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Archivio Maggio 2006

Dolls e ….la Corazzata Potemkin!!

29 Maggio 2006 5 commenti

Il simpatico commento di Laura su Dolls (“..una cagata pazzesca…), di fantozziana memoria (vedi commenti su Dolls) ,mi ha indotto, con rinnovata curiosità, a rivedere la Corazzata Potemkin per la quale il Villaggio nazionale coniò la dissacrante battuta. Cerchiamo di fare un po’ di giustizia (qualora il film ne avesse bisogno). La Corazzata Potemkin è un film sovietico del 1925 girato da un signore che tanto ha dato al cinema è alla sua innovazione stilistica: Sergej Michajlovic Ejzenstejn. La storia, narra dell’ammutinamento degli uomini della corazzata prima e degli abitanti di Odessa dopo contro il potere zarista. Siamo nel 1905. La visione oggi di un film che ha più di ottant’anni (girato quando il cinema era poco più che maggiorenne) dovrebbe essere accompagnata dalla capacità di intuire quali tecniche di ripresa , di montaggio, di ritmo, sono state utilizzate in modo innovativo dal regista. Il dramma della storia è incalzato dalle scene tutte intense e piene di espressionismo. La capacità di anticipare la posizione della macchina che ritroveremo in tanti film futuri. La Corazzata Potemkin, per ben due volte , è stato definito , da una commissione di cineasti e critici, il più bel film del mondo. La grandiosità dell’opera trova il suo culmine nelle scene della repressione militare contro la folla sulla scalinata di Odessa. Sequenze drammatiche, incalzanti, violente, hanno reso questa scena un brano da antologia. Qualcuno ha detto il “massacro degli innocenti” della storia del cinema. La caduta della carrozzina con il bambino staccatosi dalla madre uccisa, è una vera trovata stilistica, che perfora lo schermo.(Negli anni novanta, De Palma negli Intoccabili, ne farà omaggio inserendola nella sparatoria sulle scale della stazione all fine del film). LA più geniale trovata del regista fu quella di aver messo al centro del film non un “eroe”, ma una folla anonima. Infina una nota che ho trovato sul film: Ejzenstejn è stato molto influenzato dal teatro kabuki giapponese…. Dolls, il commento, e l’influenza giapponese: alla fine, tutto torna…!

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Recensioni [1]: Dolls

12 Maggio 2006 Nessun commento


Per chi è interessato a capire i profondi contenuti del film di Kitano, allego recensione trovata nel web. La sorpresa è che alla base del film c’è la tradizione antica dell’Haiku (*;?!?) _°_ Il freddo è acuminato Bacio un fiore di prugno In sogno (Sôseki) Tre versi e diciassette sillabe racchiudono il candore dell’Haiku(*). *_* Dolls Tre storie che compongono un film fatto di Haiku. Dolls ultimo lavoro di Takeshi Kitano non è un semplice avvicendarsi di eventi, ma una poesia d’amore fatta di immagini suggestive, di simbolismi profondi e di denuncia sociale. Un linguaggio di figure umane che comunicano direttamente con il nostro io più profondo, oscillando tra una realtà frustrante e costrittiva e la ricerca interiore della propria dimensione umana che conduce inevitabilmente alla fine dell’esistenza. L’immagine emblematica diviene una pallina di plastica rosa, il proprio io, sospesa a mezz’aria tra la luna e la protagonista, la coscienza dei personaggi non ancora delineata in equilibrio tra due mondi antico e moderno, materiale ed onirico, in un’ evoluzione che li condurrà alla morte e alla fine del sogno. La pallina viene schiacciata da un’auto, come la farfalla che osserva Sawako, la tragedia raggiunge la perfezione della bellezza, l’immacolatezza si manifesta al termine di ogni cosa, poiché combacia col principio. La libertà è nella scelta di morire, non potendo decidere quando e dove nascere. Questa è la linea di pensiero che unisce ogni personaggio: ognuno ha perduto qualcosa, ognuno cerca qualcosa. Kitano ci mostra la cultura di un mondo che può sembrarci lontano, ma in realtà parla dell’universale, dell’uomo e della sua esistenza. Si confronta con la tradizione giapponese e porta in scena le storie del teatro Bunraku, all’inizio in maniera poco dichiarata per giungere al metateatro tra gli avvenimenti del Meido No Hikayaku, un classico di Chikamatsu, e la pellicola. Un parallelismo che sottolinea ulteriormente il tema di equilibrio tra universi differenti, ma che apre la strada anche alla forma di doppio suicidio d’amore ‘shinju’ capace di rendere eterno il legame tra due amanti. Il richiamo alla tradizione non vieta al film di denunciare la situazione sociale del Giappone presente attraverso il vissuto dei personaggi. La prima storia si apre con un matrimonio, la sposa non indossa il tradizionale kimono, ma ha un abito bianco e la cerimonia si celebra in una chiesa cattolica, la scena richiama le scelte religiose del popolo nipponico, che nasce scintoista, si sposa cattolico e muore buddista. Sempre nel primo episodio abbiamo Matsumoto, obbligato dai genitori a sposare la figlia del suo capo e ad abbandonare Sawako. Nel secondo è presente Hiro, un capo Yakuza ovvero l’attuale incarnazione del Feudatario, mentre nel terzo conosciamo il fenomeno delle Idols, adolescenti che raggiungono la fama. L’amore diviene il punto di partenza per mutare la propria vita, ma è contaminato dal formalismo e di conseguenza non raggiunge la sua totale perfezione; esso è solo l’inizio del viaggio e non l’arrivo. Prendendo il personaggio di Nakui, l’ammiratore della idol Haruna si può facilmente comprendere tale concetto. La passione di quest’uomo è tormentata, non può avere la donna che ama perché lei è una cantante molto popolare e le uniche occasioni che ha di vederla sono gli incontri con i fans. Quando la ragazza si ritira prematuramente dalle scene, Nakui come Edipo si rifiuta di guardare la realtà e si cava gli occhi. Haruna sfigurata da un incidente non vuole farsi vedere da nessuno, ma accetta di incontrare il suo ammiratore più fedele perché cieco. Solo quando l’amore formale viene finalmente a macchiarsi a corrompersi diviene reale e nel momento stesso in cui esso acquisisce tale qualità raggiunge la pienezza della perfezione, come il campo di rose in fiore che toccano l’apice di bellezza pochi attimi prima di morire. Tutto l’ambiente del film è un susseguirsi di estremo candore, il rosso degli aceri, i fiori di ciliegio, il luccichio del mare e la neve. Ogni ambiente è lo scenario ideale del dramma che si consuma. Kitano ha dichiarato di aver adattato la scelta delle location ai costumi di Yamamoto che riproducono l’ immagine surreale del teatro bunraku trasformando lentamente i due protagonisti in marionette. Tutti gli attori sono pupazzi guidati dal saggio Kitano e si muovono lungo un percorso di cui lui è artefice, un burattinaio stranamente nascosto dietro la macchina da presa. Diversamente da quanto siamo abituati a vedere in Dolls la parte onirica si muove in concomitanza con quella reale, ma più si prosegue più diventa difficile distinguerle. Sawako rinuncia alla ragione tramite un tentativo di suicidio, mentre Matsumoto abbandona la propria condizione sociale per seguire un ideale. Il loro vagabondare è un cercare la felicità, evidenziato dagli abiti che si confondono con l’ambiente e in particolare nel momento in cui i due abbandonano l’autostrada per entrare in un bosco di ciliegi in fiore, ribellandosi al destino per la libertà. L’avvenimento sottolinea la trasformazione dei due che diventano burattini di carne e quindi sogno. L’inizio della primavera è l’inizio di una nuova vita, di una nuova realtà. La corda rossa con cui si legano è un classico nella mitologia giapponese ed è lo strumento di congiunzione tra due esseri, mondi e universi. La sensibilità di un grande autore, un Giappone da mitologia fanno di questo film un capolavoro del cinema, un gioiello senza tempo che sarà difficile non amare. _._._._ (*): Che cos’è questo HAIKU ? In parole povere, è un tipo di poesia giapponese. Le sue caratteristiche sono: – la sua struttura in 17 sillabe (5-7-5); – il modo estremamente conciso in cui vengono espressi i concetti; – il contenuto rivolto sempre alla natura, alla quotidianità e alla semplicità. Ciò deriva dal concetto che ogni emozione è un singolo, indivisibile e perfetto insieme che può essere espresso da poche, significative parole. L’Haiku è stato molto influenzato dal buddismo, esprime una visione serena della natura e della vita, colte nella loro caducità e mutevolezza. La caratteristica fondamentale dell’haiku è quella di fare riferimento a una delle quattro stagioni attraverso un termine, il “kigo”, (riguardante la flora, la fauna, avvenimenti popolari o cibi) che stia ad indicare una precisa stagione).

Visioni [1]: Dolls

5 Maggio 2006 13 commenti


Ieri sera al cineclub, abbiamo dato il via alla nostra iniziativa. Desidero subito ringraziare tutti per l’entusiasmo La serata è stata molto piacevole e per coloro che sono venuti al dopo-cinema è stato un momento di prima riflessione sulla visione che ha aperto commenti e spunti molto interessanti. Immagino che tutti i partecipanti alla serata avranno una loro idea da esprimere, e spero che la si condivida. A tal proposito sul blog aspetto la vostra visita per commentare, proporre, suggerire, dissacrare, provocare, e ancora e ancora. Ma sono aperte tutte le forme di iniziativa che possano consolidare il gruppo e l’iniziativa. Personalmente penso che Dolls di Kitano, sia uno di quei film che, per la sua struttura e visionarietà, pagherebbe un prezzo alto nei casi di rapida definizione e accelerate conclusioni. E’ uno di quei film che provoca un gioco di riletture continue che vanno misurate e riproposte. Ma ne parleremo in seguito. Un saluto a tutti
Riferimenti: immagini di Dolls