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visioni – LA DOPPIA VITA DI VERONICA [34]

Ho visto il film dopo gli episodi del decalogo e la trilogia sui colori del regista polacco. Non mi soffermo sulla trama che, come spesso accade nel cinema, pur partendo da una razionale necessità, a volte è solo un pretesto per comunicare altro. Il cinema di Kieslowski, e questo film in particolare, sono intrisi di bellezza e sensibilità, di sentimento e tenerezza. Quando si dice "bello" qui si intende lo splendore del "sentire", di quei moti dell’anima che difficilmente possono essere raccontati e descritti. Kieslowski nel film, riesce a tradurre in immagini e musica questa particolare "impossibilità" che le parole accusano quando si deve spiegare la straordinaria bellezza della sintonia di una vita vissuta tra cuore e passione.

Un cinema raffinato, molto. Una capacità interiore tradotta in lentissime evoluzioni verso uno stato interiore sublime. Un pò, come in alcuni passaggi del film, fa una marionetta morente che diventa farfalla, e che passa quindi da un’apparente chiusura ad una più illuminata voglia di vivere.

Se poi tutto questo viene affidato alla delicata interpretazione di Irene Jacob, il gioco è fatto.

I colori, autunnali ed intensi, assurgono quasi a ruolo da protagonista. Ma è la musica, o meglio le armonie delle note e del canto, ad assumere "la" dimensione totalizzante del film. Il messaggio che resta dentro è l’incanto di quello che ci sfugge e che abbiamo a portata di mano. "Perdersi per ritrovarsi"…come qualche tempo fa ho citato per un altro film (L’assedio ndr).

Kieslowski ci manca molto. Val la pena spesso e regolarmente lasciarsi sommergere dal suo modo di fare cinema, di fare arte.

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  1. Sandro
    20 Ottobre 2008 a 13:42 | #1

    VERONICA IN MY MIND

    Avrò visto Veronica quattro o cinque volte. Come sanno bene quelli che rivedono film già visti, ogni volta il film è diverso, perché si è modificato nel ricordo. Ognuno ci mette del suo, nell’intervallo tra una visione e l’altra e lo ricorda come non è, avendo la pellicola rigidamente mantenuto la sua purezza originale mentre il fruitore viveva, sognava, cambiava.

    Ho per Kieslowski un profondo odio-amore. Il primo, da molti condiviso, per il malessere che prende lo spettatore quando è portato in giro per una buona metà del film (e non mi riferisco solo a Veronica) senza capire neanche il tema in oggetto; cosa fanno-cercano-vogliono dire i personaggi sulla scena. L’amore (che alla fine prevale) deriva invece dalla ricomposizione del quadro in un insieme organico, pur se raccontato per immagini apparentemente slegate; dal suo riuscire a far andare la mente su binari non usuali di associazioni; dal suo saper cogliere particolari, agnizioni che certo fanno parte della vita, ma ne sono relegati ai margini.

    Brandelli di realtà possibili in un foglio di carta sollevato dal vento, che uno spazzino ostinato cerca di recuperare e il vento di nuovo riprende per farlo atterrare poco più lontano, fino a quando non viene agguantato e ricacciato a forza nel bidone. Cosa mai ci sarà stato scritto? ? La brutta copia del compito di un bambino? La pubblicità di un’agenzia di prestiti? La lettera di due amanti?

    Questa la mia impressione del cinema di Kieslowski: il recupero di quel foglietto e la messa in scena della storia – possibile ma non reale – che vi è raccontata.

    La doppia vita di Veronica, per essere stato forse il suo primo film che ho visto, mi ha colpito per questi aspetti, inusuali e deraglianti rispetto ad una (mia) impostazione mentale troppo rigida (lo riconosco!). Poi mi sono fatto – stazione per stazione! ? il Decalogo e la Trilogia dei colori, con altre chicche sparse e occasionali

    Forse è stata proprio per questa maggior conoscenza del suo modo di raccontare che alle visioni successive ? e a quest’ultima in particolare, ho trovato Veronica troppo dispersiva. Non concordo con Piero sul profondo significato degli indovinelli da risolvere per rintracciare il burattinaio (?figura peraltro molto indovinata!): deviano l’attenzione dello spettatore su false piste. Se vogliamo ribaltare il punto di vista, possiamo anche pensare che mostrando il disappunto e la delusione di Veronica al ?gioco?, il vecchio volpone del regista abbia voluto mettere le mani avanti rispetto alla reazione degli spettatori?

    Ma queste davvero sono elucubrazioni da cinefili.

    Kieslowski si ama o si odia, e malgrado tutte le cattiverie che ho detto prima, io sicuramente lo amo!

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