La canzone più triste del mondo -di Guy Maddin (Canada 2003)
Giovedì 2 Febbraio ore 20,30 – Cineclub Detour – Via Urbana 107
Prenotarsi scrivendo a visioni@gmelies.it oppure collegandosi al seguente link: Prenotazione
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Di forte spessore emotivo, il film è costituito da tre capitoli titolati, disposti secondo una sequenza temporale di tipo circolare, tema questo che apre e chiude il lungometraggio. Prosegui la lettura…
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Dunque “The Artist” potrebbe essere stato per molti di noi l’ultimo film del 2011. Le mie impressioni? La prima cosa che ho detto a tutti il 30 sera, dopo aver visto il film con alcuni “”visionari”, è che è “un bel giocattolino”. Prosegui la lettura…
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L’avvio è quasi banale: un aereo precipitato misteriosamente in un bosco innevato, una valigia piena di soldi, tre uomini che vi s’imbattono per caso. Raimi stempera nel freddo di una ghiacciata provincia americana il suo cinema ridondante e pirotecnico Prosegui la lettura…
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L’ex stilista di Gucci, Tom Ford, co-sceneggiatore e produttore delle pellicola, ha dichiarato di aver letto per la prima volta il romanzo di Isherwood all’inizio degli anni ottanta, quando aveva poco più di vent’anni, rimanendo «toccato dall’onestà e dalla semplicità della storia». Prosegui la lettura…
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Il regista usa il tema dell’amnesia per allestire una commedia ghiacciata e corrosiva, in cui l’asprezza dei temi (crisi economiche, professionali, sociali e personali investono tutti i personaggi, eccettuati i teppisti del prologo, che non fanno comunque una bella fine) è sottolineata, senza essere vacuamente enfatizzata… Prosegui la lettura…
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Non capita spesso di vedere un film nel luogo in cui è stato girato. Ecco così che assume particolare rilievo l’aver organizzato la visione del film di Scola all’interno dei palazzi Federici in via XXI Aprile.
Una forma di visione “interattiva” dove lo sguardo del cinema si estende più che mai oltre lo schermo e dove le immagini e le sensazioni abbracciano un contesto unico.
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Ce n’est qu’un debut!
…ma niente sarà più come prima.
Mai più potrete vedere un film senza notare il verde (per la sua presenza o per la sua assenza), la natura e l’uso che il cinema ne fa…
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REGIA: Nanni Moretti
SCENEGGIATURA: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
ATTORI: Nanni Moretti, Michel Piccoli, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Margherita Buy, Franco Graziosi, Cecilia Dazzi, Leonardo Della Bianca, Camillo Milli, Roberto Nobile, Gianluca Gobbi, Manuela Mandracchia, Rossana Mortara, Teco Celio, Roberto De Francesco, Camilla Ridolfi, Lucia Mascino, Ulrich Von Dobschutz, Giovanni Ludeno, Francesco Lagi
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Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo. Titolo originale: It’s a Mad Mad Mad Mad World. Commedia, durata 154 (175) min. – USA 1963. Prosegui la lettura…
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Saul Mortara, vecchio regista che si prepara a un film biografico su Proust, rivede alcuni momenti salienti della propria vita secondo i moduli della Prosegui la lettura…
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Nella Francia a cavallo tra le due guerre mondiali, la crisi economica provoca disoccupazione e difficoltà alle classi sociali più deboli. Henri Verdoux, impiegato bancario, viene licenziato dopo trent’anni di collaborazione Prosegui la lettura…
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“cinema e letteratura”: “La provinciale” di Mario Soldati (Italia 1952)
tratto dall’omonimo racconto in “L’imbroglio” ( 1937 di A. Moravia) Prosegui la lettura…
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In una città tedesca (il film è girato a Berlino ma il titolo italiano richiama il caso di cronaca del 1925, che ha ispirato il film, avvenuto a Düsseldorf) la popolazione è Prosegui la lettura…
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Una giovane donna, annegata in un lago della provincia friuliana, viene rinvenuta nuda lungo la sponda. Sulla morte misteriosa di Anna, studentessa e giocatrice di hockey, indaga il commissario Giovanni Sanzio, padre ruvido e introverso di Francesca. Prosegui la lettura…
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Qual’è il tuo film preferito? Dietro questa domanda semplice c’è un mondo fatto di sensibilità e curiosità, di gioco e vita. Nello spirito visionario di condividere la nostra passione per il cinema, abbiamo deciso di riunire in una sola serata le sequenze tratte dai film che ci piacciono di più. Un’unica visione per condividere, proporre e ritrovarsi.
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Charlie Gordon è un uomo ritardato che lavora in una panetteria, dove è vittima degli scherzi crudeli dei suoi compagni. Alice Kinnian, la giovane professoressa della scuola per adulti di Charlie, gli propone di sottoporsi al trattamento dei dottori Strauss e Nemur, che hanno aumentato l’intelligenza di un topo chiamato Algernon e vogliono ripetere l’esperimento su un essere umano…. Prosegui la lettura…
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Craig Schwart è un burattinaio di scarso successo, vive con la moglie ossessionata degli animali (in casa hanno un cane, un gatto, uno scimpanzé, un’iguana, un furetto e un pappagallo). Prosegui la lettura…
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lunedì 22 Novembre ore 20,40
“cinema e letteratura”: “Il processo” di Orson Welles (Francia, Italia 1962)
tratto da “Il processo” di Kafka Prosegui la lettura…
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Don Giulio, sacerdote rimasto su un’isola per alcuni anni, ritorna a Roma, sua città natale, dove gli viene assegnata una piccola parrocchia di periferia. Ristabilisce i rapporti con la sua famiglia e cerca di riprendere i contatti con gli amici d’infanzia…
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Marthe, Michel e i loro tre figli vivono isolati lungo un’autostrada costruita da anni e mai inaugurata. Quel tratto d’asfalto è dunque parte del prato davanti a casa, o meglio ancora, parte di un gioco… Prosegui la lettura…
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“Oggi ricomincio la corsa idiota. Mi alzo alle cinque di mattina, mi lavo, mi faccio la barba, salgo sull’autobus, chiudo gli occhi, e tutto l’orrore della mia vita presente mi assale…” Prosegui la lettura…
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Film 7° Lanuvio day;
- ‘Il figlio della sposa’ di Juan José Campanella (2001); 123 min.
- ‘Meduse’ – di Prosegui la lettura…
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Philippe Abrams, direttore delle Poste francesi nella città di Salon-de-Provence, sotto le pressioni della moglie cerca in ogni modo di ottenere un trasferimento in una località marittima della costa francese mediterranea. Per questo si finge invalido e ottiene il trasferimento a Sanary-sur-Mer; si fa però ingenuamente scoprire e per non essere licenziato accetta come punizione un trasferimento nel freddo Nord nella piccola cittadina di Bergues, nei pressi di Lille.
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Città di uomini, uomini di città
Los Angeles, oggi. Max è un autista di taxi. Fa il suo lavoro con perizia. Conosce perfettamente strade, quartieri, scorciatoie. In auto tiene una cartolina raffigurante un’isola tropicale: la guarda spesso durante i suoi tragitti, per dimenticare il grigiore della quotidianità, per scappare, anche solo per pochi secondi, dalla noia delle chiacchiere dei clienti, per sognare. Prosegui la lettura…
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‘Quattro minuti’ è uno straordinario film-metafora sulla sovversività dell’arte. Lo è a partire dai suoi personaggi, sul loro essere un concentrato di ‘mostruosità’ di vario tipo. A partire dall’antipatia di Traude Krüger, da quel suo atteggiamento perenne di zitella inacidita;
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Il cileno Alejandro Jodorowsky, trentacinque anni fa iniziò la realizzazione del film ‘La montagna sacra’ che fu realizzato in Messico negli anni successivi e distribuito in tutto il mondo nel 1973 con grande successo.
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‘Quer pasticciaccio brutto?de Via Merulana’
– di Carlo Emilo Gadda
L’opera.Dal più celebre “giallo” della letteratura italiana non verremo mai a sapere chi è il colpevole: come tutti i romanzi di Gadda, infatti, anche il Pasticciaccio è incompiuto, coerentemente con la visione del mondo dell’autore, che concepiva la realtà come un aggrovigliatissimo “garbuglio”, tragicamente impossibile da dipanare per giungere a possederne un qualsiasi bandolo. Prosegui la lettura…
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I film in programma
- Donna Flor e i suoi due mariti
- Orfeo negro
- Come l’acqua per il cioccolato
‘Donna Flor’ – il romanzo
‘Dona Flor e Seus Dois Maridos’ è uno dei romanzi più conosciuti dello scrittore brasiliano Jorge Amado, pubblicato nel 1966.
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Tutto comincia con una cartolina che giunge da Lisbona a Francoforte: mittente Friedrich Monroe, regista; destinatario Phillip Winter, amico e tecnico del suono. «Caro Phil. Non posso continuare, S.O.S.! Vieni a Lisbona con tutta la tua attrezzatura… Niente telefono, niente fax, scrivi !». Phillip si mette in moto e parte alla volta di Lisbona. Parte in macchina, il viaggio è lungo, e così può rilassarsi a godere dei paesaggi con la testa libera da tutto il resto. Prosegui la lettura…
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Che cosa porta Alberto Lattuada, reduce dal successo di ‘Anna’ e dalle certezze della produzione Ponti-De Laurentis per la Lux, ad accettare la proposta della misconosciuta Faro Film di Messina per girare un film che Luigi Comencini ha già rifiutato? Probabilmente la medesima ragione che porterà il regista milanese a diventare uno dei più grandi e dei più sottovalutati registi italiani: la curiosità per una strada non ancora battuta, la voglia di sorprendere per prima cosa se stesso misurandosi con una storia ‘inattuale’ (un racconto russo!) e infine quello spirito polemico che lo spinge in pieno neorealismo a cercare modi e forme espressive capaci di rappresentare un’alternativa proprio allo spirito neorealista.
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Il film è stato il primo ruolo cinematografico per Janet Landgard e include dei cameo di Kim Hunter, Cornelia Otis Skinner e Joan Rivers, tra gli altri. Il commento musicale di Marvin Hamlisch sottolinea per piccola orchestra i passaggi drammatici insieme ad altre scene commentate in stile popolare metà anni ’60.
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GIARDINI D’AUTUNNO di Manuel De Sica Una sera d’inverno del lontano 1968, venne a far visita un mio ‘quasi’ parente (suo padre era stato marito della mia nonna materna),
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Quanti mondi ci sono dentro al mondo. E quante unicità ci sono dentro ogni differenza. In un epoca di globalizzazione imperante, a volte quasi obbligatoria, il film di Diritti mette in evidenza i piccoli e grandiosi paesaggi presenti nell’uomo e nella natura.
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Cos’è che rende speciale la visione di "Une partie de campagne" di Renoir specialmente oggi, a più di settant’anni dalla sua realizzazione? Beh…in parte è lo stesso Renoir a dirlo nella sua prefazione al film: "ho scelto Maupassant perchè amo Maupassant" . Di fatto l’elemento portante della storia è nel racconto dello scrittore, che riesce con parole semplici ma ben collegate tra loro, a trasmettere quell’atmosfera speciale, quei profumi, quello stato di sospensione temporale che solo una gita in campagna riesce ad infondere.
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L’aria salata è una sensazione che difficilmente si dimentica. L’odore vagamente acre della salsedine rilascia un senso di pace e di compiutezza che conferisce ad ogni cosa contorni regolari, definiti. Lo sa bene Luigi Sperti, in carcere per l’omicidio di un uomo da quasi vent’anni e destinato a rimanerci per altri dieci. L’aria salata la respira durante il viaggio in nave che lo conduce da Sassari a Roma, trasferito per problemi di epilessia; e tornerà a sentirla in vista di una nuova partenza, forse definitiva….
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Sarà perchè lo ricordava ieri Bertolucci nel filmato, sarà perchè il film di Ophuls è come una calamita, ma ieri sera rileggere le parole di Maupassant (con la voce di Jean Servais) è stato un vero "piacere" di lettura e di "visione".
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Invio un interessante articolo di Escobar…a mio avviso illuminante,
specie per come ci poniamo, noi fruitori, nei riguardi delle opere.
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Chi mi conosce sa che mi piace molto partire da un film e ricondurre i personaggi e le loro storie ad altri film. Vuoi per il tema trattato, simile o a volte volutamente citato, o per la semplice casualità che nel corso del tempo ha influenzato i registi tra di loro. E così dopo gli interventi precedenti su questo blog al "Piacere" mi sono divertito a cercare immagini che dimostrano come il cinema sia una lunga strada che porta tutti in luoghi diversi ma a volte nello stesso posto.
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Il cinema di Max Ophuls, nel corso del tempo, riesce ancora ad accendere i sensi con la stessa e immutata efficacia. Sarà per i movimenti della macchina da presa che sembra danzare attorno ai corpi, sarà per quella sua costante frenesia che innalza progressivamente il livello di uno stato di ebbrezza che coinvolge uno sguardo consapevole degli inganni artificiali della finzione (che Ophuls si diverte a esibire sin dai décor) e accetta, intenzionalmente, di trovarsi amabilmente drogato.
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La signora di mezzanotte (Usa 1939)
Un film di Mitchell Leisen. Con Claudette Colbert, Don Ameche, John Barrymore Titolo originale Midnight. Commedia, b/n durata 95 min.
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Riflettevo, durante la giornata trascorsa a Lanuvio, su come, nei tre film visti, le storie e i loro personaggi, sono tutti sulla strada. Strade, sentieri, binari. Cancelli, barriere, curve, salite e discese. Quale migliore metafora poteva indicare quello che è il cammino di tutti nelle "età della vita". Curve improvvise, rettilinei noiosi, strade belle e panoramiche. Mezzi di trasporto diversi, rincorrendo una mèta con il sole, con la pioggia, di notte o di giorno.
Lo accennavo a Sandro, tra un film e un piatto di pasta, e abbiamo insieme condiviso come tale aspetto sia stato casuale e come è risaltato nelle vicende dei giovanissimi Gordie, Chris, Teddy e Vern (Stand by me), in quelle altalenanti di Joanna e Mark (Due per la strada) e quelle testarde e sagge di Alvin (Una storia vera).
Nella strada si scende, con coraggio e timore. Si affrontano partenze e ritorni. Si scappa e si raggiunge.
Tema semplicemente complesso quello della vita e misteriosamente noto giorno dopo giorno, per accorgersi che rimane sempre sconosciuto.
Convivere con tutti i momenti vissuti. Vederli scorrere sullo schermo in poche ore, notando sicuramente l’assenza di molti altri.
Giornata splendida quella di sabato. Bisogna trovare bene "la strada" per arrivarci ("A Lanuvio non si arriva per caso"). Ogni volta, con sorpresa, si scopre come basta poco per sentirsi in sintonia con tutto.
Tutti in strada allora. Continuiamo i nostri percorsi. E fate caso se notate dei ragazzi con lo zaino, due giovani autostoppisti o un vecchio signore su una motofalciatrice.
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Harry Caul (Hackman), misantropo e solitario mago delle intercettazioni, viene incaricato di spiare una coppia di amanti. A poco a poco si convince che i due sono in pericolo di vita. Nel tentativo di prevenire il peggio, confonderà tragicamente vittima e persecutore e finirà, a sua volta, spiato. Scritto e diretto in uno stato di grazia (fu realizzato tra Il padrino I e II), costruito con inquadrature di misteriosa semplicità e onnipresente suggestione, è uno dei più sorprendenti gialli mai ideati e allo stesso tempo la rappresentazione più penetrante e rivelatrice dell’America dell’epoca. La sequenza d’inizio, e quella finale, non somigliano quasi a nient’altro fatto al cinema.
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La nuit americaine [intervista a François Truffaut]
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Sulla scia dei film sugli anni 50, di cui si è parlato in Settembre a Lanuvio, sto continuando la mia rivisitazione del cinema di Antonio Pietrangeli.
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Benvenuta primavera…o se preferite, arrivederci inverno!
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Il più caustico e sardonico film nero sul mondo di Hollywood. Melodramma amarissimo con risvolti da horror e sottofondi da commedia. Alcune memorabili scene tra cui la partita a carte con B. Keaton. Sapiente regia: una pietra miliare nell’itinerario di Wilder. Splendide interpretazioni. Su 9 nomination agli Oscar vinse quelli per la sceneggiatura e le musiche (F. Waxman).
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A gennaio in una giornata molto piovosa ci siamo ritrovati quasi per caso in un salotto a parlare di percorsi e aspettative. Accompagnati da leccornie e buon vino si è parlato un po’ di tutto, come del resto accade nelle serate dopo_film di Visioni: di programmazione delle visioni, aneddoti, organizzazione delle serate, cortometraggi e molto altro ancora. In ogni incontro emerge sempre l’appunto sulla opportunità di aprire un dibattito o scambio di impressioni a caldo al termine di ogni proiezione. Non è intenzione di Visioni ripetere gli incontri di cinema che Fantozzi era obbligato a seguire nelle sue serate cinefile. Eventuali commenti a caldo vengono rinviati davanti ad un boccale di chiara alla spina. Alle proiezioni di Visioni tutti sono benvenuti.
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A volte basta una notizia su un giornale, una moneta con due facce speculari per ingraziarsi la fortuna e andare dritti al bersaglio, cancellando di colpo anni di ingiustizie e di iniquità. Ram Mohammad Thomas è un giovane cameriere proveniente da una delle baraccopoli più grandi dell’India. Dopo aver risposto alle dodici domande di un quiz televisivo e aver vinto un milione di rupie, viene arrestato e torturato dalla polizia per truffa. Grazie all’aiuto del suo avvocato Smita Shah, una generosa quanto misteriosa ragazza che si offre di aiutarlo a respingere le accuse e a incassare il premio, Ram racconterà in prima persona la sua avventura, dimostrando così che la risposta alle dodici domande altro non è che il resoconto di intrecci ed episodi realmente accaduti nella sua pur giovane esistenza. Bingo. Il primo libro di Vikas Swarup, impegnato nel dipartimento affari esteri indiano e improvvisatosi con successo scrittore, ha sbancato in ben trentasei lingue diverse. Scritto in inglese durante uno dei tanti soggiorni londinesi, il bel romanzo dello scrittore indiano racconta con estrema piacevolezza di lettura l’epopea di un giovane nullatenente proveniente dalle baraccopoli che, all’improvviso, si ritrova milionario (e indagato) per aver partecipato al format del millennio: "Chi vuol essere milionario". Ad essere accattivante è proprio la struttura narrativa del romanzo, che ricostruisce a capitoli le vicende che hanno portato il giovane Ram a rispondere alle domande del perfido conduttore televisivo. E se la fortuna (evocata continuamente dal protagonista "beh, non è stato un colpo di fortuna che le domande fossero proprio quelle a cui sapevo rispondere?") funge da leit motiv della narrazione, uno degli spunti più interessanti è sicuramente quello di porre chi legge di fronte ai sintomi di un cambiamento epocale, quel cambiamento che permette anche ai poveri (nel rigido sistema a caste dell’India) di cambiare il proprio status sociale e civile. Internet, media, tecnologizzazione della società, altro non sono che strumenti che pongono i cittadini di una delle nazioni più povere del mondo, a confrontarsi per la prima volta nella loro storia con un sistema occidentale che, pur con tutte le sue contraddizioni, appare più democratico ed emancipato. Un libro da leggere, decisamente più colto ed evocativo della sua rappresentazione filmica.
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Chi ha visto la mostra su Kubrick a Roma l’anno scorso, non si soprenderà di questo libro di Anthony Frewin Interviste extraterrestri (Edizioni ISBN). Infatti la sua maniacale ricerca e la preparazione prima di ogni film è leggendaria. Lo sa bene chi appunto ha potuto "toccare con gli occhi" gli innumerevoli appunti che erano presenti alla citata mostra (vedi l’enormità di materiale per il film su Napoleone mai girato).
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La conclusione di ogni anno porta sempre a fare riflessioni sui progetti in corso. Si tirano le somme. Cosa è rimasto e cosa rimane dei percorsi di visioni?
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"Un cretino, Era un cretino". Così viene liquidato Paolo Laurana dai suoi "amici". Così, in poche battute, secche e spietate, viene sotterrata la verità, nascosta, eliminata. E per essere sicuri, ben vengano tonnellate di pietre fatte saltare in aria a coprire corpo e documenti.
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Fargo è un capitombolo continuo dell’inettitudine di squallidi uomini alle prese con eventi più grandi di loro. E anche i possibili personaggi "positivi" della storia, i poliziotti (in special modo Marge), il padre della donna rapita, i testimoni, risultano goffi, improbabili, ai limiti della credibilità. I Coen mettono in scena il festival dell’assurdo, dove tutte le figure che attraversano gli eventi sembrano usciti dal mondo grottesco dei "Freaks" di Ted Browning.
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Ho visto il film dopo gli episodi del decalogo e la trilogia sui colori del regista polacco. Non mi soffermo sulla trama che, come spesso accade nel cinema, pur partendo da una razionale necessità, a volte è solo un pretesto per comunicare altro. Il cinema di Kieslowski, e questo film in particolare, sono intrisi di bellezza e sensibilità, di sentimento e tenerezza. Quando si dice "bello" qui si intende lo splendore del "sentire", di quei moti dell’anima che difficilmente possono essere raccontati e descritti. Kieslowski nel film, riesce a tradurre in immagini e musica questa particolare "impossibilità" che le parole accusano quando si deve spiegare la straordinaria bellezza della sintonia di una vita vissuta tra cuore e passione.
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A volte, il percorso che ci porta al luogo della visione non è solo guidato dalla scelta del film. E’ un pò come andare a far visita ad un vecchio amico. Si assapora da prima l’atmosfera che ci circonderà, l’odore della sala, le facce delle persone e quel senso rassicurante di trovarsi nel posto giusto a fare la cosa che ci piace di più: vedere il film proprio lì.
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Ormai le "giornate di Lanuvio" sono diventate una sorta di "piccolo laboratorio". Sulla scia del "Fregene day", la scelta è quella di seguire una tematica specifica, scegliendo film e documentazioni video che ne testimoniano i contenuti.
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All’ombra della tettoia, con le stuoie parzialmente arrotolate ed il ventilatore coloniale che ruotava lentamente, mi sentivo quasi in un film di Stewart Granger. Poi la tecnica -che oggi permette di gustare un film quasi dovunque- mi ha immerso in altre estati, in un altri abbigliamenti.
Ho abbandonato la sahariana bianca di Stewart Granger per il lino bianco di Dirk Bogarde. Piccola distanza, si direbbe: entrambi attori londinesi e quasi coetanei.
Ma grande differenza negli stili e nei contenuti.
Soprattutto perché il film che abbiamo visto “alfresco” era
Morte a Venezia, di Luchino Visconti. La tematica principale dell’opera non era certo lo spirito vacanziero, ed il film –a cominciare dal titolo- è sempre stato accompagnato da un senso plumbeo di disfacimento. Tematica che non manca di certo, e che aveva condizionato la mia visione all’epoca, nel lontano 1971.
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Prendete una sera d’estate…
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