, e così è sucesso con “Brucio nel vento”.
    Alla prossima.

  8. Alfonso
    13 Ottobre 2010 a 21:26 | #8

    “Per fare lo scrittore non bisogna essere niente. Bisogna solo scrivere …”.
    Tobias-Dalibor non è niente, non vuole essere nessuno, o forse vuole essere tutti. Ama per amore o per disagio? Non importa. La sua necessità di Line è un bisogno assoluto. La perenne ricerca dell’amore toglie l’amore dai rapporti con le altre donne.
    La ciclica ripetizione dei gesti quotidiani mi ha lasciato una sensazione di afflizione (doveva rappresentare lo smarrimento dei protagonisti, scrive Luigi), che si esaurisce soltanto quando i due protagonisti possono stare insieme senza vincoli. Quando Dalibor, per la prima volta, sorride pienamente.
    Alla fine l’afflizione scompare, non troppo rapidamente.

    Film interessante, lo potrei rivedere :-) Grazie a VISIONI.

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