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VISIONI IN LIBRERIA – IL PIACERE [44]

Il cinema di Max Ophuls, nel corso del tempo, riesce ancora ad accendere i sensi con la stessa e immutata efficacia. Sarà per i movimenti della macchina da presa che sembra danzare attorno ai corpi, sarà per quella sua costante frenesia che innalza progressivamente il livello di uno stato di ebbrezza che coinvolge uno sguardo consapevole degli inganni artificiali della finzione (che Ophuls si diverte a esibire sin dai décor) e accetta, intenzionalmente, di trovarsi amabilmente drogato.

Tra tutti i film di Ophuls, ‘Il piacere’ è forse quello che, tra tutti, provoca un delirio sensoriale pressoché completo.

L’olfatto e il gusto sembrano essere continuamente presenti; ne ‘Il piacere’ sembrano incrociarsi infatti una moltitudine di odori, da quelli della campagna in cui si trovano le "dame di piacere" in ‘La Maison Tellier’ a quello vago di morte in ‘Le Masque’.

Il gusto invece si affaccia appena nella degustazione dei cibi, sia nella scena del banchetto di ‘La Maison Tellier’ sia in ‘Le Modèle’ dove i due protagonisti mangiano sardine sognando il salmone. Vaghe schegge di cinema culinario si affacciano nell’opera di Ophuls in cui si avverte sempre la presenza di Renoir (la campagna en plein-air di stampo impressionista in ‘La Maison Tellier’ conserva le tracce compositive di ‘Partie de campagne’ e accenni di una "cultura del cibo" sembrano derivare da ‘La regola del gioco’).

La vista viene immediatamente attivata sin dall’incipit, in cui le parole di Guy de Maupassant precedono l’entrata, in Le Masque, nel brulicante Palais de la Danse. Senso in tensione costante e sin da subito stimolato da Ophuls che procede quasi "vedendo al buio", così come Maupassant (che nel film ha la voce di Jean Servais), come avverte egli stesso all’inizio, "parla al buio".

 

 

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SCHEDA IL PIACERE

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  1. Antonella Pinnelli
    27 Ottobre 2009 a 13:58 | #1

    Per me ieri è stata una bella scoperta. In particolare sono rimasta veramente impressionata dalle inquadrature, molte erano veramente opere d’arte.

  2. Sandro
    27 Ottobre 2009 a 22:24 | #2

    Nel gruppo di cinefili di stretta osservanza di ‘Visioni’ io sono stato sempre quello più attento alle storie che alle immagini. Maupassant è un mio mito inarrivabile, ma devo ammettere che stavolta Ophuls gli rende merito. ‘La maschera’ non l’avevo notato in modo particolare, tra i suoi innumerevoli racconti, ma dopo aver visto – nella trasposizione cinematografica – quell’ingresso roteante al ballo, non ho potuto più dimenticarlo.

    Luigi aveva accennato al saccheggio subito dalle storie di Maupassant da parte del cinema; per citarne qualcuna: ‘Boule de suif’ è servito come canovaccio base a John Ford per ‘Ombre rosse’ (Stage coach); analogamente hanno fatto Monicelli, Age & Scarpelli e Vincenzoni con il racconto ‘Due amici’ da cui hanno ripreso il carattere dei due protagonisti (Gassman e Sordi) per ‘La grande guerra’. Riguardo ai film di ieri ‘La modella’ potrà aver ricordato a qualcuno dei Visionari più antichi l’episodio degli amanti legati, in ‘Dolls’, di Kitano, alle prime uscite pubbliche del gruppo.

    Suggerite voi altre associazioni…

  3. Sergio
    29 Ottobre 2009 a 0:46 | #3

    Film di carrellate e dolly, di immagini in movimento che esaltano e rafforzano la messa in scena dei racconti di Maupassant. Inquadrature e scenografie studiate nei minimi dettagli. Cinema che ha influenzato molti registi, tra i quali Kubrick che lo cita spesso: scena di ballo con ospite misterioso viene riproposta in Eyes Wide Shut, lancio nel vuoto della macchina da presa per rappresentare la soggettiva di una caduta la ritroviamo in Arancia Meccanica…

    Ahimè disapprovo la voce-off nei film, meglio la voce-on di Viviana.

  4. Renata
    29 Ottobre 2009 a 13:29 | #4

    Straordinaria la resa cinematografica dei due racconti: succede di rado. Solo i sottotitoli non erano all’altezza. A me le molte riprese delle scale hanno ricordato Escher e le sue fantastiche, oniriche architetture. Stupenda mi è parsa la passeggiata sulla spiaggia invernale che chiude La modella.
    Grazie, Renata

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