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visioni – a ciascuno il suo [36]

Un cretino, Era un cretino“. Così viene liquidato Paolo Laurana dai suoi “amici”. Così, in poche battute, secche e spietate, viene sotterrata la verità, nascosta, eliminata. E per essere sicuri, ben vengano tonnellate di pietre fatte saltare in aria a coprire corpo e documenti.

L’uscita all’aperto, alla luce del sole (siciliano) della denuncia di Petri, trova la sua strada nella trasposizione del romanzo di Sciascia. Ma sappiamo bene che la volontà provocatoria del regista romano è una vera e propria lotta continua che si muove tra arte e impegno politico. Sporcarsi le mani con la qualità della ragione.

Un film che emana odore di Sicilia da tutti i pori. Odori buoni e cattivi, solari e cupi. In ogni scena si racchiude il mondo chiuso dell’omertà, della paura, dell’impossibilità di non accettare come eccezione morti improvvise e auto che saltano in aria. La scena dello scoppio a Palermo sotto gli occhi di tutti, accompagnata da un “samba malizioso” di Bacalov, rende, come si diceva anche ieri sera a cena dopo il film, tutto “drammaticamente sdrammatizzato”.

Il film di Petri racchiude il valore del cinema italiano grazie anche alle grandi prove interpretative dei suoi attori. Il ruolo elegante e cinico di Gabriele Ferzetti, quello inquieto e femminile di Irene Papas, il tormentato e misterioso di Gian Maria Volontè. Oltre agli altri bravissimi attori (tra essi un eccezionale Mario Scaccia), i pochi minuti in scena del grande Salvo Randone esaltano le scene memorabili del grande cinema d’autore. Personaggi così vicini ai loro attori, in una simbiosi continua tra ruolo e personalità.

La musica. La musica già sopra citata del grande Bacalov, in una colonna sonora così poco siciliana ma allo stesso tempo così credibile e azzeccata. Non capirà mai perchè successivamente Petri non lo chiamerà più. Lui, in una interessantissima intervista, si consolerà dicendo che almeno il suo successore è stato l’irrangiungibile Ennio Morricone, di cui ammira tutto a tal punto da eseguire nei suoi concerti il tema di “Indagine su un cittadino…”. Signorilità e professionalità.

Quando l’obiettivo comune è la ricerca della bellezza ma anche di dire, spiegare e denunciare, non ci si ferma alle invidie o ai preconcetti.

Il cinema di Petri, così diverso in ogni suo film ma anche così coerente nell’approfondire e capire, val la pena di essere visto tutto, più volte, attentamente.

Rivedendo il film ieri sera, ho scoperto anche come la sua macchina da presa, con movimenti lenti, si posa, con zoomate in avanti, su oggetti e particolari apparentemente insignificanti. La coppetta di gelato appena finito al circolo, una mosca ferma sul legno della porta, la mano di Laurana che accarezza un albero. Simbolismi acuti. La staticità delle cose che richiama quella dei pensieri. La disperata ma racchiusa volontà di verità.

Bravissimo Elio. La tua passione non verrà dimenticata.

Luigi

Il contenuto della scheda del film è visualizzabile a questo link: A Ciascuno il suo

  

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  1. Pino Moroni
    20 Novembre 2008 a 12:40 | #1

    La Sicilia più conosciuta oggi è quella del commissario Montalbano, dai romanzi di Andrea Camilleri, tradotti egregiamente in serie televisive, fin dal 1999, dal regista Alberto Sironi. E’ una Sicilia patinata, ricca di sole, di mare, di cieli azzurri con le rondini, di panorami mozzafiato e di opere d’arte (palazzi, chiese, cittadine intere..). Una Sicilia con una polizia efficiente, con un commissario intelligente, umano ed erotico, con bellissime torbide donne ed una mafia che spesso collabora bonariamente per risolvere “i casi”, ed a volte commette qualche “ammazzatina” E’ la Sicilia adattata per un mass media nazionale ed internazionale, per la promozione dell’immagine dell’Azienda turismo Italia e per coprire una verità scomoda, che ogni tanto compare sulla cronaca sia civile che politica. Vorrei invece sottolineare la Sicilia dell’ultimo film di Marco Bellocchio, con il richiamo e l’omaggio evidente fatto a “A ciascuno il suo” di Leonardo Sciascia tradotto in film da un grande Elio Petri. Nel “Regista di matrimoni” l’interprete Franco Elica (Sergio Castellitto) è un regista in crisi, ultimo intellettuale del vero cinema italiano ed è l’alter ego di Bellocchio. Ma anche un altro interprete il regista Smamma (Gianni Cavina) lo rappresenta. Un regista che si fa passare per morto per poter raggiungere ormai un premio. Lo scomodo Elio Petri faceva fatica a prendere i premi e dopo morto è stato poi rimosso con i suoi film dal panorama del cinema italiano. Il film di Bellocchio è una critica per i registi che invece di fare film impegnati civilmente e politicamente fanno i registi ben pagati di pellicole edulcorate ed asservite di matrimoni o di ogni altra manifestazione o celebrazione di immagine. Un richiamo importante è la perenne prevaricazione della vecchia classe dei nobili e notabili che credono che la morte sempre comandi. Mentre è sempre più forte la solitudine dell’intellettuale, diventato per questa società sempre più “cretino”. Infine, nel matrimonio finale di “A ciascuno il suo” la Irene Papas vestita di bianco, con il contorno nobile-ecclesiastico entra in chiesa e chiude il film. Obbligatorio finale senza speranza degli anni ’60. Mentre nel “Regista di matrimoni” la Donatella Finocchiaro, vestita di bianco, con lo stesso contorno, farà le prove filmate più volte ma il matrimonio non ci sarà. La conclusione è che ciò che diceva Elio Petri non è più oggi nel sentire comune, ma la “sicilianitudine” è dopo 40 anni sempre la stessa.

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