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OGNI COSA E’ ILLUMINATA…..A META’ [37]

 

Serata particolare quella di mercoledì 17 al Detour. 
Non credo capiti spesso di sedersi nella propria poltroncina, pronto a gustarsi un film sulla carta (e sulla scheda) interessantissimo, e ritrovarsi, dopo circa metà della programmazione, a doverla interrompere causa "sciopero" proclamato dal DVD. 
A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione del povero supporto digitale, praticati dal personale del Detour e da alcuni volenterosi spettatori. 
E allora, nella migliore tradizione delle nostre serate "Più cene meno cine", si è dato il via a ricche libagioni, allietate da salatini, panettoni, torroncini ed ottimo vino, concluse con i rituali auguri di buone feste. 
Che altro dire? Io cercherò di recuperare in una videoteca il DVD (sperando che funzioni), perché per quello che avevo potuto vedere il film era molto interessante. 
Per il resto, auguri di Buone Feste a tutti i frequentatori del Blog e… ad maiora.

 

 

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  1. Maurizio
    26 Gennaio 2009 a 10:34 | #1

    Ogni cosa è illuminata…….. per intero.

    Grazie alla sterminata videoteca di Luigi, una copia del film “Ogni cosa è illuminata” è giunta nelle mie mani ed ho quindi potuto dare seguito alla “visione interrotta” del 17 dicembre.

    Un film stralunato, come molti dei suoi personaggi, dal Jonathan dai grandi occhiali interpretato da Elijah Wood alle due guide ucraine (nonno e nipote) interpretate da Boris Leskin e Eugene Hutz alla spassosissima cagnetta “guida per ciechi” chiamata Sammy Davis Junior Junior.

    Un film sull’importanza ed il valore della memoria, che parte con toni da commedia per divenire man mano più drammatico.

    “Ogni cosa è illuminata” è un “road movie”, la storia di Jonathan, un ragazzo ebreo americano che si mette in viaggio per scoprire qualcosa di più sul nonno, emigrato dall’Ucraina ai tempi della seconda guerra mondiale per sfuggire all’antisemitismo. Tutto il film ruota su una foto: il nonno ed una ragazza di nome Augustine, in un campo di grano. E un nome: Trachimbrod (un paese? una regione? in Ucraina). Ad accompagnarlo nella sua “rigida ricerca” c’è Alex, giovane ucraino che parla (e scrive) in uno sgangheratissimo inglese e che si è specializzato in tour commemorativi di ebrei americani alla ricerca delle loro origini. Alla guida di una Trabant celeste, retaggio degli anni d’oro del “comunismo reale”, tra le colline gialle e verdi, coperte di grano, dove però compaiono inquietanti cartelli arrugginiti che segnalano la presenza di centrali nucleari (Chernobyl dice ancora qualcosa?), c’è il nonno di Alex, teoricamente cieco.

    Su Jonathan e il nonno si regge la trama del film.

    Il giovane americano è un collezionista di oggetti di famiglia. La sua paura è quella di dimenticare.

    Gli occhi del nonno di Alex vedono benissimo. Ma è lui che ha deciso di non “vedere” più il suo passato, di non avere memoria, e ha scelto di nascondersi, di scappare da un ricordo agghiacciante, di non ricordare più qualcosa che è impossibile dimenticare. Ed è proprio mentre accompagna il giovane americano verso Trachimbrod che i ricordi riaffiorano, dolorosi e, ancora una volta, sceglie la fuga, suicidandosi.

    Perché ricordare tutto può essere a volte doloroso, come testimonia l’anziana sorella di Augustine, miracolosamente sopravvissuta alla follia nazista che ha spazzato il villaggio di Trachimbroad. Vive in una casetta di legno, circondata da un bellissimo ed infinito campo di girasoli, talmente isolata che non sa nemmeno che la guerra è finita da 60 anni. Anche lei vive, come Jonathan, collezionando ricordi; è anche lei una collezionista. Nella sua casa centinaia di scatole catalogate in cui sono raccolti gli oggetti che gli abitanti del villaggio avevano sotterrato, prima di morire. Perché, prima o poi, qualcuno sarebbe venuto a cercarli. Oggetti come ad esempio l’anello di Augustine, prima moglie del nonno di Jonathan, in attesa di un figlio ed anche lei uccisa dai nazisti. Ma ci sono cose che non si possono collezionare: suoni, atmosfere, emozioni. E la memoria si può conservare solo attraverso uno sguardo che è capace di cogliere i rapporti, le relazioni, non soltanto tra gli oggetti, ma anche tra le diverse storie che si intrecciano.

    In conclusione, un bel film, da vedere, perché anche i film, o almeno molti di essi, hanno una parte fondamentale nella nostra memoria.

  2. Luigi
    26 Gennaio 2009 a 12:59 | #2

    ovviamente…., possiamo rimediare anche per tutti quelli che vogliono dare seguito al “movie interruptus” di Dicembre, affinchè la visione diventi totalmente illuminante.

    Ciao

    Luigi

  3. Sergio
    30 Gennaio 2009 a 23:30 | #3

    Un tuffo nel passato per rivitalizzare il presente.

  4. Sandro
    31 Gennaio 2009 a 7:18 | #4

    Se il film vi è piaciuto – e ho ancora varie copie da distribuire per farmi perdonare del flop della serata – leggete anche il libro (e anche la scheda del fim, ça va sans dire) che ha una marcia in più, ovvero una terza parte fantastica, completamente soppressa nel film per motivi di budget. E’ davvero uno dei libri più belli che ho letto e mi fa piacere parteciparlo.

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