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VISIONI – via selmi 72 – cinemastation [41]


Queste borgate

 

Qualche volta succede… Che nel giro di pochi giorni un tema, piuttosto periferico nei miei interessi, si imponga e dilaghi, coinvolgendomi in problematiche mai frequentate prima.

 

- E’ cominciata una diecina di giorni fa con il film proposto dagli amici del Detour (Giuseppe e gli altri) per la proiezione in sala: il docu-film ‘Via Selmi 72. Cinemastation’, visionato in anticipo insieme a Luigi (ognuno per suo conto) per capire che roba fosse, dopo averne solo sentito parlare.

 

- E’ seguita la proiezione in anteprima – cui ho assistito dato l’interesse emergente – (giovedì 14 maggio) dell’ultimo lavoro di Roberta Torre al cinema Aquila: due documentari di circa 25 minuti ciascuno, rispettivamente sui ragazzi del Tiburtino III e sulla morte di Pasolini, attraverso un’intervista a Pino Pelosi.

Per l’occasione, serata molto affollata e variopinta, con due fasce ben separate di pubblico: entusiasti della materia, cinefili e cultori del mito di Pasolini (molti i giovani), vocianti e incerti fino all’ultimo se sarebbero riusciti ad entrare e – ben separati e con i posti riservati nelle prime file – la fauna del sottobosco politico-presenzialista romano; persone coinvolte a vario titolo nell’impresa (assessori e rappresentanti dei municipi locali che avevano fornito i necessari permessi e si godevano la risonanza mediatica della proiezione).

 

- Terzo atto: un incontro-lezione ieri mattina (19/5) con i ragazzi della Comunità Educativo-Pastorale “Borgo Ragazzi Don Bosco” al Prenestino (zona Forte Prenestino) sul tema delle droghe d’abuso; un incontro programmato alcuni mesi fa come parte del mio lavoro, per caso coinciso con gli altri eventi.

Pubblico attento di operatori e di ragazzi con problemi vari – personali e familiari, di inserimento sociale e ‘di droga’, in qualche caso espulsi dalle scuole – di cui la Struttura si fa carico – grazie al lavoro ‘eroico’ di chi li segue (religiosi e laici); alcuni precari, molti volontari – e opera per un reinserimento: sociale, lavorativo o scolastico

 

- Infine la proiezione al Detour del film (Via Selmi 72. Cinemastation) – e siamo alla serata di ieri, 19/5. Bella occasione di incontro tra il pubblico dei ‘fedeli’ di ‘Visioni’ con due dei registi del film; interessante ‘dibattito compagni!’ a fine proiezione e festeggiamenti finali a pizza, porchetta e vino

 

 

In questi giorni, per effetto degli stimoli che ho appena elencato, alcune cose mi sono sembrare evidenti:

 

- Essere state le borgate una misura – totalmente deliberata e/o colpevolmente sottovalutata – messa in atto per eliminare un fastidio, nelle zone del centro di Roma che si andavano a ‘bonificare’ (…correva l’anno 1924: quindi agli inizi del ventennio fascista), letteralmente ‘deportandone’ gli abitanti in periferia (…Acilia, Prenestino e S. Basilio che fosse). Lo sottolinea molto bene lo scritto dell’urbanista Insolera, inserito alla fine della scheda del film

 

- Essersi la situazione socio-economica e culturale degli abitanti delle borgate modificata e variamente incrociata con il boom economico post-bellico; i ‘borgatari’ presi ad inseguire il famoso ‘benessere’ della televisione, senza poterlo mai raggiungere, per l’insuperabile gap sociale e culturale. E qui per una fotografia della situazione si potrebbero/dovrebbero riguardare tutte le opere di Pasolini – scritti e film (…qualcosa in questo senso abbiamo cominciato a farlo, con ‘Visioni’)

 

- La situazione attuale è ulteriormente inquinata a causa di un problema che neanche Pasolini aveva previsto in tutta la sua dirompente distruttività. Mi riferisco alla diffusione delle ‘droghe’: soprattutto eroina nei primi anni ’80 (cfr. le gesta della ‘Banda della Magliana’); soprattutto cocaina in tempi più recenti

 

- I film-documentari che abbiamo visto fotografano a situazione così com’è.

Dobbiamo smettere – parlo soprattutto per noi cinefili – di sognare sull’azione salvifica della cultura. Se è Truffaut che abbiamo in mente – strappato alla galera, per sua ammissione, dalla passione per il cinema – non sarà una storia ripetibile qui.

I ragazzi intervistati da Roberta Torre – non a caso sempre contro un muro – sono totalmente disperati e senza prospettive, sopraffatti dalla scimmia della droga. Quelli, alquanto più ‘umani’, di ‘Via Selmi 72’ scoprono nella videoteca – più che la cultura, o prima di essa – il calore e il piacere dello stare insieme.

I ragazzi del Don Bosco, con ancora altri strumenti, ci stanno provando anch’essi.

 

Nell’immanente ‘pessimismo della ragione’, vogliamo – per tutti e per noi stessi -dare una possibilità all’‘ottimismo della volontà’?

 

 

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  1. Giuseppe Cacace
    20 Maggio 2009 a 10:48 | #1

    grazie di cuore
    a tutti i visionari,
    x la serata, per i commenti,
    x l’attenzione che avete dedicato
    al nostro piccolo doc,
    x il sostegno al dvd,
    x la pizza e la porchetta…
    grazie ancora

    giuseppe

  2. 21 Maggio 2009 a 10:04 | #2

    Con la ragione e la volontà si può cambiare il mondo.Ma dobbiamo iniziare da noi stessi…..

  3. Piero Nussio
    22 Maggio 2009 a 20:03 | #3

    Vagando su Internet, «Cinemastation» è soprattutto un lettore di DVD della Yamaha, dotato di cinque altoparlanti e di un convertitore PAL NTSC che gli permette di visualizzare qualsiasi tipo di disco, da qualunque parte del mondo provenga.
    E sembra quasi una metafora del film “Via Selmi 72 Cinemastation”, origine orientale come certi film cinesi in lingua originale che Angelo il filmista propinava agli sprovveduti borgatari di Ponte Mammolo, insieme al whisky ed al rollare di canne. E poi Yamaha, come le moto che sfrecciano nel quartiere e le chitarre che qualcuno suona dentro quei palazzoni.
    L’altro riferimento proposto da Google è un locale di Baton Rouge, il “Grand Cinema Station” che si trova al 10732 di Florida Boulevard, all’angolo di North Harvey drive. Non che questo cinema della Louisiana abbia molto ache vedere con la saletta/garage di via Selmi, all’angolo del carcere di Rebibbia, ma è sicuramente in linea con le avventure americane e le scazzottate cinematografiche che gli eroi della borgata vivevano fra le cassette cinematografiche.
    In alternativa, sempre ad ascoltare il guru Google c’è il negozio -presumibilmente di DVD-, “The Cinema Station” che si può facilmente trovare a Odessa. Non quella in Crimea, ma la città texana, ove il negozio è situato al 1801 di North County road West, giusto all’angolo di Sunset Boulevard. Qui non aggiungo altro, anche perché non so se a via F. Selmi abbiano mai visto il capolavoro di Billy Wilder, ma è certo che non esita viale più significativo per la storia del cinema del famoso “Viale del tramonto”.
    A Città del Capo, invece, il negozio Gumtree (albero della gomma) vende il lettore Yamaha a 4000 Rand, ma non vi so dire se è un affare, riportato ad una qualche valuta meno ignota. In Canada, invece, non si trova attualmente in vendita il lettore Yamaha, ma agli amanti del cinema -anche di borgata- si offre ben altro. La Messina Electronics propone infatti il suo modello GSS STF-102G anche detto “Cinema Station Love Seat”, una fantasmagorica poltrona doppia cinematografica con incorporato un subwoofer silenzioso, che fa vibrare tutta la struttura del divanetto e sfonda i timpani della coppia di ingenui cinefili che si è collegata alle sue cuffie. L’esperto Paul Tansey ne canta le lodi su http://www.futureshop.ca
    “Cinema Station” è poi anche il nome di una sala giapponese, e qui ci riavviciniamo alle visioni di via Selmi, ma il luogo è tutt?altro che di borgata, ed in questo momento stanno programmando “Angeli e demoni”.
    La cavalcata internet naturalmente- sfocia su via Selmi 72, prima attraverso le clip di YouTube, poi tramite gli interventi critici. Visioni non può che associarsi.
    C’è chi riassume l’importanza di un simile luogo sottolineando “E che me vedo io a Blockbuster? Il cervello ha bisogno di altre cose !”. C’è Cesare il pornofilo, che, con un candore quasi poetico, racconta della passione per le perversioni nel cinema, c’è chi si è sistemato economicamente ma non rinuncia a vivere nel quartiere dove è cresciuto, tra casermoni, cemento e un piccolo parco spelacchiato. Ci sono Fabrizione e il Moro, Sponsorman e il Profeta, er Befera e il Pizzini. Ognuno con la propria storia, ognuno con il proprio aneddoto su Angelo e Cinemastation, ognuno con la malinconia addosso per la chiusura della videoteca, avvenuta nel 2006. Ma concedeteci per una volta un happy end : Angelo riaprirà, sempre a Ponte Mammolo, sempre proponendo o propinando, fate voi, capolavori quali Grazie Padre Pio di Amedeo Gianfrotta e Robot Holocaust di Tim Kincaid. Tra un bicchiere di whisky e un joint. (Mauro Dutto su http://www.close-up.it)
    Cinemastation non era una videoteca come le altre.
    Unica alternativa alla vita di strada, era diventata con gli anni, il luogo dove i ragazzi di Ponte Mammolo, quartiere della periferia nord-est di Roma, passavano la maggior parte del loro tempo. Era un luogo che meritava di essere vissuto, un centro di aggregazione spontaneo in cui tutte le differenze sociali, politiche e culturali, si annullavano.
    Angelo, il proprietario burbero ma buono, era riuscito a stimolare l’interesse per il cinema e per molto altro?
    Nel 2006 Cinemastation ha chiuso.
    A distanza di 2 anni Angelo è tornato in Via Selmi… (anonimo su CinemaItaliano.info)
    Cinemastation, la videoteca più sovversiva della capitale, raccontata in viva voce da chi la frequentava. Incontri surreali del terzo tipo. (Iacopo Coccia su Bizzarrocinema.it)
    Il cinema è come il mondo . Il mondo è come il cinema: caotico, senza più generi né confini, senza più limiti geografici. E dove anche le borgate non somigliano più a loro stesse, ma le solitudini metropolitane forse sono ancora maggiori.
    E un luogo di cinema fra amici serve lì come altrove.

  4. Sergio
    23 Maggio 2009 a 1:37 | #4

    Nei bassifondi della ‘violenta’ Ponte Mammolo facciamo conoscenza di Angelo, psicotico cinefilo sadomasochista dello splatter, che cerca di scoprire che fine ha fatto il suo amato circolo culturale tormentando chiunque della periferia nord-est possa sapere qualcosa. Doc Road Movie che si mescola al melo’, alla pura azione, al grottesco, all’erotico e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Non pensate pero’ ad un minestrone indigesto. Tutt’altro. Gli ingredienti sono sani e reali e cucinati in modo perfetto creando un vero turbamento ad occhi aperti per l’attesa di rivedere almeno una scena di Ichi, uno dei santi più venerati. Il tema del ‘cinema nel cinema’ viene affrontato in maniera sempre ironica – non banale- e collocato in un mondo in cui non esistono buoni e cattivi ma solo vittime. Angelo è vittima della sua fede che indossa con rispetto (vedi t-shirt) e che non potrà più diffondere come prima; risulta ormai smarrito in una follia autodistruttiva che lo tiene costantemente sull’orlo del baratro fino al finale dove lo vediamo allontanarsi dalla camera come un robot Holocaust. I personaggi, tutti amici del protagonista e adepti del suo credo, sembrano disegnati con una vitalità unica. La messa in scena caratterizzata da primissimi piano, riprese oblique, montaggio a stacco woodyalleniano risulta essere di quelle che non si dimentica facilmente, la crisi di astinenza di film splatter viene esibita senza pudori e talvolta risulta essere anche coinvolgente. La dimensione creata dai registi riesce a far riflettere a patto di saper vedere oltre il rio di lacrime “a m’arcord” che bagna il film. Si consiglia la visione del Doc dopo aver superato il rito ‘Ichi The Killer’ propiziatorio di sopravvivenza allo splatter.

  5. Luigi
    5 Agosto 2009 a 8:30 | #5

    Giuseppe Cacace (uno dei registi del film) ci segnala il premio che Cinemastation ha ricevuto all’estfilmfestival.

    http://www.estfilmfestival.it/

    Complimenti!!!

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