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il piacere – richiami e citazioni

Chi mi conosce sa che mi piace molto partire da un film e ricondurre i personaggi e le loro storie ad altri film. Vuoi per il tema trattato, simile o a volte volutamente citato, o per la semplice casualità che nel corso del tempo ha influenzato i registi tra di loro. E così dopo gli interventi precedenti su questo blog al "Piacere" mi sono divertito a cercare immagini che dimostrano come il cinema sia una lunga strada che porta tutti in luoghi diversi ma a volte nello stesso posto.

 

Oltre alle già citate "maschere" per nascondere la vecchiaia in "Morte a Venezia (di Luchino Visconti):

 

 

 

il richiamo (citato da Sergio) con Eyes Wide Shut (S. Kubrick 1999):

 

Prendendo spunto da Sandro, la forte influenza (probabile o casuale) di Ophuls su Kitano in Dolls (2002):

"La felicità non è allegra" (gli amanti perduti di "La modella" e quelli "legati in Dolls)

 

E sempre con Dolls, il gioco delle maschere.

 

Mi veniva poi in mente il fotogramma del carretto dell’episodio "La maschera" con il "Carretto fantasma" di Victor Sjöström del 1921

 

Come poi non ricordarsi della Belle Epoque di "Moulin Rouge" di Baz Luhrmann del 2001

 

Infine mi sono venuti in mente due film molto belli che mi ha richiamato il tema de "La modella".

 

Sono "Il ritratto di Jeanne" di Dieterle W. del 1948 (con Joseph Cottem):

 

e "La donna del ritratto" di Fritz lang del 1944 con Edward G. Robinson:


 

Il gioco dei rimandi continua. A voi la prossima mossa

 

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  1. Piero Nussio
    4 Novembre 2009 a 17:06 | #1

    L’ultima fioritura?
    “I film potrebbero essere alla loro ultima fioritura” così iniziava il suo articolo del 23 settembre 1988 il critico cinematografico Stephen Holden sul New York Times. Parlava della parata di capolavori che quell’anno si presentava al Festival di New York, e raccoglieva le dichiarazioni di Marcel Ophuls, figlio -anche lui regista- del grande regista Max Ophuls.
    Marcel Ophuls continua così: “Potrebbe essere proprio la fioritura finale, come per l’Impero Austroungarico quando tutto stava per finire, o per la Francia subito prima della Rivoluzione francese. In questi casi ci fu una sorta di sensazione inconscia, nevrotica, fra gli artisti ci ciò che stava per accadere intorno a loro. E, ai nostri giorni, questo sentire la fine potrebbe svilupparsi proprio intorno ai film, che sono parte in causa attiva, sia come mezzo di espressione individuale che collettiva.”
    Quell’anno Marcel Ophuls presentava il suo documentario sulla vita e le atrocità di Klaus Barbie, il “boia di Lione” che si intitola “Hotel Terminus” e che gli ha fatto guadagnare l’Oscar.
    Insieme a lui, a New York, c?era la scoperta di Pedro Almodovar con “Donne sul bordo di una crisi di nervi”, e c’era il primo dei “film autoriali di Clint Eastwood: la biografia di Charlie Parker intitolata “Bird”, in cui Forest Whitaker interpretava il sassofonista nero.
    Potrebbe bastare. Anzi, ce ne sarebbe d’avanzo, per i nostri giorni. Ma, allepoca dell’ultima fioritura, c’era anche Andrei Konchalovsky [fratello "americano" del regista russo Nikita Mikhalkov] con lo stupendo e delicato “Storia di Asja Kljacina che amò senza sposarsi”. Poi c’era “Belle speranze”, una commedia amara di Mike Leigh sull’Inghilterra tatcheriana ed una coppia di “working-class heroes” alle prese con quei tempi difficile e che prelude ai temi di “Segreti e bugie.”
    A completare il buquet c’era la scoperta del regista danese Bille August con il suo grande successo “Pelle il conquistatore”, il portoghese João Botelho con “Tempi difficili”, l’indiana Mira Nair con “Salaam Bombay”, il cinese Zhang Yimou con “Sorgo rosso”, il suo primo capolavoro giunto in occidente.
    A concludere la fioritura, un film americano di dieci anni prima, “Opening night” di John Cassavetes: pur essendo un capolavoro assoluto e valendosi di attori come Gena Rowlands, Ben Gazzara e lo stesso Cassavetes era stato distribuito in Europa (“La sera della Prima?) ma non ancora negli USA. Quel fatidico settembre ?88 vide anche quel film conquistarsi finalmente il suo pubblico “di casa”.
    Oggi, sotto gli auspici della famiglia Ophuls (padre e figlio) propongo un “New York Day”, dove proiettare tutte le pellicole di quello spettacolare festival….

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