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la visita

Sulla scia dei film sugli anni 50, di cui si è parlato in Settembre a Lanuvio, sto continuando la mia rivisitazione del cinema di Antonio Pietrangeli.

"La visita" è un film del 1963 ed ha come protagonisti  Sandra Milo (Pina), François Périer (Adolfo) Gastone Moschin (Renato),  Mario Adorf: ("Cucaracha"), Didi Perego (Chiaretta).

Dopo aver avuto un rapporto epistolare, un commesso di libreria romano va nel Ferrarese a far visita a una provinciale benestante e già sfiorita, desiderosa di una sistemazione matrimoniale.

L’italietta dipinta da PIetrangeli (complice una solida e perfetta sceneggiatura in collaborazione con Maccari e Scola) non è poi così lontana da quella attuale. Va riconosciuto al regista (troppo presto dimenticato) la capacità di raccontare minuziosamente i dettagli spesso infimi e ipocriti, illustrando storie piccolo borghesi che nella storia della commedia italiana pochi hanno saputo mettere in scena.

Il suo punto di vista, completamente a favore dell’universo femminile, riesce a denigrare e andare oltre quella patina di perbenismo che in Italia spesso ha cavalcato l’onda di entusiasmi facili e appariscenti.

Le tre P del cinema più "fastidioso" (Pasolini, Petri, Pietrangeli) a cui aggiungo Germi, e allo stesso tempo il cinema di qualità, gradevole a vedersi, che però denuncia ed è sfacciatamente irriverente, con coraggio ed impegno.

Questa rivoluzione dei personaggi del cinema di Pietrangeli così inascoltata (la Sandrelli di "Io la conoscevo bene", le prostitute di "Adua e le sue compagne" , le donne tutte di "Lo scapolo", quelle di "Il magnifico cornuto") e così seppellita dalla tranquilla sensazione di pensare e credere che in fondo "si sta bene così, tanto a me che m’importa".

Consiglio a tutti di recuperare la visione di questo cinema. Lontano ma non inferiore ai fasti digitali e ammiccanti dei film attuali. Un vero bagno di cinema d’impegno .

 

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  1. Lorenza
    27 Agosto 2009 a 22:49 | #1

    Caro Viggianello

    solo ora, me ne scuso, leggo il tuo commento a La visita. Condivido pienamente quanto dici. La modernitá di Pietrangeli é quasi inquietante (nel senso che si ha la sensazione che da allora si sian fatti passi indietro)Da poco, e quasi per caso, ho scoperto i suoi film. Visto il primo: “Adua e le sue compagne” li ho visti tutti, quelli disponibili su DVD, uno dopo l’altro. Sorpresa, strabiliata da storie che sanno guardare cosí in fondo nel cuore delle donne, sanno amarle, ammirarle, coglierne i lati piú belli, nascosti e teneri.In modo contemporaneo e universale. Pietrangeli, con i suoi sceneggiatori, parla di aspetti di cui sarebbe bello continuare a parlare anche oggi. ´

    Pensavo all’idea a cui avevi accennato una volta: letture ed immagini. Stralci di romanzi o racconti letti mentre sullo sfondo scorrono scene di film affini per tema o altro. Magari si potrebbe cominciare con Pietrangeli.

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