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Archivio Agosto 2006

I film visti e i commenti

11 Agosto 2006 Nessun commento
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[Visioni] i percorsi, i richiami, la scala di Odessa:"Everything is illuminated"

10 Agosto 2006 2 commenti

L’occasione di fare due chiacchiere sul cinema, ha portato Sergio a consigliarmi la visione di Everything is illuminated (Ogni cosa è illuminata, di Liev Schreiber Usa 2005). Il film è tratto dal libro "Ogni cosa è illuminata" di Jonathan Safran Foer. E’ la storia di Jonathan, un ragazzo ebreo americano di origini ucraine, che si mette in viaggio nell’ex-paese sovietico per conoscere la donna che salvò il nonno dal massacro nazista. Jonathan ha un maniacale approccio alle cose che lo spinge a collezionare (imbustando in asettici sacchettini di plastica) tutto ciò che segna la sua vita appendendole ad una sorta di muro della memoria. Da cosa è illuminata ogni cosa? Dalla luce della memoria del passato, dalle radici che illuminano e rendono più consapevole l’affrontare del presente. Il film racconta dunque della ricerca di questa donna, Augustine, che Jonathan affronta viaggiando in una vecchia Trabant azzurra con un giovane di nome Alex, il nonno di questi (un cieco immaginario) e una “cagnetta pscicopatica” di nome Sammy Davis junior junior. I tre diventano così protagonisti di questo road movie dall’humor spiccato che rappresenta per ognuno di loro un viaggio differente quanto a significato e senso di marcia. Per i due ragazzi si tratta di un viaggio alla scoperta di un paese e della sua storia (significativa la scena in cui si passa davanti alla famosa scalinata di Odessa immortalata nella storia dal più volte citato film La Corazzata Potemkin). Un viaggio quindi di conoscenza del presente in funzione di un passato ad entrambi sconosciuto, un viaggio indietro nel tempo, nella memoria di radici ignote ma proiettato in avanti, verso un futuro da costruire in modo più consapevole. Alex è un divertente ragazzo, colorito ed estroverso, che stravede per l’America, le ragazze e il ballo. Jonathan ed Alex arriveranno a conoscere un passato che non potevano immaginare e che li costringerà a riconsiderare completamente la loro esistenza, di “quello che si è” che ogni road movie che si rispetti trasforma. Per il nonno al contrario si tratta di un viaggio verso una dolorosa e straziante riappropiazione di un passato rimosso, di una memoria schiacciata sotto una pesante coltre di antisemitismo tanto feroce quanto sofferto. I pochi personaggi, in scena praticamente dalla prima all’ultima inquadratura, riempiono il film in una serie di quadretti surreali che si succedono caratterizzando le personalità dei tre compagni di viaggio ed il rapporto che si costruisce tra loro. L’attore che impersona Jonathan è un inedito Elijah Wood (l’hobbit del Signore degli anelli). Alex è interpretato da Eugene Hutz, front men del gruppo Gogol Bordello, attore esordiente al cinema ma da dieci anni animale da palcoscenico con il suo gruppo di musicisti-teatranti-gipsy-punk-ucraino-americani, e scusate se è poco! Il regista confeziona insomma un racconto leggero, ironico, divertente, ispirato da uno spirito yiddish con un richiamo (mai semplice) all’orrore dei pogrom e alla persecuzione degli ebrei in Ucraina. Everything is illuminated resta tuttavia un film godibile che non manca di richiamare l’attenzione ad una Storia troppo spesso dimenticata o risolta in quella celebrazioni rituali che vorrebbero mettere in pace la coscienza.

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InterVIs(IOnI)ta: Valeria Golino (…attrice nel frullatore)

5 Agosto 2006 Nessun commento

Il David di Donatello vinto recentemente per la splendida interpretazione de La guerra di Mario di Antonio Capuano corona un periodo di intensa e poliedrica attività per Valeria Golino che ultimamente si divide senza sosta tra set italiani e stranieri. Dopo oltre 20 anni ricchi di bei personaggi interpretati a Hollywood e in Italia (a partire da quello di Storia d’amore di Maselli che le è valso la Coppa Volpi a Venezia), giunta alle soglie dei 40 anni la Golino ha recentemente conquistato anche la Francia.

Dopo il grande successo locale del suo Respiro di Emanuele Crialese ha infatti girato quattro film in due anni a Parigi e dintorni – di cui tre con Gérard Depardieu – e ne sta ultimando altri due.

Intervista all’attrice di Respiro – 9 maggio 2006

E’ inutile dire quanto sia soddisfatta per aver vinto il mio primo David di Donatello proprio con un film a me particolarmente caro come quello di Capuano in cui ho potuto recitare finalmente nella mia Napoli: è bello sentirti arrivare l’ondata di affettuosità degli amici, delle persone a cui tieni, della gente che ti vuol bene che è altrettanto contenta, è una bella onda di emozioni. E poi la serata dei David è stata un’occasione per indossare finalmente un abito lungo.., esordisce.

Che cosa racconteranno i film che l’aspettano di Zanussi, Bentivoglio ed Angelopoulos?
Zanussi in Sole nero ambienterà in Sicilia da metà maggio la storia di un lutto e di una vendetta da parte di una donna, a cui viene ucciso il marito il giorno dopo il matrimonio, che viene seguita nella sua elaborazione della morte e nella vendetta che mette in atto. In Lascia perdere Johnny, l’opera prima di Fabrizio Bentivoglio ambientata negli anni ’70 tra Caserta, Capri, Napoli e Milano, reciterò al suo fianco in estate nel ruolo di una parrucchiera campana solare, allegra e buona. The Dust Of Time di Theo Angelopoulos che girerò da ottobre tra Russia, Italia, Germania, Stati Uniti e Inghilterra con Harvey Keitel, Bruno Ganz e Willem Dafoe racconterà invece la storia di una famiglia che si svolge in 40 anni di vita ma anche la storia di due uomini che amano contemporaneamente la stessa donna. Attraverso le loro vicende si racconteranno i cambiamenti della Storia del secolo scorso e si vedrà quanto questi eventi abbiano inciso sulla vita delle persone.

Che ruoli ha avuto invece nei suoi recenti impegni italiani?
In A casa nostra di Francesca Comencini sono Rita, un capitano della guardia di finanza che sta alle calcagna di un ricco corrotto (Zingaretti) in una sorta di giallo politico ambientato nella Milano di oggi. E’ un film corale dove mi fa molto piacere dar vita per una volta ad un personaggio complesso ed approfondito, che viene seguito anche nella vita privata in tutte le sue avventure e disavventure. Rita è una donna mascolina, lavora in un mondo molto maschile (le donne sono entrate nella caserme della guardia di finanza da non più di 45 anni) ed io strada facendo credo di essermi adattata a queste caratteristiche esasperando una certa mia mascolinità latente. Mi piace molto questa donna ambivalente, da una parte dura, decisa e quasi aggressiva nel lavoro e dall’altra molto più fragile e vulnerabile nella vita privata, perché ama un ragazzo molto più giovane di lei. Mi ha fatto molto piacere anche prendere parte a Vieni a casa mia, l’opera prima di Andrea Molaioli prodotta da Nicola Giuliano e Francesca Cima per la Indigo Film perché mi ha offerto l’opportunità di recitare sia pure per pochi giorni accanto a un ‘mostro sacro’ come Toni Servillo. Il mio personaggio si chiama Chiara, è separata dal suo uomo (Fabrizio Gifuni) e vive il dramma di un lutto profondo, la morte di suo figlio avvenuta un paio di anni prima, mentre il protagonista Servillo è un commissario che va ad interrogare lei e la sua famiglia che rappresentano una chiave molto importante nella soluzione del giallo che viene messo in scena.

Che cosa la spinge a scegliere un certo progetto piuttosto che un altro?
Se mi cercano dei grandi autori che stimo accetto a scatola chiusa, quasi sempre funziona il binomio regista autorevole + copione valido, poi se ci sono anche dei bravi attori ben vengano. Negli ultimi mesi c’è stata una serie di coincidenze che ha fatto sì che i miei impegni si ravvicinassero molto tra loro, ad esempio si è concretizzata solo in extremis la possibilità di recitare nel film di Francesca Comencini con cui volevo lavorare da tempo e non me la sono lasciata scappare… Anche se ovviamente preferisco l’attività concreta allo star ferma, un minimo di ordine ci vorrebbe, non mi piace girare un film dietro l’altro. In genere se si susseguono a breve distanza progetti diversi cerco di concentrarmi completamente su quello del momento senza sovrapposizioni e confusioni e dedico ad ognuno l’attenzione che merita, ma negli ultimi tempi tutto questo è un po’ più difficile…

Come spiega il fortunato periodo di lavoro che sta attraversando, specialmente in Francia?
Non esiste un filo conduttore, né in Italia né all’estero, i film francesi che ho girato sono molto diversi tra loro, una volta che sono stata scelta in un cast spesso gli autori adattano a me le caratteristiche del personaggio che mi affidano. Conosco il francese piuttosto bene ma è una lingua difficile da recitare, lo parlo meglio nella vita. Anche se mi ritengo molto fortunata perché sono aumentate le belle occasioni, in Francia non ho ancora interpretato il film decisivo che mi possa rappresentare pienamente…

Che ruoli ha avuto nei film francesi che ha finito di girare nelle ultime settimane?
Sono una scultrice sposata con un uomo infedele (Francois Cluzet) in Ma place au soleil, una storia corale di Eric de Montalier in cui si intersecano le storie di alcune coppie tra amori, separazioni e riavvicinamenti mentre sono un personaggio immaginario, una specie di fantasmino frutto dell’ immaginazione della protagonista, in Actrice, il secondo film da regista della mia grande amica Valeria Bruni Tedeschi che ne è anche la protagonista (accanto a Louis Garrel e molti altri), nel ruolo di un’attrice quarantenne, Marceline, single e senza bambini che si prepara a recitare la pièce di Turgeniev, ‘Un mese in campagna’, in un clima di commedia agrodolce non troppo realistica…

InterVIs(IOnI)ta [3]: Respiro (oops Oscià)

2 Agosto 2006 Nessun commento

Scogli bianchi e grandi, piatti, aguzzi e a precipizio. Acqua celeste, a volte verde, oppure blu. Cielo: azzurro, terso e luminoso. Case: bianche anche quelle; e le finestre? Turchesi. Viottoli di paese e strade sterrate. Al porto stanno i pescatori, sugli scogli si inseguono le bande di ragazzini. Le donne in casa, nel cortile o alla fabbrica del pesce. Questa è l?isola di Lampedusa che fa da sfondo al film di Emanuele Crialese.
La storia di Respiro gira intorno ad una donna, moglie e madre di tre figli, due di questi sono i ragazzini delle bande mentre la più grande è un?adolescente. Grazia, la madre interpretata da Valeria Golino è considerata pazza dagli abitanti dell?isola, ma è adorata dai figli e dal marito che giustificano i suoi comportamenti bizzarri.

Intervista al regista di Respiro:

Emanuele Crialese per questo film ti sei ispirato ad una storia vera, puoi raccontarla?
La storia nasce da una leggenda, che io ho ascoltato a Lampedusa, che parlava di questa donna madre di famiglia che ad un certo punto, secondo la comunità, ha dato fuori di testa. Però nessuno sull?isola mi sapeva spiegare che cosa volesse dire ?andare fuori di testa?, anche perché non sembrava che la donna facesse delle cose particolari, ma la gente premeva per farla mandare a Milano a curarsi. Un giorno la donna è sparita dall?isola e non se ne è più avuto notizia. La comunità si è sentita in colpa e ha pregato così tanto che un bel giorno questa donna è ricomparsa.
Questo è lo spunto iniziale di ?Respiro?, io poi gli ho dato una visione più laica, cercando di dare un luogo e una spiegazione alla sua scomparsa. Ho voluto dare una visione molto personale di quello che secondo me poteva essere successo a questa donna tra la sua sparizione e la sua ricomparsa.

Com?è questa donna? Il volto è quello di Valeria Golino ma quali sono i caratteri psicologici più evidenti?
E? una madre giovane, molto giocosa e anche lei molto bambina, che viene capita perfettamente dal mondo dei suoi figli ma non viene né compresa né accettata dal mondo degli adulti.

?Respiro? è un film pieno di simboli e di immagini già viste nel vasto repertorio di cinema ambientato in Sicilia, ma il taglio sembra essere più raffinato, anche nello scontro tra bande molto giovani che abitano sull?isola di Lampedusa.
Il mondo infantile è descritto in maniera molto primordiale e selvaggio, così come in realtà io l?ho trovato. I piccoli protagonisti sono bambini che stanno nelle campagne, fanno le trappole, cacciano gli animali. Sono dei bambini che non stanno di fronte a dei televisori, sono bambini che vivono la natura anche nella loro crudeltà. Loro sono dei piccoli uomini dell?isola, quindi io ho dovuto e voluto descriverli, concentrarmi su di loro. Sono bambini particolari che fanno una vita sana, ma anche un po? dura.

Chi sono i giovani attori che li interpretano?
Il protagonista assoluto si chiama Francesco Casisa, è un ragazzino, 15enne di Palermo, molto intraprendente, fa il fruttivendolo e la domenica se ne va a vendere il cocco a Capaci portandolo sulla testa. Quando l?ho visto mi ha subito affascinato, pur non capendo neanche una parola di quello che diceva perché parlava in gergo strettissimo. Ha una forza incredibile ed è un bambino molto intelligente, è stato molto commovente vederlo recitare con i tempi e le intenzioni giuste pur non essendo mai stato al cinema, mai in una sala per vedere un film.

E lui è il figlio di Grazia, la protagonista, ma è anche un capo banda.
Sì, lui è un capo banda che si scontra con un gruppo antagonista, ma ad un certo punto si trova coinvolto nel dramma della madre, di cui un po? si vergogna ma la vuole proteggere e farà di tutto per difenderla dagli attacchi esterni.

Facciamo un salto temporale sui tuoi lavori precedenti. Tu hai vissuto un?esperienza non molto comune per i registi italiani, quella del Sundance Film Festival di Robert Redford, con quale film avevi partecipato?
Bè, diciamo che sono stato il primo regista italiano in assoluto della storia ad essere in competizione al Sundance Film Festival e questo è già di per sé un premio. Avevo fatto un film a New York completamente indipendente, raccogliendo finanziamenti qua e là e quando ho raccolto 100mila dollari ho fatto un film in 35 millimetri. Poi il film ha avuto miracolosamente questo riconoscimento, e dico miracolosamente perchè un film indipendent non deve avere necessariamente un budget da 200 milioni, ormai vengono considerati indipendent anche film che viaggiano con budget di 5 miliardi.

Qui non si è mai visto il tuo film precedente?
Dopo Sundance il film è uscito in Francia, in Belgio e in Spagna, ma non è mai uscito in Italia. Anzi spero che prima o poi arrivi, perché è un film che parla di noi che siamo partiti per cercare qualche cosa da qualche altra parte; racconta di un italiano che faceva il cuoco in America in un ristorante italiano con la sua storia d?amore impossibile con una ragazza americana e parallelamente c?è la storia di un indiano che fa il lavapiatti e che vede arrivare dall?India la promessa sposa scelta dai genitori e che lui non aveva mai visto. Sono due storie d?amore molto diverse, vissute sentimentalmente in modo differente da tutti i personaggi e paradossalmente la storia che resiste di più è quella del matrimonio combinato. Questo film è una commedia girata a New York.

Torniamo ancora a ?Respiro? perché volevo sapere da dove viene la suggestione del titolo.
Originariamente il titolo doveva essere ?oscià?, che è un modo di dire dei lampedusani, soprattutto tra gli uomini. Quando ci si incontra si dice ?oscià?, che significa ?respiro mio?, ?gioia mia?; è un modo molto tenero di salutarsi. Io volevo intitolarlo così, poi il produttore Domenico Procacci mi ha consigliato di trovare un titolo un po? più comprensibile per tutti e così lo abbiamo tradotto con Respiro.

Peccato era bello oscià
Eh lo so, lo so?

Crialese al Festival del Cinema di Venezia

1 Agosto 2006 Nessun commento


The golden door di Emanuele Crialese rappresenterà l’Italia al concorso: in primo piano Ellis Island e ciò che significa

Il film sull’emigrazione italiana negli Stati Uniti rappresenterà l’Italia nella grande kermesse internazionale insieme a La stella che non c’è di Gianni Amelio.

La storia narrata nel secondo lungometraggio del regista di Respiro è ambientata agli inizi del Novecento: il sogno di una famiglia di contadini siciliani è quello di fare fortuna oltreoceano. Una traversata per abbandonare Agrigento, carica di speranze e aspettative per l’avvenire, apre solo le porte dell’ufficio immigrazione statunitense. The golden door per Crialese è il molo di Ellis Island, dove molti emigrati sbarcavano per rincorrere i propri sogni; qui veniva deciso il destino per molti italiani e non, ricevendo i documenti necessari per iniziare una nuova vita o il via come ospiti indesiderati. Per la famiglia siciliana raccontata nel film è andata male, ma il suo destino continua nella lontana Argentina.

Il secondo film di Crialese, girato nello scorso autunno tra Sicilia e Argentina ha nel cast attori siciliani (Vincenzo Amato, Paride Benassai, Rory Quattrocchi che affiancano la giovane Charlotte Gainsbourg) e vede in evidenza anche numerose comparse italo-argentine, che impersonano se stesse e la propria storia.

L’idea del film è nata in seguito a un viaggio di Crialese proprio a Ellis Island, oggi trasformata in museo dell’emigrazione e della memoria: il regista ha scelto di raccontare proprio il molo, come simbolo di un viaggio della speranza che spesso ha cancellato i sogni di molti emigranti. Un simbolo è anche la scelta della Sicilia come regione di partenza: gli emigranti siciliani sono in assoluto tra le componenti maggioritarie dei flussi transoceanici dell’emigrazione italiana.

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Sinossi
Inizi del Novecento.
Sicilia. Una decisione cambierà la vita di una famiglia intera: scegliere di lasciarsi il passato alle spalle, e iniziare una vita nuova nel Nuovo Mondo. Salvatore vende tutto: la casa, la terra, gli animali, per portare i figli e la vecchia madre in un posto dove ci sarà più lavoro e più pane per tutti.

New York. Salvatore, è uno delle migliaia di emigranti italiani che misero in gioco tutto. Non è un eroe, è un uomo semplice, ma guidato da una lucida consapevolezza che lo spinge ad affrontare il lungo e pericoloso viaggio attraverso l?oceano, per giungere a New York agli albori del XX secolo. Non va in cerca di grandi fortune, né di gloria. Trovare un lavoro e una casa per i suoi familiari sono il suo unico obiettivo.

Identità e distacco. Una consapevolezza rafforzata da un radicato attaccamento alle proprie tradizioni, usi, costumi e credenze, caratterizza tutta la famiglia. Mancuso, in nome di una forte identità culturale, talmente insita dentro le loro anime e i loro corpi, che loro stessi non sanno nemmeno di possedere. Una forza nascosta che permette loro di affrontare ogni avversità, e di confrontarsi con gli stranieri, e la piccola Lucy.

Mistero. Una sottile e allo stesso tempo fitta atmosfera di mistero avvolge l?intero viaggio. Dai riti prima della partenza, alle cure che Donna Fortunata, la madre di Salvatore, riserva agli abitanti del villaggio affetti da strane patologie, riconducibili ad arcane presenze e spiriti, che da sempre accompagnano la vita dei contadini siciliani. Esseri viventi che convivono con le anime dei morti, che non sempre sono soddisfatte delle decisioni dei vivi: perché abbandonare la propria Terra, per andare a vivere in un posto che non appartiene, non è mai appartenuto e non apparterrà mai alla propria famiglia? Salvatore prima della partenza, vede e sente presenze inquietanti, ma non ha paura, perché fanno parte della sua vita di sempre, sono segni che lui sa leggere perfettamente. Niente spaventa i Mancuso, nemmeno le minuziose analisi fisiche psicologiche a cui gli immigrati dovevano sottoporsi una volta sbarcati, che sentenziavano il diritto a rimanere nel Nuovo Mondo o l?obbligo a tornare nel Vecchio.